martedì 30 giugno 2015

Notte e cos'è un albero della vita


Fuochi e acqua di musica coprono la magia del cielo. Forse, è solo suggestione notturna. E non dovrei rimanere come una bambina, a bocca aperta a pensare che quello sia un albero della vita.

Io li conosco, gli alberi della vita. Il mio castagno che sembrava sotto shock per la potatura, invece sta già giocando con il tetto, per la gioia degli scoiattoli. Il mio pino Bruno che ospita mondi interi, a ogni piano. Ma anche quella piantina minuscola che a momenti calpestavo vicino al fiume.

Dopo chilometri per cercare di capire, dopo  volti e parole che si confondono nella sera, dopo storie che non si lasciano raccontare, non ora, mi fermo davanti all'albero della vita che Expo mette in ghingheri.

Cos'è un albero della vita. Tutto ciò che ci fa restare vivi.

Forse lo siamo (anche) noi, quando non ci lasciamo fermare dagli uomini.

Notte e cos'è un albero della vita.





Grecia, Germania e cos'è il razzismo

La dannazione di voler bene a due Paesi, forse a tutti, persino a quelli che non conosci: a Expo in questi giorni mi basta un colpo d'occhio per giudicare la mia ignoranza inaccettabile.

Non chiudo occhio pensando al dolore dei greci. Alle immagini gridate dalla tv e a quelle che mi sussurra il telefono: l'amica cara che fa la spesa e deve mettersi in coda, un nonsenso che tanti compiono in un momento che senso non ha.

Non chiudo occhio pensando all'atteggiamento verso i tedeschi. Il popolo dei tedeschi. I burocrati, i governanti, non sono il popolo tedesco. Democrazia, quindi li hanno votati. Ah, che nausea di fronte a questa rapida conclusione e al collaudato qualunquismo che aiuta a non fare nulla.

Se usassimo metà dei giudizi facili verso i tedeschi, rivolti ad altri popoli, saremmo tacciati di razzismo. E' razzismo.

Tre anni fa, durante una sera interminabile agli Europei piansi sul nonsenso di un contrasto. Adesso ho il groppo in gola, perché nulla è cambiato.

Anche perché sappiamo solo blaterare. Di mettere insieme quest'Europa non ci prova nessuno e forse a pochi interessa, nemmeno ora che stare uniti sarebbe più importante che mai.

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lunedì 29 giugno 2015

Chi si ricorda di più, nel bene e nel male

Quel viso simpatico, come posso scordarlo. Incontro dopo trent'anni la mia prima insegnante madrelingua di tedesco.

Quando abbiamo accertato che sì, siamo proprio noi, penso che bello ricordarsi delle persone solari, che ti hanno trasmesso qualcosa. Il tedesco la mia lingua preferita del liceo, in crescendo.

Poi con sgomento, ripercorriamo le prof e io non mi ricordo il cognome di quella che ammiravo di più. Di quella che bacchettava e voleva darmi pure una nota per sguardo ostile, sì.

Non sarebbe meglio portare nella memoria sempre e solo il bene. E ancora, rimugino: forse di lei, che mi trasmise il sacro fuoco del tedesco, non ho bisogno di annotare il nome. È quel fuoco buono, che non dimenticherò. Mai.

Notte e non mi faccio persuasa

Non posso dare torto a Montalbano.

Di fronte a ciò che è evidente, io non mi faccio persuasa.

Perché sono una donna e non una pietra. Una pecorella di qualsiasi colore.

Notte e non mi faccio persuasa.

Così azzurro da incrinarsi

Piegandosi alla luce, liberandosi dalle nuvole e indossando questa ambigua indipendenza.

Così il lago si fa talmente azzurro da incrinarsi con le barche euforiche.

Da incrinarmi, perché lo amo nel suo accogliere sfumature di cielo e umanità.


Non salva voler avere ragione (sulla Grecia o non solo)

Senza nascondere il diploma di insofferenza, vorrei dire.

Piantatela di fare la guerra della ragione e del torto tra di voi sulla pelle degli altri. Non vi pare ce ne siano abbastanza di conflitti?

E aver ragione, sembra questo il punto decisivo, quando gli altri soffrono? O il problema è proprio questo, che altri sono.

sulla Grecia avevo ragione io, sulla Grecia dove sono gli altri, sulla Grecia Bla bla. Per non parlare di quando si presenta lo staff di esperti del terrorismo e di ogni dramma mondiale.

Non li salva che voi abbiate ragione (ammesso che qualcuno ce l'abbia).


Né salva voi, noi.


Arguta Paffuta

domenica 28 giugno 2015

Oltre le bandierine di Expo

Nella mia città hanno messo le bandiere dei Paesi, così ripasso che sono sempre stata un asino sui colori nazionali: mi consolo.

Ma poi, che ne sarà? Io a Varese partendo dal libro di Davide Tentori (con Andrea Martire) mi sono messa in testa una cosa: che sì, bisogna farsi provocare. Anche provocare, Expo, si intende.

Le bandierine sono in balia del vento, ma sono sempre uguali.

Expo mi deve cambiare, dentro. E io devo permetterglielo. Devo avere voglia di scuotere questo mondo ingiusto eppure stupendo. Come me e ciascuna creatura.

Grazie agli amici, Raffaele Nurra in testa, perché voglio guardare oltre.

Owner of a lonely heart - canzone per la notte

Che poi - non importa quanto tu sia amato - la decisione spetta a te, al tuo solo cuore.

Ed è il caso di darsi una mossa.

Tu sei i passi che fai.

Sooner or Later each  conclusion...

Owner of a lonely heart, Yes, canzone per la notte.

Rip Chris  Squire

Notte e l'unica cosa che so della Grecia (e dell'Europa)

Che ammirazione per le certezze che puntualmente scorrono sui social network e nelle dotte interviste di ca' nostra.

Io non ci capisco una mazza. Non ho la minima sicurezza a proposito delle responsabilità.

E ascoltando gli amici, la loro voce che nella tristezza non perde la dignità, mi sembra di sapere solo una cosa.

Che spariamo troppe sentenze e non conosciamo più la minima empatia, neanche (tanto più) quando la sbanderiamo. Neanche con i fratelli greci.

E che abbiamo conciato da schifo questa povera Europa.

Saranno banalità, ma mi fanno stare male. Non come loro e senza dignità.

Notte e quello che so della Grecia (e dell'Europa)

Le nozze, i sentimenti

Delicatezza di sentimenti, da condividere, non esibire.

Le nozze, questo viaggio tenero della Famiglia sinaghina nel tempo e nello spazio. Più di cento anni fa, nel cortile di Sacconago o fino a Buenos Aires. Tra i detti raccolti dal maestro, commenti che esultano come se questo matrimonio s'avesse da fare anche oggi.


Sullo sfondo la patronale del mio paese (vedi che in fondo sono sinaghina e non lo posso chiamare rione), quella che la scorsa notte ha fatto dannare di lavoro i cuochi, ma quanto sono felici delle migliaia di volti.

E c'è già voglia di darsi da fare ancora, mentre risuonano i campanelli delle bici.

Questa mostra bellissima, andate a vederla se potete oggi o domani sera. Troverete anche i libri di Ginetto Grilli.


Ricordare per costruire.

Buona patronale, Sacconago.


sabato 27 giugno 2015

Come un quadro che il tempo

Polvere di luce sul nostro risveglio. Tutto rallenta: quasi potrei allungare la mano e toccare ogni cosa, in questo quadro.

Ma non riesco, perché ferma sono anch'io.

Quello spazio di vita, in cui tutto è troppo bello e si può solo contemplare.

Come un quadro che incanta il tempo e gli fa perdere la via.

Dialoghi reali - Giuseppe Mazzini

- Sai una cosa che ho scoperto di Giuseppe Mazzini?

- Di chi?!

- Giuseppe Mazzini!

- E chi è?

- Ma come, chi è. Giuseppe Mazzini, cavolo. 

- Quello di una volta?


Sì. di una volta. E noi, mai più.

Un calcio è una mano tesa

Un calcio d'inizio che mi riporta così indietro. Nel carcere della mia città, anni fa, ho visto, incontrato tanti sforzi di tendere la mano e di chiedere a chi era fuori da quelle mura di fare altrettanto.

L'emozione attraversa i ricordi, a ripensare agli incontri di quegli anni. Anche a un'amicizia che mi ha fatto crescere tanto. 

Ci si trovava con i libri, principalmente. Con la voglia di riscattarsi o di farsi credere, di perdonare, di perdonarsi, di ricominciare. Di ricordarsi che quando si cade, c'è speranza se qualcuno è accanto per aiutarti a rialzarti.

Non è che la mia Busto abbia sempre raccolto il messaggio. Eppure c'è sempre stato.

Per  questo motivo, io ci spero. Sta nascendo una squadra di calcio, e so che Luca Cirigliano ci ha messo tutta la preparazione, ma più ancora il cuore.

A questi ragazzi ora manca solo una cosa: un avversario, che in realtà è un amico. Qualcuno da battere o con il quale perdere una partita, ma senza essere mai sconfitti.

E io sogno che una, due, cento società, minuscole o affermate, vengano a dare il calcio d'inizio. A tendere la mano.

Notte e tu sei unico

Hai paura che non ti accettino senza cravatta, ma nel locale sei il più elegante di tutti. C'è chi tira fuori 500 euro e si fa consegnare ogni centesimo, senza sognarsi una mancia: io non ti ho visto mai trascurare nessuno.

E quando sono tutti seri, tu dici un battuta che arriva al tavolo vicino. E tutti ridono, tutti sanno immediatamente che ti devono voler bene.

Ma io di più.

Notte e tu sei unico.

Piuttosto che un non ciao

A volte piuttosto che il vuoto, l'assenza di un ciao, di un per favore, di uno scusa, di un grazie sarebbe persino preferibile un vaffa.

Social etichetta, dove sei.

venerdì 26 giugno 2015

Lavarsi la coscienza

Ci laviamo la coscienza, con quello che possiamo. Briciole di carta o di tela per asciugare lacrime che in realtà non versiamo realmente.

Soffocando sorrisi di inconsapevolezza, e forse di vaga convinzione sul proprio merito. Come se scegliessimo davvero dove muovere i primi passi. Dove andare avanti.

Lavarsi la coscienza, con ciò che si può. Di dimensioni infime, di tessuto scarso. Come la nostra coscienza di ciò che siamo e di ciò che diventiamo, per un dono o una dannazione.

A Expo incontro il mondo

A Expo incontro il mondo,  frugo in volti e sfumature.Mi perdo e ritrovo la via; sento già che potrei confrontarmi con quel signore del quale nulla so.

Poi sento: ciao, ma sei qui?

E incontro il mio vicino. Ma di lui, poi saprò veramente qualcosa?

A Expo incontro il mondo, finché non trovo il mio vicino.

Notte e quello che è mio

Abbassando il sipario, intravedo la luna. Guarda che strano congedo: c'è proprio lei di mezzo, lei che mischia sogni e realtà con disinvoltura.

Adesso so che devo riprendermi ciò che è mio. Un aroma dolcemente beffardo nell'aria mi ricorda però che non è proprio tutto mio. Mi rammenta ciò che avevo all'inizio, e persino prima. A quello che mi è scivolato tra le mani, immeritatamente. A ciò che ho stretto, perché mi hanno dato la forza.

Quello che è mio, ho capito, alla fine lo offro a te.

Notte e quello che è mio (lo offro a te).

Bad to the bone - canzone per la notte

Non ti stanno ascoltando, perché la loro voce li riempie di senso e vanità.

E sanno tutto, a partire dal tema che rappresenti tu. Anche che sei cattivo, cattivissimo. Basta che lo dica uno, e lo commentano tutti.

Cattivo fino all'osso, dal giorno in cui sei nato.

A me disse qualcosa di simile un prete, ma con il sorriso. Perché vide che ero una belva, come te. E quando sono docile, è perché non ho tempo da perdere. E quando esplodo, è per dare loro la chance di meravigliarsi o confermare. O forse solo perché sono libera.

they gazed in wide wonder

Bad to the bone, George Thorogood, canzone per la notte.

giovedì 25 giugno 2015

Notte e mi avrai pur dato il rock per qualcosa

Quanto conformismo hai avvertito, totali conferme alle proprie, fredde idee. Solo pochi lampi in un cielo apparentemente sereno.

E quante volte sai prevedere ciò che dicono gli altri. Talvolta, tristemente, persino te stesso.

Bisogna staccare tutto e aggrapparsi a una radio, al canale più rumoroso che esista, per gridare più forte di quel vano vociare.

Se andassimo ancora. E ci amiamo ancora.

Se giocassimo questa palla, senza pensare al domani.

Rockstar preferite e bistrattate stanno strillando con me in auto. Io non so perché, mi senta così libera. Ma questo rock, Signore, me l'hai dato per qualcosa. Sì, me l'avrai dato pur per qualcosa.

Per spaccare tutto, e ricominciare a modo mio. Perché non urlo quasi mai, ma quando lo faccio, mi ascoltano sul serio. Persino il mio cuore.

Notte e mi avrai pur dato il rock per qualcosa.

Non mi interessa avere ragione

Non mi interessa avere ragione. Forse la ragione rende così soli. Come uno schermo che ti protegge, anche dalle cose più meravigliose.

Non mi interessa avere ragione, quando posso avere le tue carezze.

Butto in aria le carte

Quando la mia proverbiale fortuna alle carte vacilla, finisce per sbandare pesantemente. E io, che non sono abituata, a volte ci casco ancora.

Butto in aria tutto. Come fingevi di fare tu. Come io più raramente, ma sul serio. Ma  questo gioco piace  solo a me e a te, così mi sono ridotta a giocare con lo smartphone, per non scordare le regole, mi dico.

Solo che quando butto in aria le carte virtuali, il telefono non si arrabbia, né ride. E quando riprendo a giocare, vorrei perdere ancora, quasi quasi, per strappargli una reazione.

mercoledì 24 giugno 2015

Notte e non voltarti

Lo so, ho violato la regola dei secondi, che non vanno mai nominati. Ma mentre il maestro stasera distribuiva arguzia e saggezza, io non riuscivo a togliermi dalla testa una frase che andavo cercando da qualche mese, se non anno.

Me l'ha offerta lei, poco prima dell'avvio della serata. Questa ragazzina di cui si parla anche nel libro, e devota in seconda fila, mi raccontava come anche la sera prima, a un altro incontro ci fosse tanta gente. A dire il vero - ha precisato - lei non era consapevole di quanti sedessero nella parte posteriore della sala. Questo perché - ha aggiunto - "io non guardo mai indietro, solo avanti".

Maestro, con una professoressa così io non posso tacere. Perché sono troppo felice, quando mi indicano una strada.

Notte e non voltarti.

Made by the sea

Fatto dal mare. Fatto vicino al mare. C'è un confine così lieve, che neanche riesco a sentirlo.

Le dita sfuggono al confronto e il mio respiro all'aria che non è di Scozia. Ci sono onde che non si infrangono mai, mai veramente.

Come te, signor whisky, cullato dall'acqua libera di Skye.

martedì 23 giugno 2015

Si chiamerà Giovanni

Si chiamerà Giovanni. Il primo ad arrivare, che vuole diventare secondo, che non ne vede l'ora.

Il nonno con il nome finalmente dato dopo troppi figli che se ne sono andati e ancora lo faranno. Solo lui rimarrà, con l'unica sorella, e avrà sempre quell'aria un po' malinconica di chi è scelto per restare a lungo qui.

La mia città che festeggia un santo importante e modesto. Tanto che qualcuno non lo sa ed è convinto che il suo patrono sia la Madonna dell'Aiuto.

Che oggi dà la civica benemerenza a un imprenditore e pioniere morto più di cento anni fa. Un uomo eccezionale, che non conobbe confini, come Enrico Dell'Acqua. E che forse avrebbe preferito vedere premiato un vivo, con uno sguardo sul futuro, lui che era sempre avanti.

Per fortuna c'è il premio della bontà. O quello della Famiglia Bustocca.

Per fortuna c'è il maestro, Ginetto Grilli, che celebra la patronale bustocca con il suo libro sinaghino, un abbraccio a tutta la città. 

Si chiamerà Giovanni e unirà tutti noi, ci indicherà la via se lo vogliamo.

Il secondo giorno dell'estate

Il secondo giorno dell'estate. Quello a cui già viene rimproverato di essere più breve.

Scontroso, fugge dalla fama, dall'amore interessato, e si rifugia in uno specchio senza tempo.

Il secondo giorno dell'estate, in realtà più libero e ribelle, perché può giocare come gli pare. Senza per forza estate dover apparire.

Se il vento fosse smarrito

Se il vento si fosse smarrito, lo lascerei entrare volentieri. Invece, ostenta sempre quella beata arroganza, quell'idea di sapere dove andare a parare.

qui, l'unica smarrita sono io. E pensa, sono così pazza da sentirmi più libera e felice di te.

Notte e se fossi figlia unica

Guarda cosa mi stava sfuggendo. Come se fossi immersa in cose reali e importanti.

Se n'è andato papà Bradford. Hai in mente cosa significhi per me? Quell'ostinarsi a negare che io fossi figlia unica; quel convincermi da sola che io potessi avere uno stuolo di fratelli e sorelle. E lui ad ascoltarmi, quando papà non era ancora a casa (ma già sognava di tornare da me).

Come se io fossi figlia unica. Come se non lo fossi affatto. Come se avessi un stuolo di fratelli e sorelle. Come se potessi crearmelo.

Buona notte, papà Bradford. And Mister Van Patten.

Notte e se fossi figlia unica.

Quando incontri un amico rocker

Quando incontri un amico rocker, sai benissimo che lo porterai sulla cattiva strada.

Lo devierai dal percorso ufficiale, lo farai ritardare, lo porterai in un altro continente. 

E se farà lo stesso con te, lo sai come andrà a finire.

Andrà a finire benissimo.

lunedì 22 giugno 2015

Notte e se tu sei felice

Hai avuto una giornata bizzarra? Te li ricordi, tutti i tuoi problemi?

Che cosa importa, poi, quando una voce amica ti confida: sono felice.

Anch'io.

Notte e se tu sei felice (lo sono anch'io).

C'è chi spegne colori

C'è chi spegne colori perché non sa come vestirli, chi li sfiora e neanche se ne accorge. Chi ci inciampa, e tutti o quasi gli restano appiccicati.

E poi ci sei tu che con naturalezza li vivi e mi porti sulla tua tavolozza a frugare nelle sfumature del mondo.

Dialoghi reali - Come i miei genitori

- Vede che bei fiori metto sempre ai miei suoceri? La gente pensa che siano i miei genitori.

- Davvero.

- E pensare che non mi volevano.

- No?

- No, perché ero un poveretto. Ma avevo una gran voglia di lavorare. E hanno cambiato idea su di me.

Anche adesso questo signore, che arriva piano al cimitero con il bastone, sembra animato da quella voglia di fare. Pure di far cambiare idea su di lui.

domenica 21 giugno 2015

Notte e non ti rubo l'estate

Incrociando ragazzi con il passo spensierato dell'estate, trattengo il respiro.

Forse la mia non c'è più, non davvero. Non è più interminabile, anzi è quasi di fretta. E si ferma a guardarmi appena, perché deve correre già da un'altra parte.

Quel ragazzino sì, sta accogliendo l'estate; difatti, lei sembra disposta ad accomodarsi e ascoltarlo.

Io non la posso inseguire, né la posso rubare. Ma nel prato le sorrido, sperando di convincerla a rimanere, un attimo ancora.

Non ti rubo l'estate, la ricostruisco a modo mio.

Notte e non ti rubo l'estate.

Chi manca, chi compare

Quelli che mancano, quando dovrebbero ricordare di esserci più degli altri, quasi li dimentico.

Perché sono troppo impegnata a scoprire tutti coloro che compaiono inaspettati, per rendermi felice, anche un solo istante.

Sarò invecchiata o saggia, o cos'altro non lo so. Basta la felicità dell'inatteso a regalarmi il sorriso.

La chance di cambiare

Quando decidi che qualcuno non ha più possibilità di cambiare. Presto, tardi.

E in quel momento, non puoi più cambiare tu.


Tra le mie fortune

Da un libro all'altro, da un maestro all'altro.
Stamattina il ricordo di don Giuseppe Ravazzani da parte di Gian Pietro Rossi. Tra gli amici, idee che prendono subito corpo. Perché il passato e le testimonianze servono a questo. 
E questo libretto prezioso inizia il suo viaggio, che fa tappa anche ad Haiti: aiuterà i poveri di Suor Marcella.
La mia gratitudine a Rossi è nero su bianco, ma soprattutto nel cuore. Quando ho iniziato il mio mestiere l'ho fatto arrabbiare non poco. Lui si definiva un fumino e anch'io mi accendo. 
Ma sappiamo guardarci negli occhi, sorridere, batterci per ciò che conta.
La patronale di Busto per me è iniziata oggi.
Penso alla generosità di Francesca Boragno che ha aperto le porte della galleria.
Busto è viva, specialmente quando non si richiude sul passato, ma vi attinge per seminare ancora.
Ringrazio ogni amico e naturalmente il maestro che arriva, ascolta, parla e ci offre i suoi colori nel quadro.
Ginetto Grilli mercoledì sera a Sacconago presenterà il suo libro con la Famiglia sinaghina.
Quanti viaggi con le persone che hanno vissuto, costruito e sempre creduto che la città fosse un mondo, e non il mondo. 
Gian Pietro, Ginetto, gli amici, i libri.
Tra le mie fortune. 

Tears dry on their own - canzone per il giorno

Anche queste parole scivolano via, plasmate da una voce troppo bella per restare.

Ma quel ritornello è una certezza che mi solleva. In ogni situazione, in molti dolori, le lacrime si asciugano da sole. Tu fai mille ragionamenti consolatori, ma è solo quando ti perdi, anche solo un attimo, che esse si fermano. Quasi a stupirsi, a loro volta, del fatto che si sia ancora vivi.

Le lacrime asciugano da sole. Anche quando torneranno.

Tears dry on their own, Amy Winehouse, canzone per il giorno.

sabato 20 giugno 2015

Notte e cambio per l'estate

Mi tolgo di dosso la primavera, il suo fascino, la sua inconsapevolezza. La levo come un vestito e mi sto immergendo nell'acqua tiepida, senza accorgermi che è rovente.

Anche la luna sembra avere le idee chiare, nonostante le nuvole vaghino nel cielo.

Io voglio cambiare. Sarà per l'estate. Sarà per me stessa. O sarà per il tempo, che non esiste.

Notte e cambio per l'estate.

Dialoghi reali - Troppo onesta

- Secondo me, mi ha fregato.

- Ma no, non può essere. Quella persona è troppo onesta. Ci sarà una spiegazione.

Io passante rallento e non so chi ammirare di più: se questo signore fiducioso. O quella persona così onesta della quale lui non può dubitare.

Storie che non sono sicura (di voler sapere)

Una mamma, umana o no, che non sa rassegnarsi. Una creatura che si aspetta che qualcuno si accorga di lei. Una persona che non merita una ferita: e poi spiegami bene chi la meriterebbe.

Sempre più spesso, incontro mozziconi di immagini e di titoli e vado oltre. Vigliacca o prudente: qualcuno un giorno mi indicherà il confine.

Vorrei solo proteggere, almeno ogni tanto, il cuore.

Storie che non sono sicura (di voler sapere).

Quello che non so, amica

Forse ha ragione Gadamer. O forse non esiste una Ragione. Oppure esiste, e detto con franchezza desolata, chi se ne frega.

Quello che non so, amica, lo sento.

Ti voglio bene.

venerdì 19 giugno 2015

Mi è venuta questa certezza

Mi è venuta questa certezza. Mi è entrata nella mente e mi ha trasmesso una scossa; poi, prima che io me ne potessi rendere conto, è uscita dalle labbra. Ha già percorso un tratto di mondo che non saprei minimamente misurare.

Forse non è più nemmeno mia. Forse, non lo è mai stata.

Mi è venuta questa certezza e  tremo ancora dallo spavento. Neanche l'abbraccio sincero del dubbio mi ha rincuorata.

Arguta Paffuta.

Che fine fanno le nuvole (in fondo alla notte)

Erano così reali, variopinte e ribelli le nuvole. Chiamavo un'amica, colta dallo stesso pensiero, e mentre viaggiavo nulla mi pareva più vero e bello (come se ci fosse una differenza) di loro.

Adesso sono già in fuga, hanno smorzato i colori e forse sono pallide anche di spavento, per quest'aria più ribelle di loro.

Che fine fanno le nuvole, in fondo alla notte. E chissà se si lasciano inseguire. E io che le volevo contare.

Notte e mi hai reso felice

Non ho combinato un granché, mi dico a un certo punto. Mi sono rincorsa, mi sono sporcata (prima con l'aceto balsamico, nonostante l'aiuto di un'anima pia, poi con il gelato al cocco, mi ricordo), mi sono persa, non sono riuscita ad aiutare un'amica che si stava immergendo in una trappola.

Penso ben poca cosa di me e mi sta bene.

Finché arriva una telefonata, quella di un amico inaspettato. Lo è diventato in questi mesi, senza che lo meritassi. E so che lo è. Perché non ha bisogno di me (ah, Jim Morrison, le tue tracce di verità) e perché  ha molto a cui pensare, eppure si preoccupa del mio bene.

Lui vuole pronunciare un'unica parola: grazie. Ma io non ho fatto niente, se non riportare un complimento altrui.

- Tu mi hai reso felice, in un periodo così difficile per me.

E se ti ho reso felice, anche solo per un istante, io continuerò a pensare ben cosa di me. Ma con un sorriso lieve.

Notte e mi hai reso felice.

Do I wanna know - canzone per la notte

Questa è una domanda d'amore e forse è la più facile di tutti.

Ma quante volte me lo chiedo, mentre sono tentata di baciare un pensiero.

Voglio saperlo? Voglio saperlo veramente?

Ah le notti, questi luoghi fatti appositamente per dire ciò che domani non potremo.

Do I wanna know? Arctic Monkeys, canzone per la notte.

giovedì 18 giugno 2015

Uccidi la tigre

Uccidi la tigre che fa la tigre, liberata da una natura impazzita.

E tu continua a fare il dio, invece dell'uomo. 

Quella natura, l'hai fatta impazzire tu.

Notte e sei stata coerente

Nella festa non sfarzosa, sento un ciao. Un ragazzo dai grandi occhi azzurri mi fissa e lo riconosco solo dopo pochi istanti.

L'ho conosciuto in una scuola pochi giorni fa; ora sta facendo il cameriere, uno dei lavori che svolge anche per coronare il suo sogno. Ho scritto di lui e delle sue contestazioni arruffate. La diffidenza imbarazzata nell'accogliermi con l'amico, il mio rifiuto di concedere un anonimato che andava contro la bellezza di ciò che stavano facendo, la resa fiera.

- Ho letto il tuo articolo. Mi è piaciuto.

Penso alle parole del suo amico, pochi giorni prima: pezzo coerente.

Sei stata coerente: faccio fatica a dirmelo io.

- Grazie. E vai un giorno a Expo, anche per criticarlo, se ti va.

Scuote il capo: no, non ci vado. Aggiunge: ci è andata la mia ragazza, ha detto che è una figata. Poi insiste: ma io non ci vado.

Perché sei coerente, ragazzo. O lo vuoi essere. Il che per me è uguale.

Notte e sei stata coerente.

Lasciarci rubare

Tutta questa spasmodica attenzione a non farci sottrarre ciò che abbiamo. Mentre ogni istante ci lasciamo sfilare platealmente ciò che siamo.

A volte scegli il treno più lento

A volte scegli il treno più lento, in barba al rapido che arriva poi.

Stesso orario al traguardo, ma detesti aspettare, ferma tra la gente. Come se si potessero intrufolare i pensieri sgraditi.

E prendi il treno più lento, affollato e grigio, perché viaggiare è meglio, anche piano piano. Mentre ti chiedi se questo comportamento trascini anche nella vita. E cosa ti perdi a volte, a non aspettare.

mercoledì 17 giugno 2015

I fiori del rosmarino

La nonna che raccoglie i fiori del rosmarino, li taglia con un rumore impercettibile. Come un sospiro, mezzo incantato, e intanto vibrano i colori.

Non sai se piangere o sorridere. Accanto a lei, la bimba che si impegna a fondo come assistente. Poi si gira e sbircia la cucciola che gioca, finché grida: come si chiama?

Tu le rispondi e lei si volta, ancora. Ha chiesto ciò che conta, ha saputo ciò che doveva e si sente saggia.

Credo, anzi, che lo sia.

Ora va avanti ad aiutare la nonna, a raccogliere i fiori del rosmarino.

Notte e c'è una piccola fata

Chi si ferma a pranzare con  te, nel posto che non avrebbe detto. Chi si ferma a non pranzare con noi e sul piatto mette parole e amicizia, e quel pranzo te lo offre pure.

L'amica sempre in viaggio, che trova il tempo di mandarti un sorriso. Quella che sembra avere un unico pensiero: come aiutarti a diffondere un'iniziativa benefica.

E le creature che parlano come possono o come vogliono, con un cinguettio o una risata.

Chi ti ha scritto un messaggio e non sa quanto sia importante.

E tu che mi aspetti per essere sicuro che di me non ti sfuggirà mezza sfumatura, come se da me dipendessero i tuoi colori.

In questo groviglio di scarsa umanità, quanti esseri fatati incontro. Quante benedizioni, che brillano ostinate.

Una piccola fata, a ogni passo. E non sa di essere così grande.

Notte e c'è una piccola fata.

Come se si dicessero le parole a caso

Come stai? Neanche ti rispondono. E ti chiamano come un funzionario, quando saresti una persona.  Neanche si scusano, se ti dissoci, perché va bene così.

Sai qual è il guaio. Che le parole si sentono, non si ascoltano, se non brandelli che si lasciano cadere distrattamente. E poi ci si abitua a questo: si ragiona come se le parole si dicessero a caso. Come se l'altro ti avesse rivolto una domanda per scherzo. Come se tu potessi decidere cosa ha un significato e cosa no per l'altro.

Questo delirio di onnipotenza, che non ti fa solo calpestare le parole, riflesso pallido tutto sommato, bensì la fragile umanità. 


martedì 16 giugno 2015

Case che cadono senza farsi notare

Case che cadono senza farsi notare. Una spinta, un sussulto che sfugge alla fretta delle macchine. Dietro l'angolo, case che si congedano e ricordi che si sbriciolano. Con vite già lontane.

Case che cadono senza farsi notare. C'è sempre qualcosa dietro l'angolo, per pudore o nostra colpa. E la frenesia di andare oltre, per non farsi travolgere.

Notte e cos'è accogliere

Cos'è accogliere. Le immagini per me orribili di Ventimiglia - sconsolate e disumane - mi fanno compiere un passo indietro.

Quando la sera prima ero sotto la tempesta, come due signore che hanno chiesto pietà a un guardiano chiuso in una cabina: domandavano solo di trovare rifugio sotto la pensilina oltre il cancello mentre infuriava l'acqua maestosa. Lui prima ha detto no, poi loro sono entrate e non ha più pronunciato parola, sopportandole.

Alla fine, miglior diavolo della folla di indifferenti in auto transitata vicino allo straniero bloccato sotto una pensilina.

Possiamo sempre accogliere. E saremo folli, dei pirla, i più saggi del mondo, difficilmente eroi. Possiamo, senza ideologia, anche dando caramelle come la bimba di Ventimiglia.

Io non sono razionale come stanno dipingendo i francesi e i tedeschi. Non quando incrocio occhi di chi scappa da qualcosa, da qualcuno. Me ne frego anche delle prediche di chi si chiude nei palazzi della politica e parla degli italiani come se li conoscesse.

Sono una persona che vede persone che fuggono, che cadono, che muoiono. Cos'è accogliere non lo so. Ma vorrei assomigliare a quella bimba.

Notte e cos'è accogliere.

Ravens - canzone per la notte

Intenti a vagare, anche solo nella mente, i luoghi da noi ancora inesplorati. Ma più forte del richiamo esercitato dal mare artico o dall'Egitto, è quel cielo dove corrono i corvi.

Gli angeli di Rimbaud, i maltrattati dagli uomini. Una piuma si stacca, si posa e poi torna ai sogni delle creature.

Stiamo qui a impazzire, diventare saggi o entrambe le cose. Finché il tempo farà di noi corvi.

Ravenna, Patti Smith, canzone per la notte.

lunedì 15 giugno 2015

Notte e comincia a correre

Se c'è uno schermo nero, che incombe sugli ultimi tuoi candidi pensieri, forse devi correre. E se ti ribelli, se vuoi alzare lo sguardo ancora, se ti riprometti di fare un'altra deviazione, sai già come finirà.

Sarai fradicia e in fondo è la condizione ideale per non far capire se a scoppiare sia tu o il cielo.

Un bombardamento surreale, dall'aria e dalla terra: persino il sistema d'irrigazione del prato impazzisce e si scaglia contro di te. Un signore gentile, che mastica un inglese asiatico, trova rifugio momentaneo sotto la sua stessa pensilina e con sguardo triste assiste alla fuga dei pochi taxi e furgoni in giro.

- Indifference.

Lo sentenzi e poi aggiungi, ancora più in salsa maccheronica: no human compassion.

Lui sorride, sempre con mestizia, e nemmeno tu l'assisti, perché quando riesci a correre oltre le file di auto, tanto ormai sei inzuppata e l'acqua scorre anche nei polmoni, ti dici: dovrei tornare indietro, capire se abbia trovato un passaggio per quei fatidici trecento metri.

Ma metti che sia uno stupratore, un assassino, e tutto insieme per sicurezza.

Oh, come stanno male le idee inzuppate, finché le asciughi e sembrano splendere: se c'è uno schermo nero, è bene allontanarsi. E in fretta. In ogni circostanza.

Notte e cominci a correre.

How soon is now - canzone per il giorno

Credo al Rolling Stone che sia la canzone del giorno. Anche una delle domande preferite.

Ora, quanto è presto? Si può porre l'interrogativo, tra una timidezza volgare, con sfumature criminali, e una consapevolezza di non ereditare nulla di particolare.

Cerchi l'umanità e non trovi nulla. Stavi aprendo la bocca e la richiudi subito.

Quell'"ora", non sai quando arriverà. Non sai neanche se è già passato. Che coroni un sogno o una paura, si mantiene timido, come te.

How soon is now, The Smiths, canzone per il giorno.


domenica 14 giugno 2015

Notte ed è inutile cercare

Chissà perché stai ancora frugando lì, quando sai per esperienza che non è mai saltato fuori nulla. Cerchi per abitudine in quel luogo buio e striminzito, invece di uscire e avventurarti in nuovi lidi: forse perché hai paura di trovare qualcosa.

Inutile cercare dove hai sempre fatto, e trovato mai.

Notte ed è inutile cercare.

King of pain - canzone per la notte

L'eco del dolore di un amico, che si preoccupa di ogni fragile creatura. Viene da lontano, come questa canzone. E mi dice: riconosci in me l'idealista di tanti anni fa?

Non so rispondergli, ma se chiudo gli occhi sento queste note.

In una macchia scura sul sole, puoi trovare la tua anima. O nella farfalla, rimasta imprigionata dal ragno, o ancora in un pesce che va incontro al suo destino. Nel vento, nella pioggia, nella ricchezza che è gabbia o nell'ombra dolorosa liberatrice che è il dubbio.

In qualche modo si è re del dolore, ed è una storia antichissima.

I have stood here before inside the pouring rain

King of pain, Police, canzone per la notte.

Quanti slogan

Quanti slogan, per ricordare meglio. Ma poi, per ricordare cosa?

sabato 13 giugno 2015

Capire lievemente

Capire lievemente, non capire poco. Come in questa fredda mattina avvertire sulla pelle l'estate oltre i suoi capricci.

Sorridere, e non tremare. E capire lievemente quando qualcuno ti vuole solo usare, giusto il tempo di andarsene e seminare fiori in un campo spoglio e sincero.

Capire lievemente, capire quanto basta o quanto ci fa vivere.

Notte e decido io quando esco dal cilindro

Non sono un coniglio, ma forse un animaletto arruffato e un po' ingenuo sì.

C'è solo un piccolo particolare: non mi puoi ordinare tu, quando uscire dal cilindro.

Se e quando uscire, lo stabilisco io.

Notte e decido quando esco dal cilindro (e persino dove andare).

Save your love - canzone per la notte

Ace, perdonami il superamento del senso letterale. Ma la "colpa" è tua, e di quel passaggio geniale.

Hai cercato di insegnarmi ciò che già  sapevo.

Persone che ti dichiarano il proprio amore, ammirazione, dedizione, e ti stanno solo fregando. Stanno solo pensando a ciò che otterranno in cambio. Nessun rancore, nessuna attenzione. Solo una raccomandazione: tenetelo, questo finto amore. 

You tried to change me and mess up my mind
Now, don't rearrange me.

Me la cavo da sola. E con chi mi vuole bene davvero.

Save your love, Ace Frehley canzone per la notte.

Solo mio

È solo mio questo spazio. Solo mio questo tempo.

Solo mia questa vita, che dono a te.

Gesti meno plateali

Quando ero ragazza e testarda, avevo bisogno di gesti plateali.

Ora cerco di compiere gesti veri. Gesti di cui accorgermi, con cui fare felice chi cerca e da cui ripartire, sempre, verso nuovi gesti.

La pioggia che ti accompagna

La pioggia che ti accompagna sulla nuova via. Come a spronarti: non tornare indietro.

Hai ancora la pelle calda per la corsa, ma lei ti spiega che non c'è fretta. Solo, non devi voltarti a guardare.

Statua di sale si diventa, ignorando se stessi e la pioggia.

venerdì 12 giugno 2015

Notte e quando vuoi fare qualcosa per te

Poi dici: scusate,ma oggi voglio fare qualcosa per me. E ci provi, e forse lo fai davvero.

Ma basta poco. Lo sguardo di un povero oppure di Lui: com'è arduo scorgere la differenza.

Tu sai, quando vuoi fare qualcosa per te, che già stai rinunciando. Ma come vuole chi ti crea, non chi ti sfrutta.

Notte e quando vuoi fare qualcosa per te.

La pazienza che fa nascere

Meno male che mamma sa aspettare. Dev'essere l'unica della famiglia, mi dico scherzando ma non troppo.

Mi piace ricordare questo scampolo di leggenda familiare, di anno in anno, anche con qualche variazione, come i cantastorie. Lei che chiama, già tormentata dalle doglie, ma il portinaio riferisce che papà è con clienti.

- Lo devo chiamare? E' urgente?

- No grazie.

E più tardi ci riprova, ma papà è con i clienti di cui sopra.

- Ma ha bisogno?

- No, non lo disturbi.

Per fortuna, Giurgen non era un portinaio. Cioè, sì, ma nel senso pieno e fondamentale del termine: si interessava del bene comune. Così riferisce comunque e papà capisce: perché mamma era fuori termine - dice il pragmatismo bustocco - e perché lui sapeva la cosa fondamentale.

che lei è paziente, anche quando borbotta. Che lei è l'unica che sa aspettare, se sta male lei.

Meno male che stiamo correndo in ospedale, perché io non so attendere per niente. Voglio nascere e magari a cavallo di due giorni, così sarete sempre nell'imbarazzo di scegliere il giorno giusto per festeggiarmi.

Io, una cosa l'ho capita: è la pazienza, che fa nascere.


giovedì 11 giugno 2015

Quando viaggi prima del sole

Quando viaggi prima del sole, ti sembra quasi di fargli uno sgarbo o di montarti la testa. 

O ancora ti sembra di possedere uno strano potere, quello di scegliere quale abito far indossare al giorno. E non lo usi, perché sei felice.

Ciò che hai fatto

Niente ha importanza di ciò che hai fatto finora, se non sei disposto a un ulteriore atto: metterlo da parte, scordarlo e fare altro, fare qualcosa di completamente diverso. E forse di così simile a te.

Ora.

Bisogno di assentarmi

Un passaggio cruciale: lo colgo solo come una epifania, distratta e quindi preziosa.

Non ho bisogno di assentarmi.

Lo voglio.

Jaded - canzone per la notte

Davvero significa stanco, sfinito? Io ci ho visto una rinascita, come un incantesimo.

Anche se il tuo pensiero è terribilmente complicato.  Sarà che con gli Aerosmith non posso vedere finali tristi, solo lieti e nuovi inizi.

Oh se pensi complicato, sembri quasi battermi.

Sfiniti, quanto basta. Per poter ripartire.

Jaded, Aerosmith, canzone per la notte.

Notte con lo sherry andaluso

Stiamo viaggiando nei vini, finché ci nominano lo sherry. Io lo voglio, tu ti stupisci. Non è da me, non da scozzese cocciuta che un giorno fece sentire schiacciato un amico a Edimburgo per una simile scelta.

Ma è uno sherry con scritta fatata, che mi riporta alla realtà. Jerez de la Frontera. La mia seconda mamma, o la mia mamma spagnola. Andalusa, prego. Anche quando si fece riportare alla sua terra (eppure, alla fine, scelse l'oceano, vero amore), ogni anno lei e Nanni mi mandavano una cartolina speciale: era quella degli auguri.

In un attimo, sono a quegli scritti, al mio primo disegno dedicato a lei, che conservò gelosamente. Alle telefonate della domenica mattina, che si sono interrotte solo pochi anni fa.

In un attimo, penso a quelli per i quali sono stata importante, che io lo volessi, lo meritassi, o no.

Guarda un po', cosa può fare uno sherry andaluso, a una cocciuta scozzese.

Io voglio bene a chi mi ha dato la vita. E a chi me l'ha addolcita, e ancora lo fa, a modo suo.

Notte, con lo sherry andaluso.

Quest'aria che sorride

Quest'aria che sorride, nel frugare tra le parole, tra i capelli e tra i fiori, anche i più incerti.

Dev'essere un'amica della sera, quella gentile, che talvolta si concede. Dev'essere che mi racconta che ora stai tornando tu.

Forza Kiss e i sogni si realizzano

 Da tempo ho detto: non verrò da voi a Verona, cari Kiss. Non ne ho bisogno e neanche voi a essere fiscale.

Vi ho visti lì, super, nell'ultimo anno in cui potevo essere spensierata. I sogni, vanno realizzati: me lo avete insegnato voi.

E non con lamenti vari, sospiri, aiutini e via dicendo: con le proprie forze e se necessario contro tutti. Facendo del bene e non gridandolo. Evitando di prendersi troppo sul serio.

Questo sogno era andato in porto e per altri sto lavorando.

Io tiferò sempre per voi, perché mi avete aiutata a diventare un po' adulta e dare il giusto peso alle maschere. Senza illusioni e senza alibi, cammino un po' più forte nel nome del rock.

Anche Putin danza

Non so perché io mi fissi talvolta sui particolari. Forse perché sono troppo piccola, e anche diffidente, per ca(r) pire le grandi decisioni sui popoli.

A Expo, ora scorrono cose troppo enormi, tra il festoso ragionare dei piccoli. Ma io sono vaccinata ai dettagli, come un vizio di bambina che non riesco ad abbandonare.

Putin, così fermo, imperturbabile e con tutti i cliché della terra. Finché non mi fisso sui piedi. Che a tratti indossano una strana danza. Noi tutti umani: noi certi, e vacillanti, per affrontare mondi, piccoli ed enormi.

Anche Putin danza. Anche se non so quanto cambi, nelle nostre alterne sorti di popoli.






Ci fosse un mondo pulito

Ci fosse un  mondo pulito, mi ci precipiterei.

E se poi lo sporcassi?

mercoledì 10 giugno 2015

Notte e restiamo mostri

Toglietemi il bianco e nero. Datemi l'illusione della contemporaneità.

Il Pappamento, al posto del Parlamento, e la voglia di vendersi che comincia da noi. Vorrei che fosse tutto diverso, come una favola che tenta una fuga in avanti. O forse eravamo già così.

Vorrei non vedere più una scena di questo film. Vorrei credere che qualcosa sia cambiato.

Notte e restiamo mostri. Italia oppure oltre.

La parola amare

Tanti anni fa avevo la parola "amare" sempre sulle labbra, in adolescente entusiasmo.

Poi ho amato davvero ed esce raramente, dolcemente, senza farsi troppo notare, non accostata a ciò che corre via, come un gusto provvisorio.

La parola amare, la amo talmente, da essere già pentita di averla scritta.

martedì 9 giugno 2015

Ti metti in pista come puoi

Ti metti in pista come puoi. Fuori forma o solo arruffata.

Non hai i tuoi vestiti migliori e anche il fiato ti tradisce. Ma il tuo cuore ti spinge per chilometri e anche oltre chi ti critica.

Ti metti in pista come puoi, l'aria nei capelli ti incoraggia.

Eppure lo sai che l'arte più difficile è fermarsi. Guardare e ammirare ciò che trovi, o anche scuotere la testa.

E solo più tardi decidere se ripartire, fuori forma e arruffata.

Notte ed è notte

Sì, non sono stata attenta a tutti. No, non sono stata disattenta a tutti.

C'è un momento in cui non puoi guardare i tuoi movimenti o affoghi, ma devi sentirli tutti, come misurarli e se necessario risparmiarli. Altrimenti è notte, notte vera, inghiottita da tutto il mondo attorno.

Trovare un buco luminoso da cui ripartire. Un rifugio anche minuscolo, in cui sai quanto stai dando e quanto ti devi riprendere. Questo devi fare, altrimenti sai cosa accade.

Che è notte vera, e tu non solo non puoi permettertelo: ami troppo la luce.

Notte ed è notte (ma devi dire no).

Dialoghi reali - E' questo Expo?

Fuori dalla fiera di corsa, finché senti una voce cortese. E chi sarà mai, in questa giungla? Un turista, of course. Lui ti viene incontro, la moglie un po' indietro, più timida di lui. Ti indica con fare esitante, di quelli che annunciano l'abitudine alla delusione: scusi, ma è questo Expo?

- No, questa è la fiera. Expo è dall'altra parte.

Lui si rianima, la moglie sorride persino. Ti senti samaritana, quasi più di quando indichi loro dove prendere la navetta.

lunedì 8 giugno 2015

Il mattino che non sa fingere

Senza farsi notare, senza inutili finzioni, il mattino indossa la sua veste incerta. 

Vuole essere estate, ma forse gli viene da piangere. Vuole ascoltare i primi canti, ma adora queste tracce di silenzio.

Il risveglio, un viaggio che ancora non lo tocca. Il mattino che non sa fingere, come le creature che più amiamo.

Dialoghi reali - L'educatore

- Comunque tu il cane, lo vizi. Sei troppo buona con lei, punto.

Incasso e poche ore dopo, confesso.

- La cucciola ha rubato la merenda di una bimba: sono corsa a comprare i biscotti o piangeva.

- Ha fatto bene.

Pochi minuti, ha detto la stessa cosa lo zio. Cattivo educatore, io.

Notte e c'è sempre un padiglione da sognare

Corri, sbircia, cerca di non lasciarti spaventare dalle code e dalla prossima meta.

Ma come si fa, quando bisogna essere maledettamente saggia. Ecco, io vorrei essere sventata per un momento e attraversarti anche quando non faccio in tempo.

Oggi sei tu, padiglione Corea. Domani chissà. In fondo, c'è sempre un padiglione da sognare.

Notte e c'è sempre un padiglione da sognare.

Scrivere di ciò che si ama

E' troppo facile scrivere di ciò che si ama. E per questo in realtà, molto più difficile.

Is there anybody out there - canzone per la notte

Non c'è altro che interrogativo che abbia senso, quando osi avventurarti nella notte. Quando senti che la tua voce potrebbe precipitare nel buio. Eppure continui a chiedere, più flebile delle note.

C'E' NESSUNO LA' FUORI?

Con il rischio che qualcuno ti risponda.

Is there anybody out there, Pink Floyd, canzone per la notte.

domenica 7 giugno 2015

Non so bene perché sorrido

Non so bene perché sorrido; a volte, mi scappa persino così, senza una ragione. E rischio di scagliare un sorriso nel posto inopportuno, di farlo cadere, di vederlo calpestare.

Non so bene perché sorrido. Solo che mi piace.

Notte e sto cercando ancora

Quando si abbassano le luci, quando dovremmo anche abbassare i pensieri e riposare, me ne sfugge sempre uno.

Cammina per conto suo, va a trovare persone care, credo che si avventuri persino su strade con sconosciuti. Si pone un perché, fruga tra i quando e non si ferma facilmente.

Quando torna, e lo afferro, sento che un altro si è già messo in strada. E questa è la notte, in fondo, io che sto cercando ancora.

Notte e sto cercando ancora.

Lo sfottò e il calcio



Va bene, mi arrendo a dire quattro cose, anche due, su questa finale. Di cui non mi importava niente, ma non mi sembrava necessario scriverlo.

Mi importa invece fare due considerazioni, mie e limitate, sul dopo. Sfottere è un'arte, e quasi nessuno sa praticarla. Ci vuole troppa sensibilità, per non ferire l'altro. L'accanimento per me è solo la prova che non si è sportivi, perché lo sport inizia e finisce con il rispetto.

E poi osservo banalmente: come abbiamo rovinato il nostro calcio, le nostre teste. Immersi nello scannamento altrui, nel sublimare il nostro io (indipendentemente, oltretutto da quanto siamo stati bravi) . Cafonismi a volontà, da una parte e dall'altra.

Mettessimo le medesime energie a migliorare il nostro piccolo mondo...

La contrapposizione attraversa le nostre vite e vorrei chiedere scusa, a cominciare da lei: scusi signor calcio.

sabato 6 giugno 2015

Notte e il bello è ascoltare

Mi piace ascoltare. Starei ore ad ascoltare la gente che parla.

Paolo Di Stefano scrive queste parole e che sono sincere si sente, fino in fondo. Dalle pagine del suo libro, da come si rivolge alle persone. Da come ascolta ognuno.

Felice oggi di introdurre il suo libro - Ogni altra vita - non solo perché ho vissuto una lettura preziosa, ho attraversato terre e oceani, mi sono ritrovata a casa e forestiera.

Ma perché ascoltandolo, ho imparato altro ancora. Di nuovo, di ritrovato, di assopito. Non è difficile capire perché stiamo sbagliando, se abbiamo la forza - diciamoci anche il tempo, così stiamo più tranquilli - di guardarci dentro.

Non ascoltiamo più. Non coltiviamo questo piacere. Con la verità di turno in tasca, nostra o altrui, andiamo stancamente verso il baratro.

E invece, il bello è altro.

Notte e il bello è ascoltare.

Grazie, Paolo.

Il gelato e la fiamma

Quando mi allontano, mi chiami indietro: lo fa sapere in giro, del mio gelato?

Sorrido e penso: quanti anni che hai questo locale, la noia potrebbe, dovrebbe essere in agguato. Eppure, aggiungi sempre qualcosa: ora il gelato. E come il primo giorno, ti accendi di gioia, al pensiero di imparare qualcosa e offrirlo agli altri.

Un gelato, una fiamma che non perdi. E non voglio chiedermi se io ti debba invidiare.

Passi lenti e pieni

Non ho motivo di correre. Quasi questa constatazione mi stordisce.

Ho fatto ciò che dovevo, ciò che potevo. Sono felice, così felice che rallento.

E tutto sembra più vero e morbido, passo dopo passo. Rami, volti, case, vetrine.

Passi lenti e pieni, dove io sono, davvero.

Come la mia pelle

La vita come la pelle. Te la scrutano, te la giudicano  e c'è chi vuole che la adegui ai loro desideri, più spesso alle mode di cui sono succubi. 

Io mi tengo le mie adorate lentiggini sul mio pallore o sul rossore estivo, e so che la mia pelle è come la mia vita: come la voglio io. 

venerdì 5 giugno 2015

Notte e le strade non finiscono mai

Che siano autostrade, sentieri o passerelle, mi sembra che questi percorsi non finiscano mai. Pensavo fosse più breve; invece qualcuno sta aggiungendo metri e chilometri.

Lo fa, per tenermi lontano da te, come una strega cattiva. Eppure c'è una strada che consumo volando, breve come un sospiro. Ed è quella che mi conduce da te.

Notte e le strade non finiscono mai.

Il campione della scuola

Sei lo sportivo dell'anno, il campione della scuola. Tu sembri non farci caso e continui con la tua testa bassa, i riccioli biondi che danzano forse sotto persino uno sbuffo.

L'orgoglio forse è per noi adulti: eppure tu adesso adulto, lo sei. Mi rende felice che tu abbia amore per lo sport, per il canottaggio prima di tutto. Da piccolo ti ho tormentato abbastanza con il calcio, lo so. E anche se io sono rimasta folle ugualmente, sono contenta che tu domi l'acqua e i pensieri.

Ti rivedo piccolo, eccitato sul canale, immerso nella natura.

Sei il campione della scuola e non ti importa. E questo mi piace, terribilmente, ancora di più.

giovedì 4 giugno 2015

Non al centro dell'universo

Non al centro dell'universo, vorrei essere, ma in una vena secondaria di Skye.

Defilato specchio di Scozia, che brilla di stelle come l'oceano prima che si risvegli.

Già visto

Già visto, già scritto, già ascoltato, già bruciato.

E sempre quel dannato io, di mezzo, per tutti noi.

Fermassimo un secondo prima le parole, per provare a vedere e vivere come un esordio assoluto, guidati da qualcun altro senza offesa.

Quanto tempo è passato

Quanto tempo è passato, ciascuno me lo dice a modo proprio.

Chi ricorda quanto lo tormentavo con il taccuino ai tempi di una giunta, forse avanti Cristo. Chi ripercorre un traguardo sportivo. E chi mi riporta a una notte, una notte strana, con buona dose di pazzia.

In occasione di una tale festa, ho incontrato il mondo, un mondo di storie. E se chiudo gli occhi, risento risate, il profumo capriccioso dell'estate, un fischio fuori tempo mentre innaffio il mio pino, una serata a cenare da un saggio che si è portato  via una ricetta segreta e la possibilità di gustare un prodotto senza rivali.

La ricetta segreta. Come decifrare quanto tempo è passato, e se sia rimasta polvere della sua magia.

Notte e cos'è un campione, cos'è una schiappa

Ci sono persone che pensano di distruggere e demotivare gli altri, per riuscire ad innalzarsi un poco: neanche si accorgono che con il peso del loro podio artificiale sprofondano.

Ci sono persone che non si ricordano di essere grandi, forse neanche lo sentono. Che hanno trascinato squadre, con un carisma impalpabile. Sanno che vincere non è collezionare titoli, bensì essere uomini e donne, ed esserlo insieme.

Sbagliare, rinascere, compiere piccoli passi, volare a modo proprio.

I secondi sono i campioni. I primi, delle schiappe.

Notte e cos'è un campione, cos'è una schiappa.

Le domande e la risposta

Chissà perché quelli che sanno solo tempestarti di domande, non hanno mai uno straccio di risposta per te.

Né hanno voglia di cercarla. 

Raccogliere a caso

Arrampicandomi su questi sentieri, raccolgo di tutto. Profumi, cocci, scampoli, spine, briciole di spartiti e sguardi immensi.

Raccolgo a caso forse, ma non per forza. E con questo carico non mi fermo. Quando penso di averne abbastanza, di carezze o cicatrici, qualcuna scivola via dalle mani.

Spazio per raccogliere, per respirare, per ringraziare.

mercoledì 3 giugno 2015

Notte e numeri che giocano

Nell'ultimo respiro del parco prima del buio, giocano due ragazzini, superstiti al richiamo di casa.

E ridono, si arrampicano su altalene troppo piccole per loro, sparano una parola forte per sentirsi grandi. Poi, si guardano un po' spaesati e tentano la carta di un gioco.

Cifre che si rincorrono, si sommano, si dividono. E tu sai cosa fa ottocentomilatrentaquattrovirgolaventi diviso trevirgolacinque. L'altro ride e ci prova, quindi rilancia. Finché annoiati si arrendono alle più semplici tabellone. Quando uno sbaglia e l'altro accusa, replica: lo so, l'ho fatto per confonderti.

Ultimo sguardo, ultima risata. Ragazzini che giocano coi numeri, o numeri che giocano come ragazzini.

Notte e numeri che giocano.

All God's people - canzone per la notte

Tutti figli di Dio: facile cantarlo, meno dirlo. Il primo che ti snocciola lezioni, ti sta già pugnalando. Quel primo, potresti anche essere tu.

Ma quando si canta è tutto più facile. E si può arrivare a crederlo, che bisogna aprire i cuori e le case.  Che bisogna crescere. O meglio, forse occorrerebbe tornare bambini.

All God's people, Queen, canzone per la notte.

martedì 2 giugno 2015

Puoi scegliere dove guardare

Il grigio sotto le ruote, macchiato di intenzioni. I campi che provano a raccontarsi alle prime luci, con quella patina di oro timido.

Devi stare attento a dove vai, ti raccontano, ma chi ti dice che sia la tua vera direzione. Puoi scegliere dove guardare, anche solo per un istante.

Notte e quale confine

Uno stropicciare il cielo di rosa, da una parte. E dall'altro capo uno sfondo su cui impunta la luna, sfacciata.

Ci dev'essere un confine tra questi due universi. Eppure mi ostino a non individuarlo.

Notte e ci dev'essere un confine.

L'amica e il tratto di strada

Ho pochi minuti da divorare insieme a qualche chilometro: il tempo di raggiungere la stazione e l'ultimo treno.

La mia amica mi aspetta, fedele. Corre con me, si sorbisce la metropolitana, la folla, briciole di tempo per ascoltarsi e guardarsi negli occhi.

Non dobbiamo sentirci sempre, per volerci bene. Ma quando io arrivo a Milano anche solo per una toccata e fuga, lo dico e accadono questi momenti meravigliosi.

Perché un'amica è questo: il voler condividere un tratto di strada, grande o piccino che sia.

Grazie.

Stancamente la rissa

E' già il secondo corso che frequento e in cui vedo sfiorare la rissa. Ma sì, subito domande che in realtà sono aggressioni verbali, toni che si esasperano quando un intervento non è neanche finito.

Sembra la peggiore tv, invece è un incontro di formazione. Bello, brutto, carente, da cui aspettarsi di più: ma ciò che mi rattrista, è vedere come l'importante sia subito intervenire e dichiararsi presenti alzando la voce, attaccando.

E quando almeno questo non succede, c'è comunque la tendenza più che a fare domande, a imporre la propria verità.

Stancamente la rissa si affaccia su ogni piazza, virtuale e reale.

lunedì 1 giugno 2015

Anna,sarò buona per forza

Tutti i luoghi hanno ritrovato nomi, per poi perderli di nuovo e donarmi la possibilità di ribattezzarli io.

Anna dai capelli rossi, che viaggio con te, con le tue pagine. E l'immaginazione che ci salverà, mi strizza l'occhio: c'è così tanto da inventare. O si dice creare.

Io cammino nei tuoi giardini incantati. Un po' ribelle, finché mi assalgono le paturnie.

Come te prometto: sarò buona per forza, dato che sono troppo depressa.

Ma occhio che mi rimetto a ridere.

Notte e c'è sempre una Marilena che soffre

Basta un cartello su una saracinesca abbassata come un grido a ricordartelo.

Noi scherzavamo: le Marilene conquisteranno il mondo. Ma poi un pezzo del nostro mondo se ne va. Non ci avrebbe mai lasciato, se avesse potuto.

C'è sempre una Marilena che ride. C'è sempre una Marilena che soffre. C'è sempre una Marilena, come se viaggiasse nell'eternità.

Notte e c'è sempre una Marilena.