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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

sabato 2 marzo 2013

Perché possiamo - auguri e canzone per la notte

In fedele attesa di un'ora giusta dal punto di vista del fuso, faccio scivolare un augurio e una canzone.

Prevedo le lamentele di mia sorella contessa, perché si tratta di una canzone rock, per di più in inglese. Ma ho motivi fondatissimi per offrire Because We can dei Bon Jovi come canzone di festa per la mia Cri.

Primo, significa Perché noi possiamo, va bene ha moltiplicato l'effetto Obama, ma ci unisce ancora di più. Perché non Vogliamo essere un'onda nell'oceano, né un granello di sabbia. Perché quando una ha bisogno della spalla dell'altra, la trova, come una roccia. Ok, le nostre spalle fanno un po' cilecca, a non guardiamo il pelo nell'uovo: tanto più che con le lenti progressive non lo troverei mai.

Secondo, Mr. Jon Bon Jovi compie gli anni proprio oggi. E nonostante lo ritenga - con affetto - troppo perfetto (definizione imperfetta), gli riconosco che sta invecchiando con grazia.

Lui 51 anni, noi 25.

Possiamo...

Auguri, contessa. E Bon Jovi of Course, lui ci mette la musica.

Non ci lasciano qui come campione

Lo so, non è pensiero da weekend lieve. Ma nella testa continua a girarmi quella frase, mormorata in dialetto da un signore in circostanza luttuosa. Sono le occasioni in cui, nel congedarsi da una persona, si cerca disperatamente una filosofia a presa rapida, terrena.

E una persona commenta, più o meno lugubre sarà, che prima o poi tutti partiamo. Triste annuire di capo da parte dei presenti, il problema è farsene una ragione.

Lui ci prova. E in dialetto - io non oso e riverso in italiano - sentenzia: mica ci lasciano qui come campione. Una frase, una pennellata. Insostituibile non è nessuno. O forse lo siamo tutti.

Grata come una primula

Torno a casa con una primula e un soffio di emozioni. Ho rivisto molte persone, altre ne ho conosciute e dalle pagine sono usciti molti pensieri che fanno parte di me o -per ora - non mi appartengono più.

Mi piace che la prima storia affiorata per Fabrizio  sia stata quella di un'amicizia, pur da film. E questo riconoscersi nei secondi, con orgoglio, che ha portato le persone alla nostra serata.

Tutti insieme, senz'ansia da posizione. Ringrazio Fabrizio e la splendida biblioteca di Castellanza, i mitici Giuseppe e Ginetto, perfettamente accordati, e ogni persona venuta da noi. Ringrazio per tutto ciò che imparo.

Ho in mano una primula e come lei mi sento riconoscente di ogni raggio di primavera.


http://www.nomosedizioni.it/book.php?ID=12NMS412&cat=1

Una favola contagiosa

Un giorno, due persone si sono messe a scrivere una storia insieme; adesso, una storia, la storia, vivono. Ieri sera, me lo rivelavano ufficialmente e siccome quel racconto l'avevo chiesto io,  mi hanno fatto sentire un'autrice vera.

Tanti borbottano che non si può credere nelle favole. Eppure da una fiaba che doveva unire il mondo, è nata una fusione supplementare. Una magia più potente di pagine e parole..

Le favole saranno irreali, ma ce ne sono di contagiose.

Buona fortuna, ragazzi.

La vostra quasi autrice

venerdì 1 marzo 2013

Le 20 penne dell'ansia

Uno degli imbarazzi più devastanti che possano toccare a un giornalista, è trovarsi senza penna. Ora, chi mi applaude perché ho domato l'ansia da telecomando sfuggente, merita di consolarsi con questo cassetto.

Prima di uscire per un'intervista, controllo sempre di avere un paio di penne e nel dubbio ne aggiungo una, perché 1 è sistematico che se ne hai una soltanto, ti tradirà annunciandoti nel momento clou di non avere più inchiostro. 2 le penne non camminano, ma ogni tanto ne estrai una per scrivere e magari la riponi fuori, al che il tesoretto si assottiglia. Inoltre la mia non è una borsa, bensì una galassia; tant'è che chi me la regalò, prima chiese al negoziante se non ne esisteva una più spaziosa ancora e si sentì rispondere: certo, vada nella sezione zaini.

Sono 24 ore che mi torturo con questo dubbio, dopo un'ispezione accurata. Un dilemma esistenziale: perché attualmente ho trovato 20 penne nella borsa?

Malmostosa, a prescindere

Malmostosa è essersi convinti, a prescindere, che doveva brillare un sole al limite della follia e rigettare questo grigiore annunciato.

È decidere che al mondo ogni tanto sarebbe piacevole scorgere le belle maniere e far scivolare uno "scusa" quando ci si è comportati rozzamente. È decidere che, comunque lo tocchi, quel quadro non si raddrizzerà mai nel corso della giornata.

Malmostosa is a state of mind, a prescindere. E se non lo getti in fretta - platealmente o con fare furtivo - il grigiore ti divorerà.

Come on, Arguta Paffuta, il quadro si sistemerà, basta reclinare la testa.

Un frammento nella notte

Arriva un momento nella notte, spigoloso come un frammento, in cui non importa cosa tu abbia fatto, e nemmeno chi tu sia: anche perché avere questa consapevolezza è altamente improbabile.

È il momento in cui potresti stentare a riconoscerti e brancoleresti in un'oscurità reale, se tu non allungassi la mano per sfiorare ciò che è sicuro. Sognerai. A brandelli, o in un lungo film, collezionando riflessioni per il giorno dopo o scordando tutto. Non sarebbe un crimine, quest'ultimo fatto, perché si libererebbe spazio per altri sogni.

Quel sogno più reale di tutto, ti sta già aspettando.