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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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mercoledì 26 aprile 2017

Notte e non bevo il whisky di papà

Incontro serene difficoltà a diagnosticare il momento in cui sono diventata grande. Già mi tocca dare per scontata questa ipotesi.

Eppure una fase interessante a questo proposito potrebbe riguardare il whisky. Quando ero ragazzina, mio padre ne beveva un dito: è una medicina, affermava. Io ridevo e storcevo il naso.

Poi dovetti mandare giù qualcosa per reputazione, quando ero convinta che il rock passasse anche da questo. In casa mia ho ospitato whisky che oggi farei francamente fatica a ospitare anche solo per un giorno.

Poi in Scozia ho incontrato i miei veri amici. Ne ho cambiati, senza tradirli, un paio. In casa, ho sempre tenuto il whisky amato da papà: perché in fondo un padre saggio e whisky buoni sono la strada maestra per la democrazia. Insomma, per non rompere le scatole sui gusti altrui.

Ancora oggi c'è la bottiglia di papà a casa mia: solo un dito è rimasto, quello che non ha fatto in tempo a bere. Ci ripenso oggi a una manciata di minuti dal suo compleanno, in una notte di tempesta. 

Una volta, non lo bevevo perché non mi piaceva o così dovevo dichiarare per contratto: il mio e solo il mio, perché ero diventata grande. Oggi non lo tocco perché è suo. E forse tornerà a berlo o glielo porterò.

Buon compleanno, papà.

Notte e non bevo il whisky di papà.

Ps: grazie agli amici, figli di un padre speciale, che in una sera di tempesta mi hanno donato il mio whisky.

domenica 4 dicembre 2016

Notte e votare è una festa

In una giornata da semireclusa tossicchiante, guardo il movimento inaspettato attorno alla mia scuola.

Il viale, di solito, dorme sempre la domenica. Io ci passo, dopo aver votato nel mio seggio lontano, e mi fermo a osservare. Vedo volti di persone che si colorano di una frenesia simpatica, dopo questa velenosa campagna referendaria.

- Hai visto quanta gente sta votando?

Come se vincessimo qualcosa. Ah sì che vinciamo qualcosa: magari un pizzico di democrazia in più nelle nostre menti, sempre impregnate di tifo da stadio, in tutto. Quello malevolo, che più che alla tua squadra fa pensare (male) dell'avversario.

Persone felici, anche perché si ritrovano fuori dai seggi. Un ragazzo a me caro che oggi indossa un sorriso strepitoso: non ha lavoro da tempo e in questi due giorni gli sembra di essere rinato perché sta "facendo qualcosa". Metto in fuga il magone e voglio pensare, no, lo sento che presto qualcosa di buono per lui accadrà.

Forse persino per ciascuno di noi. Perché oggi ho messo il rossetto prima di votare, come l'anziana vicino a me aveva l'abito di festa. Votare è una festa, sentire di poter dire o fare qualcosa. Come un petalo di vita che ci ha offerto qualcun altro e che noi possiamo accarezzare.

Notte e votare è una festa.

lunedì 21 novembre 2016

Non è democrazia

Leggo che non è democrazia votare Trump (che per me potrebbe chiamarsi con mille altri nomi). Immagino che lo sia affermare ciò che devono votare gli altri, manifestare contro il verdetto popolare e dare del pirla a destra e manca.

venerdì 16 gennaio 2015

La democrazia, il regime e le parole

Capisco che la democrazia assomigli al respiro: ti abitui e non ci fai più caso. Tuttavia, mi addolora sempre vederla calpestata, in ogni Paese.

Una democrazia non è un regime, perché si vota. Perché entrano persino quelli che della democrazia si lamentano. E che nei loro - reali - regimi non possono votare veramente, figurarsi chi la pensa in modo differente.

Forse noi possiamo dimenticarci di cosa significhi democrazia, come della meraviglia di respirare. E cerco di non amareggiarmi. Ma non riesco a non farlo, perché penso a chi quel respiro, definitivo, l'ha offerto per far esistere la democrazia.

Per questo soffro e mi ostino a sognare, che prima di definire regime una democrazia, uno stia attento. Mica che poi sia tentato di definire democrazia un regime, dove coloro che pensa di difendere, sono frenati, imprigionati, gestiti da terroristi  e obbligati a dire di tutto: persino che è una democrazia.