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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

mercoledì 10 giugno 2026

L'ultimo bacio, prima di lasciare il deserto


 Immagine elaborata da Claude

Un ultimo bacio, lassù, prima di lasciare il deserto. Penso a queste cifre in apparenza incolori del mio traguardo di anni, 58: hanno un senso solo mettendomi allo specchio, come soleva fare mio padre scherzando. Allora lampeggia il numero che fotografa la sua partenza verso il cielo.

Eppure, nella mia vita carica di inciampi, c'è un accostamento che mi indica identità. Quarant'anni sono trascorsi dalla maggiore età conquistata, quel giorno in cui gridai "Adesso sono libera" e finsi di non udire la beffarda risata attorno a me.

Con Mosè ho camminato quarant'anni nel deserto, quel Midbar in cui mi ha guidato da ragazza don Lorenzo. Parole di ricerca, in un silenzio di saggezza: ho vagato e vagato ancora.

Mi sovviene di quell'unica mia tappa nel deserto fisico, sul monte Sinai: uno dei momenti più cruciali della mia esistenza, carico di Sehnsucht. Le stelle si rivelarono veramente tali, tanto da non riconoscerle successivamente più in alcun luogo. Il cielo si scioglieva nel rossore, cullato dal canto di un pope, e io mi sarei fermata volentieri.

Ma non era possibile, non era giusto.

Quarant'anni di cammino nel deserto, le calzature che si sono sfaldate, i muscoli tremanti, gli occhi che vedono molto meno e meno ancora vorrebbero talvolta vedere.

Due astri si allineano e cercano l'ultimo bacio, prima di lasciare il deserto: un po' di coraggio dopo la lunga prova, attendendo le sembianze della prossima. Non ho paura della notte, ci sono nata in mezzo. È che adesso non posso più raccontarmi di essere inconsapevole, persino se è così. 

Some people wait forever
Some people just run out of time
Some people live in darkness
And give up just before the light
You (you), me (me)
No, we won't back down
Let all the others wait
I want someday, someway, right now

Paul Stanley 

lunedì 8 giugno 2026

L'opportunità di arrivare in tempo

 

Sono afferrata alla gola, attirata e deviata da "Person of Interest". Tuttavia, questa sera risalendo all'origine della serie ho compreso il motivo del fascino.

Quello che viene offerto a Reese è l'opportunità di arrivare in tempo. Vi rendete conto che chance straordinaria essa sia? 

Non perdere un istante, non dire: sono giunto troppo tardi. Non piangere: non avevo capito.

L'opportunità di arrivare in tempo. Prima che si venga straziati, abbandonati, dilaniati. Un tesoro che non si può conquistare, se non in rare concessioni.

mercoledì 3 giugno 2026

FinInizio

 

Scivolando fuori ad un'alba già in fuga, il nostro sguardo si è fissato incerto lassù. Ma che è, la luna si è attardata? E dove si è infilato allora il sole?

La fine. L'inizio. Che accadrà mai lassù, per non parlare di quaggiù.

FinInizio. Non uno scioglilingua, ma la consapevolezza dolorosa eppure liberatoria che nulla dipende da noi, che i nostri prossimi passi non sono scontati, i pensieri si stanno già dissolvendo nell'aria. Siamo pronti a cominciare qualcosa, come se potessimo farlo davvero, e l'unica carezza di morrisoniana memoria è la fine. 

Torniamo ad arrampicarci con lo sguardo e c'è un dettaglio che forse grida più di tutti: chiunque sia lassù, è così solo o si tratta di un grande equivoco, ed è immensamente libero? Tutto quel chiacchiericcio che ti hanno rifilato nella vita i lontani, e ancor più i vicini, è sprofondato nel silenzio.

FinInizio. Potessi fare qualcosa, probabilmente nemmeno lo farei. Starei lì a guardarmi attorno, come fa quell'essere in dissolvenza, senza espressioni, senza giudizi.

venerdì 29 maggio 2026

Qualcuno di cui

 

Qualcuno di cui prendersi cura, per un istante, un giorno o nell'incontenibile incedere del tempo.

Qualcuno in cui rispecchiarsi, con cui perdersi o ritrovarsi.

Anche se il tempo non ti appartiene sfacciatamente, non ti senti solo schiacciata in un ruolo: le vere vittime sono quelle che si credono padrone del proprio tempo e di ogni tempo.

Qualcuno di cui prendersi cura, fosse anche se stessi, un giorno di bellezza infinita e un altro di tortura.

Come il fiore che sa raccontare tutto il proprio splendore in una manciata di ore, chiudi la porta alle voci inconsistenti e abbracci coloro di cui ti prendi cura, che ti fanno dannare e ti insegnano l'amore, tutto insieme.

Qualcuno di cui. E sempre tu. 



venerdì 15 maggio 2026

Il canestro, la barriera e la fiducia

 

Una valanga di anni dopo, mi trovo sotto il mio canestro. Sono lì per una manifestazione gioiosa e non c'è spazio per la malinconia, eppure in qualche modo quest'ultima cerca di insinuarsi. 

Nel lungo cammino intrapreso finora, ho avuto tante occasioni di entrare qui, al palazzetto e le ho evitate affrontando uno slalom accurato. Ma adesso non ha più molto senso, anche se non so perché.

Quando aspetto le premiazioni, mi dirigo o sotto quel canestro che non dimenticherò mai. C'era una difesa impenetrabile in quella partita, in quell'attimo che sembrava infinito, così non potevo avanzare, né passare la palla. Avevo solo una folle soluzione: tirare da metà campo, io soldo di cacio e pure al culmine della mia miopia. Significava rinunciare al controllo e affidarmi totalmente al caso.

Ci vedo poco da qui? Non ci vedrò per niente. Ma sì, ho chiuso gli occhi.

Li ho riaperti in tempo per intravedere la palla che calava implacabile nel canestro. La cosa mi ha fatto esultare, quindi ridere. Oggi solo riflettere: quante volte mi trovo davanti a una barriera impenetrabile per me, per le mie forze. Forse, l'unica via è proprio quella: arrendersi e avere fiducia. E forse, qualche volta lo faccio ancora.

Vedo non vedo. Tiro non tiro. La vita forse - mi racconta il mio vecchio cassetto - è tutta qui.


lunedì 6 aprile 2026

Come se fossi un nuovo spettacolo

 

Alla luce, sembra tutto più confuso. Non è una maldestra citazione dei Superfurry Animals, scherzo con il micio che osserva il sorgere del giorno come se fosse uno spettacolo nuovo.

Lo è, uno spettacolo nuovo. Durante la notte, abbiamo provato a contare le stelle e gli sbadigli; adesso graffiamo le striature del cielo con cui giocherella il sole. Fra poco, tutto sarà chiaro.

Tranne ciò che conta. 

In questi giorni, ho rimesso mano a sito e social, ma c'era qualcosa che mancava: la mia Definizione. Le mie definizioni, ammettiamolo. Ne esiste una unica? E tra quelle che mancano, lontano da giornalista & C. non si nasconde la più essenziale? Perché è non il problema (almeno in questo, sono cresciuta), ma la mia peculiarità da sempre: sono curiosa di scoprire ciò che posso fare, figurarsi ciò che posso essere. Così indosso vari abiti, alcuni si incollano alla pelle, ma non per questo mi rappresentano davvero.

Anche leggendo di tentativi di giovani di mettersi alla prova su diverse strade, mi sono sentita in sintonia. Solo che io non sono più una ragazza, da un pezzo.

Che cos'è, questa curiosità? Questo tentarmi da sola: posso provare anche questa via, questa esperienza, questo morso di vita? Si placherà prima o poi? E allora sarà la fine o un nuovo inizio?

Ecco, questa filosofia che mi ha scosso la vita prima ancora che mi mettessi a studiarla. 

Intanto, la voglia di riconoscermi, la voglia di conoscermi, mi sfiora e mi spaventa, a seconda dei giorni.

Forse la mia definizione è rintanata lì, nel momento di passaggio tra notte e giorno, quando comincia a spargersi la luce, ma non è ancora invadente. Uno spettacolo nuovo, che potrei essere proprio io, anche per pochi istanti.