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sabato 25 febbraio 2017

La banana e la coscienza senza frutto

Questa banana, non è stato proprio possibile digerirla. Ci ho meditato e non sono riuscita che ad appesantire il percorso già tormentato della mia coscienza.

Perché in un clima lieto, leggero, io sento un signore non proprio giovincello dire con un sorrisetto ebete: starà cercando una banana?

E non capisco, ci penso su distrattamente quando esco dal bar, finché davanti a me trovo una ragazza. Una splendida ragazza, che al vecchiotto stupido probabilmente non rivolgerebbe mezzo sguardo. Lui l'ha guardata, per schernirla a causa della sua pelle.

La giovane cammina con un orgoglio che stride ancora di più con quella frase scema come l'uomo oppure le risponde già, schiacciandola.

Fatto sta che mi manca il respiro e non so che fare. Dovrei rientrare a dire a quel tizio di vergognarsi, ma mi spiace fare una piazzata davanti agli amici del bar, inconsapevoli.

E per non fare loro del male, lo procuro forse a me stessa.

Mi consolo con il passo felice e orgoglioso della ragazza, ignara. Anche se il vero ignaro è lui.

martedì 27 settembre 2016

Massimi sistemi, minimo sforzo

Parlare dei massimi sistemi, affermarli con la certezza dei luoghi comuni e la tristezza di pregiudizi che hanno avvelenato i secoli, sbandierare nemici accreditati dall'odio.

Tutto per non compiere il minimo sforzo di lavorare su di noi e indossare uno sguardo capace di vedere l'umanità ferita in ciascuno.


giovedì 15 settembre 2016

Big Ben ha detto stop (a cosa)

Sì, ho continuato a convincermi che bisognava essere civili. A ignorare e non credere troppo a se stessi.

Ma adesso mi sono persuasa di un'altra cosa. Che bisogna dire stop, come Big Ben, a ciò che senti come dolorosamente ingiusto, verso di te o verso gli altri: come se ci fosse poi una differenza.

La vita è altro che qualche like o recite, ma a volte può passare da lì.

Allora sognatelo il mio like da quattro soldi, ad esempio, o un applauso anche quando parlate di amenità.

- Quando sparlate e poi indossate l'aria di santità in pubblico.

- Quando scrivete che c'è uno Stato che non dovrebbe esistere: e si chiama casualmente Israele.

- Quando inneggiate agli artefici di uno sterminio, non importa quanto lontano nel tempo o conficcati nella nostra epoca.

- Quando seminate con gioiosa abbondanza commenti di odio o scherzate chi reputate diverso, in mille modi.

Non mi metto a fare rissa con voi, ma sono lontana e felice a costruire qualcosa di differente.

Big Ben ha detto stop. Malu, è già distante.

venerdì 27 giugno 2014

Quelli che scoprono il calcio ogni quattro anni (o alla prima rogna)

Veniamo a quelli che scoprono il calcio ogni quattro anni, che non hanno mai messo il piede allo stadio. E ti fanno sentire una menta perché sei una tifosa.

Con il cavolo. Lo stadio paradiso? Macché, e la prossima volta che sento "ebrei" ho promesso a me stessa che me ne vado. Ma lì come in ogni angolo di vita.

Oggi leggevo di un simpatico volantino in cui i tifosi se la prendevano con "undici pippe" . Undici, di ogni colore. Perché a noi tifosi  importa solo un colore, quello della maglia. Quindi, guarda un po', a volte lo stadio è quasi meglio di altri angoli di vita dove si giudica una persona per la pelle, il taglio dei capelli, come si veste e quanti soldi si presuma abbia.

Io qui ti giudico - parola peraltro odiosa - da quanto ti batti.

Non chiamerei nessuno negro. Come non mi permetterei di riunire in un'unica fascia di giudizio i bianchi.

Non guardate la tv. non sentiatevi costretti a tifare. Non accorgeretevi del calcio alla prima rogna. Combattete il razzismo: prima, quello dentro di voi, dentro di noi. Perché non è racchiuso in uno stadio, in uno sport. Altrimenti sarebbe così facile eliminarlo.

Voi vedete show, rabbia e montature.

Io credo ancora a un bambino che si illumina perché gioca e gli voglio passare la palla.