Pare che per dirlo io debba oscurare i titoli del telegiornale e fermare la connessione a ogni dispositivo. Eppure non è così.
È nella notte che viene da cercare la luce e la si può trovare solo mettendosi in moto, uscendo dal proprio giaciglio. È quando tanto male attira gli sguardi, che ferve la voglia di seminare bene e soccorrere, anche nelle persone che sembrano fragili e non si sentono particolarmente buone.
E sono felice di vivere anche questo periodo dei cristiani, sfoglio le riviste che mi dava don Lorenzo Cattaneo anni fa dedicate a Paesi dove si era già minoranza. A volte, essere meno significa anche ritrovarsi. Ripartire dalle origini e sentirsi così innamorati dell'essenziale da non avere paura di dialogare con altre fedi. Sentirò questo tanto più dopo la giornata straordinaria con Papà Francesco, ma voglio scrollare via quella polvere cupa.
Ecco, costi quel costi, soffriamo che soffriamo, sono grata di vivere questo periodo che ci spacciano e talvolta in effetti percepiamo come spaventoso. È il più bello, nonostante il dolore profondo, almeno perché possiamo cercare di cambiare le cose.
Notte e il periodo più bello.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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domenica 26 marzo 2017
sabato 25 marzo 2017
Il Papa e il dono del silenzio
Sono arrivata solo a sfiorare questa giornata e ne percepisco già il silenzio. Può sembrare una contraddizione rispetto al fermento che ci sarà, ma mi preparo a partire per Monza, da Papa Francesco, con questa sensazione.
Che avrò un dono, quello del silenzio appunto. Che tutto attorno e pure io smetteremo di smanettare, che la nostra anima si metterà a sedere tranquilla e ascolterà. Un'arte antica, un'arte eterna, come le preghiere che non si dimenticano anche quando vengono riposte.
Non so davvero perché io mi sia messa in viaggio nella folla, io che la folla amo così poco. Da Papa Francesco ero stata anche a Roma quattro anni fa e mi sembra trascorsa una vita.
Qualcosa dentro di me lo voleva incontrare di nuovo. Qualcosa dentro di me voleva persuadermi che una comunità non è una folla.
E che si può fare silenzio, in un fermento di persone. Forse, persino nelle nostre vite.
Notte e non si può aspettare che passi la pioggia
C'eravamo fasciati la testa in anticipo, escogitando le tattiche per ripararci dalla pioggia. Poi, nel parco di Monza noi pellegrini troviamo un cielo blu spalancato sopra di noi.
Sarà tutta questa felicità, non perché tutto vada bene, ma perché vogliamo crederci, costruirlo un poco quel bene, nonostante i nostri limiti. Aspettando il Papa con la mia parrocchia di origine e un'amica con la quale ho condiviso momenti speciali nella vita, la sento dentro di me, questa felicità.
Quando Francesco arriva, si presenta davvero anche il tempo del silenzio e ciò che abbiamo dentro risuona forte come le sue parole.
Non si può aspettare che passi la pioggia, dice. E penso che oggi siamo stati graziati dall'acqua a catinelle, ma se ci fosse stata, non sarebbe cambiato nulla. Che questa esistenza che ci viene riversata addosso, non può essere mai attesa, neanche quando ci sembra di non poter fare nulla.
Possiamo vivere, strappare tutto o ripararlo, sbagliare e riprovare.
Notte e non si può aspettare che passi la pioggia (vivi)
domenica 27 aprile 2014
Un giorno che sia speciale
Roma, che mi manca, e quell'eternità che è vita, non parola. Quei due Papi, ai quali ho voluto bene in modo così diverso.
E il tuo compleanno, papà. Un giorno speciale, che si colora di luce ancora di più oggi. Lo dice l'anarchica pacifica, su tutti i fronti.
Auguri, papà, e quella festa lassù ci contagi, oltre le cerimonie, tra le pieghe dei desideri più belli, quelli mormorati o anche taciuti, ma che ci appartengono in profondità. Quelli che ci fanno pensare agli altri, non al nostro vagare.
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