A ogni presentazione di Figli del Rock, incontro la domanda più bella. Una classifica, dunque, che si aggiorna di continuo, perché le persone sono una fonte inesauribile di scoperte, prima di tutto su se stessi.
In quello scrigno meraviglioso che è Libooks a Cantù (come sono volati gli anni, da quando appresi della decisione di Manuela, pronta a intraprendere questa strada), accanto a Carla Colmegna è affiorato un interrogativo da parte di una figlia del rock, che già mi aveva fatto riflettere molto sull'attesa e altri elementi del nostro passato.
- Che canzone, che verso ti tatueresti?
Ora, sono ribelle anche verso i tatuaggi per il semplice fatto che non mi piace qualcosa che resti per sempre addosso a me, ricercatrice perenne. Ma questa domanda mi ha costretto a sintetizzare ulteriormente ciò che conta, ciò che mi guida, ciò che cerca di restarmi impresso.
Istintivamente, sono tornata a una delle mie canzoni preferite, Sure Know Something. Per me, fedele socratica, può sembrare una contraddizione, eppure nella mia ignoranza rimane qualcosa che non si lascia travolgere, più una sensazione che una certezza razionale. Ma qualcosa senz'altro so, qualcosa che mi sprona nei momenti più bui, che mi consente, pur a fatica, di non perdermi, di cancellare anche le macchie apparentemente indelebili.
Qualcosa che non so definire, ma che mi permette, accanto alla forsennata esigenza di giudicarmi e bocciarmi, di volermi bene e perdonarmi. Solo così posso sussurrarmi, come Paul Stanley: ho giocato d'azzardo, ma non sono lo scemo di nessuno. E alzare la testa con un sorriso che gioca con una lacrima.






