domenica 31 dicembre 2017

Ripartire

Chissà se è una maledizione come quella del Vecchio marinaio, oppure se si tratta solo di ali.

So che quando sembro comodamente seduta, persino le poche volte che lo sono davvero, c'è già qualcosa che preme. C'è un movimento che si imprime e non tardo a riconoscerlo.

RIPARTIRE.

Ripartire per credere, ripartire per crescere, per fare un passo indietro e correre poi avanti. 

Non importa se il timone appaia troppo grande e le mie mani possano anche tremare.

E' quando mi siedo, un istante, che so che devo ripartire.

giovedì 14 dicembre 2017

Dialoghi reali - stima diabolica

- sai che ho dovuto firmare un assegno di 666 euro all' assicurazione e ho pensato di scrivere 667?

- Marilù, riprendi a mangiare la carne per favore.


Diabolica la stima degli amici.

mercoledì 13 dicembre 2017

Notte e poi c'è ancora la festa di Natale

Stordita dai bassi e dagli alti (mettiamoli in ordine) della giornata, ho un barlume che si chiama sorriso.

Qualcuno che mi ha osteggiato, in modo solo in parte inaspettato, poi si trova a dire ad altri che aveva torto. Non che avevo ragione, questo è troppo.

Mi basterebbe per sorridere, nonostante me ne importi  poco.

Allora mi arriva un altro dono, quello sì inaspettato. La festa di Natale, quella che da vent'anni organizzava un mio amico. E io negli ultimi tempi, la sfioravo, ma non me la godevo mai. Quest'anno, che ero pronta e felice anche per questo, scopro che non si farà: troppe cose sono cambiate.

Finché apro la posta elettronica, tra spam di varia entità, e vedo un suo messaggio.

FESTA DI NATALE

C'è ancora la festa di Natale.

Io sorrido.

Notte e poi c'è ancora la festa di Natale.

martedì 12 dicembre 2017

Se non ostento foglie

Se non ostento foglie sotto questo cielo gelido, non è per paura, pudore, né per copione.

È che mi piace essere libera di sentire il vento tra i rami e cantare di gratitudine.

Ci sarà il tempo per fiorire, ancora. Ma non sarà più vita, come non lo è meno adesso.

Notte e vecchie cartoline

Cerchi un vecchio indirizzo e scateni un pandemonio solo in apparenza di carta.

Vecchie cartoline che ti mandano saluti, come se fosse ieri.

Forse è ieri.

Famiglie unite, volti che non ti abbandonano mai, pensieri cristallizzati.

Quando hai trovato l'indirizzo, fai fatica ad allontanarti da quel patrimonio di eternità.

Notte e vecchie cartoline.

Io ex piccione e i pendolari da premiare

Una premessa: Max Rogora è uno degli amministratori per i quali nutro stima in virtù di un motivo che appare banale, ma non in questa epoca politica. Lavora. Di più, ha un mestiere duro, di quelli che ti fanno alzare all'alba e ti espongono alla durezza di ogni condizione meteorologica.

La sua frase sui pendolari che nidificano come i piccioni - riferendosi ai parcheggi - ha fatto male a molti. Anche a me. Ma il punto è un altro e non si nutre di parole.

Sono stata grande pendolare in auto, e Dio sa quanto mi è costato, anche in termini di anima sotto pressione. La mia esperienza costante di viaggi in treno è avvenuta invece parecchi anni fa, quando avevo molte più energie. E forse quando le cose erano più facili, nonostante i mezzi obsoleti e scarpe sciolte di inverno sugli scaldini.

Intendiamoci, ho attraversato un mio piccolo inferno, perché anche se avevo vent'anni, mi sono sobbarcata quella cosa terribile di nome trasbordi. Cioè per andare da Busto Arsizio a Milano e portare a casa la mia doverosa laurea, ho vissuto tutti i disagi legati ai lavori per l'interramento. Ciò ha significato che per pochissimi mesi ho affrontato in scioltezza il treno Busto-Milano. Più spesso ho preso l'auto e sono andata a Castellanza, ed era il minore dei mail. Oppure sono salita sul  bus a Busto, sono scesa se non erro a Rescaldina, ho preso il treno di nuovo a Saronno… Anche poco dopo le sei di mattina, per arrivare puntuale alle lezioni di Logica. Logica… così sembra un amaro paradosso.

Un solo problema non mi sfiorava: il parcheggio. Perché ce l'avevo facile. Posteggiare era normale per i pendolari, allora. A differenza di oggi. 

Quando prendo il treno delle Nord, vado a piedi perché ho la fortuna di poter contare su una base prima del mercato, spero abbastanza lontana dallo spettro del disco orario. E perché posso permettermelo, finora, con le mie zampe (scusate, questa immagine dei piccioni mi condiziona, a volte ho pure le ali mentre corro alla stazione). Quando mi sono fatta male, non ho potuto, ad esempio e ho dovuto fare ricorso alla macchina.

Penso a chi ogni giorno si sobbarca il viaggio fino a Milano o altri luoghi. Non è che lo faccia per masochismo, di solito non ha alternativa. Penso ai costi che deve sostenere. E credo anche che qualcuno che libera le autostrade da macchine e smog, abbia diritto a un incentivo, non a un aggravio di nome posteggio a pagamento.

L'immagine dei piccioni mi spiace, forse perché anche i piccioni mi sembrano così simpatici: spesso, in barba ai pregiudizi, mi hanno insegnato più degli umani, con la loro costanza, il loro orgoglio mai urlato, la loro semplicità.

Ma ancora di più mi insegnano i pendolari, che viaggiano in condizioni spesso allucinanti, che fanno sacrifici che molti politici (non Max Rogora, che, ripeto, fa un duro lavoro) non hanno mai nemmeno visto da lontano.

Sogno che chi con sacrifici vive, si trovi unito. A difendere il lavoro, la tenacia del costruire, le difficoltà. Chiunque faccia uno sforzo per vivere e rendere migliore la vita agli altri, merita un aiuto.Non di essere (tar)tassato.


lunedì 11 dicembre 2017

Snow blind - canzone per la notte

Quando ero al liceo, mi hanno chiesto una tesina, su una canzone o un artista. Tanti scrivevano di cantanti impegnati, persino troppo. Io ho scelto i miei clown serissimi.

Ace Frehley, snow blind. Un colpo al cuore per la mia prof, credo. Gente che voleva salvare il mondo  contro uno che si trucca da extraterrestre e si dichiara cieco a causa della neve.

A me sembra che nessuno di quegli autorevoli artisti abbia in effetti salvato questo pianeta, ancora in condizioni indecenti. Ma Ace quattro o cinque cose continua a dirmele. Tutte le domande che ti poni guardando alla finestra, quella casa in cui non arrivi mai. Poi la madre di tutte le frasi, come riconosceva Socrate.

Proprio non lo so.

Lookin' out my window, sometimes I wonder
Am I ever gonna get to where I'm gonna go home
Maybe tomorrow, maybe next summer
Girl, I just don't know,

Snow blind, Ace Frehley (kiss), canzone per la notte.