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venerdì 22 agosto 2025

Non ho fatto in tempo (in tutto questo tempo)

 

In punta di piedi, se n'è andato un signore che ha sfiorato il secolo. Un guizzo di memoria me l'ha riportato davanti agli occhi: pochi mesi fa, me l'aveva presentato un amico perché mi conducesse nel lungo sentiero del suo sapere.

Non ho fatto in tempo.

E all'hospice mi hanno spiegato, ancora una volta, come gli ultimi istanti siano i più preziosi, quelli in cui siamo solo noi stessi e possiamo esaudire i nostri desideri.

Ma perché - mi sono poi ribellata - soltanto all'ultimo, quando sappiamo di avere poco tempo?

Di troppo cose mi rimprovero: non ho fatto in tempo. Accadeva in passato e non accenna a placarsi l'errore ora. Di questo gentiluomo frettoloso, che ti confonde solo l'idea, non so bene cosa pensare.

Credo solo che sia assurdo dire: non ho fatto in tempo, in tutto questo tempo.

sabato 9 novembre 2024

Il tempo è follemente dalla mia parte



 Molti anni fa, ero incazzatissima con me, non con il batterista uscente dei Kiss. Perché mi dicevo, sono appena scesa in pista e lui se ne va. Per fortuna, è scoccata la scintilla di umanità con il successore, Eric Carr che è entrato a pieno titolo nel mio L'importanza di essere secondi.

Tuttavia, in un momento di esitazione presi il suo primo album da solista e capii che aveva troppi messaggi per me. Per questa assurda ragione, credo, lo misi frettolosamente da parte. Oggi non posso più. Colpita da controversi segnali, penso che sia proprio così.

Mi sentivo fregata dal tempo, forse perché non gli credevo affatto. E adesso il tempo è follemente dalla mia parte.

Adoro la coincidenza tra tempo e volta, in inglese, perché è un richiamo alla responsabilità. 

Questo è il mio tempo, questa è la mia volta. Questa, semplicemente, sono io. 


giovedì 28 maggio 2020

Parlare del tempo (la gioia quieta)

Dopo aver discusso con il selfservice, ho deciso di interpretarlo come un segno. Torno dal mio benzinaio: quello che è sempre aperto, nei momenti di crisi piccina. E magari anche grande.

Non lo vedo da tre mesi. Spesso c'è una signora gentile, di quelle che ti rende possibile confidare in una giornata sorridente. Apro già il serbatoio e ci guardiamo: di che cosa parleremo dopo queste settimane senza tempo.

Una brezza frizzante mi tira la giacca e le dico: «Certo che questo vento fa piacere, in giornate così calde». Lei risponde e io mi accorgo che da molto tempo non parlavo del tempo! Meteo, sì, ma come suona bene così: una corda che si spezza, liberando una nuova armonia.

La gioia quieta, di parlare del tempo. L'ordinario, come se l'emergenza potesse scollarsi da noi.

lunedì 4 maggio 2020

Sempre da un'altra parte

In questo periodo mi è mancato anche di più del fiume e del caffè, le uniche astinenze che ho potuto ufficialmente estrarre dal cassetto.

Questa mattina mi è apparso un lampo di quelli che durano e avvolgono sciogliendo il dolore in consapevolezza.

Quello che mi è mancato, è ciò che mi sono tolta e che ho tolto prima. Prima che si scatenasse questo pandemonio, e ci lasciasse tutti spaventati ed esposti.

Mi è venuto in mente, attraversando questa strana giornata, in cui sono tornata in auto per lavoro, ho incontrato persone che cercavano di impostare questa "fase 2" in azienda, donne per lo più e questo mi ha caricata ulteriormente. Poi rientrando con una stanchezza strana, di chi non era più abituato a girare, i miei occhi si sono posati su una casa magica. Dove abitavano due saggi.

Non voglio soltanto fustigarmi, poiché sono contenta di aver trovato periodicamente il tempo per andarli a visitare, fare gli auguri o scambiare un saluto in una giornata estiva. Tuttavia, avevo sempre l'orologio in mano e sempre dovevo andare da un'altra parte.

Adesso, per due mesi, questo bizzarro contrappasso: non sono potuta andare da nessuna parte. Mi sono fermata, ciò che avrei dovuto fare - in maniera differente - prima.

In quelle visite mordi e fuggi, avevo pur ascoltato storie immense: lei - con la sua eleganza che non allontanava - mi apriva porte sulle mie radici, lui con una voce meravigliosa conduceva in episodi che confinavano e confluivano nella storia.

Ma non l'ho fatto abbastanza. Non avevo mai abbastanza tempo.

Tempi contingentati: quest'ultimo aggettivo acquista un senso così diverso ora. Ma prima, i tempi, gli spazi, gli accessi alla nostra vita li contingentavamo, limitavamo noi? Io, senz'altro.

Quello che mi è mancato, è prima... E anche se sembra perduto, mi dico di no: che posso recuperarlo, nel futuro. Fermandomi mezz'ora di più ad ascoltare qualcuno e me stessa: anche se l'orologio e l'agenda mi urlano che non posso.

A proposito, l'agenda nuova e bellissima, non la uso più. Per ora. Ma quando la riprenderò in mano, proverò a far sì che lei non usi me.

giovedì 26 marzo 2020

Non conto i giorni

Non conto i giorni di questa vita, una di quelle che ho incontrato quasi per caso. Forse sono loro a contare i miei gesti e pensieri, mi dico

Non so quanto sia trascorso, da quando sono entrata dove era giusto che io fossi. A fare ciò che dovevo.

Non conto i giorni perché non ho tempo, o forse perché non ha senso per me. Questa parte di esistenza senza tempo non può essere sottoposta a calcoli effimeri.

Del resto, tutta la nostra vita è una catena di secondi, in cui si impigliano tante intenzioni, buone e cattive che siano.

Non conto i giorni, mentre scompiglio i pensieri per metterli in ordine. Un gesto casuale  che mi libera, con tutta la sua vanità.

mercoledì 25 marzo 2020

Un po' stanchino, abbastanza per cambiare

Su queste mie giornate, si è posato tanto, tantissimo. Ma non potrei dire: si è accumulato. Com'era invece prima.

Arrivo esausta, non faccio tempo a rispondere a tutti, però se parlo con qualcuno, ci parlo davvero. Soprattutto, da quelli da cui imparo, e sono tantissimi. 

Non posso tuttavia affermare "si è accumulato", perché qualcosa sta cambiando, se già non è cambiato. So già che accadrà come a Forrest Gump: ecco, che peccato, quando le lezioni ti arrivavano da ogni angolo, anche un film te le stampava davanti e tu non assorbivi realmente niente.

Tu corri, corri, e ti seguono anche persone di cui ti rendi conto. Anzi, forse erano già davanti a te, forse te le stavi seguendo tu: una folla informe, da cui non ti staccavi. E forse, ciascuno la pensava come te o lo sta facendo adesso.

Perché i piedi si inchiodano a terra e tu lo devi dire a te stesso
sono un po' stanchino
Non vuol dire che non farai più nulla, ma che sarà diverso. Che invece di correre starai seduto su una panchina oppure camminerai dolcemente. O saltellerai, e altri ti crederanno folle.  La gente, questa massa informe, da cui non ti stacchi. Persino adesso, che dobbiamo rimanere isolati, o a distanza, vi siamo immersi per via della tecnologia. Ma come diceva la mia nonna:
E tì, tì se non, una genti? 
Sì, sono anch'io la gente. 

Ma sono un po' stanchina. So solo che non voglio correre più. Non voglio accumulare. Che sto vedendo e vivendo troppi cambiamenti. E più importante di tutto: che questi cambiamenti non sono ancora abbastanza, tanto più considerando il prezzo terribile che stiamo pagando. 

Così devo parlare, ancora. Ma con qualcuno che sta partecipando a una videoconferenza con 30 persone e mi confessa che si sta commuovendo. O getto fuori lo sguardo in cerca delle stelle, come mi hanno promesso Dante e Virgilio o un imprenditore poche ore fa.

Sono un po' stanchino, come Forrest Gump. È il momento perfetto per cambiare, tolte le scarpe da maratoneta che neanche mi calzavano bene.

venerdì 20 marzo 2020

Solo cinque minuti

Può esserci la routine o l'emergenza, ma un piccolo rito di normalità persiste. Lo osservo, con un certo conforto.

Ho bisogno di cinque minuti. Solo cinque minuti. Quando tutti sono sprofondati nel sonno, io accendo il pc. Un dito di whisky e la sigaretta che non fumo, il tempo è automaticamente calcolato così, credo.

Ogni tanto, entra sottovoce una canzone come a chiedere se ho bisogno di qualcosa.

Solo cinque minuti staccano i tempi della giornata e conciliano quelli della vita.

Solo cinque  minuti e sono viva.

sabato 22 febbraio 2020

Non c'è più fretta

La corsa è finita presto, oppure non ricordo quando sia cominciata. I piedi dell'anima hanno smesso di dolere da un pezzo, anestetizzati dall'abitudine.

A metà settimana avevo capito che dovevo fermarmi e non ho ascoltato. Così, mi ha fermato il mio corpo direttamente. Penso alle poche volte in cui l'ha fatto: doveva essere proprio esasperato. Adesso mi ha opposto un no gentile, e poi mi ha sussurrato: non c'è fretta.

Solo che quando mi sono guardata attorno, dove tutti corrono quanto me, ho scoperto che tutto stava rallentando. E non certo ad aspettarmi. Dolori, allarmi, pandemia, forse no, parole a vanvera, parole che devo fermare, nelle mie orecchie e nei miei occhi.

Ho scoperto, che non c'è più fretta. Che possiamo rimandare. Che possiamo sederci ad aspettare. Che non c'è dietro qualcuno che ci incalza, se non per qualche bizzarra fissazione inculcata da una subdola scuola di pensiero.

Non c'è più fretta.

Tomorrow is another day
And you won't have to hide away

(Run Boy Run)


Non c'è più fretta di nascondersi, di dover fare tutto proprio adesso. C'è forse solo un pizzico di fretta, di amarsi ancora un po', di assaggiare la mostarda che ancora ti attendeva, di aprire una bottiglia che ti riportasse avanti, con calma.

Pochi giorni fa, un intervistato mi ha detto no perché tossivo: «Mi telefoni, piuttosto». Avevo fatto fatica per essere lì, avevo corso, ma ho acconsentito alla sua richiesta. 

Solo più tardi ho pensato: questo è un po' come sentirsi esclusi. È come capire che adesso tocca a te bussare e non essere certa di vedere aperto, solo per della tosse, della febbre.

E capisci quanto è carogna e saggia la febbre, anche la più innocente.

Ti fissa negli occhi e ti dice: accomodati, non c'è fretta.

E ha ragione lei.

martedì 5 novembre 2019

C'è tutto il tempo

Un giorno, un uomo che sa di dover andarsene, ti rivolge questa frase: c'è tutto il tempo. E tu sei tentata di credergli, mentre si racconta, ti incoraggia, ti affida i suoi ricordi.

Poi un silenzio e un messaggio che non porta la sua firma (ma in fondo, o meglio nella vita, sì) ti sbattono in faccia che non è così. Che il tempo non c'è, per nessuno di noi.

E tutto il buio è ficcato dentro la sera, finché apro la porta di casa. Il lampo di un sorriso, un brivido di calore e quell'orologio sul muro mi sembra addormentato.

C'è tutto il tempo per amarsi, per leggere, sbadigliare. Per combattere la commozione mentre scrivi, per rimproverarsi e perdonarsi.

C'è tutto il tempo per vivere, anche quando sembri già volato via.

venerdì 1 novembre 2019

Sorridendo al tempo

Cerco spesso di precedere il tempo, correre avanti e nascondermi dietro un angolo ad attenderlo. Come in un gioco ragazzino.

Ma lui, ha sempre la meglio. Parto prima, bevo il caffè con un amico prima, faccio ciò che devo assieme ciò che voglio. Arrivo in un altro luogo ancora, per immergermi in una storia di persone speciali. Poi verso la nuova meta, dove sto per arrendermi e so già che il tempo mi annienterà.

Invece, a  un tratto sento un fruscio, mi giro e dietro l'angolo vedo che mi aspetta il tempo, come in un gioco ragazzino.

E io sorrido, sorrido forte, mentre lui già corre avanti. Non mi sfiora la tentazione di inseguirlo. Sorridendo al tempo, aspetto che torni.

domenica 28 luglio 2019

Ho perso il tempo

Inseguo il tempo per non perdere tempo e poi mi sembra di vederlo scivolare via come sabbia.

Un giorno mi avventuro così vicino da smarrirmi nelle distanze del tempo. Luoghi che parlano a bassa voce, perché hanno qualcosa da dire, mi invitano a sostare.

E lo faccio, non senza sussulti, perché non sono più abituata. Mi fermo e osservo un velo di calma che su tutto riposa. Si danno il cambio incontri di sapori, finché sobbalziamo quando balena l’ora.

Oggi felice di aver perso il tempo, senza perdere tempo.

lunedì 29 ottobre 2018

Notte e il tempo è un'onda

L'immagine di un negozio invaso dal mare si posa davanti ai miei occhi, poi accanto all'altra, scattata da me settimana scorsa: quella della spiaggia immersa più nel sole che nell'acqua.

Sembra passato un secolo, non una manciata di giorni, specchio di quei grani di sabbia ancora annoiati d'estate.

E penso che il tempo è un'onda, come la vita, come una gioia o una paura. E non importa se tu sappia nuotare o no, perché tutto ciò che puoi fare è seguirlo: peggio, cercare di correre avanti.

Notte e il tempo è un'onda.

mercoledì 4 luglio 2018

Notte e un ultimo messaggio

Basta il tocco lieve della sera e ti viene in mente una serie di messaggi a cui non hai risposto, da giorni, mica da ore (per questi ultimi ci sarà tempo nei prossimi giorni, provo a dirmi).

Allora, ti metti a scrivere un ultimo messaggio. Che te ne importi veramente o no. Che sia qualcuno che farai felice, o qualcuno che avrà comunque da lagnarsi: adesso, mi scrivi.

Sì, quando pensavo di non farcela più. Però poi ho pensato: dai, mando un ultimo messaggio.

A qualcuno che c'è sempre, a qualcuno che c'è poco, se non mai. A qualcuno al quale tengo, ad altri che sento distanti anni luce.

Un ultimo messaggio, che tanto non basterà.

Ma basta per farmi addormentare con un sorriso.

Notte e un ultimo messaggio.

lunedì 7 maggio 2018

Notte e ancora lo sguardo all'insù

Chissà perché quando hai fretta, trovi sempre un'onda lenta e testarda, contro la tua corrente. Turisti che procedono abbagliati dal primo sguardo e subito distolti dalla tentazione del selfie. Tu cerchi di intrufolarti, correndo verso la tua meta. Ma poi ti chiedi perché, perché non puoi per una volta rallentare anche tu.

Improvvisi persino una fotografia maldestra, che mortifica la galleria invece di mostrarne la bellezza. Ma è così rigenerante avere la voglia di puntare lo sguardo lassù e scoprire un particolare o una conferma. 


Notte e ancora lo sguardo all'insù.


giovedì 19 aprile 2018

Notte e il tempo in custodia

Ti senti responsabile, perché il tempo non è tuo. E ti sembra giusto darlo via. Poi, ti viene in mente che il tempo è solo in tua custodia.

Da maneggiare con cautela, per rispetto a Chi te l'ha donato.

Il tempo in custodia, un tesoro che devi anche soppesare: non basta donarlo di continuo, bisogna donarlo quando è giusto.

Notte e il tempo in custodia.

lunedì 19 febbraio 2018

Intrecci di tempo

L'autunno sbuca nell'inverno, così vivo tra la neve. E già riflessi di primavera.

Tutta la vita concentrata lì, in un frammento di prato all'ombra del bosco. E ogni creatura, vivace o sonnecchiante, ti ricorda ciò che ti aspetta, ancora.

martedì 6 febbraio 2018

A stitch in time - un ago vi libererà

Running so fast, why? Stavo correndo, un respiro tra fibre e colori, quando questo interrogativo mi ha percossa.

- vuole fermarsi?

Che domanda, non posso. Sono qui a Milano Unica. Mi sono commossa rivedendo sullo schermo il sorriso di Silvio Albini. Ho ascoltato i discorsi, ho assaporato il futuro, sto vedendo la bellezza, ma devo ripartire.

- non vuole lasciare il suo biglietto? Tessere quest'opera con noi? 


Sfoglio la carta che mi racconta la storia di "a stitch in time" di David Medalla, curata da Lorenzo Bruni, presentato dalla galleria Enrico Astuni. Ho sempre detestato tenere tra le mani un ago, per la precisione da quando - all'oratorio - le suore mi insegnavano a richiamare (non riesco nemmeno a scriverlo, RICAMARE). Io volevo giocare a calcio. Rompiscatole per contratto.

Adesso lascio scivolare la borsa, afferro l'ago e cerco di cucire il mio biglietto su questo telo morbido e irresistibile. Sento che sto per prendere un brutto voto.

La voce della ragazza però è gentile e se ne aggiunge un'altra. Appartiene a una signora che mi racconta di quanto fosse indaffarata, anche da pensionata. Un giorno in cui non poteva proprio fermarsi, capì che doveva farlo. Si mise a creare qualcosa e anche oggi ecco che sta cucendo.

Prima di andare anch'io ho capito qualcosa. Che un ago vi libererà.

Perché ero intrappolata nel tempo, finché non ho cucito nel suo disegno colorato.

venerdì 12 gennaio 2018

Il tempo di un biglietto

Colleziono biglietti, ma ciò non significa che li raccolga tutti. Ne tengo da parte alcuni, negli anni, ormai decenni. Magari li dimentico in un angolo di coscienza, salvo ritrovarli con una certa distanza che li rende ancora più ricchi di significato ed emozione.

No, questa volta non ho intenzione di aspettare. Tra i biglietti, ne serbo uno, vergato ancora a mano. Mi perdonerà la donna gentile, se pubblico un suo frammento, ma non posso sciogliermi dall'incantesimo di alcune espressioni.

Anzi, prima una parola.

Grata. Grata lei, quante volte le rompo le scatole e lei sempre disponibile. Un pensiero per me, per la  mia famiglia, a due e quattro zampe.

E poi riesploro il motivo di quella gratitudine: perché le ho dedicato tempo. Lei ha fatto altrettanto, con un sorriso silenzioso.

E ora rompe il silenzio, per ringraziare me.

Il tempo di un biglietto. E di dirci che Esistiamo, ancora. 

venerdì 15 dicembre 2017

Sposto la lancetta

Tutto è così offuscato, anche quando entro nella cornice del Natale. Lo faccio più perché devo (ahimè ci sono ricascata), perché non vorrei ascoltare o vedere nulla, non oggi.

Ma mentre sono nell'abbraccio della basilica, parlo con un'amica e forse riesco persino a scherzare. Senonché lo sguardo cade sull'orologio e le spiego che è avanti, non so quanti minuti. La voce si affievolisce.

Solo ora, solo in questo momento, persino in questi giorni, mi ricordo perché insisto a lasciare la lancetta più avanti rispetto all'orario reale.

Perché anni fa, forse persino in quel giorno che nessuno conosce, me l'avevi suggerito tu come stratagemma, zia, per migliorare la puntualità. E mi fa male, ma penso anche che tu sei qui, dentro questo Natale che in qualche modo arriverà.

Tuttavia, non offenderti: io sposto la lancetta indietro.

Adesso, non voglio essere più puntuale. O peggio, correre avanti.

giovedì 7 dicembre 2017

Notte e non ho tempo

Sì che il tempo scivola via e io maldestramente lo maneggio. E sommersa di parole e fredde programmazioni, oppongo poche certezze.

Non ho tempo per le toccate e fuga senza radici, non ho tempo per le formalità, per le arene dove giocano a esaurirti le energie oltre ai minuti.

Non ho tempo per le recite, per gli abbracci documentati sui social, per i "i like" di facciata e per le grandi trame.

Ho  tempo per la vita e per i suoi sotterfugi buoni, per fermarmi, per camminare lentamente, per respirare l'aria gelida e innamorarmi dei tuoi occhi, ogni giorno.

Notte e non ho tempo.