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domenica 10 maggio 2026

Dietro la cattedra e davanti ad un mondo

 





Sono in chiesa e ad un tratto si spalanca la porta del don che mi interpella a sorpresa, indicandomi un giovane accanto a lui: ti va di incoraggiarlo? Vuole fare il giornalista.
Certo, gli rispondo senza esitazione. Mi stupisco un po' della mia immediata reazione, poiché sono sempre più consapevole dei tempi oscuri che scuotono la nostra professione e a cui stiamo contribuendo noi giornalisti. Ma la luce, dove si può scorgere, se non avanzando nelle tenebre, mi dico. 

Assicuro dunque al ragazzo che sono proprio felice di vederlo seguire questa strada e mi vengono in mente altri giovani che di recente mi hanno trasmesso una robusta ricarica: gli studenti del Carint, il master Corporate Advisory e Risorse Interculturali. Torno davanti a loro, pochi giorni prima, in un’aula di via Sant’Agnese all’Università Cattolica di Milano. La mia università, quella dove ho forgiato gli anni di ricerca, prima di tutto di me stessa, poi di autori che mi potessero illuminare e guidare, e di pagine che dalla carta conducessero a un'altra carta, quella dei giornali, ma principalmente a quella sottile della vita. 
Così ritorno a quella giornata, affrontata con un po' di slide e molta più emozione. Mi rivedo mentre mi siedo alla cattedra, il che prima di allora non mi era mai accaduto; così scorgo una preghiera applicata sul ripiano, al Sacro Cuore di Gesù: penso a quante cose non si notano da un’altra prospettiva.

Se chiudo gli occhi, risento voci che da quella cattedra provenivano molti anni prima. Non c'erano computer allora, schermi che ammiccavano. Adesso, la mia risuona accompagnata da altre.

Abbiamo parlato di comunicazione e di culture che sembrano distanti, eppure si incrociano, si contaminano, si arricchiscono. Mi sono avvalsa dell’aiuto di nuovi e vecchi amici: dagli ideatori e interpreti del recente “The Paper” ai miei maestri, lontani e vicini, agli incontri che ho avuto la benedizione di fare in questo lungo cammino di prove di comunicazione. Uso questo termine appositamente, perché il giornalismo ne è solo una forma, quella da me prediletta a livello di tempo, ma non l’unica.
Perché sono curiosa, non posso e non voglio impedirmelo: mi hanno spinto su questa strada anche gli anni di studi di Filosofia proprio all’Università Cattolica.
I ragazzi che ho incontrato, non vogliono fare i giornalisti. Una era tentata qualche anno fa e ha scritto articoli sport. Eppure non importa che strada prenderanno, finché è la loro:  quella sognata oppure no, quella che si confermerà o si presenterà al momento giusto. 
Intanto, da dietro la cattedra mi sono trovata davanti il mondo. Quello dei loro progetti, delle cose che la mia generazione - per non parlare di quelle prima e anche qualcosa dopo - ha dovuto apprendere capovolgendo qualche paradigma e che loro hanno invece già saldamente nelle loro esistenze. L'ultima arrivata è l'Intelligenza Artificiale, ma proprio parlando con i ragazzi mi sono sentita di ricordare che è l'ultima solo in ordine di tempo.

Perché irromperà o si insinuerà qualcos'altro di travolgente, fra dieci, cinque anni e forse meno ancora. 
Li, ci spiazzerà. Infliggerà ferite, aprirà varchi, minaccerà di rottamare e farà crescere, darà ancora una volta la possibilità di guardarci dentro, di perderci e di ritrovarci. Se sarà terribile o bellissimo, starà a noi. 
Per chiedere aiuto al mio vecchio amico Boezio
... resta intatta agli uomini la libertà della scelta, e non ingiustamente le leggi stabiliscono pene e premi, poiché le loro volontà sono libere da qualsiasi necessità; e resta che Dio tutto conosce in anticipo, guardando dall'alto.

Sarà una sfida complessa e quindi meravigliosa. Intanto, grazie ragazzi di avermi mostrato il vostro mondo, in cui mi piace immergermi ogni giorno di più.  



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