Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi
Nature, music and doubts
Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
Oslavia, ancora: un nome che è musica, come le promesse che ciascuno adotta.
Al cospetto di questo panorama, in una struttura che nasce, gestita dai giovani, mi sembra di avere tutte le fortune del mondo. Meglio ancora, non averle, che implica il possesso, bensì condividerle. Così le luci si placano nella notte e sbirciano dentro i nostri bicchieri, come se fossero invidiose.
Perché anche la fortuna ama riposarsi e lo fa, in bicchieri che brillano, di curiosità e sacrifici.
Una giornata che ti avvolge con un abbraccio capace di fissarti negli occhi. Giovani che mettono i loro sogni davanti ai loro occhi, come al Fashion Graduate Show. Ragazzi che stanno affrontando una battaglia e forse più, che si prendono cura dei propri desideri e degli altri attraverso i desideri.
C'è un capo che non avresti più osato sognare. Un ragazzo che porta dentro di sé la propensione a occuparsi di chi è lontano dagli sguardi, come il fondatore di quell'azienda capace di far fiorire stampe magiche che ti ha cambiato la vita.
E giovani donne strappate o fuggite dai loro Paesi, che fanno indossare la libertà.
Una giornata avvolgente, quella che mi lascio alle spalle. Ed è solo all'inizio, anche se ora sembra affacciarsi il buio.
Non trovo più il numero di un signore che ha passato da tempo i novant'anni (no, non è il maestro) e un altro quasi novantenne mi fa gentilmente chiamare.
Devo parlargli per fare da ponte con un altro amico, molto più giovane, ed ecco che ricevo una sua telefonata dall'apparecchio (sapete che mi sento vecchia a pronunciare questa parola?) di casa.
- Avevi bisogno di me? Ti dico il mio cellulare?
- no grazie, sto camminando e non riesco a prendere nota. Giro il suo numero all'amico, quello di casa.
Pausa di riflessione, poi lui mi risponde: allora digli di chiamare agli orari di pasti, così mi trova.
Se rinasco, io pantofolaia fallita, voglio farlo novantenne.
Ci provi, in tutti i modi, a ringraziare Olga, per ciò che ha seminato, ciò che ha costruito, perché in questi anni l'hai incontrata in momenti e occasioni così differenti. Ma ogni volta hai portato nell'anima qualcosa per cui crescere, ancora.
E la rivedi studentessa, sartina, al lavoro sui tessuti e prima sugli ideali. Scorgi la sua scuola all'inizio, poi l'immenso mondo che è diventata. Mentre la festeggiano per i novant'anni con un evento delizioso e autentico, mentre la inondano di affetto, tu come ciascuno dei presenti - ognuno a modo proprio e per tratti diversi di cammino - vuoi ringraziare Olga.
Ma lei ti fissa con quella sua ferma dolcezza e dice: grazie a te. Provi a dirle che le vuoi bene, però lei ti ha già comunicato con forza: anch'io, molto.
Ringraziare Olga Fiorini, che impresa dolcemente difficile, perché lei anche in questo arriva prima. E quasi quasi credi anche tu, in quello che ha consegnato: tu sei unico, sei il numero uno.
Come un focolare, il lavoro di una innamorata della storia mi scalda il cuore la sera. Come vedere tante persone riunite nella biblioteca della mia città, ad ascoltare, raccontare, emozionarsi, meditare.
Basterebbe a farmi dormire felice, se non avessi incrociato tre sguardi formidabili. Tre giovani, che sono lì per la loro professoressa e perché vogliono conoscere meglio la storia della loro città. L'ultimo sul finale si infervora e il volto si illumina mentre dichiara: io amo la mia città!
E tu pensavi di aver già visto tanto per cui guardare avanti, adesso ti viene voglia addirittura di correre. A quando questi giovani potranno rimediare ai tanti mali da noi seminati con tanta cura, a partire dall'indifferenza per i luoghi che noi attraversiamo.
Un giorno che non puoi lasciar scivolare via, che è entrato con le sue voci, i suoi sguardi, persino le cifre di solito così glaciali, le riflessioni.
Andare oltre, ci siamo detti mentre pensavamo a questo momento di confronto con il Decanato e il cammino che abbiamo intrapreso come commissione Vita sociale e cultura. Oltre i confini, l'emergenza, l'emotività. Tante riflessioni e storie si sono intrecciate e sono grata a ciascuno. L'orgoglio, la paura, l'amore, la testardaggine che ne viene nutrita, la partenza, la voglia di restare e di tornare… Quanto scorre in una giornata piovosa eppure con un sole suo.
Colgo come un fiore, senza staccarlo dal giardino profumato di oggi, la bella idea delle prof e delle ragazze del Verri, quando due giovani leggono ciascuna la storia dell'altra per "Un passo indietro". Si scambiano non un racconto, ma le vite.
Scambiarsi le vite, con le proprie sofferenze e le benedizioni, inciampando, aggrappandosi a un gommone, sentendo che la terra è vicina anche quando è lontana. Si ricomincia sempre e in ogni luogo, anche quello che chiamiamo casa.
Quasi non ci credo. Corro indietro nel tempo, in Scozia, a quindici anni fa. E subito dopo serbo quella riflessione dentro di me e vado nelle scuole quasi timidamente.
Scusatemi, vorrei parlarvi del capitano Robert Falcon Scott. Vorrei parlarvi dell'importanza di essere secondi. Cioè di essere uomini e donne in ogni circostanza, senza lasciarsi intrappolare da medaglie e bandierine. Di come ciascuno di noi può andare in Antartide per un ideale. E' così che un viaggio tra gli studenti è diventato un libro, in occasione dei cent'anni dalla scoperta del Polo Sud.
Lo ripeto, dopo quindici anni, sul palco del teatro Lux di Sacconago. Davanti a me ci sono tanti giovani, quelli che a scuola hanno conseguito il massimo dei voti, oltre agli atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi. Ragazzi che hanno dato tutto di sé e oggi sono qui, premiati dal Comune della mia città, Busto Arsizio. E nel mio rione, guarda un po'. Frugo nella platea per cercare il maestro, non lo vedo e devo citarlo.
- Se non puoi andare davanti a tirare, mettiti dietro a spingere.
Mica posso dirlo in dialetto, che se sbaglio è una tragedia. Già sono emozionatissima, al fianco dell'assessore Paola Magugliani che ha scelto proprio "L'importanza di essere secondi" come dono per questi magnifici ragazzi. E quanti altri ne sfilano ancora: con tutti i loro sogni dipinti negli occhi, come il capitano Scott.
Ogni premio mi porta una gioia, ma devo citarne uno in particolare. Quello al Comitato dei pendolari di Busto: un modello di lotta civile, è grazie a loro, cortesi e costanti che la città ha riavuto i treni indebitamente tolti. Persone che hanno lavorato per gli altri, che sanno cosa sia il bene comune, senza mettersi in vetrina.
E poi visto che parlo di giovani, una giovanissima.
Si chiama Olga Fiorini. Non citiamo la sua età, anche perché non ne ha. Ha solo progetti e le brillano gli occhi quando rivolge un appassionato discorso davanti al sindaco Emanuele Antonelli. Per uscire dalla crisi, mica cita strategie manageriali. Io mi aggrappo a due parole cardine: insieme e amore. La ripete tre volte, quest'ultima.
Quando lo incrocio, io tremo sempre come una bambina. Per ciò che ha fatto e per la calma ispiratrice che porta, dopo tutto ciò che ha attraversato.
Eppure sa sorprendermi, sempre. Oggi ne sfioro i passi a Cernobbio, lo osservo sorridente mentre pranza dietro la vetrata a un tavolo con volti anche giovani. Poi lo perdo di vista.
Più tardi leggo un'agenzia, però, che mi racconta qualcosa di lui, ancora.
Il futuro è più importante del passato.
Autore, Shimon Peres, classe 1923: come mio padre, e questo non può non influire sul mio cuore, certo. E lo capisco anche meglio.
Perché se una persona ti dice che il futuro è più importante del passato, ti può sembrare scontato. Ma quando lo dice un Uomo di 93 anni, che quel passato ha costruito e ha attraversato, tu ci credi davvero.
E ringrazi il Signore di averci dato, di darci uomini così. Ah, assicurano queste parole, ancora ce ne darà.
Notte e il futuro di Peres (è quello che dà forza al nostro)
Così la Vale in pasticceria comincia a sfornare biscottini che sanno appagare palato e occhi. Intaglia la frutta con la fame per il futuro. E si appresta a diventare sommelier, apre nuove strade.
La Vale, bella e semplice perché veri sono i suoi desideri. Non ha bisogno di stratruccarsi, nemmeno di effetti speciali con le sue prime creazioni.
I biscotti della Vale sono specchio della sua bellezza: quella di una giovane che sembra preparare biscotti, ma in realtà sta scoprendo gli ingredienti per il suo futuro. E li mette insieme con grazia, a volte con timidezza, senza però mai tirarsi indietro.
Due ragazzini pedalanti mi avvicinano e li perdono in effetti per il "signora" nonostante io sia una quasi coetanea
- sa dove è l'ingresso del tal posto
Io mi trovo in una via assolutamente per caso, tanto che non me ne ricordo il nome: quel posto si trova nella via tal dei tali, che non mi ricordo se sia questa o quella parallela prima o dopo.
La medaglia della genericità, ma i ragazzi non mi fustigano. Corrono a controllare il nome della via e poi si dicono: o è quella prima o quella dopo. Con un entusiasmo e una fiducia, che mi commuovono.
Ma finisse qui: grazie, signora. E finisse così: buona giornata, signora.
Ragazzi, via subito o smetterò di credere a quel mondo orribile che la tv mi descrive con precisione, ogni volta che tocco dentro il telecomando. Un rischio troppo elevato.