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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

domenica 31 maggio 2020

Qualcosa che non ha mai visto nessuno

Dopo averla sentita scorrere misteriosa, come uno sfacciato controsenso, ho forse capito cos’è quest’energia che ha affiancato l’ansia di questo periodo. Come un’eccitazione, inspiegabile finché non ci specchi dentro la vita.

È l’idea che adesso qualcosa ci inventeremo. Che sta iniziando qualcosa a cui dobbiamo offrire la nostra intelligenza, i nostri talenti tutti.

Ascoltando ieri la frase pronunciata per illustrare un problema e tentare soluzioni, soluzioni inedite per un tempo follemente nuovo, mi sono detta: oh sì, faremo qualcosa di nuovo.

Qualcosa che non si era mai visto, uno spettacolo luminoso, più dirompente del dramma che stiamo vivendo.

Qualcosa che non ha mai visto nessuno: lo sto creando anch’io.

venerdì 29 maggio 2020

Più pesante dello zaino

Esco troppo presto per intercettare il flusso ancora assonnato degli studenti, solitamente. Stamattina, però, ho visto un cancello spalancarsi e due ragazzi uscire, in apparenza con lo zaino.

Vanno a scuola, mi sono detta. Poi sono sobbalzata: no, la scuola non c’è. Avranno un’altra meta con quegli zaini pesanti. Così pesanti che me li ricordo ancora: ci feci la tesina all’esame di giornalismo, tanto mi doleva simbolicamente ancora la schiena.

Più pesante dello zaino, però, c’è questo vuoto. Non è una polemica, non ho brillanti soluzioni in tasca: nemmeno opache.

Mi addolora la prova che sta affrontando questa generazione. E mormoro solo una preghiera: che anche per questa prova, sia migliore della mia.

Come uno spicchio di luna (la libertà)

La libertà è anche vedere un altro fiume che scorre. Io che torno, minuscola, al Ticino e oltrepasso il ponte.  Le piante si specchiano senza vanità e presto mi punzecchieranno le zanzare.

La libertà è anche fare pochi chilometri, poterli fare e basta. Tre giugno, annoto.

Come lo spicchio di luna, piccolo e luminoso, che scorgo in cielo: così la libertà. 

giovedì 28 maggio 2020

Il leprotto nel cespuglio

Esco da un antico palazzo, che rivive sbirciando il vicino treno oltre spruzzi di cespuglio. Sul vialetto mi ferma un leprotto: sì, attraversa mezzo metro e si ferma, incurante del mio goffo arrivo.

Io, viziata da Willy, credo che potrò fotografarlo e portarlo sempre con me. Peccato che io sia al telefono, attualmente, ma la comunicazione sta per terminare.

Nell'esatto momento in cui accade, agguanto la fotocamera, però il leprotto si rifugia sotto la siepe. Non sono riuscita a fotografare il leprotto e portarlo sempre con me.

Ma a infilare questo momento irripetibile nella mia vita, sì.

Parlare del tempo (la gioia quieta)

Dopo aver discusso con il selfservice, ho deciso di interpretarlo come un segno. Torno dal mio benzinaio: quello che è sempre aperto, nei momenti di crisi piccina. E magari anche grande.

Non lo vedo da tre mesi. Spesso c'è una signora gentile, di quelle che ti rende possibile confidare in una giornata sorridente. Apro già il serbatoio e ci guardiamo: di che cosa parleremo dopo queste settimane senza tempo.

Una brezza frizzante mi tira la giacca e le dico: «Certo che questo vento fa piacere, in giornate così calde». Lei risponde e io mi accorgo che da molto tempo non parlavo del tempo! Meteo, sì, ma come suona bene così: una corda che si spezza, liberando una nuova armonia.

La gioia quieta, di parlare del tempo. L'ordinario, come se l'emergenza potesse scollarsi da noi.

mercoledì 27 maggio 2020

Operosamente

Il post di un amico mi spinge ad accendere la tv: l’Aida! Questa volta l’immensa opera scorre sotto il volto di mio padre, la sua foto sul mobile con quella luce negli occhi che mi ha sempre evocato le sue, le nostre monellerie.


L’Aida maestosa, eppure mai come a Busseto: di colpo mi trovo ancora là per rivivere quelle ore riposte come gioielli di famiglia, da conservare per le occasioni irripetibili, non indossare nella routine. 

Grande e piccolo si fondono nell’Opera. E forse in ogni opera della vita.

Operosamente, procediamo più saggi e piccini, struggendoci o con una marcia trionfale di cui conosciamo solo noi la ragione ogni giorno.

Quelli che non ce la farai

Mi ispira sempre una risata saggia leggere l’articolo sui Kiss di 46 anni fa, un verdetto senza appello emesso il 27 maggio.

Poveri ragazzi, che mettano da parte qualcosa, perché non ne sentiremo parlare a lungo. Ma sì, forse mezzo secolo non è “a lungo”.

A loro dissero, anzi scrissero così. Ciascuno di noi ha una collezione. Se hai delle regole dentro di te, ti sbraneranno: non hai futuro. Se proverai a correre, ti prenderanno il tempo deridendoti.

Quelli che... non ce la farai, impegnati a giudicare, e anche malamente.

Tu ti dipingi il volto di libertà e sali sul palco, ancora.