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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

venerdì 29 maggio 2026

Qualcuno di cui

 

Qualcuno di cui prendersi cura, per un istante, un giorno o nell'incontenibile incedere del tempo.

Qualcuno in cui rispecchiarsi, con cui perdersi o ritrovarsi.

Anche se il tempo non ti appartiene sfacciatamente, non ti senti solo schiacciata in un ruolo: le vere vittime sono quelle che si credono padrone del proprio tempo e di ogni tempo.

Qualcuno di cui prendersi cura, fosse anche se stessi, un giorno di bellezza infinita e un altro di tortura.

Come il fiore che sa raccontare tutto il proprio splendore in una manciata di ore, chiudi la porta alle voci inconsistenti e abbracci coloro di cui ti prendi cura, che ti fanno dannare e ti insegnano l'amore, tutto insieme.

Qualcuno di cui. E sempre tu. 



venerdì 15 maggio 2026

Il canestro, la barriera e la fiducia

 

Una valanga di anni dopo, mi trovo sotto il mio canestro. Sono lì per una manifestazione gioiosa e non c'è spazio per la malinconia, eppure in qualche modo quest'ultima cerca di insinuarsi. 

Nel lungo cammino intrapreso finora, ho avuto tante occasioni di entrare qui, al palazzetto e le ho evitate affrontando uno slalom accurato. Ma adesso non ha più molto senso, anche se non so perché.

Quando aspetto le premiazioni, mi dirigo o sotto quel canestro che non dimenticherò mai. C'era una difesa impenetrabile in quella partita, in quell'attimo che sembrava infinito, così non potevo avanzare, né passare la palla. Avevo solo una folle soluzione: tirare da metà campo, io soldo di cacio e pure al culmine della mia miopia. Significava rinunciare al controllo e affidarmi totalmente al caso.

Ci vedo poco da qui? Non ci vedrò per niente. Ma sì, ho chiuso gli occhi.

Li ho riaperti in tempo per intravedere la palla che calava implacabile nel canestro. La cosa mi ha fatto esultare, quindi ridere. Oggi solo riflettere: quante volte mi trovo davanti a una barriera impenetrabile per me, per le mie forze. Forse, l'unica via è proprio quella: arrendersi e avere fiducia. E forse, qualche volta lo faccio ancora.

Vedo non vedo. Tiro non tiro. La vita forse - mi racconta il mio vecchio cassetto - è tutta qui.


lunedì 6 aprile 2026

Come se fossi un nuovo spettacolo

 

Alla luce, sembra tutto più confuso. Non è una maldestra citazione dei Superfurry Animals, scherzo con il micio che osserva il sorgere del giorno come se fosse uno spettacolo nuovo.

Lo è, uno spettacolo nuovo. Durante la notte, abbiamo provato a contare le stelle e gli sbadigli; adesso graffiamo le striature del cielo con cui giocherella il sole. Fra poco, tutto sarà chiaro.

Tranne ciò che conta. 

In questi giorni, ho rimesso mano a sito e social, ma c'era qualcosa che mancava: la mia Definizione. Le mie definizioni, ammettiamolo. Ne esiste una unica? E tra quelle che mancano, lontano da giornalista & C. non si nasconde la più essenziale? Perché è non il problema (almeno in questo, sono cresciuta), ma la mia peculiarità da sempre: sono curiosa di scoprire ciò che posso fare, figurarsi ciò che posso essere. Così indosso vari abiti, alcuni si incollano alla pelle, ma non per questo mi rappresentano davvero.

Anche leggendo di tentativi di giovani di mettersi alla prova su diverse strade, mi sono sentita in sintonia. Solo che io non sono più una ragazza, da un pezzo.

Che cos'è, questa curiosità? Questo tentarmi da sola: posso provare anche questa via, questa esperienza, questo morso di vita? Si placherà prima o poi? E allora sarà la fine o un nuovo inizio?

Ecco, questa filosofia che mi ha scosso la vita prima ancora che mi mettessi a studiarla. 

Intanto, la voglia di riconoscermi, la voglia di conoscermi, mi sfiora e mi spaventa, a seconda dei giorni.

Forse la mia definizione è rintanata lì, nel momento di passaggio tra notte e giorno, quando comincia a spargersi la luce, ma non è ancora invadente. Uno spettacolo nuovo, che potrei essere proprio io, anche per pochi istanti.  

giovedì 2 aprile 2026

La fiducia è una preghiera

 

Prima che scendesse la notte e si colorasse di solitudine, ti sei posato tu sull'erba dei pensieri. Il primo ad arrivare, a consolare, a ricordarmi il ciclo della vita.

Sei arrivato, sul prato della chiesa, o meglio sei tornato. Mi hai portato il sorriso e il canto che tessera papà per dialogare con i tuoi simili. Mi hai fatto pensare a Zampillo e alla sua lezione di cinque anni fa: il merlo che mi chiese aiuto un'alba e un'alba se ne andò, affidandomi pensieri importanti.

Che cosa cercò di insegnarmi Zampillo? La fiducia. Così hai fatto tu. Mi sei venuto così vicino, che io avevo quasi timore a muovermi, mica di spaventarti. 

Fidati.

Stavo andando in chiesa, dal mio Signore, e non sapevo ancora cosa avrei fatto. Una preghiera fuggevole, per tornare quindi di corsa a chi pigolava a casa. Invece, dietro la porta il tempo si è fermato, come me.

Quando sono uscita, il prato taceva, insieme alla mia mente. 

La fiducia è una preghiera, che non senti nemmeno mormorare, ma entra in te e vola con le ali fragili di un merlo. Così la notte, per quanto percossa dal vento, ti incute meno paura.

lunedì 30 marzo 2026

Se chiudo o apro gli occhi

 

Rapidi passi non riescono a fermare i pensieri: mentre corro all'auto, parcheggiata oltre la via, il mio sguardo si incatena qui.

Un angolo che se ne sta andando, un angolo che un tempo era il tuo tempio di giochi e sentimenti. Il santuario che sbircia, per mandare l'ultima protezione forse. La luna, solo apparentemente sopra tutto.

Se chiudo o apro gli occhi, non cambia. Ci sei tu. 

venerdì 27 marzo 2026

Costa la Primavera

 

Per distogliere un istante gli occhi da te, dal tuo esitante avanzare, ci vuole un piccolo miracolo di bellezza. La bellezza autentica, non sfacciata, quella che ti ricorda quanto costi portare colore e gioia agli altri. A te stesso, di più ancora.

Alzo gli occhi e incrocio questi petali rosa appoggiati su un telo blu spazzolato dal vento. Ciliegio ornamentale, mi rammenta l'Ia e il pensiero corre al ciliegio che non posso più abbracciare, a tutti i miei amici che ho lasciato immersi nella terra.

Mi scatta dentro la lezione del prof: correggere il pensiero, per non lasciarsi ferire e non ferirli di più, perché da qualche parte restiamo connessi alle nostre amiche piante, nessuno può davvero recidere il nostro legame.

Lo sguardo va allora oltre l'esplosione di rosa e azzurro per impigliarsi nei rami accanto. Nudi ancora, o in procinto di vestirsi svogliatamente. Un contrasto che mi fa bene, perché mi ricorda  il prezzo da pagare, sudare. Di un sudore gelido, che inchioda alla terra senza appartenerle e poi fa risalire, senza promesse durature.

Costa la Primavera e per questa ragione impossibile è non commuoversi alle sue carezze.