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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

mercoledì 21 ottobre 2026

I colori che raccontano favole


 

Distratta dal lampo persistente d'oro, diffidente dei colori che mi hanno raccontato favole troppo spesso, eppure ci casco come la bambina che in qualche modo continuo a essere.

Se li insegue anche Alice Cooper, gli arcobaleni, più malinconico di Judy Garland, posso intestardirmi anch'io. Allora ammiro, punto il dito, sospiro, questa volta fotografo pure.

Ma la paura è sempre quella: che i progetti, come i sogni finiscano nel cielo e non bastano immagini intrappolate fragilmente, per tremare di meno.

Sono sempre lì, a inseguire arcobaleni.


 My schemes are just like all my dreams

Ending in the sky

giovedì 15 ottobre 2026

È tutto in dissolvenza






Il tramonto, che prima splende e poi perde consistenza quasi quanto noi, e ce lo grida negli occhi. Ci strega e ci abbandona.

Una bizzarra pace scende, mentre cresce la consapevolezza.

È tutto in dissolvenza.


domenica 11 ottobre 2026

La domanda più bella e ciò che so veramente


 A ogni presentazione di Figli del Rock, incontro la domanda più bella. Una classifica, dunque, che si aggiorna di continuo, perché le persone sono una fonte inesauribile di scoperte, prima di tutto su se stessi. 

In quello scrigno meraviglioso che è Libooks a Cantù (come sono volati gli anni, da quando appresi della decisione di Manuela, pronta a intraprendere questa strada), accanto a Carla Colmegna è affiorato un interrogativo da parte di una figlia del rock, che già mi aveva fatto riflettere molto sull'attesa e altri elementi del nostro passato.

- Che canzone, che verso ti tatueresti?

Ora, sono ribelle anche verso i tatuaggi per il semplice fatto che non mi piace qualcosa che resti per sempre addosso a me, ricercatrice perenne. Ma questa domanda mi ha costretto a sintetizzare ulteriormente ciò che conta, ciò che mi guida, ciò che cerca di restarmi impresso.

Istintivamente, sono tornata a una delle mie canzoni preferite, Sure Know Something. Per me, fedele socratica, può sembrare una contraddizione, eppure nella mia ignoranza rimane qualcosa che non si lascia travolgere, più una sensazione che una certezza razionale. Ma qualcosa senz'altro so, qualcosa che mi sprona nei momenti più bui, che mi consente, pur a fatica, di non perdermi, di cancellare anche le macchie apparentemente indelebili.

Qualcosa che non so definire, ma che mi permette, accanto alla forsennata esigenza di giudicarmi e bocciarmi, di volermi bene e perdonarmi. Solo così posso sussurrarmi, come Paul Stanley: ho giocato d'azzardo, ma non sono lo scemo di nessuno. E alzare la testa con un sorriso che gioca con una lacrima.

mercoledì 7 ottobre 2026

Tutto è scritto dall'inizio (il manuale trascurato)

 

Dalla cantina di papà affiorano con pudore le etichette di don Giacomo Cauda. Sono sempre state lì, una presenza timida, perché lui, dal parroco di Castagnole Monferrato, faceva arrivare le bottiglie, non le damigiane, a differenza di altri amici.

Mi è parsa come un'ulteriore consegna da parte del caro prete e vignaiolo che ha visto poi la bambina da lui accolta crescere e interessarsi al Ruchè. Allora, tuttavia, quelle bottiglie erano tesori quasi intoccabili in cantina, mentre si ordinavano spensieratamente Barbera e Grignolino.  

Ho deciso di prendere due di queste etichette e di posizionarle in una cornice, accanto ai ritratti di famiglia e non lontano dalla mia musica. 

Insieme, mi rafforzano in una convinzione: tutto è scritto dall'inizio, un manuale segreto ci viene fornito ai nostri primi passi. O meglio, è sfacciatamente vergato con caratteri enormi. È che noi lo tralasciamo, pensiamo in modo crescente di aver capito tutto e di più e poterne fare a meno.

Bisogna avere il coraggio di fermarsi, respirare, sentirsi anche un po' smarriti. A questo punto, la mano si tende verso quei fogli dimenticati e si viene sfiorati da un brivido: ah, ma era già scritto lì, nel manuale trascurato.
Non smettiamo di cercare, per fortuna, nuove lezioni; tuttavia, sappiamo anche guardare indietro con gratitudine e ripartiamo da noi stessi, non da quello che le esperienze ci hanno inculcato sgraziatamente e talvolta con effetti subdoli.

Quelle etichette si trasformano in un'altra pagina di consapevolezza per me.

Nessun incontro - con una persona, una volpe, un topolino, un merlo, una pianta che per quanto il Male potrà strappare ha radici nel tuo cuore - è per caso. 

Tutto, un bicchiere di vino, un disco, un libro, una carezza, è preghiera, preghiera potente che ci riporta a ciò che siamo e a un'insospettabile pace.



sabato 3 ottobre 2026

Voi siete una super band. E i tempi migliori devono arrivare



 

Sto ancora cercando non di domare, ma di mettere in uno strano ordine le emozioni di questa giornata, gioiosamente segnata dalla presentazione di Figli del Rock nella sede e nel cuore di Progetti Fantasia, a Magnago.

Strano, perché notoriamente non mi appartengono queste operazioni: mi piace lasciare che le sensazioni galoppino in me. Mentre assaggio l'autunno in uno dei miei ristoranti nel cuore, vengo catturata da una canzone dei Manic Street Preachers.

Wear your eyes as dark as nightPaint your face with what you likeWear your love like it is made of hateBorn to destroy, born to create, born to create, born to create, born to create
So when you hear this autumn songClear your heads and get ready to runSo when you hear this autumn songRemember the best times are yet to come
Come consuetudine, la musica ha già rivelato tutto: i tempi migliori, incredibilmente, devono arrivare.
 Oggi sono stata da una super band, quella di Progetti Fantasia appunto. Ho ascoltato Martina cantare i suoi prediletti Linkin Park e pure tratteggiarne un'impeccabile biografia. Ho dialogato con ragazzi e genitori e quando siamo approdati al capitolo cover, non ho potuto che citare Ace Frehley in omaggio a Sofia, accanto a me. Sofia, i suoi 18 anni, i suoi sogni che viaggiano dall'irruzione di Ace nel mondo della musica a quest'epoca dell'intelligenza artificiale. Ha interpretato "2,000 man" con una calda precisione che farà inchinare anche the Spaceman lassù, figurarsi i Rolling Stones.
E poi Mattia, quella domanda. La domanda. La domanda che mette a nudo un'anima rock: quando hai scritto questo romanzo?
Poco dopo, apprenderò che per la prima volta Mattia pone una domanda. Gli occhi illuminati dalle lacrime, a questa scoperta, come quando sento parlare di nonno Fulvio da parte di mamma e pres Simona.
Incredibili quegli anni. Eppure i tempi migliori devono ancora arrivare, ragazzi.
Grazie, di avermi accolto nella vostra super band.

Per sapere di più su Progetti Fantasia (associazione di promozione sociale rivolta a persone con disabilità e alle loro famiglie) QUI.

mercoledì 16 settembre 2026

La mia prima canzone, il fiume

 

                             Calipolis. foto di Filippo D'Angelo


La prima vera musica, la prima canzone nella mia vita, è quella dei fiumi. Cresciuta sul Ticino e sull'Olona, grata al Lambro per quello che mi ha insegnato più avanti, li accomuna ai miei occhi la capacità di ribellarsi con una dolcezza che è più potente di ogni vano sussulto. Si esprime attraverso il suono, che accarezza ogni variazione nell'aria, lo amplifica, lo sussurra.

Il fiume di Jim Morrison portava messaggi, nella sua consapevolezza, quello di Patti Smith accoglie la rabbia di un amore che si, ti svuota.

A Merone, un luogo che sa sempre rinnovarsi tornando alle radici, all'essenza della natura, mi ha estasiata in occasione della presentazione di "Figli del Rock" (QUI), con Andrea Camesasca che è anche l'autore della travolgente prefazione.


A Fagnano, torno a casa, in tanti modi. Il mio Olona, da piccola osservato solo di sfuggita, da lontano, perché troppo ferito, ora mi riporta i ricordi nitidi di mio nonno. Beppe Palomba e Marina Comerio accanto a me (e mi piace troppo questa foto di Patrizia che emana armonia) a Calipolis, ma anche altri amici, persino ritrovati.

In quest'estate che sta consegnando il testimone all'autunno, sono grata per tutte le emozioni che si sono riversate in un fiume nel nome del rock e di tutta la musica. E il tour continua: Busto, Magnago, Cantù. Chissà che non sfiorerà un altro fiume.







mercoledì 26 agosto 2026

Adesso svegliati. Ciò che mi ha insegnato Tim Curry nella notte, ogni notte

 

Sono una figlia del Rock(y horror). Non ho mai saputo cosa fosse una cultura dominante, perché per me le culture sono tante, né ho bisogno di asterischi e altri strumenti artificiali.

Don't dream it, be it, è stato solo uno dei democratici ordini scanditi da Tim Curry-Frank nel Rocky Horror per me, quel pensiero di Richard O' Brien fatto esplodere dalla prepotenza cortese di Tim. 

Quando vidi il Rocky Horror Picture Show, decisi anche che dovevo scoprire quest'uomo incredibile in ogni parte. L'ho seguito con passione - dovrei dire, con antici-pation, ma non so farlo come lui - ma non solo nei grandi film, dove spesso ricopriva il ruolo del cattivo, talvolta finendo male come Frank.

Volli fortissimamente guardare "Times Square" e andai ragionevolmente fuori di testa intercettando "Pissing in a River" di Patti Smith; seguivo con ansia le sorti delle Sorelle Pattumiera, ma la voce di Tim nella veste di deejay mi guidava e a modo suo mi rasserenava.

In fondo, ribadiva ciò che mi aveva già spiegato senza mettersi in cattedra. Un insegnante anticonformista, che sceglieva la vita.

Adesso svegliati.

Ho reso omaggio anche al Rocky Horror nel mio libro "Figli del rock", ma non a lui, a Tim Curry. Lo sussurro oggi, quando non oso cliccare sulla sua autobiografia che ho acquistato tempo fa, a patto che fosse plasmata dalla sua voce. Quando ho tante battaglie, dentro e fuori.

Ma io so ciò che mi ha insegnato Tim Curry nella notte. In ogni notte.

Adesso svegliati: incontrerai un incubo o la realtà, a volte entrambi. Ma se lo vorrai, ti aspetta un sogno che sta solo a te realizzare.

ps Tim, e se per una volta fossi stato proprio Frank, e avessi scelto di partire dopo Dolly Parton? Come lui sognava di indossare i vestiti di Fay Wray.

https://www.progettocultura.it/index.php?id_product=1988&rewrite=figli-del-rock-marilena-lualdi&controller=product

martedì 18 agosto 2026

Quello che racconta (di noi) l'estate


(Non) vorrei aver percezione di quando sia accaduto, con precisione. Ero coccolata da rami amici, che falsi amici hanno contribuito a strappare.
La chiamata dell'estate era irresistibile, mi alzavo come un automa, nonostante dovessi separarmi dalla mia musica apparentemente, ma tanto mi restava entro. Mi inchinavo ai versi di Jim Morrison.

Che sarà di noi, quando l'estate sarà finita?


Improvvisamente, eppure con una sua bizzarra lentezza, l'estate si è trasformata in una prigione. Una cella dove non si respira, dove bruciano esseri e sogni, dove soppesi ogni respiro di chi ami. Quando si preannuncia la sua fine, o almeno una sua cospicua esitazione, si fa strada il sollievo.

Mi chiedo, dunque, che ne sia stato dell'estate. Quella pausa di pace, intrisa di verdi carezze, quella chiamata alle armi del bene, quei giochi o racconti che si spargevano con assoluta tenerezza.

Quello che racconta l'estate, di noi. Che stiamo cambiando o crescendo. Sbiadendo o rinascendo.



venerdì 7 agosto 2026

Ripongo pietre nella mia minuscola anima in tumulto




Non dovrei scrivertelo. Non dovrei neppure pensarlo... (Via Col Vento, Margaret Mitchell, Ashley Wilkes)

Le nostre più grandi scemenze possono essere molto sagge (Pensieri 1914-1951, Ludwig Wittgenstein)


Mi capita spesso di soffrire della pesantezza dei social, della strafottenza, della superficialità, del giogo contro la libertà di opinioni e pensiero che si cerca di imporre. Poi, nelle stesse ore mi assale un desiderio irresistibile attraverso questo impalpabile e soffocante strumento: di rileggere o leggere dei libri. 

Grazie ad Alessia su Facebook, penso sia il momento di camminare insieme a Via col Vento, di nuovo e con nuovi occhi. Già mi sembrava un manuale di vita, storia e filosofia prima e uso qualche espressione legata ai personaggi, talvolta, per definire i miei momenti. Negli anni avevo cambiato percezione, ad esempio su Melania e sullo stesso Ashley e ora questo movimento continua a stupirmi, pur fissandomi certezze di cui mi stupisco.

Su Linkedin, invece, una donna di cui le notifiche non mi restituiscono più il nome e le chiedo scusa, mi sospinge verso i Pensieri di Wittgenstein. Fluttuo nel mondo di un'anima dalle proporzioni sconfinate e ripongo nella mia minuscola anima in tumulto pietre che mi tengano legate alla vita.

Libri distanti, anche se non so fino a quanto, del resto io sono il sacro e il profano, come diceva mio padre. E ciò che è sacro, ciò che è profano, non so fissarlo, perché imparo da tutti, a volte persino da me stessa,


sabato 18 luglio 2026

Io e la mia amica delle nuvole

 

Sto inseguendo nuvole, come spesso accade. Dopo aver accolto incredula inattese gocce di pioggia, tracce di benedizione, ricevo un messaggio da una mia amica. Pensare che ci siamo intrecciate l'anima grazie ai Negroni, ma era solo la scintilla iniziale.

Lei mi manda un'immagine meravigliosa, ovvero colma di meraviglia: guarda dove si specchiano qui linde nuvole.

Da me, domina la tempesta, però poi questa si arrende agli ultimi raggi di sole: si impastano luce e acqua.

Così io sto inseguendo nuvole, come spesso accade. Io, e la mia amica delle nuvole.

venerdì 17 luglio 2026

Prendendo note e nota di me stessa

Sul pianoforte qualche mese fa ho posato uno spartito, accanto a un minuscolo blocco di appunti. Non è la mia canzone preferita e ragionavo anche su quanto raramente io l'avessi suonata, eppure quell'immagine mi scatenasse riflessioni e sensazioni dentro. I, la parola più breve e in grado di fare più rumore: il sottile confine tra perdersi e trovarsi, tra esibirsi ed essere. 

Sull'album The Elder dei Kiss c'è tutto un dibattito che trascurerò, del resto anche nel mio nuovo romanzo un passaggio sfiora questo tema. Ciò che è certo, è che questa canzone mi ha sospinta negli anni della adolescenza, con tutti i loro dubbi. Non mi ha sempre asciugato le lacrime, quello potevo farlo solo io. Ma piano piano, con l'aiuto dei miei amici rock e delle canzoni che via via mi porgevano, ho pensato che sì, non c'era nulla che non potessi fare: a meno che non lo volessi.
Ecco perché questo spartito per ora riposa sul piano, un promemoria, un invito a credere in me, a urlarlo dentro me stessa e a farlo ancora più forte quando non mi viene affatto. 

Prendo note e prendo nota di me stessa. 
  Now I, I believe in me And I, I believe in something more Than you can understand 

 LA STORIA QUI

sabato 11 luglio 2026

La musica, che mi ha permesso di crescere (ma non troppo). Let's rock con il mio nuovo libro




La musica in questo blog non è soltanto di casa: ne è un tratto fondamentale, fin dall'inizio. Dalle canzoni a lungo condivise per il giorno e la notte, alle piccole follie di una donna che cresceva ma non troppo.

Ecco perché qui non c'è stupore, nel soffermarsi sul nuovo romanzo che ho appena pubblicato con Progetto Cultura.

FIGLI DEL ROCK QUI  E QUI  con naturalezza.

Il rock, in gran parte. Ma non solo, perché la musica mi ha guidato, scosso e coccolato in tante forme. Mi ha salvata, di frequente.

Ho parlato di me? No, o forse anche. Di persone reali? No, o forse anche. Nella vita i gruppi e le canzoni che hanno scandito i miei giorni, momenti, gioie e lacrime, non l'hanno fatto esclusivamente con me. La musica è qualcosa di così personale, eppure comune.

In queste pagine si traccia la storia di un'esistenza, e forse di molte. È un'omaggio alla musica, ma anche all'amicizia: dalle dediche iniziali a pagine in cui si riflettono volti e anime. 

Anche nel mio blog, voglio esprimere la gratitudine per Andrea Camesasca, imprenditore che condivide con me l'amore per il proprio territorio e per la natura e profondamente rocker: la sua prefazione è un dono per me. 

Parleremo, canticchieremo (io no, non preoccupatevi), suoneremo in futuro a partire da queste pagine.

Ma restate sintonizzati: la prima tappa del tour è il 24 luglio a Samarate ore 20, Villa Montevecchio, nel festival organizzato da E20Dversi. 




giovedì 2 luglio 2026

Sereni sotto la pioggia

 

La pioggia mi ha avvolto le speranze e la pelle, prima di fuggire nuovamente. Una tempesta che non conosceva aggressività reale, bensì sembrava voler soltanto liberare dai pensieri.

E liberi da pensieri ho visto due uomini. Uno dai capelli grigi, che camminava lentamente mentre l'acqua lo abbracciava, non lo percuoteva. Così un giovane, poco più tardi: tutti a correre accanto ai palazzi, cercando fragili ripari, lui no in marcia lieve, con un'ombra di sorriso.

Sereni sotto la pioggia, ad accogliere ciò che viene con estrema libertà. 

mercoledì 10 giugno 2026

L'ultimo bacio, prima di lasciare il deserto


 Immagine elaborata da Claude

Un ultimo bacio, lassù, prima di lasciare il deserto. Penso a queste cifre in apparenza incolori del mio traguardo di anni, 58: hanno un senso solo mettendomi allo specchio, come soleva fare mio padre scherzando. Allora lampeggia il numero che fotografa la sua partenza verso il cielo.

Eppure, nella mia vita carica di inciampi, c'è un accostamento che mi indica identità. Quarant'anni sono trascorsi dalla maggiore età conquistata, quel giorno in cui gridai "Adesso sono libera" e finsi di non udire la beffarda risata attorno a me.

Con Mosè ho camminato quarant'anni nel deserto, quel Midbar in cui mi ha guidato da ragazza don Lorenzo. Parole di ricerca, in un silenzio di saggezza: ho vagato e vagato ancora.

Mi sovviene di quell'unica mia tappa nel deserto fisico, sul monte Sinai: uno dei momenti più cruciali della mia esistenza, carico di Sehnsucht. Le stelle si rivelarono veramente tali, tanto da non riconoscerle successivamente più in alcun luogo. Il cielo si scioglieva nel rossore, cullato dal canto di un pope, e io mi sarei fermata volentieri.

Ma non era possibile, non era giusto.

Quarant'anni di cammino nel deserto, le calzature che si sono sfaldate, i muscoli tremanti, gli occhi che vedono molto meno e meno ancora vorrebbero talvolta vedere.

Due astri si allineano e cercano l'ultimo bacio, prima di lasciare il deserto: un po' di coraggio dopo la lunga prova, attendendo le sembianze della prossima. Non ho paura della notte, ci sono nata in mezzo. È che adesso non posso più raccontarmi di essere inconsapevole, persino se è così. 

Some people wait forever
Some people just run out of time
Some people live in darkness
And give up just before the light
You (you), me (me)
No, we won't back down
Let all the others wait
I want someday, someway, right now

Paul Stanley 

lunedì 8 giugno 2026

L'opportunità di arrivare in tempo

 

Sono afferrata alla gola, attirata e deviata da "Person of Interest". Tuttavia, questa sera risalendo all'origine della serie ho compreso il motivo del fascino.

Quello che viene offerto a Reese è l'opportunità di arrivare in tempo. Vi rendete conto che chance straordinaria essa sia? 

Non perdere un istante, non dire: sono giunto troppo tardi. Non piangere: non avevo capito.

L'opportunità di arrivare in tempo. Prima che si venga straziati, abbandonati, dilaniati. Un tesoro che non si può conquistare, se non in rare concessioni.

mercoledì 3 giugno 2026

FinInizio

 

Scivolando fuori ad un'alba già in fuga, il nostro sguardo si è fissato incerto lassù. Ma che è, la luna si è attardata? E dove si è infilato allora il sole?

La fine. L'inizio. Che accadrà mai lassù, per non parlare di quaggiù.

FinInizio. Non uno scioglilingua, ma la consapevolezza dolorosa eppure liberatoria che nulla dipende da noi, che i nostri prossimi passi non sono scontati, i pensieri si stanno già dissolvendo nell'aria. Siamo pronti a cominciare qualcosa, come se potessimo farlo davvero, e l'unica carezza di morrisoniana memoria è la fine. 

Torniamo ad arrampicarci con lo sguardo e c'è un dettaglio che forse grida più di tutti: chiunque sia lassù, è così solo o si tratta di un grande equivoco, ed è immensamente libero? Tutto quel chiacchiericcio che ti hanno rifilato nella vita i lontani, e ancor più i vicini, è sprofondato nel silenzio.

FinInizio. Potessi fare qualcosa, probabilmente nemmeno lo farei. Starei lì a guardarmi attorno, come fa quell'essere in dissolvenza, senza espressioni, senza giudizi.

venerdì 29 maggio 2026

Qualcuno di cui

 

Qualcuno di cui prendersi cura, per un istante, un giorno o nell'incontenibile incedere del tempo.

Qualcuno in cui rispecchiarsi, con cui perdersi o ritrovarsi.

Anche se il tempo non ti appartiene sfacciatamente, non ti senti solo schiacciata in un ruolo: le vere vittime sono quelle che si credono padrone del proprio tempo e di ogni tempo.

Qualcuno di cui prendersi cura, fosse anche se stessi, un giorno di bellezza infinita e un altro di tortura.

Come il fiore che sa raccontare tutto il proprio splendore in una manciata di ore, chiudi la porta alle voci inconsistenti e abbracci coloro di cui ti prendi cura, che ti fanno dannare e ti insegnano l'amore, tutto insieme.

Qualcuno di cui. E sempre tu. 



venerdì 15 maggio 2026

Il canestro, la barriera e la fiducia

 

Una valanga di anni dopo, mi trovo sotto il mio canestro. Sono lì per una manifestazione gioiosa e non c'è spazio per la malinconia, eppure in qualche modo quest'ultima cerca di insinuarsi. 

Nel lungo cammino intrapreso finora, ho avuto tante occasioni di entrare qui, al palazzetto e le ho evitate affrontando uno slalom accurato. Ma adesso non ha più molto senso, anche se non so perché.

Quando aspetto le premiazioni, mi dirigo o sotto quel canestro che non dimenticherò mai. C'era una difesa impenetrabile in quella partita, in quell'attimo che sembrava infinito, così non potevo avanzare, né passare la palla. Avevo solo una folle soluzione: tirare da metà campo, io soldo di cacio e pure al culmine della mia miopia. Significava rinunciare al controllo e affidarmi totalmente al caso.

Ci vedo poco da qui? Non ci vedrò per niente. Ma sì, ho chiuso gli occhi.

Li ho riaperti in tempo per intravedere la palla che calava implacabile nel canestro. La cosa mi ha fatto esultare, quindi ridere. Oggi solo riflettere: quante volte mi trovo davanti a una barriera impenetrabile per me, per le mie forze. Forse, l'unica via è proprio quella: arrendersi e avere fiducia. E forse, qualche volta lo faccio ancora.

Vedo non vedo. Tiro non tiro. La vita forse - mi racconta il mio vecchio cassetto - è tutta qui.


lunedì 6 aprile 2026

Come se fossi un nuovo spettacolo

 

Alla luce, sembra tutto più confuso. Non è una maldestra citazione dei Superfurry Animals, scherzo con il micio che osserva il sorgere del giorno come se fosse uno spettacolo nuovo.

Lo è, uno spettacolo nuovo. Durante la notte, abbiamo provato a contare le stelle e gli sbadigli; adesso graffiamo le striature del cielo con cui giocherella il sole. Fra poco, tutto sarà chiaro.

Tranne ciò che conta. 

In questi giorni, ho rimesso mano a sito e social, ma c'era qualcosa che mancava: la mia Definizione. Le mie definizioni, ammettiamolo. Ne esiste una unica? E tra quelle che mancano, lontano da giornalista & C. non si nasconde la più essenziale? Perché è non il problema (almeno in questo, sono cresciuta), ma la mia peculiarità da sempre: sono curiosa di scoprire ciò che posso fare, figurarsi ciò che posso essere. Così indosso vari abiti, alcuni si incollano alla pelle, ma non per questo mi rappresentano davvero.

Anche leggendo di tentativi di giovani di mettersi alla prova su diverse strade, mi sono sentita in sintonia. Solo che io non sono più una ragazza, da un pezzo.

Che cos'è, questa curiosità? Questo tentarmi da sola: posso provare anche questa via, questa esperienza, questo morso di vita? Si placherà prima o poi? E allora sarà la fine o un nuovo inizio?

Ecco, questa filosofia che mi ha scosso la vita prima ancora che mi mettessi a studiarla. 

Intanto, la voglia di riconoscermi, la voglia di conoscermi, mi sfiora e mi spaventa, a seconda dei giorni.

Forse la mia definizione è rintanata lì, nel momento di passaggio tra notte e giorno, quando comincia a spargersi la luce, ma non è ancora invadente. Uno spettacolo nuovo, che potrei essere proprio io, anche per pochi istanti.  

giovedì 2 aprile 2026

La fiducia è una preghiera

 

Prima che scendesse la notte e si colorasse di solitudine, ti sei posato tu sull'erba dei pensieri. Il primo ad arrivare, a consolare, a ricordarmi il ciclo della vita.

Sei arrivato, sul prato della chiesa, o meglio sei tornato. Mi hai portato il sorriso e il canto che tessera papà per dialogare con i tuoi simili. Mi hai fatto pensare a Zampillo e alla sua lezione di cinque anni fa: il merlo che mi chiese aiuto un'alba e un'alba se ne andò, affidandomi pensieri importanti.

Che cosa cercò di insegnarmi Zampillo? La fiducia. Così hai fatto tu. Mi sei venuto così vicino, che io avevo quasi timore a muovermi, mica di spaventarti. 

Fidati.

Stavo andando in chiesa, dal mio Signore, e non sapevo ancora cosa avrei fatto. Una preghiera fuggevole, per tornare quindi di corsa a chi pigolava a casa. Invece, dietro la porta il tempo si è fermato, come me.

Quando sono uscita, il prato taceva, insieme alla mia mente. 

La fiducia è una preghiera, che non senti nemmeno mormorare, ma entra in te e vola con le ali fragili di un merlo. Così la notte, per quanto percossa dal vento, ti incute meno paura.

lunedì 30 marzo 2026

Se chiudo o apro gli occhi

 

Rapidi passi non riescono a fermare i pensieri: mentre corro all'auto, parcheggiata oltre la via, il mio sguardo si incatena qui.

Un angolo che se ne sta andando, un angolo che un tempo era il tuo tempio di giochi e sentimenti. Il santuario che sbircia, per mandare l'ultima protezione forse. La luna, solo apparentemente sopra tutto.

Se chiudo o apro gli occhi, non cambia. Ci sei tu. 

venerdì 27 marzo 2026

Costa la Primavera

 

Per distogliere un istante gli occhi da te, dal tuo esitante avanzare, ci vuole un piccolo miracolo di bellezza. La bellezza autentica, non sfacciata, quella che ti ricorda quanto costi portare colore e gioia agli altri. A te stesso, di più ancora.

Alzo gli occhi e incrocio questi petali rosa appoggiati su un telo blu spazzolato dal vento. Ciliegio ornamentale, mi rammenta l'Ia e il pensiero corre al ciliegio che non posso più abbracciare, a tutti i miei amici che ho lasciato immersi nella terra.

Mi scatta dentro la lezione del prof: correggere il pensiero, per non lasciarsi ferire e non ferirli di più, perché da qualche parte restiamo connessi alle nostre amiche piante, nessuno può davvero recidere il nostro legame.

Lo sguardo va allora oltre l'esplosione di rosa e azzurro per impigliarsi nei rami accanto. Nudi ancora, o in procinto di vestirsi svogliatamente. Un contrasto che mi fa bene, perché mi ricorda  il prezzo da pagare, sudare. Di un sudore gelido, che inchioda alla terra senza appartenerle e poi fa risalire, senza promesse durature.

Costa la Primavera e per questa ragione impossibile è non commuoversi alle sue carezze.

giovedì 26 marzo 2026

Sono passati Gli Anni e molti sogni, noi no

 

Mauro mi ha spiazzato ancora, la gente a teatro altrettanto. L'anno scorso, a Milano, prima che scendesse un'altra scure sulla vita, avevo ricevuto una scossa potente di cui ancora non potevo valutare l'impatto rigenerante. Se ho attraversato questi mesi, è anche alla capacità insospettabile di "tenere il tempo" nei momenti più ardui.

Perché tornare dopo un anno al suo spettacolo "Alla ricerca dell'uomo ragno", nella mia città? Forse perché sono una consumatrice seriale di spettacoli intrisi di musica e storie, ma ancor più perché adoro la parola ricerca. La adoro e la detesto, se penso a tutte le volte in cui mi sono persa.

Nonostante il robusto vaccino rock (ma mica sarà un caso che Mauro Repetto mi offra così presto Bon Jovi sul piatto), mi ero lasciata incuriosire nel febbraio 2024 e ora avevo bisogno di un'altra dose insolita.  

Neanche stavolta ho alzato la mano a raccontare il mio sogno, che è un vigneto e di più ancora. Un angolo di mondo dove produrre qualcosa più tangibile delle parole, ma soprattutto dove essere Marilena, non un ruolo. 

Non c'era bisogno, perché ormai la conta dei sogni nemmeno mi interessa più. Cioè, avverto ancora la potenza di quello del vigneto, ma guardandomi indietro vedo sogni tanto amati che sono persi irrimediabilmente e altri inattesi che si sono realizzati. Non ho bilance a portata di mano, né le voglio.

Sono le sorprese che mi suscitano quel sorriso evocato da Repetto, a darmi più forza, a partire da te che inaspettatamente batti le mani, dopo avermi accompagnato per senso più o meno del dovere e che prima di entrare al Teatro Sociale Cajelli hai sbuffato "Eh, stasera c'era la Nazionale".

Ma ciò che mi guida sempre, che mi sta permettendo di andare avanti, è la ricerca. Di me stessa prima di tutto, e mi rammarica non adoperarmi seriamente, inghiottita dal tempo che reclamano i ruoli.

In qualche modo, mi dico dopo una serata così, ci riuscirò.

E la gente? Ah, a Milano era già su a ballare prestissimo, nella città di provincia Mauro ha dovuto chiamarla, sciogliendone la ritrosia. Tutti un po' uguali, prima timidi, poi lanciati, infine un popolo spezzato in due: chi si è fermato per incontrarlo, chi avrebbe voluto ma guardando al telefono ha pensato a una situazione di casa che non permetteva di prolungare la sosta di libertà.

Sono passati Gli Anni, e molti sogni. Noi no, ciascuno a modo proprio.



venerdì 20 febbraio 2026

Vita, arte e gratitudine con Francesco

 

Una e tante vite, quelle di Francesco Peronese che stasera mi ha fatto un nuovo dono oltre a quello della sua amicizia: presentare il suo libro sul palcoscenico del Teatro Sociale, con alle spalle il mitico Velario, insieme all'editore Daniele Spinelli.

In questi mesi ho potuto scoprire meglio Francesco, notaio, amante del bello, della musica, del patrimonio storico di Como e non solo, della solidarietà, del mondo. Il giorno clou, mentre decideva sul suo libro "Legenda ut discenda - racconti di vita e gratitudine", pubblicato con Elpo Edizioni: quando non volle la propria foto su questo testo autobiografico, bensì quella di un indiano legato mani e piedi a una catena di ferro. Perché in India - ci ha raccontato - fu un bagno di umanità. Di umiltà. 

Pagine che sono risuonate come uno spartito in questo storico edificio venerdì 20 febbraio, con il desiderio di fare del bene: perché Francesco le ha omaggiate a tutti, con un solo suggerimento, quello di aiutare il Servizio Cani Guida dei Lions. 

Che è poi il suo stile: è il suo (ottantacinquesimo) compleanno, ma il regalo ha voluto farlo a noi. 

Vita, arte e gratitudine: tutto e tutti insieme.




lunedì 16 febbraio 2026

Guardando oltre il proprio cielo

 

Una striscia di serenità, compressa da una cappa immensa di nuvole che punta su mattoni e cemento. Dovrebbe essere tutto ciò a cui aggrapparsi, invece il mio sguardo sale a quella massa in apparenza minacciosa. Solo quando si arrende a calare ancora, la sorpresa: le cose più oscure si possono colorare di luce e senso, come questa mattina.

Spesso, e vorrei credere sempre. Guardando oltre il proprio cielo, un fazzoletto o un velo sconfinato, ci si perde e un po' ci si ritrova.

giovedì 12 febbraio 2026

Il fiume che continua (ciao Giampiero, ci vediamo alla Luisita)

 

Malinconia e pace mi accompagnano in queste ore, senza neanche troppo bisticciare tra di loro. Dal messaggio che mi sussurrava che te n'eri andato al saluto dolcissimo della tua azienda, della tua famiglia: arrivederci dottore.

Tanti ti hanno giustamente celebrato come imprenditore e io mi ricordo le prime interviste a Giampiero Maiocchi. Poi, qualcosa è cambiato e ho avuto un'opportunità importante. Dopo che se n'è andato il tuo amico Giannino Brenna e io dovevo raccogliere le voci più preziose per raccontare il suo "Fiume di bene": la tua, da quel momento, ha avuto un timbro, una forza e una dolcezza allo stesso tempo, differenti. Mi spiegavi del primo incontro, quella «coincidenza insolita» anni dopo, una domenica mattina presto, la compagnia della Luisita che si arricchisce di amici: tutto diventa un rito, delizioso e autentico. Io, dopo questo libro, ho cominciato a farne parte di tanto in tanto. 

Fuggivo verso Como, mentre a casa ancora dormivano. Mi piaceva essere lì, al tavolino, e ascoltare le vostre conversazioni; ogni tanto mi sollecitavi un parere e io, da non comasca, esitavo. 

Mi avevi chiesto di dare del tu, come esigeva quella democrazia. All'inizio facevo fatica, eppure poi mi è parso naturale, come naturale eri tu. Le chiacchiere durante la pandemia, tu che non potendo fare le tue passeggiate camminavi con determinazione all'interno della tua dimora: anche in quello mi eri di insegnamento.

Ora che te ne sei andato, altre storie mi sono state mormorate. Parlano dell'uomo che, come il suo amico Giannino, ha disseminato il bene con la stessa passione messa nel suo cammino di imprenditore e ciò che si vede è solo una minima parte. Ho pensato, ecco, non si ferma questa storia: il fiume del Bene continua a scorrere, sempre.

Tu ammiravi Giannino per la sua «straordinaria umanità e generosità», ma la Kabbalah insegna che vedi qualcosa negli altri solo se lo possiedi anche tu.

Allora arrivederci Giampiero, ci sarà una Luisita anche lassù, un luogo in cui si possa ridere, scherzare, raccontare e sentirsi un gruppo che non si separa mai.


Ricordo che alla sommità
C'è un uomo che sta sempre là
Per impedire che qualcuno cada giù
Da quella magica collina
Dalla parte che declina e non ritorni più...

Nomadi

lunedì 9 febbraio 2026

Stay tuned, Malu. Succederà davvero

 

Stay tuned, lo declamiamo quando stiamo per annunciare svolte, irruzioni di novità nel percorso, aggiornamenti (che a noi sembrano) imperdibili. Tutto vero, eppure l'operazione più delicata è restare sintonizzati su se stessi.

Avvertire il flusso potente della nostra musica e arrendersi, sussurrando a se stessi: perché l'avevo lasciata allontanare? 

Stay tuned, tutte quelle canzoni, in plateale armonia e in ancor più netta contraddizione, mi rivelavano tutta. 

Perché all'improvviso sapevi qualcosa, nonostante la tua lealtà socratica https://www.youtube.com/watch?v=4m_cSmEWvUY

Perché riuscivi persino a capire che la realtà, è nella testa https://www.youtube.com/watch?v=66u3OPuiA1I

Perché quando affondavi, trovavi una guida salda https://www.youtube.com/watch?v=B0JLFcbtqvs

Perché hai sempre saputo che gli anni d'oro erano questi, in ogni momento della tua vita.  https://www.youtube.com/watch?v=Ij99dud8-0A

Stay tuned, Malu, Marilena, Marilù, Lualdi Lèssi: come ti chiamano, non ti cambierà mai. 

Succederà davvero, già sta succedendo. 

sabato 17 gennaio 2026

Io oggi sono libera, anche grazie a te (per il popolo iraniano)

 

Sotto il peso liberante delle cuffie, oggi scrivevo e ascoltavo. Ad un tratto, mi sono reso conto della mia immensa benedizione.

Qualcuno veniva a rompermi per le canzoni rock che le mie labbra replicavano? Col cavolo, come col cavolo che da qualsiasi parte mi imponessero un velo, sul corpo o nella mente. Già, la mia mente febbrilmente pensa e di questa sua musica si inebria. Vuole scegliere lei, la musica della sua vita, da ogni punto di vista. 

Io oggi sono libera, mi dicevo, e grazie a chi? A coloro che hanno combattuto perché la democrazia sapevano cosa potesse essere, ma non la vivevano. Non certo ai tanti, troppi che sulla democrazia sputano perché ci sguazzano beati nella loro ignoranza.

Io oggi sono libera, grazie a chi mi ha dato tutto questo, eppure sento che ciò rischia di sfaldarsi se gli oppressori sono applauditi o tollerati (il che, in questo momento, è la stessa cosa). 

Io oggi sono libera, anche a grazie a te, popolo iraniano. Calpestato, ma non schiacciato, ignorato da tanti che preferiscono aderire al pensiero schiavo delle ideologie (e chiedo scusa per la parola "pensiero"), ma capace di commuovermi fino allo sfinimento per un coraggio che a molti di noi noi non appartiene e chissà se apparterrà mai.


sabato 10 gennaio 2026

Tu mostri solo il cielo bello


Lui mi sussurra, con crescente convinzione: ma tu mostri solo il cielo bello, indichi le luci, i sorrisi, le gioie, non tutto l'inverno (e balla la v) che c'è dietro, che ti scava, ti dilania.

È vero, gli rispondo, già pronta a sprofondare. Ma tutto l'inverno (e balla la v) che c'è dietro, lo gridano tutti e tutto ogni giorno. 

Io mostro solo il cielo bello, perché non c'è altro da rivelare: tutto il resto è così noto, che un sorriso conquistato fa notizia. Prima di tutto, nel mio cuore.

mercoledì 7 gennaio 2026

È tutto scritto nella prima canzone (sei veramente tu?)

 

Perché questa cosa qua è la vita: accade che ti rimescoli le carte. Non molte volte, ma quella giusta. Tu ti ritrovi a compiere un gesto e un rito di parecchi anni fa, così senti nell'aria ciò che ti lasciavi sfuggire.


Say good night when we should say good bye, oh yeah

Sì, perché ogni sconclusionato epilogo di sera ci sussurriamo buona notte, eppure dovremmo usare un'altra espressione. 

Addio.

Domani rinasceremo. Domani ci rivolgeremo la domanda che irrompe all'inizio del disco.

Ma sei tu?

È tutto scritto nella prima canzone. E io che mi sono persa in una mole di cd, che mi conduceva lontano quando voi urlavate tutto subito.

Chissà com'è possibile che io sia così consapevole, e persino vagamente felice, ora.

lunedì 5 gennaio 2026

Punti fermi e leggeri. Perché l'inverno è nella testa

 

Correndo, chiusa in me stessa, per sfidare l'inverno, sono incappata in un urbano tramonto. Distratta, o riportata alla consapevolezza, da un cinguettare teneramente sospetto.

Punti fermi e leggeri nell'aria: uccelli che in gruppo tessevano un canto per noi indecifrabile. Se non fosse che stiamo piangendo innocenti ragazzi da giorni, penserei fosse sereno.

Forse, è sereno.

Punti fermi e leggeri ci dicono che quando tutto finisce, forse sta cominciando. E che l'inverno è dentro la testa, promettendo insopprimibili primavere.

venerdì 2 gennaio 2026

Chissà come facevi a ridere (con tutto il frastuono)

 

Chissà come facevi a ridere,  bambina, con tutto il frastuono attorno. Io non me lo ricordo, ma me l'hai lasciata tu, questa memoria: era un mondo che ti pareva terribile, quello che ti inseguiva, solo io conosco i tuoi tentativi di libertà.

Perché me l'hai detto tu, prima di fingere di allontanarti.

Eri così fragile, tempestata da umori variabili, bullismo da quattro soldi e persino zanzare (ti ricordi la tua pelle percossa, specialmente sul Ticino). Ma ridevi, ridevi con una luce che ti invidio.

Come faccio a ridere oggi, con tutto il frastuono. Dovrei avere la scorza, eppure è sempre più sottile, sì perché non posso attribuire tutte le colpe fuori, a quel mondo che, vicino o lontano, urla sempre di più.

Lo so come facevi, a ridere così. Tu avevi i tuoi sogni. E qualcosa, dev'essere rimasto anche a me.