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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

lunedì 6 gennaio 2014

Il cielo sopra il borgo

Suscito sospiri a raffica, molti affettuosi, tra gli amici quando pubblico foto del cielo sopra il borgo. C'è un tale, delizioso combattimento tra sprazzi di colori, frammenti di luce e monticelli di nubi e mi giustifico così: mai una volta il cielo è uguale a quello di un altro giorno.

Io con gli occhi lassù, la chiesa vecchia a dirigere il traffico, mentre quella nuova sta in disparte, riconoscendo minore esperienza.

Ma come spesso accade, è ul maèstar ad attirare la mia attenzione su un'altra ricchezza che cambia luce e colori: quella distesa di tetti e cortili, che ne hanno da raccontare. Finché lo consentiranno a questi testimoni, io spalanco la finestra con gioia.

Rinascere sottovoce

Tolti di dosso vecchi brividi, ne afferro di nuovi. Libera di rinascere ogni giorno, nella mia terra e in ogni angolo dove si cammini o si voli.

Riascoltare la propria voce, e meglio se è come una nuvola, plasmata dai giochi del freddo. Ogni pensiero è mio e lo accarezzo come un fiore.

Rinascere sottovoce e potenti in questa libertà, lontano da ipocrisie a buon mercato e felici di ogni abbraccio.

domenica 5 gennaio 2014

Che telai bruceremo per i Magi

La Befana non ha bisogno di luce, pare. Ma i Magi di affidarsi a uno squarcio nella notte mai hanno temuto.

La ricerca è amore, non vergogna, e guardate come sono stati ricompensati.

Mi piace che siano passati anche dalla mia città, Busto Arsizio: guai a dubitarne. Fior di scrittori ne hanno parlato e li vedo mentre arrivano qui, ma vengono fermati dalla nebbia.

Così il popolo a creare un gran falò (tradizione portata avanti dal club dei Nasi) per sciogliere quella foschia cocciuta.

Sì, mi piace che la mia gente abbia aiutato i Magi e se ne ricordi sempre. Allora, pur di trovare materiale per le fiamme, vuoi vedere che si privò anche di serramenti e telai.

Qui un po' di malinconia si fa strada: quanti telai potremmo usare oggi per aiutare i Magi? Ma questo dubbio, lo spedisco nella nebbia.

La notte amica

Tirar tardi con la notte amica porta già tracce di alba. Ti ritrovi ad attraversare tante fasi della tua vita, specchiandoti negli amici autentici.

Sorridi dei loro successi, vorresti frantumare le loro tribolazioni e disperderle, tenere al caldo i loro sogni.

Con loro semini progetti, piccoli e teneri come eravate un tempo. E quando fugge proprio il tempo e rischi di non riprenderlo, ti rassegni alla notte. E ti sorride, anche lei amica.

Il raggio di libertà che mi regali

Ti chiedo scusa, perché non è arrivato il sole che ti avevo promesso. Le nuvole si sono appiccicate al cielo e l'erba non si scrolla di dosso le lacrime. Il nostro parco, ridotto a una fanghiglia.

Poi quando siamo tra i campi, ti giri e una tua preghiera dev'essere stata ascoltata. Un raggio scappa dalla gabbia grigia e urla di libertà. Tutto intorno, i colori si animano come le persone più.

Il raggio di libertà è contagioso e il cielo si spalanca.

La mezza stagione del calcio

Che cosa cambia nel calcio, testarda metafora di vita?

Riparti da una mezza stagione, proprio da dove avevi cominciato con qualche speranza calpestata. Risento quella sera allo Speroni, dove per minuti brevissimi come un sogno credevamo di piegare la Cremonese. Adesso andiamo da loro e per ironia della sorte abbiamo consegnato un nostro tigrotto, una parte importante di noi.

Lo so, nel calcio non c'è più spazio per i sentimentalismi. Via un giocatore, se ne piglia (speriamo) un altro e magari sarà anche più bravo. A me anche più degli eurogol di Bruccini e del suo prodigarsi, però, piaceva il suo essere fedele, coraggiosamente ostinato e una brava persona.

Mi sento antiquata a dirlo e non mi importa.

Che cosa vorrei oggi dalla Pro Patria? Il miracolo.

Come dalla Roma.

Ma chissà se è possibile in questa mezza stagione che è il calcio, a volte la vita.

Intanto continuo a essere antiquata, a credere in un mondo di bandiere, ideali e brave persone.

sabato 4 gennaio 2014

La mia città stanca e bagnata

Non importa quando torno, fisicamente o con la testa.

Questa è la mia città, stanca, bagnata. Che lotta per un po' di musica o si è rassegnata. Sporca o ripulita, dagli uomini o dalla pioggia. Aspetta riti o li rinnega, vuole scuotere via false stelle o le adora.

Dannata o eterna, la mia città stringo nella notte.