mercoledì 1 maggio 2024

Il primo maggio, giorno dopo giorno (per me, nata in un'azienda)

 


Il primo maggio, giorno dopo giorno. Questo pensiero è affiorato dopo un'osservazione di un'amica, nata dalla splendida recensione de "L'ultimo dei Fuasté" (Edizioni Progetto Cultura) scritta da Gianfranco Fabi. 

È un libro per il primo maggio. E dunque per ogni giorno. Quella quotidianità in cui ho camminato in tante aziende - non solo nei momenti brillanti e in quelli drammatici - mi ha insegnato qualcosa che non riuscivo a mettere a fuoco finché non mi sono seduta davanti a uno schermo dove brillavano i nomi di Mario, Malik e tanti altri. In cui ho rivisto tanti altri.

Mio padre sognava che io studiassi Economia e come noto, l'ho ripagato in modo spaventoso, laureandomi in Filosofia. Sono trascorsi molti anni, metà della mia vita lavorativa, prima che io trovassi il punto di incontro. Mi interessai dell'economia (reale, si usa dire, e questo bisogno la dice lunga), perché la trovavo affascinante nella sua umanità. 

Nessun personaggio tra i Fuasté è reale, ma le loro emozioni sì: ho sorriso, pianto, mi sono arrabbiata, sono rimasta delusa con tante persone incontrate nelle imprese. Del resto, io sono nata in un'azienda, sono il frutto di un'azienda: mamma e papà si innamorarono sul posto di lavoro. Fin da piccola, a casa mia entravano clienti e colleghi. E rappresentanti: il mondo si palesò subito dentro casa e incontrai tanti "forestieri". 

È stata una grande lezione, che mi sono tenuta inconsapevolmente nascosta nell'anima ed è affiorata quando meno me l'aspettavo.

Ecco perché il primo maggio per me non ha il volume alto, non ha colori sgargianti, ma è un filo di umanità che avvolge tutti giorno dopo giorno: sta a noi rafforzarlo o spezzarlo, sta a noi fare le cose nell'unico modo che questa umanità consente.

La recensione QUI

Il libro QUI

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