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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

mercoledì 13 febbraio 2013

I nostri paesaggi e la testa chinata

I nostri paesaggi, rubati a un luogo caldo e addormentato o a uno selvaggio grazie ai brividi: ciascuno di noi ne ha uno, e più, nel cuore. Si sente portato verso una località che gli pare irresistibile e lascia indifferente un'altra. Quand'ero una ragazzina impertinente, dicevo a mio padre che io amavo i grattacieli, e l'opera dell'uomo: era ciò che mi faceva alzare la testa con orgoglio.
Lui, gentile, scuoteva solo la testa e nulla aggiungeva. Ma adesso ho imparato a chinarlo, il capo, per scrutare una bestiolina incerta, a piegarlo sulla spalla per ascoltare meglio un cinguettio e a inginocchiarmi  per ringraziare un fiore.
Buona giornata con i paesaggi che amate.

Ti ricordi come può essere

Ti ricordi come può essere, vero? Basta che respiri oltre quest'aria che non ci appartiene. Ecco che rivedi quel primo fiore che ha invaso il tuo cielo, mentre eri sdraiato sul prato. Un frammento di sole, adagiato sulla terra a sbirciarsi attorno incuriosito. Ogni giorno, anche il più rigido, ha un fiore per noi, se lo cerchiamo o forse basta solo attenderlo. E non importa se adesso la terra su cui sei disteso - più o meno pazientemente - è fredda da far male. Quel fiore sta già meditando di tornare da te.

Un rifugio di nebbia

Quando non sai bene come comportarti, un aiuto può venire dalla natura: basta ascoltarla.


Oggi mi ha costruito un rifugio di nebbia. E' compatto e può apparire menefreghista, anzi quasi spietato:  perché vediamo tanti di questi esempi umani, che poi infiliamo questi occhiali.

In realtà, è un banco morbido e gelido, che potrebbe premere sulle paure fino a farle scomparire. Che con il suo tocco apparentemente freddo potrebbe insegnarci a dare una carezza a qualcuno vicino che un rifugio invisibile e non meno compatto si è costruito e potrebbe affondare.

Questo banco morbido e gelido che calma il calore dell'indignazione, tramutandolo in efficaci pensieri per uscire da un vuoto o da un volume troppo pieno.

Me lo chiedo, mentre provo a camminarci: chi può costruire un rifugio così e uscirne più saggio, se vuole? Quasi quasi, lo accarezzo io.

Timidamente si schiuderà

Sbottando e aspettando la nuova neve, mi illudo: ti immagini se è tutto uno scherzo, e a un certo punto i fiocchi cambieranno colore? Saranno morbidi e non si scioglieranno, come coriandoli incerti.
A quel punto si commuoverà il giardino e li terrà stretti a sé; timidamente si schiuderà quella macchia tenue tra le foglie e mi racconterà che  sì, è tutto uno scherzo.
Un tocco lieve, come un pensiero, e tutto sarà passato, anzi tutto sarà arrivato.

Le briciole scomparse

Dalla balaustra sono scomparse le briciole, che da un po' giacevano speranzose di sfamare qualche uccellino. Diverse ipotesi sono affiorate, alcune da scartare. Le formiche non c'entrano, non è ancora primavera e dovrebbero essere degli insetti geneticamente modificate per trasportare quei bricioloni.

Finalmente allora qualche merlo ha avvistato i pezzetti di biscotto, che avevo ormai depositato un po' di giorni fa? O vuoi vedere che è stato il vento a fare piazza pulita?

Ci ho pensato su a sufficienza, finché Arguta Paffuta ha sbottato: ma sono solo briciole. E io: è vero, ma vorrei sapere a chi servono. Per darne ancora. Perché se non cominciamo a offrirne con più slancio, se non ci rendiamo conto che qualcuno ne ha bisogno, le nostre mani a che servono?

Rangià

Accomodare, come si può, più di quanto si debba. Rangià. E a volte non ti viene affatto di mettere le cose a posto, perché cos'è " a posto", che ordine ostile si sta nascondendo nella trama.

Rangià per non far esplodere sofferenze o attriti, per non mettersi troppo in discussione, perché qualcuno afferma che si deve.

Ma, pà Carloeu, a volte di rangià non ho la minima voglia. E i miei gesti di protesta li vedi anche tu, lassù, dove non accomodate niente, ma tutto si mette in una riga morbida, in armonia.

martedì 12 febbraio 2013

Il vestito giusto sulla ragazza sbagliata - canzone per la notte

Perché il titolo è più duro, sgradevole, Ain't that a batch, ma non c'è grido più vero. Se ascolto questa canzone degli Aerosmith, mi viene in mente il Carrozzone, pensa un po'.

Dove la puttana, inequivocabilmente, è la vita. E mi perdoneranno Lassù se lo penso un po', mentre Steven Tyler le urla tutte: il vestito giusto sulla ragazza sbagliata, leccare veleno quando sai che lo è, ma almeno ha un sapore, o questo è come un turno sbagliato in una notte fredda.


E molto altro ancora. Lui si riferisce all'amore. E si può intendere: vita. Cambia una lettera...

Ma poi ti accompagna verso una sfilza di note che non ti lasciano fuggire, che ti gridano che tu devi combattere, che tutto questa sarà anche assurdo, ma quel vestito puoi metterlo a posto, cambiargli colore e non devi abbassare la testa di fronte a nessuno.

Sei fuori posto e non sai mai cosa troverai. Ma accidenti se lo troverai. E non dovrai dire grazie a nessuno, perché in quella notte fredda, con quel vestito perfetto, non ti sarai mai venduto.

Ain't that a bitch. Canzone per la notte.