venerdì 1 giugno 2018

Ripartire

Chissà se è una maledizione come quella del Vecchio marinaio, oppure se si tratta solo di ali.

So che quando sembro comodamente seduta, persino le poche volte che lo sono davvero, c'è già qualcosa che preme. C'è un movimento che si imprime e non tardo a riconoscerlo.

RIPARTIRE.

Ripartire per credere, ripartire per crescere, per fare un passo indietro e correre poi avanti. 

Non importa se il timone appaia troppo grande e le mie mani possano anche tremare.

E' quando mi siedo, un istante, che so che devo ripartire.

martedì 22 maggio 2018

Notte e dietro un ristorante

Un amico mi invita a un evento ed è in un ristorante che conosco. No, che gli ho fatto conoscere io. Mi stimo tutta e lui ride.

Solo tempo dopo rivedo la scena dentro di me. Lui viene a trovarmi, gli indico il posto, quando sto per raggiungerlo vengo chiamata da una persona. Mi sta per fare una proposta che mi cambierà la vita, ancora.

Arrivo in ritardo, e frastornata, dal mio amico. Quando ci ripenso, non so se ho compiuto il passo giusto. 

Ma adesso, mentre mi fa sorridere per la sua scelta, penso che ho imparato una cosa importante.

La mia vita, ora, me la cambierò io.

Notte e dietro un ristorante.

lunedì 21 maggio 2018

I baci non finiscono

Una scena alla stazione Centrale mi insegue, anche quando varco i cancelli. Una signora elegante quanto basta, si congeda dal marito che stenta a lasciarla partire: un bacio, un altro ancora, una raccomandazione, una carezza quasi invisibile.

Stanno insieme da una vita e non lo narrano solo i capelli bianchi. Alla fine, lui rispettoso si ferma sulla soglia e lei va oltre. Sto camminando anch'io vicino alle banchine, quando la noto ancora.

Lei sta cercando il suo treno, ma c'è qualcosa che le preme di più. Ecco che si ferma, sbircia indietro oltre i cancelli e stringendo gli occhi, manda un altro bacio.

Che lui la possa vedere o no, non importa. I baci non finiscono, i viaggi non separano.

Notte e a qualcuno va sempre peggio

Fuori dall'università un tizio cerca di vendermi il giornale della sua fede.

- Professoressa, prende un giornale?

- Non sono professoressa.

- Meglio.

- Meglio no, non le prendo il giornale.

Avrei potuto vacillare, mi avesse chiamato studentessa. Procedo sicura e incontro altri quattro venditori della stessa merce. Anche quella che ammicca: lei la pensa come noi?

Io la penso come me, grazie. E mentre penso appunto, qualcosa mi colpisce. Credo che sia il pensiero di un piccione e cerco febbrilmente di appurare se sono presentabile mentre entro in aula. Anche se non devo interrogare, né essere interrogato.

Penso che sta andando proprio male. Poi un rumore e un lampo di movimenti convulsi: una ragazza è cascata dalla sedia.

Penso che a qualcuno va sempre peggio.


Notte e a qualcuno va sempre peggio.

Lo sguardo in profondità

Divoro ogni gradino di questa scala, fino a raggiungere l'aula magna. Ma quando l'ho raggiunta, sento la fame, ancora. E' che non ho degnato di sufficiente attenzione una formula di bellezza.

Lentamente torno a questo spazio del Politecnico e faccio viaggiare lo sguardo. La profondità, i riflessi e un mormorio: come mai non ti eri fermata a osservarmi.

Chiedo scusa e lo tengo fisso, anche con una foto: lo sguardo in profondità o tutto si divora, senza gustare niente.

domenica 20 maggio 2018

Notte e tutto così ugualmente diverso

In quella taverna (chissà come la chiamavamo tanti anni fa, quando le parole erano più vere) ho ascoltato le prime canzoni e creduto alle prime favole di ragazzina.

Adesso, si riversa dentro un fiume di dolore, legato all'assenza dell'unica persona amata, e al senso che da quel fiume poi in improvvisa fuga viene sospinto via. Sì, ogni tanto riemergono racconti di ragazzini birbanti, liberati dalla cupezza della guerra, e tracce scanzonate di quei tempi.

Quando sono tentata di credere che tutto sia uguale, i miei occhi catturano una foto che conosco bene, di più di sessant'anni fa. Stampata e appesa sulla credenza, con la casualità della nostalgia.

Avrei bisogno del vecchio mangianastri, della spiegazione di una sorella più grande, di un po' di profumo di primavera.

E' tutto così uguale, qui. E così diverso.

Notte e tutto così ugualmente diverso.

Una data e un respiro

Venti maggio, vado ad ascoltare, percepire, condividere "Il respiro dell'anima" con la nuova collana “Elpis – Poesie per l’anima”, lanciata da C.A.SA. Edizioni, curata da Annitta Di Mineo.

E' una data qualunque e scolpita nella vita. Non solo di un incontro intenso alla galleria Boragno, ma di un altro ancora: è il titolo di una poesia di Arianna Sonia Scollo e coincide con lo svelamento della malattia.

Risento i suoi versi nell'aria, quella dichiarazione innocente: la vita cambia non so perché. Il mistero di Dio incontra la creatura che Egli ha voluto far fiorire. E riascolto Arianna che afferma: l'universo mi ama, questa è la mia potenza.

I versi si uniscono e confortano, imprimendo al passaggio di Arianna un'eternità che sento così autentica. Chiudo gli occhi e la rivedo, quel giorno in cui le portammo il fumetto in ospedale e lei ci consegnò il suo prezioso libro, "Da un'altra angolazione". Le altre visite, come quando stava per andare dal Papa, il saluto, sulla soglia di quell'eternità.

Se riapro gli occhi, tuttavia, vedo la mamma, che sistema le foto sulla scrivania. E non sono mai sufficientemente a posto. In quelle mani, fiere e tremanti di nostalgia, c'è una sferzata di poesia, che mi toglie il fiato.

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