Quando ero ragazzina, ero una piccola tifosa perseguitata. Anche per questo sono solidale con Filippo, pur non appartenendo al suo "giro".
Sono felice di essere romanista, anche se in queste ore vedrai che perderò il derby. Chisse. Non ho ansia da prestazione, conto su una squadra folle godereccia che incassa sberloni e poi ti offre una sorprendente impresa.
Certo da piccola che palle, non palloni, con l'assedio juventino. Sento clima simile oggi, diviso in tre.
Quando ero ragazzina, trovai un eroe extra per sottrarmi allo strapotere. Dico Anderlecht e dico Lozano. Poverissimo finché entrò in campo, e i miei amici juventini lo ricordarono a lungo.
Ci vuole ogni tanto che qualcuno ridimensioni le cose. Lui allora era per me un piccolo eroe, dicono analfabeta. Nemesi per noi che nel calcio e nella vita ci riteniamo professori.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
sabato 3 marzo 2012
venerdì 2 marzo 2012
Slash suggestion
Basta viaggiare, mi sparo un po' di video. Quello di Fergie e Slash piace al mio amico Anto per motivi non prettamente musicali.
A me spaventa, e affascina, lo ammetto, come tutti i film della vita con i ruoli capovolti. Anzi non troppo, perché già in "Misery non deve morire" ad andare di mezzo è l'uomo.
Sono stanca e questa sera non vado in studio a registrare, sotto il peso della "Slash suggestion" (evviva l'italiano ai maccheroni)risento il video su youtube. Ma possibile che sia lui a urlare sul finale? Mi sembra persino di sentire un "Ahia". No... non è da Slash, dai. Poi da quando Slash parla italiano?
Dormiamo che è meglio.
A me spaventa, e affascina, lo ammetto, come tutti i film della vita con i ruoli capovolti. Anzi non troppo, perché già in "Misery non deve morire" ad andare di mezzo è l'uomo.
Sono stanca e questa sera non vado in studio a registrare, sotto il peso della "Slash suggestion" (evviva l'italiano ai maccheroni)risento il video su youtube. Ma possibile che sia lui a urlare sul finale? Mi sembra persino di sentire un "Ahia". No... non è da Slash, dai. Poi da quando Slash parla italiano?
Dormiamo che è meglio.
Misty St. Andrews
Mi allontano un poco dalla "mia" città, grazie a Scotia Heritage. Che questa mattina con una pennellata via twitter riassumeva magicamente: very misty in St. Andrews this morning. Inland is clear & sunny.
Rivedo una sera a St. Andrews, davvero. Avevo lasciato la mia città miracolosamente immersa nel sole di tardo pomeriggio, e arrivammo a St. Andrews. Il mare e i gabbiani rincorrevano le famiglie che giocavano a golf sulla riva: in un posto delizioso ci fermammo a cenare. Quando uscimmo, St. Andrews non c'era più: si era addormentata nella nebbia.
Un senso di stupore ci scaldò e ci rubò anche le parole, fino quasi a Edimburgo. Dove la nebbia si diradò fino a farci riconoscere le vie e le luci.
Misty St. Andrews, non cambi mai.
Rivedo una sera a St. Andrews, davvero. Avevo lasciato la mia città miracolosamente immersa nel sole di tardo pomeriggio, e arrivammo a St. Andrews. Il mare e i gabbiani rincorrevano le famiglie che giocavano a golf sulla riva: in un posto delizioso ci fermammo a cenare. Quando uscimmo, St. Andrews non c'era più: si era addormentata nella nebbia.
Un senso di stupore ci scaldò e ci rubò anche le parole, fino quasi a Edimburgo. Dove la nebbia si diradò fino a farci riconoscere le vie e le luci.
Misty St. Andrews, non cambi mai.
Il luogo irragionevole
Avrete una città del cuore. Forse più di una, o fluttuante nella vita, ma in genere un luogo si afferma, irragionevole.
La mia città del cuore è nata dalle pagine di un libro e da una cartina. Quando vi ho messo piede per la prima volta dopo 20 anni, ero già sua. Ogni angolo mi apparteneva.
Era umida e sferzante, la prima sera. Quando si affacciò il sole nei giorni e anni successivi, mi coglievano comunque i brividi. Il suo vento mi rubava il fiato, il suo fiume mi domava.
Non pronuncerò il suo nome. Quel luogo sa di essere irragionevolmente mio.
La mia città del cuore è nata dalle pagine di un libro e da una cartina. Quando vi ho messo piede per la prima volta dopo 20 anni, ero già sua. Ogni angolo mi apparteneva.
Era umida e sferzante, la prima sera. Quando si affacciò il sole nei giorni e anni successivi, mi coglievano comunque i brividi. Il suo vento mi rubava il fiato, il suo fiume mi domava.
Non pronuncerò il suo nome. Quel luogo sa di essere irragionevolmente mio.
giovedì 1 marzo 2012
Heaven or hell
Tutti ce ne andiamo. Mi cullo nella mia banalità, mentre mi tiro fuori da quelle mediatiche altrui.
Non ho ancora metabolizzato che c'è un Poeta in meno, a questo mondo.
Tutti ce ne andiamo. Heaven or hell, già ci assaggiano su questa terra; ricambiamo, a fugaci morsi.
A volte gli stessi Poeti ci dividono - de gustibus -, anche le loro opere che però rimangono in noi.
In questo viavai non ci si rende conto che c'è un Poeta in meno finché la musica tace, e non sappiamo perché.
Non ho ancora metabolizzato che c'è un Poeta in meno, a questo mondo.
Tutti ce ne andiamo. Heaven or hell, già ci assaggiano su questa terra; ricambiamo, a fugaci morsi.
A volte gli stessi Poeti ci dividono - de gustibus -, anche le loro opere che però rimangono in noi.
In questo viavai non ci si rende conto che c'è un Poeta in meno finché la musica tace, e non sappiamo perché.
L'incontro dei due mari
Questo inverno tardivo e testardo mi ha trasmesso la voglia di mare. A me. Persino mare languido, naturalmente lontano da attenzioni soffocanti.
Mare da accarezzare anche solo nei pensieri. Il luogo - caldo - più potente dove mi riportano le sensazioni è Prassonissi. Rivivo quell'estasi sferzante di trovarsi all'incontro tra i due mari, in fondo a Rodi. Di vedere due facce opposte dell'essere natura: il volto riflessivo, quello impetuoso. Di trovarsi in mezzo senza poter fare praticamente nulla, se non tenersi stretto il cappello che altrimenti vola via. Di contemplare i due colori antagonisti e di stare in silenzio, perché tanto la tua voce viene rapita dal più potente.
L'incontro dei due mari ci riporta in mezzo, nella nostra fragilità, ma anche nella nostra possibilità di poter ammirare tutto questo. Si chiama possibilità, si può chiamare fortuna. Basta essere ancora convinti che quest'ultima, possiamo crearla noi.
Mare da accarezzare anche solo nei pensieri. Il luogo - caldo - più potente dove mi riportano le sensazioni è Prassonissi. Rivivo quell'estasi sferzante di trovarsi all'incontro tra i due mari, in fondo a Rodi. Di vedere due facce opposte dell'essere natura: il volto riflessivo, quello impetuoso. Di trovarsi in mezzo senza poter fare praticamente nulla, se non tenersi stretto il cappello che altrimenti vola via. Di contemplare i due colori antagonisti e di stare in silenzio, perché tanto la tua voce viene rapita dal più potente.
L'incontro dei due mari ci riporta in mezzo, nella nostra fragilità, ma anche nella nostra possibilità di poter ammirare tutto questo. Si chiama possibilità, si può chiamare fortuna. Basta essere ancora convinti che quest'ultima, possiamo crearla noi.
La pizza che vorrei
Bravo ragazzo, che mi insegni alternative a rock e uncinetto. Qui però andiamo sul pericoloso, ovvero alla cucina. Mi sono dilettata in questo locale a lungo, negli ultimi anni però con minore intensità.
Per due motivi. Uno è l'alibi di tutte, il tempo. L'altro è tangibile: nella mia vita sono tra due fuochi che non sono i fornelli, ma persone di indubbie capacità culinarie. La mamma è la regina, ovviamente: difatti, mi sono specializzata in tutto ciò (e non è molto) che non fa lei.
Ma la pizza, la preparava papà. Era lui il pizzaiolo provetto, quindi mi sono specializzata solo nel mangiarla. Ci vuole ancora più pazienza, a partire dalla pasta. Vi sembro paziente, io? Non è che perché sto cercando di sferruzzare, ho preso un diploma speciale: i progressi lo dimostrano.
Un giorno, però, affronterò anche il capitolo pizza in cucina. In questo folle periodo ho imparato ad aver fame di ciò che non so fare. E vista l'ampia gamma, direi che l'appetito vien mangiando. Occhio che mi sto mettendo il grembiule.
Per due motivi. Uno è l'alibi di tutte, il tempo. L'altro è tangibile: nella mia vita sono tra due fuochi che non sono i fornelli, ma persone di indubbie capacità culinarie. La mamma è la regina, ovviamente: difatti, mi sono specializzata in tutto ciò (e non è molto) che non fa lei.
Ma la pizza, la preparava papà. Era lui il pizzaiolo provetto, quindi mi sono specializzata solo nel mangiarla. Ci vuole ancora più pazienza, a partire dalla pasta. Vi sembro paziente, io? Non è che perché sto cercando di sferruzzare, ho preso un diploma speciale: i progressi lo dimostrano.
Un giorno, però, affronterò anche il capitolo pizza in cucina. In questo folle periodo ho imparato ad aver fame di ciò che non so fare. E vista l'ampia gamma, direi che l'appetito vien mangiando. Occhio che mi sto mettendo il grembiule.
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