Boezio, salvami tu. Lo stai già facendo. Ogni giorno assorbo un passaggio, come se fosse nuovo.
Oggi si è conficcata nella mia mente rigida quel velo di negletta antichità che oscura lo splendore della filosofia. Che immagine strana e irresistibile.
Qualcosa di così antico, da essere trascurato. Qualcosa di così trascurato, da essere importante. Secoli di pensieri che attraversano gli affreschi della memoria: come nei dipingi esposti al fumo, tu scrivi.
Una negletta antichità, che ti catapulta fuori dal tempo. Chissà se anche per questo ho sempre amato questa follemente saggia filosofia.
Notte e una negletta antichità.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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giovedì 15 febbraio 2018
lunedì 3 luglio 2017
La fortuna o i punti di vista
Sarebbe un dialogo reale, ma è stato troppo interiore. E soprattutto mi ispira una voglia incredibile di sfogliare allo sfinimento il mio testo sacro di Boezio.
Arrivo in un luogo dove il posteggio è oro. Ammetto di aver persino mormorato una preghiera, perché ho una dannata fretta e incombe pure la tempesta.
Ma imboccata la strada, vedo un'auto che occupa gloriosamente un posteggio. E' il mio collega fotografo e mormoro: che fortuna sfacciata ha avuto.
Non faccio in tempo a concludere questa frase, che mi trovo davanti uno spazio in cui potrei parcheggiare la mia macchina moltiplicata per due. Dall'emozione, la manovra non mi viene così spontanea. Quando l'ho conclusa, ecco che nel frattempo arriva il mio collega. Dopo uno sguardo confessa: "Sai che ho pensato. Guarda quella che fortuna. Io mi sono appena accaparrato un posto così piccolo".
E io gli confido a mia volta: "Anch'io avevo sospirato sulla tua fortuna".
Al che mi viene da pensare che nessuno conosce la propria fortuna. Specialemente se sospira su quella degli altri.
Arrivo in un luogo dove il posteggio è oro. Ammetto di aver persino mormorato una preghiera, perché ho una dannata fretta e incombe pure la tempesta.
Ma imboccata la strada, vedo un'auto che occupa gloriosamente un posteggio. E' il mio collega fotografo e mormoro: che fortuna sfacciata ha avuto.
Non faccio in tempo a concludere questa frase, che mi trovo davanti uno spazio in cui potrei parcheggiare la mia macchina moltiplicata per due. Dall'emozione, la manovra non mi viene così spontanea. Quando l'ho conclusa, ecco che nel frattempo arriva il mio collega. Dopo uno sguardo confessa: "Sai che ho pensato. Guarda quella che fortuna. Io mi sono appena accaparrato un posto così piccolo".
E io gli confido a mia volta: "Anch'io avevo sospirato sulla tua fortuna".
Al che mi viene da pensare che nessuno conosce la propria fortuna. Specialemente se sospira su quella degli altri.
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