domenica 25 ottobre 2020

Pochi suoni come la pioggia

 Quando tu sei tentata di pensare che sei intrappolata, divampa lei. Mette in ordine tutto, con il suo cadere fitto e predestinato.

Pochi suoni come la pioggia, ti incendiano l’anima, ti purificano, ti liberano dal piombo dei pensieri. Sei ancora a secco di piani sul futuro, e lei ti ride in faccia senza disprezzo.

Pochi suoni come la pioggia, ti chiariscono le idee. Vorresti spalancare le finestre e ascoltarla a massimo volume, ma devi lasciarla sussurrare, perché così vengono affidati i segreti.


sabato 24 ottobre 2020

Neanche troppa importanza

 Ho incontrato diversi fatti, da taluni chiamati impedimenti, per cui il significato delle cose cambiava. Aspettative, ansie, urgenze: afferrate all'improvvise da una mano e buttate alla rinfusa, cosicché non riuscivo più nemmeno a individuarle, nella loro natura.

Anche adesso: e magari non interviene neanche un corpo estraneo, si mettono a giocare splendidamente loro.

Non ha neanche troppa importanza. Tutto ha scarsa importanza, quella poca che rimane si scioglie così rapidamente che stenta a rimanere il ricordo.

Neanche troppa importanza, a ciò che prima ne aveva tantissima. E sei già un po' lontano da tutto, e vicino a te: tutto alla rinfusa, persino con un senso.

venerdì 23 ottobre 2020

Chi è più fragile

 Nel buio più fitto di quanto ti aspettassi, arriva una foto che ondeggia tra fragilità e tenerezza, destinate ad abbracciarsi, anche in tempo di pandemia.

Poi un grazie, immeritato, perché non hai potuto fare niente, come talvolta, troppo spesso, ti accade.

Chi è più fragile, tu che mi hai chiesto aiuto, io che non so farlo, il mondo schiamazzante su un intollerabile coprifuoco.

Io mi addormento così, cullata da ciò che non sono riuscita a fare, da una fragilità che qualcun altro ha alleviato per me.



giovedì 22 ottobre 2020

Più dei silenzi

 L’unico vaccino che io conosca in questo tempo tormentato, è ai silenzi. 


È al rumore, che forse non mi abituerò mai. Adesso le città ammutoliscono così maldestramente e noi ci affacciamo su un buio più cupo: quello dove tutti tempestano una tastiera di pensieri velenosi.

Più dei silenzi, che fanno parte di me, mi turba questo vociare molto più vuoto della notte. E niente abbastanza.

Ripercorro un giorno di troppe ferite, la voce sconsolata di un medico, un amico al quale vorrei essere a fianco, dibattiti  assurdi sul futuro e non saper nemmeno se riusciranno a vaccinarsi le persone più fragili accanto a me: contro l’influenza, mica contro il Covid.

Io mi tengo stretto l’unico vaccino garantito per me: quello al silenzio. E la notte mi appare così amica.



mercoledì 21 ottobre 2020

Serenamente, segui quello che sei

 

Serenamente, scende la sera più incerta di noi. Tra graffi e speranze, respiro Assisi grazie alla foto di un amico. Il cielo si tinge di pensieri.

La piccola Chiara l’aveva già accarezzato, una manciata di incalcolabili anni fa.

Quanti incontri oggi, che non posso definire virtuali, mi conducono lì. Da San Francesco, da Santa Chiara.

A una donna straordinaria oggi ho confidato uno sguardo che mi chiedeva aiuto pochi mesi fa e lei mi ha detto ciò che avrei dovuto fare.

- Segui quello che sei.

È una promessa che suona come una minaccia, se non la capissi davvero stasera: ti succederà ancora.

Ti capiterà ancora che una creatura, non vista da nessuno, ti chiederà aiuto. Tu potrai farlo solo se seguirai te stessa.

Stranamente, scende la sera più incerta di noi. Una farfalla si posa sulle mie preghiere e volo lontano con lei.



martedì 20 ottobre 2020

L'unico volto

Quando si impongono dolcemente i momenti per fare ordine, spuntano anche quelli da non smarrire. Un'amica in visita, la discesa al mio lago, fin sulle isole. La telefonata a un altro amico, distante, che adesso in apparenza si è allontanato di più.

Ma lo sentiamo accanto a noi, ancora stordite da quest'anno feroce e impalpabile. 

Distante, chi è. Chi non sa guardarti in faccia, chi fugge, chi se ne accorge e chi no. 

Quanti, però, sono presenti, nei silenzi e nei rumori. Mi appare un messaggio di un grande uomo, con la sua consueta umiltà. Un amico che non potrò vedere nei prossimi giorni, mi manda un vocale meraviglioso. 

Ce la faremo, sì, saremo più forti di tutto. Perché abbiamo sbandamenti, fragilità, scosse, ma abbiamo anche un unico volto. 

Io riguardo il mio, di ormai parecchie estati fa. Un anno in cui cercavo di sfuggire a un lockdown tanto desiderato, in cui Violetta - la mia protagonista di Chi ha bisogno di Willy - si avvicinava e mi guardava.

Ma io avevo questo volto qui. Quello che ho sempre avuto, meno bionda e con quel «buco nella gota» che fa sposare senza dota, mi ripeteva zia Giulia. 

E le mie amate lentiggini, che sembrano posata una per una da chissà chi: nessuna per caso, magari scompaiono quando l'inverno si fa invadente, ma poi tornano tutte dove devono. Come me.

L'unico volto, in un mondo distante, e io che torno da me. 


lunedì 19 ottobre 2020

Una strana consapevolezza

 Questa peste era di ieri e per sempre. Come noi e la nostra capacità, volontà di combattere.

Nelle minuscole e immense quotidiane cose, non ho più convinzioni sul finale, ma solo una strana consapevolezza.

Sono io, arrivata a questo punto, perché qualcuno l’ha deciso e io ho stranamente collaborato. Poco incline a tollerare vuoti fighettismi o aste di valori. 

Quella strana consapevolezza di esserci, per una ragione, più salda di me.