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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

lunedì 6 aprile 2026

Come se fossi un nuovo spettacolo

 

Alla luce, sembra tutto più confuso. Non è una maldestra citazione dei Superfurry Animals, scherzo con il micio che osserva il sorgere del giorno come se fosse uno spettacolo nuovo.

Lo è, uno spettacolo nuovo. Durante la notte, abbiamo provato a contare le stelle e gli sbadigli; adesso graffiamo le striature del cielo con cui giocherella il sole. Fra poco, tutto sarà chiaro.

Tranne ciò che conta. 

In questi giorni, ho rimesso mano a sito e social, ma c'era qualcosa che mancava: la mia Definizione. Le mie definizioni, ammettiamolo. Ne esiste una unica? E tra quelle che mancano, lontano da giornalista & C. non si nasconde la più essenziale? Perché è non il problema (almeno in questo, sono cresciuta), ma la mia peculiarità da sempre: sono curiosa di scoprire ciò che posso fare, figurarsi ciò che posso essere. Così indosso vari abiti, alcuni si incollano alla pelle, ma non per questo mi rappresentano davvero.

Anche leggendo di tentativi di giovani di mettersi alla prova su diverse strade, mi sono sentita in sintonia. Solo che io non sono più una ragazza, da un pezzo.

Che cos'è, questa curiosità? Questo tentarmi da sola: posso provare anche questa via, questa esperienza, questo morso di vita? Si placherà prima o poi? E allora sarà la fine o un nuovo inizio?

Ecco, questa filosofia che mi ha scosso la vita prima ancora che mi mettessi a studiarla. 

Intanto, la voglia di riconoscermi, la voglia di conoscermi, mi sfiora e mi spaventa, a seconda dei giorni.

Forse la mia definizione è rintanata lì, nel momento di passaggio tra notte e giorno, quando comincia a spargersi la luce, ma non è ancora invadente. Uno spettacolo nuovo, che potrei essere proprio io, anche per pochi istanti.  

giovedì 2 aprile 2026

La fiducia è una preghiera

 

Prima che scendesse la notte e si colorasse di solitudine, ti sei posato tu sull'erba dei pensieri. Il primo ad arrivare, a consolare, a ricordarmi il ciclo della vita.

Sei arrivato, sul prato della chiesa, o meglio sei tornato. Mi hai portato il sorriso e il canto che tessera papà per dialogare con i tuoi simili. Mi hai fatto pensare a Zampillo e alla sua lezione di cinque anni fa: il merlo che mi chiese aiuto un'alba e un'alba se ne andò, affidandomi pensieri importanti.

Che cosa cercò di insegnarmi Zampillo? La fiducia. Così hai fatto tu. Mi sei venuto così vicino, che io avevo quasi timore a muovermi, mica di spaventarti. 

Fidati.

Stavo andando in chiesa, dal mio Signore, e non sapevo ancora cosa avrei fatto. Una preghiera fuggevole, per tornare quindi di corsa a chi pigolava a casa. Invece, dietro la porta il tempo si è fermato, come me.

Quando sono uscita, il prato taceva, insieme alla mia mente. 

La fiducia è una preghiera, che non senti nemmeno mormorare, ma entra in te e vola con le ali fragili di un merlo. Così la notte, per quanto percossa dal vento, ti incute meno paura.

lunedì 30 marzo 2026

Se chiudo o apro gli occhi

 

Rapidi passi non riescono a fermare i pensieri: mentre corro all'auto, parcheggiata oltre la via, il mio sguardo si incatena qui.

Un angolo che se ne sta andando, un angolo che un tempo era il tuo tempio di giochi e sentimenti. Il santuario che sbircia, per mandare l'ultima protezione forse. La luna, solo apparentemente sopra tutto.

Se chiudo o apro gli occhi, non cambia. Ci sei tu. 

venerdì 27 marzo 2026

Costa la Primavera

 

Per distogliere un istante gli occhi da te, dal tuo esitante avanzare, ci vuole un piccolo miracolo di bellezza. La bellezza autentica, non sfacciata, quella che ti ricorda quanto costi portare colore e gioia agli altri. A te stesso, di più ancora.

Alzo gli occhi e incrocio questi petali rosa appoggiati su un telo blu spazzolato dal vento. Ciliegio ornamentale, mi rammenta l'Ia e il pensiero corre al ciliegio che non posso più abbracciare, a tutti i miei amici che ho lasciato immersi nella terra.

Mi scatta dentro la lezione del prof: correggere il pensiero, per non lasciarsi ferire e non ferirli di più, perché da qualche parte restiamo connessi alle nostre amiche piante, nessuno può davvero recidere il nostro legame.

Lo sguardo va allora oltre l'esplosione di rosa e azzurro per impigliarsi nei rami accanto. Nudi ancora, o in procinto di vestirsi svogliatamente. Un contrasto che mi fa bene, perché mi ricorda  il prezzo da pagare, sudare. Di un sudore gelido, che inchioda alla terra senza appartenerle e poi fa risalire, senza promesse durature.

Costa la Primavera e per questa ragione impossibile è non commuoversi alle sue carezze.

giovedì 26 marzo 2026

Sono passati Gli Anni e molti sogni, noi no

 

Mauro mi ha spiazzato ancora, la gente a teatro altrettanto. L'anno scorso, a Milano, prima che scendesse un'altra scure sulla vita, avevo ricevuto una scossa potente di cui ancora non potevo valutare l'impatto rigenerante. Se ho attraversato questi mesi, è anche alla capacità insospettabile di "tenere il tempo" nei momenti più ardui.

Perché tornare dopo un anno al suo spettacolo "Alla ricerca dell'uomo ragno", nella mia città? Forse perché sono una consumatrice seriale di spettacoli intrisi di musica e storie, ma ancor più perché adoro la parola ricerca. La adoro e la detesto, se penso a tutte le volte in cui mi sono persa.

Nonostante il robusto vaccino rock (ma mica sarà un caso che Mauro Repetto mi offra così presto Bon Jovi sul piatto), mi ero lasciata incuriosire nel febbraio 2024 e ora avevo bisogno di un'altra dose insolita.  

Neanche stavolta ho alzato la mano a raccontare il mio sogno, che è un vigneto e di più ancora. Un angolo di mondo dove produrre qualcosa più tangibile delle parole, ma soprattutto dove essere Marilena, non un ruolo. 

Non c'era bisogno, perché ormai la conta dei sogni nemmeno mi interessa più. Cioè, avverto ancora la potenza di quello del vigneto, ma guardandomi indietro vedo sogni tanto amati che sono persi irrimediabilmente e altri inattesi che si sono realizzati. Non ho bilance a portata di mano, né le voglio.

Sono le sorprese che mi suscitano quel sorriso evocato da Repetto, a darmi più forza, a partire da te che inaspettatamente batti le mani, dopo avermi accompagnato per senso più o meno del dovere e che prima di entrare al Teatro Sociale Cajelli hai sbuffato "Eh, stasera c'era la Nazionale".

Ma ciò che mi guida sempre, che mi sta permettendo di andare avanti, è la ricerca. Di me stessa prima di tutto, e mi rammarica non adoperarmi seriamente, inghiottita dal tempo che reclamano i ruoli.

In qualche modo, mi dico dopo una serata così, ci riuscirò.

E la gente? Ah, a Milano era già su a ballare prestissimo, nella città di provincia Mauro ha dovuto chiamarla, sciogliendone la ritrosia. Tutti un po' uguali, prima timidi, poi lanciati, infine un popolo spezzato in due: chi si è fermato per incontrarlo, chi avrebbe voluto ma guardando al telefono ha pensato a una situazione di casa che non permetteva di prolungare la sosta di libertà.

Sono passati Gli Anni, e molti sogni. Noi no, ciascuno a modo proprio.



venerdì 20 febbraio 2026

Vita, arte e gratitudine con Francesco

 

Una e tante vite, quelle di Francesco Peronese che stasera mi ha fatto un nuovo dono oltre a quello della sua amicizia: presentare il suo libro sul palcoscenico del Teatro Sociale, con alle spalle il mitico Velario, insieme all'editore Daniele Spinelli.

In questi mesi ho potuto scoprire meglio Francesco, notaio, amante del bello, della musica, del patrimonio storico di Como e non solo, della solidarietà, del mondo. Il giorno clou, mentre decideva sul suo libro "Legenda ut discenda - racconti di vita e gratitudine", pubblicato con Elpo Edizioni: quando non volle la propria foto su questo testo autobiografico, bensì quella di un indiano legato mani e piedi a una catena di ferro. Perché in India - ci ha raccontato - fu un bagno di umanità. Di umiltà. 

Pagine che sono risuonate come uno spartito in questo storico edificio venerdì 20 febbraio, con il desiderio di fare del bene: perché Francesco le ha omaggiate a tutti, con un solo suggerimento, quello di aiutare il Servizio Cani Guida dei Lions

Che è poi il suo stile: è il suo (ottantacinquesimo) compleanno, ma il regalo ha voluto farlo a noi. 

Vita, arte e gratitudine: tutto e tutti insieme.




lunedì 16 febbraio 2026

Guardando oltre il proprio cielo

 

Una striscia di serenità, compressa da una cappa immensa di nuvole che punta su mattoni e cemento. Dovrebbe essere tutto ciò a cui aggrapparsi, invece il mio sguardo sale a quella massa in apparenza minacciosa. Solo quando si arrende a calare ancora, la sorpresa: le cose più oscure si possono colorare di luce e senso, come questa mattina.

Spesso, e vorrei credere sempre. Guardando oltre il proprio cielo, un fazzoletto o un velo sconfinato, ci si perde e un po' ci si ritrova.