Mi sono arresa a guardare un'intera puntata di Masterchef Usa. La mia vocazione scozzese mi conduce a Gordon Ramsay.
E mi vengono subito le palpitazioni, che agitazione. Penso a quando sto cucinando, e ho occhiate vigili alle mie spalle. Penso all'eterna guerra dell'acqua per la pasta in casa. Insomma, voglio cucinare in splendida solitudine, lì cucinerei un pasticcio (non l'haggis, purtroppo) all'ora.
Naturalmente, non voglio - né posso - diventare uno chef. Però li ho osservati, quei ragazzi con un sogno; capisco che la selezione sia dura, anzi durissima.
Ma Gordon, cuore impavido, che sfoggi aggressività per il loro bene e in fondo sai essere anche tenero, quella ragazza non dovevi mandarla via! Ha fallito, come tutti, su un piatto. Però ti ricordo che pochi minuti prima ti aveva deliziato con una mousse al cioccolato encomiabile?
La vita dà una seconda possibilità, perché non la cucina non può? Ok, per un po' non ti guardo. Ma non è un benservito, of course. Ritornerò, senza diventare uno chef.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
martedì 31 gennaio 2012
lunedì 30 gennaio 2012
Scusate se esisto. Col cavolo
Succede e succederà nella vita che qualcuno cerca di fare di più che screditarvi. Convincervi che non esistiate. Forse lo aiuterete, arrivando a pensarlo anche voi.
Eseguite un gesto, ma viene ignorato: figurarsi un suono. Neanche malinterpretato, quella era la prima fase. Sarà uno, saranno centomila, non importa.
E non è il caso di agitarsi, per dimostrare il contrario. Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, neanche al nostro cuore, che è sempre più avanti di noi.
Si può stare tranquilli, come il seme sotto la neve. Magari lasciarsi scappare un sorriso, se si è comunque di buon umore. A nessuno dare il potere di scuotere il seme: questo conta.
Scusate se esisto, verrà forse da dire a qualcuno. Ma col cavolo. Esistiamo tutti. Quando siamo costruttivi, quando siamo distruttivi, quando non facciamo nulla.
Non permettiamo a nessuno di farci dubitare dell'immenso valore di quel seme. Non permettiamoci di avere alcuna reazione, o siamo in loro potere, anche solo per un istante. Possiamo aprire il cuore di quel seme e far scivolare fuori un po' di compassione per coloro che sprecano energie per cancellare gli altri o che non si accorgono di vivere per se stessi e basta. E forse pregare di non fare anche noi così, con o senza consapevolezza. Di non trovarci - come diceva meravigliosamente ieri Paolini - già malati senza saperlo.
Eseguite un gesto, ma viene ignorato: figurarsi un suono. Neanche malinterpretato, quella era la prima fase. Sarà uno, saranno centomila, non importa.
E non è il caso di agitarsi, per dimostrare il contrario. Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, neanche al nostro cuore, che è sempre più avanti di noi.
Si può stare tranquilli, come il seme sotto la neve. Magari lasciarsi scappare un sorriso, se si è comunque di buon umore. A nessuno dare il potere di scuotere il seme: questo conta.
Scusate se esisto, verrà forse da dire a qualcuno. Ma col cavolo. Esistiamo tutti. Quando siamo costruttivi, quando siamo distruttivi, quando non facciamo nulla.
Non permettiamo a nessuno di farci dubitare dell'immenso valore di quel seme. Non permettiamoci di avere alcuna reazione, o siamo in loro potere, anche solo per un istante. Possiamo aprire il cuore di quel seme e far scivolare fuori un po' di compassione per coloro che sprecano energie per cancellare gli altri o che non si accorgono di vivere per se stessi e basta. E forse pregare di non fare anche noi così, con o senza consapevolezza. Di non trovarci - come diceva meravigliosamente ieri Paolini - già malati senza saperlo.
domenica 29 gennaio 2012
Ciao: suoni e silenzi da questo bianco mondo
Il giorno dopo, il silenzio si è avverato. Completamente, come se il suo abbraccio alla neve fosse troppo intenso per comunicare.
Sento solo suoni dal passato. Anche di un amico dei tempi antichi che si è allontanato, in apparenza, per un mondo ancora più bianco e puro di questo: me lo ricordo umile e sincero, con occhi che ti facevano esistere. Là ad aspettarlo c'era un altro ragazzo di quei giorni magici, in cui lasciavamo parlare solo la musica. Ti ricordi, amica mia che soffri.
Tempi in cui ci avventuravamo nel campo della vita. La neve, era uno schianto. A volte ci chiudevano pure la scuola ed era uno sballo totale. Tempo per sognare sulle nostre note e scoprirci più grandi, anche se la vita di adulti non arrivava mai.
Adesso è arrivata; dopo tanta corsa sta camminando piano e lascia orme sulla neve. A volte - ci accorgiamo - alcune spariscono e vorremmo voltarci. Ma forse sono sotto quella coltre buona, perché sono troppo profonde nelle nostre vite, per andarsene sul serio. E respirando l'aria gelida, respiriamo anche una preghiera.
Voglia di trovare, voglia di mettermi quel cappotto rosso per restare ancora fuori in questo freddo luogo, un poco ancora, e sciogliere le lacrime.
Amica mia, non piangere perché gli uccellini torneranno sul tuo balcone. E sentirai forse un altro canto, ancora più intenso, che ti parla da lontano.
Sento solo suoni dal passato. Anche di un amico dei tempi antichi che si è allontanato, in apparenza, per un mondo ancora più bianco e puro di questo: me lo ricordo umile e sincero, con occhi che ti facevano esistere. Là ad aspettarlo c'era un altro ragazzo di quei giorni magici, in cui lasciavamo parlare solo la musica. Ti ricordi, amica mia che soffri.
Tempi in cui ci avventuravamo nel campo della vita. La neve, era uno schianto. A volte ci chiudevano pure la scuola ed era uno sballo totale. Tempo per sognare sulle nostre note e scoprirci più grandi, anche se la vita di adulti non arrivava mai.
Adesso è arrivata; dopo tanta corsa sta camminando piano e lascia orme sulla neve. A volte - ci accorgiamo - alcune spariscono e vorremmo voltarci. Ma forse sono sotto quella coltre buona, perché sono troppo profonde nelle nostre vite, per andarsene sul serio. E respirando l'aria gelida, respiriamo anche una preghiera.
Voglia di trovare, voglia di mettermi quel cappotto rosso per restare ancora fuori in questo freddo luogo, un poco ancora, e sciogliere le lacrime.
Amica mia, non piangere perché gli uccellini torneranno sul tuo balcone. E sentirai forse un altro canto, ancora più intenso, che ti parla da lontano.
sabato 28 gennaio 2012
Primordiale, questa neve
Così addomesticati, eppure con uno strano, primordiale istinto che resiste dentro. Qualcuno la può chiamare suggestione per il totoneve e gli annunci che, quelli sì, fioccano. Quando al mattino ti svegli e fiuti qualcosa di speciale. Anche solo un silenzio che svela: qualcosa sta per accadere.
Sì, chissà perché quando è in arrivo la neve, la città diventa più silenziosa. Come se si raccogliesse, per accettare la sfida o per fuggire. L'aria ti punge, come aghi raccolti frettolosamente in una coda di cavallo. E ti frusta, ti frusta. Tuttavia, ti fa sentire bene. Non vuoi gridarlo, eppure è così.
All'improvviso, l'incazzatura per i disagi che incontrerai, persino i brividi che non ti deliziano... tutto diventa sopportabile. Un compagno di dialogo ti fa ripensare a quelle scivolate in montagna, quando non c'era lo slittino e andava alla perfezione un sacco della pattumiera. Come si viaggiava velocemente, grazie papà.
Sì, tutto si sopporta, anche quando i fiocchi arrivano sul seiro. Perché ti senti un tutt'uno con questa pazza natura. Che più pazza (e primordiale) di te, forse non lo è davvero.
Sì, chissà perché quando è in arrivo la neve, la città diventa più silenziosa. Come se si raccogliesse, per accettare la sfida o per fuggire. L'aria ti punge, come aghi raccolti frettolosamente in una coda di cavallo. E ti frusta, ti frusta. Tuttavia, ti fa sentire bene. Non vuoi gridarlo, eppure è così.
All'improvviso, l'incazzatura per i disagi che incontrerai, persino i brividi che non ti deliziano... tutto diventa sopportabile. Un compagno di dialogo ti fa ripensare a quelle scivolate in montagna, quando non c'era lo slittino e andava alla perfezione un sacco della pattumiera. Come si viaggiava velocemente, grazie papà.
Sì, tutto si sopporta, anche quando i fiocchi arrivano sul seiro. Perché ti senti un tutt'uno con questa pazza natura. Che più pazza (e primordiale) di te, forse non lo è davvero.
Il terrorismo e i parenti famosi
Colpa di Raistoria, che me l'ha riproposta accanto al piglio di un'altra superdonna. Mi sono rivista in un baleno a New York. Era il 2002, e si profilava una sola certezza: controlli estenuanti all'aeroporto nell'era del post 11 settembre. E documenti passati ai raggi X peggio della tua - allora - esile figura, e via le scarpe, e che stress. Ma tutto si sopporta, anche per la sicurezza.
Sto arrivando alla tappa finale di questo interminabile percorso con rassegnazione, quando l'ultimo addetto mi controlla - di nuovo - il passaporto. Me lo restituisce e mi sto già allontanando, quando emette un suono a metà tra il ruggito e il gemito. Subito mi giro, con aria profondamente colpevole: che regola avrò violato in questo mondo sempre più difficile? Lui ripete, ora quasi sognante: "Lualdi? Antonella?". Mi osserva speranzoso.
Spero che fosse un'indagine sulla parentela, perché lei è bella, bellissima, ma ha due o tre anni più di me. Al momento scuoto la testa e lui mi lascia andare con un sospiro deluso.
Poi ci penso: Dio mio, ma negli Stati Uniti del Duemila conoscono Antonella Lualdi. Erano anni che non mi chiedevano se fossi parente, in Italia.
Ci ho ripensato oggi. Vedendola bella, bellissima, accanto ad Ave Ninchi, mentre cucinavano. Coppia improbabile? Ma deliziose, entrambe. Un bianco e nero che traboccava di colore, di gioia di vivere.
Sto arrivando alla tappa finale di questo interminabile percorso con rassegnazione, quando l'ultimo addetto mi controlla - di nuovo - il passaporto. Me lo restituisce e mi sto già allontanando, quando emette un suono a metà tra il ruggito e il gemito. Subito mi giro, con aria profondamente colpevole: che regola avrò violato in questo mondo sempre più difficile? Lui ripete, ora quasi sognante: "Lualdi? Antonella?". Mi osserva speranzoso.
Spero che fosse un'indagine sulla parentela, perché lei è bella, bellissima, ma ha due o tre anni più di me. Al momento scuoto la testa e lui mi lascia andare con un sospiro deluso.
Poi ci penso: Dio mio, ma negli Stati Uniti del Duemila conoscono Antonella Lualdi. Erano anni che non mi chiedevano se fossi parente, in Italia.
Ci ho ripensato oggi. Vedendola bella, bellissima, accanto ad Ave Ninchi, mentre cucinavano. Coppia improbabile? Ma deliziose, entrambe. Un bianco e nero che traboccava di colore, di gioia di vivere.
venerdì 27 gennaio 2012
La noia febbrile e la cioccolata
Non c'è nulla di più inquietante che la noia febbrile. Non siete d'accordo? Ma sì, state facendo non una, bensì mille cose. Alcune irrinunciabili, diverse scivolate sulle vostre spalle e non sapete neanche perché, altre superflue ma magari non ve ne siete ancora accorti.
Ora, non ho idea di quanto scatti la scintilla. O meglio l'epifania, quella illuminazione improvvisa che vi consente di mettere a fuoco la situazione: Dio mio, mi annoio.
Siccome il destino di solito è più benigno di quanto possiamo immaginare, accade che si incroci qualcun altro che provi le medesime sensazioni. Dalla gioia, qualche giorno fa l'ho invitato a bere la cioccolata.
Le nostre tazze erano fumanti e avevamo scelto la cioccolata all'amaretto. Lui mi dice: Mari, non sento l'amaretto.
L'ho incoraggiato: sì, bisogna rimescolare e la trovi in fondo.
Ci siamo guardati negli occhi: che sia la strada per trovare la noia febbrile? Magari traccia anche un antidoto: mescoliamo, ridiamoci su e proviamo a non annoiarci. Facendo un po' meno, forse
Ora, non ho idea di quanto scatti la scintilla. O meglio l'epifania, quella illuminazione improvvisa che vi consente di mettere a fuoco la situazione: Dio mio, mi annoio.
Siccome il destino di solito è più benigno di quanto possiamo immaginare, accade che si incroci qualcun altro che provi le medesime sensazioni. Dalla gioia, qualche giorno fa l'ho invitato a bere la cioccolata.
Le nostre tazze erano fumanti e avevamo scelto la cioccolata all'amaretto. Lui mi dice: Mari, non sento l'amaretto.
L'ho incoraggiato: sì, bisogna rimescolare e la trovi in fondo.
Ci siamo guardati negli occhi: che sia la strada per trovare la noia febbrile? Magari traccia anche un antidoto: mescoliamo, ridiamoci su e proviamo a non annoiarci. Facendo un po' meno, forse
giovedì 26 gennaio 2012
Quel buon lasciar(si) andare
Feel like letting go. Lo so, il buon Peter Criss - ex gatto dei Kiss - la cantava con un altro spirito.
Ma lasciare andare, è una gran bella cosa. Anche lasciarsi andare. Prima che me lo raccomandasse un uomo saggio, lo avevo percepito a più riprese. Ieri, ad esempio, camminando per la mia città; era carina, intinta in un indeciso tramonto, e ciò imprimeva dolcemente un ritmo umano. Alla vista di una coda per acquistare il pane, stavo per sgusciare via dal negozio, poi mi sono chiesta perché. Potevo aspettare: un sapore differente, gustavo. Un incontro piacevole, un'amica nuova e così antica, i sorrisi che dialogano con le parole. Poi l'Amore, che tutto contagia di bene.
Oggi l'uomo saggio mi ha ribadito un po' di tracce da seguire. L'ho ascoltato con una maturità diversa o così mi racconto.
Esco. Osservo il mondo: va avanti con o senza di me. Certo, una parte di esso tende a scaricarmi addosso responsabilità o compiti; però quelli che non sono miei, li conosco bene. E comincio a respingerli. Non con sforzo, bensì con naturalezza altrimenti siamo da capo.
Non ascolterò più tanti, mi spiace. C'è un tempo in cui lasciar andare e lasciarsi andare. Non dipende solo da noi. E anche se dipendesse, sarebbe piacevole ugualmente.
Non è fregarsene, né è sopravvivere. E' vivere. Con la propria identità, strappata a coloro e ciò che tentano di impossessarsene. Tu puoi ridere loro in faccia, con benevolenza o disprezzo: non appartieni a loro. Appartieni a te stessa e alla Vita che ti hanno assegnato. Ami anche meglio, quando senti che è venuto il momento di lasciarsi andare come la vela incantata che non ha frenesia di meta, perché sa che la chiama l'orizzonte.
Ma lasciare andare, è una gran bella cosa. Anche lasciarsi andare. Prima che me lo raccomandasse un uomo saggio, lo avevo percepito a più riprese. Ieri, ad esempio, camminando per la mia città; era carina, intinta in un indeciso tramonto, e ciò imprimeva dolcemente un ritmo umano. Alla vista di una coda per acquistare il pane, stavo per sgusciare via dal negozio, poi mi sono chiesta perché. Potevo aspettare: un sapore differente, gustavo. Un incontro piacevole, un'amica nuova e così antica, i sorrisi che dialogano con le parole. Poi l'Amore, che tutto contagia di bene.
Oggi l'uomo saggio mi ha ribadito un po' di tracce da seguire. L'ho ascoltato con una maturità diversa o così mi racconto.
Esco. Osservo il mondo: va avanti con o senza di me. Certo, una parte di esso tende a scaricarmi addosso responsabilità o compiti; però quelli che non sono miei, li conosco bene. E comincio a respingerli. Non con sforzo, bensì con naturalezza altrimenti siamo da capo.
Non ascolterò più tanti, mi spiace. C'è un tempo in cui lasciar andare e lasciarsi andare. Non dipende solo da noi. E anche se dipendesse, sarebbe piacevole ugualmente.
Non è fregarsene, né è sopravvivere. E' vivere. Con la propria identità, strappata a coloro e ciò che tentano di impossessarsene. Tu puoi ridere loro in faccia, con benevolenza o disprezzo: non appartieni a loro. Appartieni a te stessa e alla Vita che ti hanno assegnato. Ami anche meglio, quando senti che è venuto il momento di lasciarsi andare come la vela incantata che non ha frenesia di meta, perché sa che la chiama l'orizzonte.
Iscriviti a:
Post (Atom)