Ma come, è l'11 settembre? E quasi non ti rendi conto, è arrivato di soppiatto come per metterti alla prova.
Ti rimproveri, ancora, pensando com'eri 13 anni fa: come tutto sembrava finito, un poco anche tu. Quel cielo che non si sarebbe più liberato dalla polvere e dal dolore, il senso di impotenza unito alla certezza che niente sarebbe rimasto uguale.
E forse è così. Ricordi i volti, le storie, la sofferenza, la rabbia, la preghiera.
Eppure, senza essere dannatamente insensibile, ti accorgi che magari non sei più forte, ma tu, il mondo avete resistito. A questa e altre tragedie. E altre tragedie l'umanità accoglie nella sua storia, non sai se con istinto di autoconservazione o temibile indifferenza.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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giovedì 11 settembre 2014
mercoledì 11 settembre 2013
Perché il mondo non crollava
Con lo sguardo ostinatamente lontano dallo schermo, sentivo il mondo che crollava. Per non crederci ho telefonato a mezzo mondo.
A lui, così sicuro e strafottente, per primo. Ad amici saldi e capaci di trasmettere una tangibile sicurezza. Nel primo caso, toccai il vuoto. Nel secondo, vacillai soltanto.
Il mondo stava crollando. Mi sono ribellata e ho cercato di compiere ciò che dovevo, ma il cuore non era più lo stesso. E' buffo, io che volevo cavalcare le strade di New York da sempre, ci andai solo dopo quella data spartiacque. Ci andai dopo quella lettera a sorpresa del sindaco Giuliani, che ricevetti con occhi sbarrati dopo il fax di solidarietà che avevo mandato. Scoprii angoli di impegno e di dolore, con gli amici mi affacciai sullo splendido progetto di pace seminato in Galilea.
Ma fu più tardi. Quel giorno il mondo stava crollando. E smise soltanto, quando andai a casa tua e ti vidi lì. Seduto sulla tua poltrona, sconvolto ma con la serenità di chi ha visto tanto. Con lo sguardo che mi diceva: ti proteggerò ovunque andrai.
Io, quello sguardo, non lo dimentico. Pegno di Uno più grande, che mi ha voluta qui, attraverso e per te. Ed è per questo che ancora oggi non credo al mondo che crolla.
A lui, così sicuro e strafottente, per primo. Ad amici saldi e capaci di trasmettere una tangibile sicurezza. Nel primo caso, toccai il vuoto. Nel secondo, vacillai soltanto.
Il mondo stava crollando. Mi sono ribellata e ho cercato di compiere ciò che dovevo, ma il cuore non era più lo stesso. E' buffo, io che volevo cavalcare le strade di New York da sempre, ci andai solo dopo quella data spartiacque. Ci andai dopo quella lettera a sorpresa del sindaco Giuliani, che ricevetti con occhi sbarrati dopo il fax di solidarietà che avevo mandato. Scoprii angoli di impegno e di dolore, con gli amici mi affacciai sullo splendido progetto di pace seminato in Galilea.
Ma fu più tardi. Quel giorno il mondo stava crollando. E smise soltanto, quando andai a casa tua e ti vidi lì. Seduto sulla tua poltrona, sconvolto ma con la serenità di chi ha visto tanto. Con lo sguardo che mi diceva: ti proteggerò ovunque andrai.
Io, quello sguardo, non lo dimentico. Pegno di Uno più grande, che mi ha voluta qui, attraverso e per te. Ed è per questo che ancora oggi non credo al mondo che crolla.
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