Già solo per il fatto che ne sto scrivendo, picchio la testa contro il muro. Oh my God, ci sono ricascata. Per ben due volte in pochi giorno ho sbirciato quell'ammasso di muscoli lampadati, lacca e gel a gogo, indigestioni di cibo e musica che si chiama Jersey Shore. Di più, una volta ho portato inconsapevolmente mamma davanti al video e ho sentito che rideva.
Per disgusto, si intende. Molti di noi si disgustono e poi guardano, anche solo per scuotere il capo. Per salvare la faccia, si pongono profondi interrogativi. Che poi aleggiano nell'aria a lungo.
First of all, le unghie rifatte. Sono nate prima loro o "mi spiace, le pulizie non posso farle?". Nella casa del grande tamarro ce le hanno quasi tutte le girl; poi i maschi si lamentano che le ragazze non puliscano (e non è che ci sia la corsa ai fornelli). Per forza! Già è un casino compiere un sacco di altre operazioni, vuoi che si mettano a lavare? Io adoro lo smalto, ma dovendo ahimé lavare i piatti e fare i mestieri - myself, and I'm proud of it - lo uso raramente. Che fare con quelle unghie finte e intoccabili? Ragazzi, cercate di capirle...
E poi anche voi maschietti, porca miseria. Possibile che contino solo palestra e lampade. Poi mi guardo in giro, nel Northern Italy Shore e vedo che anche mister Radical Chic ha bisogno di una bella abbronzatura artificiale, altrimenti è a disagio.
Per fortuna, ci sono Sam e Ron che si lasciano e si rimettono insieme più veloce della luce. Questa sì che è notizia.
Ragazzi, vi volete decidere una volta per tutte, così cambiamo copione?
Oh my God, sto parlando ai protagonisti di Jersey Shore. Era meglio discutere con il mio amico immaginario.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
domenica 4 settembre 2011
venerdì 26 agosto 2011
Forza, Nyc. Anche per l'angelo di Battery Park
Irene incombe, e ascolto la voce del presidente Obama. Ma è l'ordine di Bloomberg a gelarmi il sangue e i ricordi: evacuazione obbligatoria di diverse zone, tra cui Battery Park.
E' strano, forse anche un po' folle, pensare a quel luogo ormai diversi anni fa a New York. Era un giorno meraviglioso di turno, avevo appena pranzato con Francesco sbirciando l'acqua amabile. Leslie mi rincuorava al telefono e mi aspettava il traghetto. Di lì a poco avrei vissuto un momento delizioso, tra le piccole onde buone e sopra un gabbiano che seguiva discreto. Era il sapore della libertà.
Ma in attesa del traghetto una signora bionda si sedette accanto a me su una panchina. E io da brava italiana diffidente pensai: sarà mica una rapinatrice o una folle. Invece, lei parlò rischiarando ancora di più la giornata con un sorriso. Una donna come tante, che proveniva dall'America più profonda ed era felice di essere a New York, in viaggio con il marito e i figli. L'Italia, l'Europa, luoghi che facevano sognare, irraggiungibili. Lei si informava, si raccontava, parlava di Gesù, della sua famiglia.
Send me an angel, gracchiava la radio dopo l'incontro. Ma io l'avevo già incontrato. Un angelo come tanti, e speriamo che tanti veglino su New York, già abbastanza ferita, sul suo sguardo solo apparentemente disincantato, che viaggia tra l'acqua e il cielo, senza fermarsi mai.
E' strano, forse anche un po' folle, pensare a quel luogo ormai diversi anni fa a New York. Era un giorno meraviglioso di turno, avevo appena pranzato con Francesco sbirciando l'acqua amabile. Leslie mi rincuorava al telefono e mi aspettava il traghetto. Di lì a poco avrei vissuto un momento delizioso, tra le piccole onde buone e sopra un gabbiano che seguiva discreto. Era il sapore della libertà.
Ma in attesa del traghetto una signora bionda si sedette accanto a me su una panchina. E io da brava italiana diffidente pensai: sarà mica una rapinatrice o una folle. Invece, lei parlò rischiarando ancora di più la giornata con un sorriso. Una donna come tante, che proveniva dall'America più profonda ed era felice di essere a New York, in viaggio con il marito e i figli. L'Italia, l'Europa, luoghi che facevano sognare, irraggiungibili. Lei si informava, si raccontava, parlava di Gesù, della sua famiglia.
Send me an angel, gracchiava la radio dopo l'incontro. Ma io l'avevo già incontrato. Un angelo come tanti, e speriamo che tanti veglino su New York, già abbastanza ferita, sul suo sguardo solo apparentemente disincantato, che viaggia tra l'acqua e il cielo, senza fermarsi mai.
giovedì 25 agosto 2011
Gene, is that you? Happy... days
You're right, Gene. You're always right, 'cause you never look for easy approval. That's what I feel, even today. It would be a special day (your 62° birthday)but you - Gene Simmons, the Kiss Demon - think that you must celebrate every day on earth. And you see, you're right again.
Yet this should be a special birthday - we guess - as after so many years you asked Shannon to marry you on tv. We were all shocked. Some are delighted, some wonder: but what's Gene doing? He kept telling us: I'll never get married.
Tv show or reality? We don't know of course. And it doesn't matter. I must confess your so called new opinion about marriage didn't really impress me, one is free also to change his mind. But something else did: your eyes, when you were on your knees watching Shannon. Is that you, Gene? You've always been able to surprise us. And you're soooo right, this time as well.
Happy birthday and happy every-single-day-on-earth. Also your wedding day.
Yet this should be a special birthday - we guess - as after so many years you asked Shannon to marry you on tv. We were all shocked. Some are delighted, some wonder: but what's Gene doing? He kept telling us: I'll never get married.
Tv show or reality? We don't know of course. And it doesn't matter. I must confess your so called new opinion about marriage didn't really impress me, one is free also to change his mind. But something else did: your eyes, when you were on your knees watching Shannon. Is that you, Gene? You've always been able to surprise us. And you're soooo right, this time as well.
Happy birthday and happy every-single-day-on-earth. Also your wedding day.
giovedì 18 agosto 2011
New ecology
Sotto il castagno ho pensato: "Devo scrivere con rispetto". Ho riposto il pc ed estratto uno dei meravigliosi blocknotes dal cassetto.
Lui, che si è appena rifatto una chioma dignitosa dopo la solenne potatura dello scorso inverno, mi ha osservato stizzito. O meglio, ha lanciato un'occhiata malevola al mio strumento cartaceo: "Fantastico, mi vieni sotto il naso a scrivere sulla mia pelle?".
Lui, che si è appena rifatto una chioma dignitosa dopo la solenne potatura dello scorso inverno, mi ha osservato stizzito. O meglio, ha lanciato un'occhiata malevola al mio strumento cartaceo: "Fantastico, mi vieni sotto il naso a scrivere sulla mia pelle?".
sabato 16 luglio 2011
La sottile arte del porridge (sit down and eat)
A casa mi puntano il dito contro: perversione! Ma l'arrivo del porridge si è trasformato in una piccola lezione di vita. Mica per niente me l'ha mandato un'amica insegnante.
Can you remember? Ma sì, ricordi quando eravamo da Nan e Alex anni fa e lei preparò il porridge sulla tavola deliziosamente imbandita? Si aspettava di vederlo tornare al mittente, come sempre quando sfrecciano da queste parti gli italiani. Malu no... non si sottrasse all'assaggio e divorò tutto.
Così Robbie è precisa anche nei ricordi e quest'anno mi spedisce una deliziosa confezione. Libidine che solo dal Fife poteva arrivare. Avena dei miei desideri e della serie "Se siete imbranati non è colpa nostra, ma vi aiutiamo ugualmente" con le fantastiche buste separate, della misura esatta del latte necessario per preparare il piatto.
Fosse solo questo, potrebbe essere perversione e basta, come mi ricorda sempre quell'indice puntato. No, è che troppo spesso faccio colazione in piedi. Con il porridge non si può. La scusa ufficiale è che è Scottish, cioè no, scotta la ciotolina (no darling, non è quella del cane, non puoi capire) e quindi sedersi è un must.
La realtà è che le perversioni vanno gustate con calma. Come la vita, of course.
Can you remember? Ma sì, ricordi quando eravamo da Nan e Alex anni fa e lei preparò il porridge sulla tavola deliziosamente imbandita? Si aspettava di vederlo tornare al mittente, come sempre quando sfrecciano da queste parti gli italiani. Malu no... non si sottrasse all'assaggio e divorò tutto.
Così Robbie è precisa anche nei ricordi e quest'anno mi spedisce una deliziosa confezione. Libidine che solo dal Fife poteva arrivare. Avena dei miei desideri e della serie "Se siete imbranati non è colpa nostra, ma vi aiutiamo ugualmente" con le fantastiche buste separate, della misura esatta del latte necessario per preparare il piatto.
Fosse solo questo, potrebbe essere perversione e basta, come mi ricorda sempre quell'indice puntato. No, è che troppo spesso faccio colazione in piedi. Con il porridge non si può. La scusa ufficiale è che è Scottish, cioè no, scotta la ciotolina (no darling, non è quella del cane, non puoi capire) e quindi sedersi è un must.
La realtà è che le perversioni vanno gustate con calma. Come la vita, of course.
lunedì 27 giugno 2011
La favola di Violetta e di chi la segue
Violetta arriva con la sua grazia, in un castello che mi appariva misterioso fin dall'infanzia e invece ora con eleganza apre le proprie porte. Arriva elegantissima, si fa corteggiare e si ammala di amore: i sintomi già si colgono dalla gioia timida, che quasi le impedisce di affacciarsi al balcone per udire pienamente la voce di Alfredo. Lo vorremmo fare noi per lei, tuttavia restiamo immobili e rapiti.
Violetta e Alfredo - ma anche il padre di lui, Giorgio - si fanno seguire nel salotto, nel cortile che proietta una casa di campagna nei dintorni di Parigi e infine nella stanza semibuia dove l'amore viene riunito e si dissolve nell'eternità. Vibra il pubblico... non si possono chiamare spettatori, coloro che vivono questa esperienza, perché tra le note irresistibili di Verdi e le voci avvincenti degli interpreti si diventa protagonisti, si sorride, ci si commuove. Fino al colpo di grazia, quando Violetta viene meno lì, davanti a te e ti assale il bisogno di allungare le braccia e cercare di rialzarla, per restituirla al cuore di Alfredo.
In tutta questa magia, se ne insinuano di altre. Il grande protagonista silenzioso, il castello di Massino Visconti che accoglie, scandisce e osserva ogni momento, in scena e fuori. Ma anche altre piccole magie, che fanno meno rumore eppure sono ugualmente importanti. Come la passione e la determinazione della "Voce all'opera" e di Gianmaria Aliverta che osa affrontare questa scommessa, far gustare la Traviata in un modo così insolito, e altre ancora. Come questo impegno di un gruppo di giovani e meno giovani, che credono nella cultura e seminano la loro dedizione in una zona incantata, da scoprire o riscoprire.
Tutti sono da applaudire, quelli che compaiono in scena, a partire dai tre artisti, Myung Yeoun Zoo, Giuseppe Veneziano e Federico Longhi. E la pianista Eleonora Barlassina, il regista Federico Vazzola, la mitica Fiorella che viene chiamata a fare la parte della domestica e assiste Violetta, lei che ha meravigliosa voce da soprano.
Quando si affaccia il tramonto, c'è un unico desiderio: ancora, ancora al cospetto del castello sbirciando la rocca di Angera e pronti a seguire un'altra favola.
Violetta e Alfredo - ma anche il padre di lui, Giorgio - si fanno seguire nel salotto, nel cortile che proietta una casa di campagna nei dintorni di Parigi e infine nella stanza semibuia dove l'amore viene riunito e si dissolve nell'eternità. Vibra il pubblico... non si possono chiamare spettatori, coloro che vivono questa esperienza, perché tra le note irresistibili di Verdi e le voci avvincenti degli interpreti si diventa protagonisti, si sorride, ci si commuove. Fino al colpo di grazia, quando Violetta viene meno lì, davanti a te e ti assale il bisogno di allungare le braccia e cercare di rialzarla, per restituirla al cuore di Alfredo.
In tutta questa magia, se ne insinuano di altre. Il grande protagonista silenzioso, il castello di Massino Visconti che accoglie, scandisce e osserva ogni momento, in scena e fuori. Ma anche altre piccole magie, che fanno meno rumore eppure sono ugualmente importanti. Come la passione e la determinazione della "Voce all'opera" e di Gianmaria Aliverta che osa affrontare questa scommessa, far gustare la Traviata in un modo così insolito, e altre ancora. Come questo impegno di un gruppo di giovani e meno giovani, che credono nella cultura e seminano la loro dedizione in una zona incantata, da scoprire o riscoprire.
Tutti sono da applaudire, quelli che compaiono in scena, a partire dai tre artisti, Myung Yeoun Zoo, Giuseppe Veneziano e Federico Longhi. E la pianista Eleonora Barlassina, il regista Federico Vazzola, la mitica Fiorella che viene chiamata a fare la parte della domestica e assiste Violetta, lei che ha meravigliosa voce da soprano.
Quando si affaccia il tramonto, c'è un unico desiderio: ancora, ancora al cospetto del castello sbirciando la rocca di Angera e pronti a seguire un'altra favola.
mercoledì 1 giugno 2011
Bette Davis, tante e unica
Giornate travolgenti, roba che neanche un goccio di Talisker (sorry, I'm not a real man tonight, with ice please) riesce a trasformare in base per il sonno. Allora, come un avvertimento, sullo schermo si stampano due parole: Bette Davis. Un fremito e sai già che sarà una lunga notte, per cui speri almeno che ti attenda solo un film, mica una rassegna: altrimenti chi ti stacca più?
Auspicio realizzato, peccato però che la faccenda sia per cuori particolarmente robusti: arriva non Bette Davis, bensì due.
Lei dolce, troppo buona, provata da una vita di sacrifici e dalla subdola arte dell'altra. Anche l'altra è Bette Davis: egoista, avida e superficiale. Sono uguali sullo schermo, eppure gli sguardi sono opposti. Bette Davis eyes, la canzone ti rimbomba nelle orecchie.
Quegli occhi ti incatenano, e ti riportano a film lontani. In cui era innamorata, crudele, tenera, agguerrita. O a film più recenti, che però ormai hanno assunto il sapore della distanza temporale: vulnerabile, impietosa, spaventata, pericolosa. Agnello o tigre, non ha importanza.
Guarda, anche Christian sta seguendo "Chi giace nella mia bara". Sarei pronta per una rassegna ora, pescando fin dai primi passi, quando era seducente, se lo voleva. Altro che "fascino di Stanlio e Olio", come qualcuno aveva sentenziato all'inizio.
Sono gli occhi di Bette Davis che ci stanno seducendo, incastrando, togliendo il respiro. Commossi dall'agnello, allertati dal guaguaro, in fuga dietro a un cuscino per la tigre: siamo qui per loro. Sono gli occhi che non si vergognano di rivelare la loro età, e per questo sono così straordinari e avvincenti.
La plastica non è ancora arrivata e ci sentiamo proprio bene. Guarda, la Bette Davis assassina, che era così buona, sta accarezzando un cagnolone che odiava la Bette Davis ricca e svogliata: l'animale riconosce il cuore. Noi riconosciamo i suoi occhi, così capaci di cambiare, e di restare irrimediabilmente se stessi.
Quante Bette Davis, per una donna unica.
Auspicio realizzato, peccato però che la faccenda sia per cuori particolarmente robusti: arriva non Bette Davis, bensì due.
Lei dolce, troppo buona, provata da una vita di sacrifici e dalla subdola arte dell'altra. Anche l'altra è Bette Davis: egoista, avida e superficiale. Sono uguali sullo schermo, eppure gli sguardi sono opposti. Bette Davis eyes, la canzone ti rimbomba nelle orecchie.
Quegli occhi ti incatenano, e ti riportano a film lontani. In cui era innamorata, crudele, tenera, agguerrita. O a film più recenti, che però ormai hanno assunto il sapore della distanza temporale: vulnerabile, impietosa, spaventata, pericolosa. Agnello o tigre, non ha importanza.
Guarda, anche Christian sta seguendo "Chi giace nella mia bara". Sarei pronta per una rassegna ora, pescando fin dai primi passi, quando era seducente, se lo voleva. Altro che "fascino di Stanlio e Olio", come qualcuno aveva sentenziato all'inizio.
Sono gli occhi di Bette Davis che ci stanno seducendo, incastrando, togliendo il respiro. Commossi dall'agnello, allertati dal guaguaro, in fuga dietro a un cuscino per la tigre: siamo qui per loro. Sono gli occhi che non si vergognano di rivelare la loro età, e per questo sono così straordinari e avvincenti.
La plastica non è ancora arrivata e ci sentiamo proprio bene. Guarda, la Bette Davis assassina, che era così buona, sta accarezzando un cagnolone che odiava la Bette Davis ricca e svogliata: l'animale riconosce il cuore. Noi riconosciamo i suoi occhi, così capaci di cambiare, e di restare irrimediabilmente se stessi.
Quante Bette Davis, per una donna unica.
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