Per anni hai una persona sotto gli occhi. Ti sembra di sapere tutto di lei, magari perché ti accoglie ogni giorno sulla soglia oppure perché è grande, tanto grande più di te. Perché indossa una divisa scura o perché sorride quando passi.
Ma solo quarant'anni dopo, la guardi dentro gli occhi e dentro le sue poesie, dentro i colori che avevi solo intuito, e capisci che era uno sconosciuto. Che non sapevi come avesse lasciato il suo paese, le incertezze, le paure, la fede. Che la sua valigia di cartone non l'avevi mai vista, né in fondo lui voleva che tu, bambina, conoscessi anche questo.
Sconosciuto sotto gli occhi, quell'uomo che chiamavi bidello e di quel titolo è giustamente fiero. Adesso coltivi un'unica certezza: che ti stava insegnando la vita con il suo silenzioso esempio.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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martedì 29 ottobre 2019
venerdì 22 dicembre 2017
Notte e finiti i compiti
Finiti i compiti, un sospiro di sollievo, forse di incredulità. Perché non devo presentarli nemmeno a nessuno.
Avrei dovuto concluderli tanto tempo fa. Ma adesso che non c'è più scuola o innocenza, come ricorda Alice Cooper, sorrido in un lampo di estate eterna.
I compiti sono finiti e pure gli insegnanti. Nessuno darà voto o sarcasmo.
Finiti i compiti, correre a vivere in strada o nel buio di una stanza.
Notte e ho finito i compiti.
sabato 11 marzo 2017
Ringraziare Olga
Ci provi, in tutti i modi, a ringraziare Olga, per ciò che ha seminato, ciò che ha costruito, perché in questi anni l'hai incontrata in momenti e occasioni così differenti. Ma ogni volta hai portato nell'anima qualcosa per cui crescere, ancora.
E la rivedi studentessa, sartina, al lavoro sui tessuti e prima sugli ideali. Scorgi la sua scuola all'inizio, poi l'immenso mondo che è diventata. Mentre la festeggiano per i novant'anni con un evento delizioso e autentico, mentre la inondano di affetto, tu come ciascuno dei presenti - ognuno a modo proprio e per tratti diversi di cammino - vuoi ringraziare Olga.
Ma lei ti fissa con quella sua ferma dolcezza e dice: grazie a te. Provi a dirle che le vuoi bene, però lei ti ha già comunicato con forza: anch'io, molto.
Ringraziare Olga Fiorini, che impresa dolcemente difficile, perché lei anche in questo arriva prima. E quasi quasi credi anche tu, in quello che ha consegnato: tu sei unico, sei il numero uno.
domenica 23 ottobre 2016
Notte e scambiarsi le vite
Un giorno che non puoi lasciar scivolare via, che è entrato con le sue voci, i suoi sguardi, persino le cifre di solito così glaciali, le riflessioni.
Andare oltre, ci siamo detti mentre pensavamo a questo momento di confronto con il Decanato e il cammino che abbiamo intrapreso come commissione Vita sociale e cultura. Oltre i confini, l'emergenza, l'emotività. Tante riflessioni e storie si sono intrecciate e sono grata a ciascuno. L'orgoglio, la paura, l'amore, la testardaggine che ne viene nutrita, la partenza, la voglia di restare e di tornare… Quanto scorre in una giornata piovosa eppure con un sole suo.
Colgo come un fiore, senza staccarlo dal giardino profumato di oggi, la bella idea delle prof e delle ragazze del Verri, quando due giovani leggono ciascuna la storia dell'altra per "Un passo indietro". Si scambiano non un racconto, ma le vite.
Scambiarsi le vite, con le proprie sofferenze e le benedizioni, inciampando, aggrappandosi a un gommone, sentendo che la terra è vicina anche quando è lontana. Si ricomincia sempre e in ogni luogo, anche quello che chiamiamo casa.
Notte e scambiarsi le vite.
Andare oltre, ci siamo detti mentre pensavamo a questo momento di confronto con il Decanato e il cammino che abbiamo intrapreso come commissione Vita sociale e cultura. Oltre i confini, l'emergenza, l'emotività. Tante riflessioni e storie si sono intrecciate e sono grata a ciascuno. L'orgoglio, la paura, l'amore, la testardaggine che ne viene nutrita, la partenza, la voglia di restare e di tornare… Quanto scorre in una giornata piovosa eppure con un sole suo.
Colgo come un fiore, senza staccarlo dal giardino profumato di oggi, la bella idea delle prof e delle ragazze del Verri, quando due giovani leggono ciascuna la storia dell'altra per "Un passo indietro". Si scambiano non un racconto, ma le vite.
Scambiarsi le vite, con le proprie sofferenze e le benedizioni, inciampando, aggrappandosi a un gommone, sentendo che la terra è vicina anche quando è lontana. Si ricomincia sempre e in ogni luogo, anche quello che chiamiamo casa.
Notte e scambiarsi le vite.
sabato 18 aprile 2015
La professoressa e il gelo
Mi racconta, uno dei miei angeli custodi, di quando andava alle medie, tanti anni fa. E una professoressa aveva sempre caldo, per cui teneva aperta la finestra, con ogni temperatura.
La piccola e i suoi compagni si ammalavano, ma quando andavano a casa, dovevano giustificarsi: dovevi stare attenta tu, e non metterti vicino alla finestra.
Lei non protestava, e diceva che c'era una ragione per cui teneva duro: la sua prof, era bravissima.
Medesima scena, trasportata nell'odierno scenario. Primo giorno freddo e i genitori arrivano a scuola: licenziate quella prof irresponsabile.
Bravi, e voi tenete i vostri figli ignoranti come voi al caldo.
La piccola e i suoi compagni si ammalavano, ma quando andavano a casa, dovevano giustificarsi: dovevi stare attenta tu, e non metterti vicino alla finestra.
Lei non protestava, e diceva che c'era una ragione per cui teneva duro: la sua prof, era bravissima.
Medesima scena, trasportata nell'odierno scenario. Primo giorno freddo e i genitori arrivano a scuola: licenziate quella prof irresponsabile.
Bravi, e voi tenete i vostri figli ignoranti come voi al caldo.
domenica 26 ottobre 2014
Come se ci volesse una scuola
Spunta un pezzo di vita in cui all'improvviso o per lento e inesorabile accumulo di consapevolezza ti senti inadeguato. Cominci a consultare esperti e magari ti metti in testa pure di frequentare una scuola, perché altrimenti non sai come fare.
E più ci pensi, più l'ansia ti scava. Finché un angelo ti porta, come un soffio, un pensiero: ma l'hanno affrontato, prima di te, generazioni e generazioni. Magari senza darvi tutta questa importanza. E' caricandolo che pesa, è svuotandolo di orpelli che respira.
Come se ci volesse una scuola, per vivere.
Calm down.
lunedì 26 maggio 2014
La scuola, il marciapiede e il voto
Certi o disfattisti, li contemplo con uguale distanza. Perché io navigo spesso su una barca al largo, anche un po' cigolante.
Ho votato e non è rilevante che l'abbia fatto, né per chi, anche se mi sono messa a svolgere una ricerca che mi ha quasi stupita, partendo da un aspetto che mi sta sempre più a cuore.
Ma il punto è che vado a votare a scuola. Non è la mia scuola, grazie a Dio: posso sottrarmi a impietosi paragoni. La conosco "solo" da 24 anni, da quando cioè faccio la giornalista di un quotidiano. I casi della vita. Il preside mi disse: le spiego la strada. E io: ma si figuri, guardo sul tutto città (per i giovani quella piccola risorsa cartacea che tenevo in auto prima dei navigatori). E lui: mi dia retta, ci sono due vie con lo stesso nome, quella giusta non è segnata e la trovano neanche i supplenti.
Pagai la mia ribellione con un'ora di ritardo. Premio di consolazione, riuscii anche a raccontare la storia della via confusa e il Comune piazzò un bel cartello con le indicazioni.
Oggi voto. La scuola è sempre coraggiosamente viva. Fuori, la solita tristezza. Compreso un marciapiede sollevato, a giudicare dall'impatto direi dalle radici di un baobab. Solo che il baobab non c'è più.
Quasi quasi chiedo se si possa barattarlo con i cartelli.
Ho votato e non è rilevante che l'abbia fatto, né per chi, anche se mi sono messa a svolgere una ricerca che mi ha quasi stupita, partendo da un aspetto che mi sta sempre più a cuore.
Ma il punto è che vado a votare a scuola. Non è la mia scuola, grazie a Dio: posso sottrarmi a impietosi paragoni. La conosco "solo" da 24 anni, da quando cioè faccio la giornalista di un quotidiano. I casi della vita. Il preside mi disse: le spiego la strada. E io: ma si figuri, guardo sul tutto città (per i giovani quella piccola risorsa cartacea che tenevo in auto prima dei navigatori). E lui: mi dia retta, ci sono due vie con lo stesso nome, quella giusta non è segnata e la trovano neanche i supplenti.
Pagai la mia ribellione con un'ora di ritardo. Premio di consolazione, riuscii anche a raccontare la storia della via confusa e il Comune piazzò un bel cartello con le indicazioni.
Oggi voto. La scuola è sempre coraggiosamente viva. Fuori, la solita tristezza. Compreso un marciapiede sollevato, a giudicare dall'impatto direi dalle radici di un baobab. Solo che il baobab non c'è più.
Quasi quasi chiedo se si possa barattarlo con i cartelli.
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