Ci sono canzoni che ti appartengono, a maggior ragione sfuggendoti. A volte, interi album. Ne ho portato uno in questi cassetti, di anno in anno, e stasera si riaffaccia con un nuovo volto a undici anni dal momento più devastante della mia vita.
Quando fu pubblicato "Out of control", c'era una canzone che ero indecisa se detestare o adottare a slogan di vita. Peter Criss usciva dai Kiss, io non volevo lasciarlo andare anche se poi sarebbe entrato nel gruppo quel batterista unico - anche nella rara umiltà - di nome Eric Carr.
Ma l'album che Criss consegnò a volto nudo, era troppo carico di suggestioni per una ragazzina. By myself, da solo, ripartire ancora. E poi - proseguendo tra i brani - sentire, sentire che devi lasciar(ti) andare. E ancora, diagnosticare quello che serve anche quando suona paradossale: essere fuori controllo per governare la vita, quella vita che finalmente inizia. Perdersi per ritrovarsi, sempre.
Nelle ore che mi incatenano più dolorosamente nel ricordo alla partenza di mio padre, queste canzoni mi rincorrono e faccio fatica a riconoscerle, o a riconoscermi.
Perché il tempo non è più dalla mia parte, ma ho voglia di ripartire, ancora. E non posso più dire, come affermava Peter Criss, che ho atteso a lungo. Perché Dio sa quante volte sono ripartita lasciando i facili traguardi: aspettare, non è stato mai il mio forte. A volte, incrocio gente che dice: potessi anch'io. Ma non ho potuto: l'ho voluto, pagando il prezzo.
Davanti, avevo una guida, un padre al quale tanti hanno detto ciò che non era in grado di fare. E lui l'ha sempre fatto, mandando giù stanchezza e dolore, tanto che persino io non me ne sono mai resa conto fino in fondo. E' un esempio bellissimo e terribile: perché quando hai un padre così, è chiaro che non sarai mai alla sua altezza. Che lui non è solo insostituibil, è pure inimitabile. E poi ti svegli e capisci che non puoi affatto imitarlo. Non devi. Non perché non lo ami abbastanza, ma perché lo ami tanto.
Poche ore fa, una persona cara di famiglia colpita da un lutto a sua volta ha descritto mio padre così: un uomo straordinario, al quale la vita ha cercato di togliere troppo, e lui si è ripreso tutto con gli interessi. Un bambino che non poteva camminare da solo, ha viaggiato per tutto il pianeta.
Io non sono come lui: sono nata con una sorte più benevola, la vita poi mi ha tolto altro. Ma quello che ho potuto, me lo sono ripresa. Quello che ho voluto, ancora di più.
E ogni giorno, come Peter Criss cantò 39 anni fa, ogni volta si può ripartire, con le proprie forze. La vita, per quanto si sia addentrata nel sentiero del tempo, ricomincia ogni giorno. Cambia, come una canzone. Non importa se accanto a te, lo capiscono: tu stai camminando e ti stai costruendo il tuo miracolo.
Proprio quando ti dicono che non potrai mai fare qualcosa, è il momento di farlo.
My life
It's gonna mean somethin'
My life
It's gonna be that way
I've been trying so long
Wasting time
There's so much that I want to do
There's so much that I got to do
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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mercoledì 13 novembre 2019
sabato 5 ottobre 2019
Instant Aida (per sempre)
E' solo quando arrivo a Busseto, che lascio scivolare il tempo. Ho combattuto contro i ritardi pretestuosi, anche quelli del traffico. Io ho una missione da compiere e tutti si mettono di traverso, mi dico: è proprio quella giusta.
Instant Aida: viverla, assorbirla, rilasciarla. Rispettare un impegno non scritto e poi forse raccontarla. O meglio, raccontare un frammento di giornata dedicato solo a me, al piacere di vivere e di scoprirsi.
Rallentando
Tutto è cominciato due mesi fa e molto prima. Un viaggio nel Piacentino, che invitava a fermarsi. Noi varchiamo anche il fragile confine e incontriamo il paese natio di Giuseppe Verdi. Quando torno a casa, non riesco a togliermi dalla testa il festival di Parma e decido così che sarei andata a Busseto, al cospetto dell'Aida. L'avevo promesso a mio padre tanti anni fa, o meglio lui me l'aveva chiesto e io non avevo risposto. Da poco avevo scoperto l'opera. Ma tra noi era così: le parole non dette contavano persino di più.
Aida, la magnificenza, il grande per eccellenza. E io so che il teatro di Busseto è un gioiello minuscolo. Ma non importa, so che quella sarà la mia Aida. Che poi è questo il senso: voglio andarci da sola, partire dopo il lavoro, tornare la mattina presto per prendermi cura di tutte le esigenze di famiglia.
Una manciata di ore, tuttavia, sarà solo mia. E quando sono in coda, già alle prime tracce di Milano, l'ansia mi afferra alla gola e mi fa quasi desistere. Ci arrivo lo stesso, a Busseto, mezz'ora prima dell'opera sono al bed and breakfast. Il Trovatore, mi accoglie Michele e mi invita a respirare.
- Ma come, sarà già aperta la biglietteria, sono in ritardo.
- No, non è in ritardo, adesso aprirà ed è a pochi minuti da qui.
Io lo sento già, che il tempo ha cambiato ritmo, che questa Instant Aida sarà per sempre.
Il cielo a poco a poco
Il teatro mi sta aspettando, come il tramonto, a pochi metri dal parcheggio. Quando afferro il biglietto, prendo il fiato per salire al loggione, ma un signore mi ferma: guardi, salga in ascensore con me, io scenderò al primo piano, lei al terzo.
Obbedisco e mi incasino com'è nella mia indole, o meglio in quella che conosco meglio, per trovare il posto giusto. Per un attimo mi affaccio e penso che se tenderò una mano toccherò il soffitto e il cielo. Le persone chiacchierano e anch'io mi trovo coinvolta in questo vortice buono, mentre i musicisti accordano e il sipario non accenna il minimo movimento.
Mi porgono anche un complimento: «Lei arriva così, dorme poche ore e domani all'alba riparte? Lei è una donna attiva, complimenti». Forse dovrei dire che le donne sono spesso così, ma raramente per se stesse: per questo raramente vengono sgamate. Ma sono tutti pensieri che possono attendere.
Verdi sta per dire la sua, lui che in questo teatro mai avrebbe messo piede: Toscanini sì, però, una lapide lo ricorda.
La trama e le parole raccontano la forza delle donne, anche le loro cadute, e la devozione incredibile del condottiero. Ma nessuno sa parlare quanto la musica. Nel primo atto già le lacrime mi tentano, per la sua coerenza dolorosa. In quello finale, il distinto signore accanto a me mi rassicurerà: guardi che tengo qui i fazzoletti per lei.
Come a casa
Qui provo qualcosa che in altri teatri non avevo ancora percepito. Qui occhi e orecchie sono concentratissimi, ma si coglie anche una leggerezza che è familiarità. Sì, mi sembra di ritrovarmi a quei tavoli di un tempo, dove si conversa guardando un programma speciale alla tv. La Marcia trionfale accentua questa sensazione: il punto in cui tutti ci ritroviamo con impeccabile sintonia.
Solo che qui muore Aida, e il suo amato, e quella tomba in cui si trovano rinchiusi vivi, inchioda lo sguardo.
Rifiuto il pacchetto di fazzoletti: io voglio piangere libera.
Perché sono come a casa, anzi a casa. Piango per le vittime e colei che si è trovata carnefice, ora disperata. Piango delicatamente, chiedendomi perché io abbia atteso tanto per esaudire quello che mi pare un voto. Me lo suggerì mio padre, sento che veniva ancora prima, da mio nonno e dalla sua fedeltà alla Scala e qualsiasi teatro poi che gli offrisse le amate opere.
E la risposta viene da queste terre e dai loro gesti misurati: perché questo era il momento giusto.
Una pizza veloce dopo l'opera, mi consente di scoprire tante storie speciali affidatemi dal signore distinto. Quando andiamo al parcheggio, ci avvediamo che le nostre auto sono praticamente parcheggiate a fianco.
Capisco che papà si è presentato a modo suo, all'appuntamento.
Tornando al mio ritmo
Ho detto a Michele che sarei ripartita alle sei, quindi non potrò salutare. Il fatto che l'abbia ritrovato al bar del teatro mi conferma quella sensazione piacevole di poco prima: qui è come se fossimo a casa e ciascuno deve svolgere più incombenze perché tutti siano felici.
Il rammarico, che mi perderò l'alba. Infatti, l'oscurità fruga ancora in queste terre. Quando lambisco la Lombardia, la campagna sull'altro lato dell'autostrada ha un brivido sotto la veste di nebbia. Vi nascondo sotto la Marcia trionfale e mi affido al canto di Radamès.
Celeste Aida, forma divina… il tuo bel cielo vorrei ridarti.
E il cielo si è rischiarato, io riconosco i contorni di casa senza sentire il bisogno di accelerare. Come quando ero la discola musicale della famiglia, cambiano però i ritmi. Bon Jovi si insinua e mi ricorda perché è raccomandabile compiere questi gesti, sussurrati e potenti per noi.
It's my life, it's now or never.
Ma è solo quando arrivo sotto casa mia, che mi offre un po' di leggerezza Steven Tyler. Semplicemente:
…life happens for a reason
I don't, I don't, I don't, it goes, I never went before
But this time, this time I'm gonna try anything that just feel better
I don't, I don't, I don't, it goes, I never went before
But this time, this time I'm gonna try anything that just feel better
Fare qualcosa che ti faccia stare meglio, anche minuscola, come il palco del teatro di un luogo magico. Allora tutto ti appare grande, e senz'altro lo è: come la vita. Tanti cercano di chiudere i tuoi sogni in una tomba, di farli morire vivi: ma semplicemente perché non ne hanno.
Invece eccoci qui, a compiere piccole cose per stare bene. E Instant Aida consegna questa visione, che non sta rinchiusa neanche nel teatro più grande del mondo.
A noi si schiude il cielo.
***
Aida, 4 ottobre 2019, regia di Franco Zeffirelli. Direttore Michelangelo Mazza. Pochi nomi, per ringraziare tutti.
Burcin Savigne,Denys Pivnitsky, Maria Ermolaeva.
venerdì 16 agosto 2019
Tutto il contrario di mio padre (lo sguardo sulla riva)
Nonostante cerchi di tenermi alla larga dal dolore, in questi giorni ho letto tanto, troppo di una creatura volata via.
Mi ha solleticato un sorriso solo un riferimento: lei ha fatto più o meno il contrario di ciò che desiderava suo padre, dalla scuola in su.
Eccoci qui, mi guardo dentro. No dai, il liceo eravamo d'accordo. All'università, no davvero. Il lavoro: ma che fai, ma stai scherzando? E passo dopo passo, mi sono allontanata dalla riva con la caparbietà di una donna che voleva prendere le distanze per trovarsi.
Ma su quella riva, lo sguardo ha sempre tenuto fisso. Ovunque andasse, cocciuta e libera, come se un filo potesse riportarla dal mare aperto alla spiaggia, per un abbraccio e una risata.
Mi ha solleticato un sorriso solo un riferimento: lei ha fatto più o meno il contrario di ciò che desiderava suo padre, dalla scuola in su.
Eccoci qui, mi guardo dentro. No dai, il liceo eravamo d'accordo. All'università, no davvero. Il lavoro: ma che fai, ma stai scherzando? E passo dopo passo, mi sono allontanata dalla riva con la caparbietà di una donna che voleva prendere le distanze per trovarsi.
Ma su quella riva, lo sguardo ha sempre tenuto fisso. Ovunque andasse, cocciuta e libera, come se un filo potesse riportarla dal mare aperto alla spiaggia, per un abbraccio e una risata.
mercoledì 17 aprile 2019
La prima volta a scuola, da sola
Una bambina a noi cara oggi ha compiuto il primo tragitto a scuola, o meglio da scuola, da sola. Ce lo racconta il papà, nei suoi occhi lottano malinconia, trepidazione e orgoglio.
Mi si confondono i ricordi, perché da bambina la scuola mi fissava a cento metri. Per questo arrivavo spesso in ritardo, per la disperazione del bidello Severino: tanto, era già lì.
Quando andai alle medie, papà si ricavò il tempo per accompagnare me e le mie compagne. Il tragitto, talvolta una piccola battaglia tra le adolescenti e il genitore. Non mi ricordo, quando tornai da quella scuola da sola. Nella mia bramosia di indipendenza, rammento solo quando al liceo potevo viaggiare da sola, grazie alla mia auto grintosa di seconda mano.
Tuttavia, una scena stampata in mente c'è. Proprio alle medie, quando andammo al cinema insieme. Forse era "Ecceziunale veramente" o forse era una serata in pizzeria, sul finale dell'anno scolastico. Praticamente in extremis.
Io ero fierissima, di tornare a piedi da sola. Eppure il momento più bello è stato levare lo sguardo e vedere mio padre sul balcone che mi aspettava.
La prima volta, da sola. E un angelo, sempre a vegliare.
Mi si confondono i ricordi, perché da bambina la scuola mi fissava a cento metri. Per questo arrivavo spesso in ritardo, per la disperazione del bidello Severino: tanto, era già lì.
Quando andai alle medie, papà si ricavò il tempo per accompagnare me e le mie compagne. Il tragitto, talvolta una piccola battaglia tra le adolescenti e il genitore. Non mi ricordo, quando tornai da quella scuola da sola. Nella mia bramosia di indipendenza, rammento solo quando al liceo potevo viaggiare da sola, grazie alla mia auto grintosa di seconda mano.
Tuttavia, una scena stampata in mente c'è. Proprio alle medie, quando andammo al cinema insieme. Forse era "Ecceziunale veramente" o forse era una serata in pizzeria, sul finale dell'anno scolastico. Praticamente in extremis.
Io ero fierissima, di tornare a piedi da sola. Eppure il momento più bello è stato levare lo sguardo e vedere mio padre sul balcone che mi aspettava.
La prima volta, da sola. E un angelo, sempre a vegliare.
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domenica 8 luglio 2018
Cosa voglio essere
Mio padre mi ha portato a crescere sul Maggiore e la vita mi ha fatto vagare tra i laghi accarezzandoli con sguardo e pensieri.
Ma sapevo che papà aveva un grande amore: il Garda. Quando ci torno, mi appare tutta la sua complessità, il suo vagare che sfugge ai confini del lago.
E gli voglio bene, perché lo vedo così. Non com'è, bensì come vuole essere. Un lago, che si veste in fretta di mare per realizzare un sogno; poi ci ripensa e sospira: dai, sto qui.
giovedì 26 aprile 2018
Notte e si torna sempre un po' per qualcuno
Un amico è appena partito. Tra poche ore sarà nel tuo Paese preferito, quello che confessavi anche alle infermiere in quel giorno strano, l'ultimo trascorso interamente insieme prima che tu te ne andassi, settantadue ore dopo.
Mi informo su quando arriverà laggiù. E lo so già, prima che mi risponda, che sarà iniziato il 27 aprile il suo soggiorno. Il giorno del tuo compleanno.
Il mio amico è fiero di questa coincidenza, io solo felice. Poche persone mi hanno fatto da padre come lui. Anzi, solo lui e un altro caro amico che abita in un luogo sempre fiorito ai miei occhi. Mi ricordo un pomeriggio in cui dovevo prendere una decisione così delicata: io e lui in un bar provvisorio, i suoi occhi che hanno poi dato voce alla mia persuasione, "Segui il tuo cuore".
Lui arriverà, poserà i piedi su quella terra e penserà a te, papà. Si torna sempre un po' per qualcuno, in una terra, in una sfida, in un sogno. Si torna sempre un po' per qualcuno, anche quando si crede di inseguire un proprio desiderio. E' che questa terra è piccola e si cozza contro troppo spiriti, ma a volte ne abbracci uno buono e resta con te.
Buon compleanno, papà, in una terra da te amatissima, accanto al mio amico, uno dei pochi che mi hanno fatto da padre, dopo che tu te ne sei andato.
Notte e si torna sempre un po' per qualcuno.
Mi informo su quando arriverà laggiù. E lo so già, prima che mi risponda, che sarà iniziato il 27 aprile il suo soggiorno. Il giorno del tuo compleanno.
Il mio amico è fiero di questa coincidenza, io solo felice. Poche persone mi hanno fatto da padre come lui. Anzi, solo lui e un altro caro amico che abita in un luogo sempre fiorito ai miei occhi. Mi ricordo un pomeriggio in cui dovevo prendere una decisione così delicata: io e lui in un bar provvisorio, i suoi occhi che hanno poi dato voce alla mia persuasione, "Segui il tuo cuore".
Lui arriverà, poserà i piedi su quella terra e penserà a te, papà. Si torna sempre un po' per qualcuno, in una terra, in una sfida, in un sogno. Si torna sempre un po' per qualcuno, anche quando si crede di inseguire un proprio desiderio. E' che questa terra è piccola e si cozza contro troppo spiriti, ma a volte ne abbracci uno buono e resta con te.
Buon compleanno, papà, in una terra da te amatissima, accanto al mio amico, uno dei pochi che mi hanno fatto da padre, dopo che tu te ne sei andato.
Notte e si torna sempre un po' per qualcuno.
venerdì 16 marzo 2018
Notte e la delicatezza è un silenzio
Un incontro mi riporta così indietro, a quando non c'ero ancora. Mi toglie equilibrio, me lo ridà.
Un signore che non ho mai conosciuto e che ha attraversato i secoli con grazia. Non sapeva che tu, papà.. e non riesco a dirlo, dopo che non è riuscito nemmeno lui.
- Ma quando suo padre è…?
In quel silenzio, c'è tutta la delicatezza di chi non osa metterti di fronte la verità, quella che scava e ti dilania. Quella che non puoi confessare veramente, perché ti rinfacciano che è la vita, anche se si chiama morte.
Eppure ancora una volta, il coraggio lo devo trovare io.
- … mancato?
- Sì.
- Dieci anni.
La delicatezza è un silenzio. E sono un po' stanca di cercare io il coraggio, persino di trovarlo.
Notte e la delicatezza è un silenzio.
Un signore che non ho mai conosciuto e che ha attraversato i secoli con grazia. Non sapeva che tu, papà.. e non riesco a dirlo, dopo che non è riuscito nemmeno lui.
- Ma quando suo padre è…?
In quel silenzio, c'è tutta la delicatezza di chi non osa metterti di fronte la verità, quella che scava e ti dilania. Quella che non puoi confessare veramente, perché ti rinfacciano che è la vita, anche se si chiama morte.
Eppure ancora una volta, il coraggio lo devo trovare io.
- … mancato?
- Sì.
- Dieci anni.
La delicatezza è un silenzio. E sono un po' stanca di cercare io il coraggio, persino di trovarlo.
Notte e la delicatezza è un silenzio.
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sabato 25 novembre 2017
Notte e un toc di vita
Pensi di sapere in quante magie ti stai calando. Un traguardo importante di lavoro, di vita, per una persona saggia che osa essere tua amica. L'abbraccio di amici che sono stati donati da un incontro, destinato a diventare una tua svolta di esistenza. Un gruppo che sa scrivere, disegnare suonare: soprattutto nell'anima.
Poi c'è una grande paiolo, dove un signore sta preparando qualcosa di speciale. Si chiama Toc e ha il sapore delle feste.
Quando lo gustiamo, lui ci offre anche la sua storia. Quella di un padre incredibile, che deve dire addio a suo figlio. Ma che stasera, festeggiando un amico, festeggia anche lui. Un padre che dice che la felicità va condivisa e che non si vuole fermare, mai.
così va avanti a preparare il toc e si premura di rendere felici tutti.
Non mi può forse stupire più nulla stasera. Di certo, non che questo chef dell'anima si chiami Angelo.
martedì 14 novembre 2017
Papà e l'arte del mandarino
Una delle arti in cui più ti ammiravo: quella di sbucciare la frutta. Mandarini, arance, mele, non importava: tu afferravi ciascun frutto e lo spogliavi, senza spezzare mai la buccia. Contemplavo quei capolavori, come i bicchierini creati con la carta delle caramelle, quand'ero piccola.
Crescendo, mi sarebbe piaciuto assomigliarti in molte cose: anche in questa. Ma ero di fretta, pasticciona e impaziente. Non andavo matta nemmeno per la frutta, a dire il vero, tranne quella che non si sbuccia affatto o dove si vince facile.
L'arte del mandarino: io guardavo le tue dita procedere sicure e non vedevo il reale trucco, come accade nei giochi di prestigio.
Il tuo sguardo, che ora contemplo nella foto, me lo sussurra. La pazienza: quella di sbucciare con cura un frutto, di iniziare una strada, di non farsi abbattere, di sentire il rumore di un fiore che prova a crescere o di imparare il verso dei merli fino a cantare insieme.
Quella di sentire tua figlia fin troppo adulta gridare, come una ragazzina: papà, posa che ti faccio una foto mentre levi la buccia senza romperla. E di obbedire, perché le vuoi troppo bene.
Nove anni dopo che hai smesso di farlo, in apparenza, ti rivedo così e sento quel profumo di mandarino che neanche mi piaceva e che ora mi sembra un aroma magico.
lunedì 30 ottobre 2017
La foto strappata (don Gnocchi)
Il pacchetto è infilato nella buca striminzita delle lettere e io distrattamente lo estraggo. Mi rendo conto troppo tardi che si lacera. Ma il dolore è solo alle porte: divampa quando mi rendo conto della foto strappata, perché è l'immagine di don Carlo Gnocchi con una bimba che sorride, come, grazie a lui.
Al momento, confesso le lacrime. Don Carlo mi è caro, quasi quanto lo era a mio padre, che lo seguì, lo amò, ne diffuse l'esempio. Lui, che non si rassegnò di fronte al fatto che i bambini non potessero camminare.
Poi, guardo meglio la foto. Sì, è strappata, ma io posso accostare i frammenti; quella ferita, ha persino un senso, nella storia dell'umanità ferita.
Che noi, in ogni momento, possiamo alleviarle il dolore.
sabato 30 settembre 2017
Notte e ci sei sempre tu
Anche quando rimpicciolisci, persino nei ricordi, ci sei solo tu. Sempre tu. Un cuore d'acqua, che si rannicchia tra le nuvole e il profumo d'autunno, un universo che si è spalancato davanti ai nostri occhi all'improvviso.
I tuoi riflessi negli occhi di mio padre e persino in quelli miei. L'aria è già fredda, lo so, e diamo la colpa alle bizze del bosco.
Eppure magari è la forza del pensiero che ci sei solo tu a darmi questi brividi.
mercoledì 20 settembre 2017
In ogni abbraccio
In ogni abbraccio, nella buona e nella cattiva sorte. Oggi mi ripeto questa formula, e mi sento di interpretarla con una forza che non mi appartiene.
Ma perché so che l'ho già vissuta, con te, papà.
L'obbedienza e la ribellione. La felicità e il cascare più a fondo di quanto si possa. Il morire e il rinascere. Il giocare e il perdere, sempre ridendo.
martedì 25 luglio 2017
Così sicura
Non so quante volte io ho osservato questa foto: lo sguardo che si posava su mio padre, il tempo di annebbiarsi.
Nella casa dove sono cresciuta, solo i primi anni. Quei tasselli verdi sul muro mi sembrano brillare ancora quando passo, di sfuggita.
A lungo, ho guardato solo mio padre, io minuscola e ininfluente, esposta a qualsiasi graffiata del mondo. Poi, gli occhi sono scivolati sulla mia manina. Un giorno, all'improvviso mi sono accorta di come mi aggrappassi al tuo dito. E se questa è fragilità bambina, poi mi trovo a pensare: no.
E' sicurezza. Quella di trovarti sempre, punto di appoggio e per volare, e ancora per tornare da noi, su un balconcino che ci sembra il posto più bello del mondo.
giovedì 29 giugno 2017
Notte e le tempeste che non ti spaventano
Vorrei tornare alle tempeste che non ti spaventano, quelle che hanno il luogo sicuro come le canzoni dei Guns. Quelle che non devo affrontare cavalcando l'asfalto con gli Iron Maiden.
Quelle che si abbattono sul traliccio sotto casa e tu sei lì a contemplarle, mentre infiammano i fili. E sotto questo infernale spettacolo, mi sento al riparo da ogni inferno.
Notte e le tempeste che non ti spaventano.
Quelle che si abbattono sul traliccio sotto casa e tu sei lì a contemplarle, mentre infiammano i fili. E sotto questo infernale spettacolo, mi sento al riparo da ogni inferno.
Notte e le tempeste che non ti spaventano.
martedì 9 maggio 2017
Notte e tutto torna (don Giovanni)
Questa sera Mozart mi trasporta in un'altra vita. Vent'anni indietro, per la precisione. Ho respirato la morte e sono viva, nonostante le cicatrici: penso che la vita, la sbranerò lo stesso, ma adesso fa ancora male.
Sono una rocker maldestra che coltiva qualche certezza: tipo, musica classica stammi lontana; la lirica, non la considero.
Poi arrivo a Salisburgo. Sto ancora soffrendo, ma sorrido. Mi percuote, come uno schiaffo buono, la musica e mi metto a comprare cassette e cd di opere. Mozart e Puccini, soprattutto. Improvvisamente, ho un desiderio: ascoltare, vivere il "Don Giovanni". In Austria non riesco, ma porto la buona novella a mio padre, che si stupisce.
Come il nonno Giannino. Riprendo in mano i suoi libretti, di Rossini, Boito, qualche Verdi. Lui scrive con la matita e grafia elegante il proprio nome a vergare l'unico patrimonio che conti su questa terra. La musica, di tutti.
Devo ascoltare e vivere il Don Giovanni, ma per una serie di coincidenze non riesco. Solo stasera, con gente bella e innamorata della lirica senza tirarsela. Alla Scala, dove il nonno sgattaiolava appena poteva, quando finiva il lavoro. E' strano, ho sempre puntato sguardo e orecchie su Don Giovanni, Leporello, aspettavo per ore l'epilogo da brivido. Invece stasera mi devia l'attenzione Ottavio, uomo innamorato:
Dalla sua pace
la mia dipende;
quel che a lei piace
vita mi rende,
quel che le incresce
morte mi dà….
la mia dipende;
quel che a lei piace
vita mi rende,
quel che le incresce
morte mi dà….
Sento che tutto torna, anche la pace. Vent'anni dopo, nonno, sono qui. Ma da te e alla vita ero tornata da molto tempo.
Notte e tutto torna (don Giovanni)
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domenica 7 maggio 2017
Primo fiume
Dal finestrino appari più pallido e la pioggia fa i dispetti alle tue sfumature. Ma sei il primo fiume. Se chiudo gli occhi, posso tornare piccina e vedermi a casa impaziente: perché papà arriverà e mi porterà con sé.
Fremerò vedendo il ponte e quando mi poserà sull'erba, strillerò di gioia. Chi se ne frega se le zanzare mi pungeranno. Io sto ammirando tutto questo verde che in città mi è ignoto e poi sento il canto, il canto dell'acqua.
Me lo indica papà e i nostri occhi ascoltano insieme.
Il primo fiume, la prima sensazione che si possa andare da qualche parte per il solo motivo di gioire e stare insieme. E inseguendo quell'acqua che cammina, cogliere che anche quando si fugge, c'è sempre un luogo dove andare.
venerdì 5 maggio 2017
Notte e il mondo come gli occhi di mio padre
Chiedo sempre lune specchiate nei pozzi, mi canticchia una voce, ma io la metto in fuga con le sfumature.
Sono quelle degli occhi di mio padre. Che erano verdi, che a volte si scurivano e ancora, quando giocavano con il sole, potevano tingersi di giallo, quasi a mimetizzarsi.
Cambiavano i colori, ma loro erano fedeli a se stessi. Come lui.
E guarda un po' che sogno mi attraversa: se il mondo fosse come gli occhi di mio padre. E pure io.
Notte e il mondo come gli occhi di mio padre.
Sono quelle degli occhi di mio padre. Che erano verdi, che a volte si scurivano e ancora, quando giocavano con il sole, potevano tingersi di giallo, quasi a mimetizzarsi.
Cambiavano i colori, ma loro erano fedeli a se stessi. Come lui.
E guarda un po' che sogno mi attraversa: se il mondo fosse come gli occhi di mio padre. E pure io.
Notte e il mondo come gli occhi di mio padre.
giovedì 27 aprile 2017
Notte e prima e oltre le tempeste
L'inizio del nostro libro è tuo, metafora di molto altro. Mi piace ritrovare il momento in cui tu ti affacci al mondo, con una bufera tropicale. Adesso piove, ma fa un freddo cane, papà.
Sempre tempesta, a modo suo, è vero. E ti mette alla prova, ti fa stringere nelle spalle e nel cuore, ti fa sfiorare dalla paura o la fa divampare dentro di te.
Eppure quando ti avventuri sotto la pioggia, senti che non è poi così ostile. Se tu hai voglia di vivere e lottare, come ha saputo fare mio padre.
Io ogni giorno inizio la tua storia, non solo quando ricorre il tuo compleanno. Risento la bufera che tu non potevi ricordare, come se ci fossi in mezzo invece io. Vedo il dolore e poi la gioia della nonna, che si unisce a quello del nonno.
E persino quella piccola certezza che tu scolpisci con poche parole: il negozio del nonno esisteva già. Prima e oltre le tempeste, c'è la vita.

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mercoledì 26 aprile 2017
Notte e non bevo il whisky di papà
Incontro serene difficoltà a diagnosticare il momento in cui sono diventata grande. Già mi tocca dare per scontata questa ipotesi.
Eppure una fase interessante a questo proposito potrebbe riguardare il whisky. Quando ero ragazzina, mio padre ne beveva un dito: è una medicina, affermava. Io ridevo e storcevo il naso.
Poi dovetti mandare giù qualcosa per reputazione, quando ero convinta che il rock passasse anche da questo. In casa mia ho ospitato whisky che oggi farei francamente fatica a ospitare anche solo per un giorno.
Poi in Scozia ho incontrato i miei veri amici. Ne ho cambiati, senza tradirli, un paio. In casa, ho sempre tenuto il whisky amato da papà: perché in fondo un padre saggio e whisky buoni sono la strada maestra per la democrazia. Insomma, per non rompere le scatole sui gusti altrui.
Ancora oggi c'è la bottiglia di papà a casa mia: solo un dito è rimasto, quello che non ha fatto in tempo a bere. Ci ripenso oggi a una manciata di minuti dal suo compleanno, in una notte di tempesta.
Una volta, non lo bevevo perché non mi piaceva o così dovevo dichiarare per contratto: il mio e solo il mio, perché ero diventata grande. Oggi non lo tocco perché è suo. E forse tornerà a berlo o glielo porterò.
Buon compleanno, papà.
Notte e non bevo il whisky di papà.
Ps: grazie agli amici, figli di un padre speciale, che in una sera di tempesta mi hanno donato il mio whisky.
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lunedì 5 dicembre 2016
Sempre contro, sempre a fianco (grande papà)
Mettendo ordine o disordine - quanto è sottile il confine - tra i miei cassetti di ricordi, mi rendo conto che dall'età di 19 anni ho adottato sempre decisioni in cui c'era un voto contrario. Nettamente contrario. Quello di mio padre.
- Fai Economia o Lingue, Marilena.
Eccomi entrare nella Facoltà di Filosofia e appassionarmi pure.
- Non ti venga in mente di fare la giornalista.
Penna in mano (che bei tempi, nota da vecchietta) e via nelle strade a prendere nota di tutto e cercare quel barlume di verità che nemmeno sappiamo decifrare.
Era solo l'inizio. Ripenso al volto grave di mio padre quando ho preso altre decisioni ardite. Lui, che amava scuotere la testa di fronte alle follie del mondo, non lo faceva alle mie scelte. Certo, diceva di essere contrario e con forza. Poi mi vedeva partire per la mia strada.
Eppure, quando mi giravo, una figura costante che mi seguiva, mi spronava, mi spingeva era visibile sempre. E si trattava di lui.
Penso alla mia fortuna, penso certo anche quanto mi manca adesso. Perché c'è sempre una decisione difficile e definitiva da prendere. Ma forse la differenza ora è proprio questa: non ho bisogno di girarmi.
Sempre contro, sempre a fianco: dal cielo forse persino di più.
- Fai Economia o Lingue, Marilena.
Eccomi entrare nella Facoltà di Filosofia e appassionarmi pure.
- Non ti venga in mente di fare la giornalista.
Penna in mano (che bei tempi, nota da vecchietta) e via nelle strade a prendere nota di tutto e cercare quel barlume di verità che nemmeno sappiamo decifrare.
Era solo l'inizio. Ripenso al volto grave di mio padre quando ho preso altre decisioni ardite. Lui, che amava scuotere la testa di fronte alle follie del mondo, non lo faceva alle mie scelte. Certo, diceva di essere contrario e con forza. Poi mi vedeva partire per la mia strada.
Eppure, quando mi giravo, una figura costante che mi seguiva, mi spronava, mi spingeva era visibile sempre. E si trattava di lui.
Penso alla mia fortuna, penso certo anche quanto mi manca adesso. Perché c'è sempre una decisione difficile e definitiva da prendere. Ma forse la differenza ora è proprio questa: non ho bisogno di girarmi.
Sempre contro, sempre a fianco: dal cielo forse persino di più.
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