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domenica 29 ottobre 2017

Notte e a ognuno il suo cielo

Fuori da una stazione straziata dall'abitudine di gridarsi addosso, mi ha accolto un cielo. Dovrei scrivere il cielo e come tanti l'ho fotografato, confondendolo poi per non rivelarlo completamente. Quando però ho visto le immagini pubblicate da altri, e soprattutto i commenti, ho capito come ciascuno abbia visto il suo cielo.

Chi vi ha letto la bellezza, chi la sofferenza, chi la consolazione, chi lo specchio delle fiamme che ci stanno tormentando.

Io confesso, mentre vi procedevo lentamente sotto, intrappolata dalle false luci delle auto, che  ho provato quasi paura.

Come se quelle pennellate volessero cancellarmi o gridassero un messaggio oscuro con il loro chiarore.

A ognuno di noi, conficcati nella terra, il suo cielo, riflesso nostro.

Notte e a ognuno il suo cielo.

martedì 7 marzo 2017

Notte e troppo felici per fotografarsi

Una sera dove le stelle ti inseguono dappertutto, anche quando accendi la luce. Amici che con pazienza  sono venuti da te, che scoprono dove vivi e forse perché sei un po' folle. Che mangiano di gusto, e di gusto vogliono bene, che ridono e non hanno paura della malinconia.

Tra di noi si insinuano stelle che non sono abbastanza distanti per farsi notare, infilate nelle nostre vite a proteggerle.

In tutta questa festa, non ci siamo scattati nemmeno una foto da riguardare più avanti. Forse perché eravamo troppo felici per mostrarlo, persino a noi stessi.

Notte e troppo felici per fotografarsi.

giovedì 14 luglio 2016

Sorridere nelle foto del signor Lomazzi

Mi sembrava più facile sorridere, nelle foto del signor Lomazzi.

Perché già lui ti accoglieva con un sorriso speciale. Il sorriso che indossava anche per tutti gli eventi che fotografava in giro per la città.

Il sorriso che ho perso sapendo che Gigi Lomazzi se n'è andato. E abbraccio sua figlia Silvia, perché quella luce speciale sia sempre con lei.

venerdì 8 luglio 2016

Il primo sguardo di Paola

Il primo sguardo di Paola. Viaggia ancora nei miei ricordi: i suoi occhi grandi, come lei.

Era la mia insegnante di lettere. Di più, era la prima giornalista che conoscevo, io che accarezzavo il sogno di entrare in quel mondo.

Sono trascorsi tanti anni, eppure il suo sguardo è ancora lì. Negli occhi di chi ha incontrato, da instancabile viaggiatrice. Nell'amicizia che ha voluto donarmi.

Il tempo di uno sguardo è il titolo del suo libro, che verrà presentato sabato 9 luglio alle ore 18, alla Galleria Oriana Fallaci, in via Briante 12/a a Somma Lombardo. Immagini e racconti, abbracciati perché si possano leggere e vivere, come lei.

Ed è un mondo che le assomiglia, perché si metterà in viaggio come lei, ancora.

venerdì 27 maggio 2016

Efrem e cose da sussurrare

La bellezza attorno a noi, dentro di noi. La respiro già avvicinandomi alla sede della mostra, in una via che troppo spesso dimentico: percorsa a piedi si svela senza timidezze.

Quando varco la soglia della R&P Legal, la avverto ancora di più: perché ci sono luoghi meravigliosi, capaci cioè di meravigliare. Luoghi dove si lavora, si produce, eppure si può alzare lo sguardo per lasciarsi incantare.

Ora mi chiamano le pareti. Le fotografie di Efrem Raimondi. Lui il 16 giugno (al museo del Tessile, sempre a Busto Arsizio) terrà una lectio magistralis spiegando che la fotografia non esiste. Non senza di noi.

Cancello il termine spiegando. Riscrivo: narrando. Lo credo, perché narrano le sue fotografie. Self-portrait è un viaggio che mi interroga, mi scuote, mi fa (ri)conoscere persone. Alcune al primo sguardo, altre scavando nella memoria, altre ancora scrutando negli occhi ciò che hanno tessuto nella loro vita quotidiana.

Ciascuna di questi venti fotografie ha un proprio potere. Io ne porto nell'anima tre in maniera speciale. Fernanda Pivano, così radiosa, di una bellezza che toglie il fiato e incoraggia a correre avanti. Mark Knopfler, come un'ombra di malinconia, di apparente stanchezza, che sta già mettendo in moto altra musica.

Poi l'operaio tessile. Sarà che mi accende ricordi e speranze, oggi più che mai.

Ma mi fa anche guardare attorno, di nuovo, e raccogliere le sensazioni tra la gente vicino a me. Che bello, sento, sembra di essere a Milano: qui si sta tessendo, ancora.

Perché c'è qualcosa di nuovo che si respira in questo luogo così bello e capace di aprire le porte alla fotografia e alla città. Ha invitato Busto Arsizio, e non solo, a osare: uscire, rientrare, ammirare l'arte e volerla incontrare attraverso le opere e la voce di Efrem in questa mostra con il patrocinio del Comune.

Sono cose da sussurrare, e ho già detto troppo. Ma l'unica parola che devo aggiungere, è grazie. Perché abbiamo bisogno di una scossa, di abbassare i toni e alzare gli occhi, trovando - come scrive Efrem nella presentazione - la nostra voce.