Devo ancora lasciar sedimentare tutte le emozioni della mostra di Veronelli alla Triennale. Ma un filo resta impigliato amorevolmente nelle mie meditazioni.
Non posso non parlare di amore. L'anarchia, forte ma non violenta. Quella mutuata forse da un santo: ama e fa' ciò che vuoi.
Feyerabend, il mio grande filosofico amore. E Veronelli che afferra quel filo, ricorda che la terra è di tutti ed è solo in prestito, forse anche meno. Camminare la terra e volare nei cuori, nei pensieri.
Un filo che unisce questi due pensatori, così legati all'umanità e ai suoi concreti bisogni, anima compresa.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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mercoledì 28 gennaio 2015
giovedì 16 ottobre 2014
Feyerabend che mi sfuggì
Kuhn mi segnò la vita, non solo la filosofia: che poi ho detto una corbelleria, come se esistesse un confine. Ma poi caddi vittima di Feyerabend.
Ho usato il termine cadere, perché mi porta più vicino alle espressioni di altre lingue per dire innamorarsi. Prima ragione, sviluppai per questo suo filosofo una vera devozione. Seconda ragione, era questo che percepivo tra le sue righe, specialmente le ultime: amore puro, compassione, empatia.
Fuori tema, filosofa? Stai scherzando, la parola amore dà l'impronta iniziale alla filosofia.
Al professor Reale non confessai mai questa mia "deriva" feyerabendiana, in sana salsa anarchica, ma concepii una intenzione perversa di laurearmi con una tesi in Filosofia della Scienza e di intervistare direttamente lui, Paul. Magari a Berkeley. Ero talmente convinta che credetti a un baldo giovane intenzionato a farmi da tramite: ma poi percepii che aveva un altro interesse, peraltro affrontato in modo meno banale rispetto alle collezioni di farfalle.
Il cielo raddrizzò tutto, riportandomi sulla strada delle Comunicazioni sociali. Lavoravo già, e molto, e non fui soddisfatta del mio esame di Filosofia contemporanea. Inoltre mi si richiedeva una full immersion preliminare in Germania, per me impossibile in quel momento.
Il sogno finì così, ma non persi di vista Feyerabend. Né quel delizioso retrogusto di compassione, che non amo definire tolleranza, quel meraviglioso approccio socratico che mi rendeva il mondo intero più accettabile.
Ho usato il termine cadere, perché mi porta più vicino alle espressioni di altre lingue per dire innamorarsi. Prima ragione, sviluppai per questo suo filosofo una vera devozione. Seconda ragione, era questo che percepivo tra le sue righe, specialmente le ultime: amore puro, compassione, empatia.
Fuori tema, filosofa? Stai scherzando, la parola amore dà l'impronta iniziale alla filosofia.
Al professor Reale non confessai mai questa mia "deriva" feyerabendiana, in sana salsa anarchica, ma concepii una intenzione perversa di laurearmi con una tesi in Filosofia della Scienza e di intervistare direttamente lui, Paul. Magari a Berkeley. Ero talmente convinta che credetti a un baldo giovane intenzionato a farmi da tramite: ma poi percepii che aveva un altro interesse, peraltro affrontato in modo meno banale rispetto alle collezioni di farfalle.
Il cielo raddrizzò tutto, riportandomi sulla strada delle Comunicazioni sociali. Lavoravo già, e molto, e non fui soddisfatta del mio esame di Filosofia contemporanea. Inoltre mi si richiedeva una full immersion preliminare in Germania, per me impossibile in quel momento.
Il sogno finì così, ma non persi di vista Feyerabend. Né quel delizioso retrogusto di compassione, che non amo definire tolleranza, quel meraviglioso approccio socratico che mi rendeva il mondo intero più accettabile.
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