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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

sabato 17 febbraio 2024

Ricomincio, ancora - niente sale sul treno con noi


Dal telefono compare un video, pochi secondi inviati a un amico pazzesco, che ha vegliato su di me nei giorni più difficili dello scorso anno.

Giorni, settimane, mesi. Mi tiene ancora d'occhio, e così faccio io perché una delle certezze che ho appreso dopo l'infortunio è che non esiste un successo acquisito. Che ogni progresso è da difendere, nell'oscurità e nella solitudine della propria camera.

Era un anno esatto fa e nel video gli mostravo come dopo diversi sforzi riuscissi a sollevare per qualche istante mano e braccio, a patto di restare sdraiata. Ricordo bene la frustrazione di non poter compiere quel gesto fino in fondo se non dopo mezz'ora di tentativi.

E vi era una frustrazione anche peggiore: una volta conquistato quel risultato, non era affatto un gradino da cui continuare la salita. Ripiombavo inesorabilmente a terra e dovevo esercitarmi un'altra mezz'ora prima di alzare il braccio per un poco.

Era una sensazione che mi scuoteva, perché mi sembrava di non imparare niente, almeno non stabilmente. In realtà, se il mio corpo soccombeva, la mia mente poteva assorbire un'utile lezione,

Non c'è progresso che tu non debba difendere, sempre. Non c'è traguardo, che ti permetta di riposare tracciando quell'amabile segno: fatto.

Non c'è persona che tu abbia conosciuto davvero e che non possa sorprenderti, anche terribilmente: tu per prima. 

Guardare questo video dovrebbe confortarmi, un anno dopo almeno quell'interminabile esercizio non sembra servirmi più. Ma me lo ricordano una debolezza improvvisa, una difficoltà a muovermi, una ferita nell'anima inferta quando me n'ero appena curata una, mani tese ad afferrarmi per tirarmi in ragionamenti di cui non me ne frega più niente perché vedo il treno della vita procedere verso ben altri lidi.

Attraverso i vetri, tutte le cose ci faranno grandi cenni di addio.

Nessuna si offrirà per salire con noi avran tutte paura di tenerci compagnia.

Come scrive Madeleine Delbrêl, io già sento effimero molto, e non abbastanza.  Persino quell'esercizio doloroso e testardo che mi ha permesso perlomeno di rialzare un braccio, adesso mi incute simpatia distaccata: eppure ho nitida in me la disperazione di quei giorni e quando non riesco a usarlo come devo, vacillo.

Ma tanto, devo ricominciare. 

Nessuna cosa, nessuna persona sale sul treno con me. Mi accomodo e sciolgo il nastro dei pensieri, mentre ricomincio, ancora.

mercoledì 14 febbraio 2024

Anche se il cielo si oscurasse

 

Anche se il cielo si oscurasse tutto, di indifferenza, vanità o autodistruzione, sono certa stasera che io vedrei una stella.

Un miraggio, più vero, della realtà che si piccano di vedere tanti altri.

La luce dell'anima, di un Popolo che per quanto martoriato resiste per sé e tutto il mondo. Anche io, mi aggrappo a quella stella, per l'eternità.


Anche se il cielo si oscurasse tutto, io fisserei l'unica stella che mi racconta di futuro, di pace, di civiltà, di spirito. Di tutto ciò che posso essere, nonostante i miei pesanti limiti.

Il cielo si rinchiude nell'oscurità. Io mi addormento, su una stella, e conto i minuti per destarmi e capire cosa fare. 

domenica 11 febbraio 2024

Passeggiare con riconoscenza

 

È soltanto da te che mi accade di essere trascinata dal desiderio di passeggiare. La gente scompare ed è come trovarsi nel mio bosco silenzioso; solo, parlano i muri, le fiere finestre, le carezze di buio e quelle di luce.

Soltanto da te, mi capita di passeggiare anche per raggiungere la mia meta. Passo dopo passo, mi godo il mio viaggio, scopro qualche nuovo angolo o sobbalzo trovandomi dove non pensavo, con un brivido di piacere. 

Passeggiare riconoscendo, passeggiare con riconoscenza per il tuo caldo abbraccio e il tuo non impormi nulla.

domenica 4 febbraio 2024

In un angolo del momento perfetto


 Ondeggio tra la nebbia e il cielo, accarezzati da uguale morbidezza. La rocca sta sonnecchiando, forse per confondere i nemici. 

Il mio lago è di una bellezza cui non mi so abituare, ancora più stregato quando non lo grida.

Poi entra quell'essere che invidio nella sua rigorosa libertà: si prende la scena, con corpo e ali nitidi più dei miei pensieri. Resta fissato sull'immaginaria pellicola, tanto che con il dito sfioro come a cancellare una sbavatura che non c'è.

È il momento perfetto, quello in cui tutto si fissa a memoria dell'eternità. Io, mi trovo in un angolo di questo quadro: quello più invisibile, come se io non esistessi se non per un istante, e distrattamente.

In un angolo del momento perfetto, come te cerco di non farmi notare prima di volare via.

venerdì 26 gennaio 2024

Il tempo di Anna


In una mattina in cui il cielo azzurro e la foschia si contendono le mie sensazioni, mi fermo da Anna a Nebbiuno. Sono state felice recentemente di poter raccontare la sua storia, i suoi 99 anni e lei sempre al bancone con il suo sorriso. 

Entro al bar in un giorno dal sapore solo lievemente invernale e sento che lei sta lavorando in cucina, approfittando di attimi di tranquillità: è impegnata a fare marmellate, ci spiega poi.
Perché non si può buttare via il tempo, e neanche i frutti della terra: è la lezione che ci consegna, con l'umiltà dei saggi.

La ascoltiamo, prendiamo un caffè (rivedo mio papà che si siede qui, si gode un aperitivo e il lago), gustiamo briciole di tempo che si trasformano in un nutrimento incredibile. Guardo gli occhi di Anna e il cielo si è ripreso il suo colore di speranza.

Il tempo di Anna è un dono per tutti coloro che non vogliono arrendersi alle nubi e alla nebbia, che sono decisi a lottare, dolcemente e tenacemente, e a fare ciò che amano.


lunedì 22 gennaio 2024

Ti liberi, dolcemente


 

Quasi non ci credo, che le nuvole si arrendano così. Tu ti liberi, dalla oppressione dei pensieri della notte; scivoli via dalle carezze invadenti; ti riappropri del tuo pezzo di cielo.

Io, ti copierei a ogni passo. Quasi quasi lo faccio. 

Resto a fissarti, e provo persino a intrappolarti a modo mio. Fino a cedere alla tua riluttanza, che è vita, per te e per me.

Tu ti liberi, dolcemente. E quasi quasi, anch'io. È così che torna la luce e una parte di me - fragile e insopprimibile - se l'aspettava.






domenica 14 gennaio 2024

L'inverno gentile, quando ti avvicini a casa


Vicino a casa, ci scivola via l'inverno. Diventa come una carezza di una mano rugosa, che all'inizio punge; poi ammorbidisce il cuore. 

Le strade tutt'attorno lo racchiudono e poi lo sprigionano ingentilito, mentre noi camminiamo senza più avvertire l'esigenza di chiuderci nelle nostre debolezze. Domiamo il passo, sorridendo sia al sole titubante sia alle nuvole stiracchiate. Intanto, il campanile e gli alberi scrutano questo cielo pensieroso e forse anche noi che passeggiamo.

È piacevole l'inverno, quando sappiamo che tra pochi passi avvertiremo il tepore domestico. È gentile, quando ti avvicini a casa. Eppure quando siamo immersi nel calore domestico, una fitta mi percuote. 

Piomba addosso l'inverno a tutti coloro che non hanno un tetto, che dalla loro casa sono stati strappati con il terrore e a nulla è valso stringersi l'uno all'altro. A chi l'ha tolta la povertà, o l'indifferenza: spesso, tutte e due. A chi non l'ha mai avuta, davvero.

Sono giunta a casa e una parte di me sente un gelo che non si può placare.