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martedì 25 luglio 2017

Notte und ich weiß nicht

Mi perdonerà, Heine, se ripasso i versi della sua Lorelei. Attraverso il vento e le rupi, finché mi infrango.

Forse per colpa di un suo verso. Non trovo irresistibile capelli dorati o la canzone riversata sul Reno.

C'è quello spezzone di canzone: non so cosa significhi che io sono così triste.

Non so. Niente è più sublime.

Notte und ich weiß nicht.

giovedì 2 marzo 2017

Non so cosa significhi

Così refrattaria a imparare le poesie a memoria, mi chiedo come io abbia fatto a lasciarmi incatenare dalla Loreley. La sirena non c'entra e il Reno è lontano: non riesco nemmeno a sentirne il rumore.

Poi mi ricordo il primo brivido, quello che spronava ad andare avanti. Quell'avvio che è una resa: non so cosa significhi. Che io sono così triste, aggiunge Heine.

Ma io posso fermarmi anche alla prima frase. Non so cosa significhi, nulla  o giù di lì. Quando ho sfiorato un significato, mi sono già smarrita e navigo pronta a finire contro gli scogli, se alzo troppo lo sguardo verso la convinzione di aver compreso.



Ich weiß nicht, was soll es bedeuten

lunedì 20 luglio 2015

La Germania, Heine e come finiremo sulla rupe

Il tormentone di moda sui social afferma lapidario che la Grecia ci ha dato tutto, la Germania nazismo e guerre.

Mi devo essere distratta al liceo e aver capito male, proprio male. E devo essere stata ancora più disattenta, quando ho vissuto in Germania. Quando ho studiato, quando sono caduta sul dialetto più ostico del mondo e facendo il verso ai miei amici li ho dolcemente costretti a parlare hochdeutsch. Quando anni dopo con Marianne abbiamo cercato di unire il mondo alla città, mischiando gioiosamente le barriere.

Frammenti in cui però voglio usare un filo rosso letterario. Come se la letteratura fosse separata dalla vita.

Io so cosa mi ha dato anche la Germania. Ad esempio, mi ha dato uno splendido Heinrich Heine. Fuggito, ma determinante, poetico e ironico. Capace di iniziare una delle più belle ballate del mondo con una frase di incertezza: non so cosa significhi questo sentirmi così triste.

Perdonami, io oggi lo so. Sono triste delle cavolate che leggo, dei qualunquismi, del mettere uno contro l'altro in Europa (quando l'Europa scomparirà se continuiamo così, e non per i cattivoni di turno, ma per l'ignavia di ciascuno di noi) come se attorno avessimo un mondo benevolo che vuole solo coccolarci.

Oh sì, lo so cosa mi renda così triste. Che ci comportiamo come idioti.

E mi fermo, indignata e innamorata di ciò che potremmo essere. Come tanti anni fa, mi fermo all'esitare della barca sul Reno e canto l'unica poesia tedesca che io conosca a memoria.

Una favola di altri tempi, un richiamo al nostro presente: c'è un'insenatura pericolosa che stiamo avvicinando e su quella rupe c'è la Loreley. E' meravigliosa, con capelli d'oro e voce invincibile.

Si chiama dabbenaggine, si chiama qualunquismo, si chiama seguire l'onda.

Continuiamo a fissare lassù e sentirci abili marinai. Quando ci accorgeremo che c'è anche un'altra riva, un altro punto di osservazione e forse dovremmo remare tutti dalla stessa parte, la Loreley si sarà già beata del suo risultato, temo.


La rupe è lì ad aspettarci. Possiamo finirci contro in scioltezza, se continuiamo a dividere i buoni e i cattivi in Europa. Chiunque siano i buoni e i cattivi.