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martedì 25 febbraio 2025

Tieni il tempo (mica separate alla nascita)

 

Sto cercando invano di impostare passi in Repetto Style, ma tutta la ciurma qui mi insegue: persino tu, mamma. Ti piazzo le cuffie sulla testa e tu ti senti scorrere dentro un ritmo che non ci possiamo permettere, eppure non ci vuole escludere.

A tutti quelli che ci credono fortunate o sciocche, che ci invidiano, che ci compiangono, che ci accusano, che - sinteticamente - non ci conoscono, possiamo nonostante tutto cantare così.

Tieni il tempoCon le gambe e con le maniTieni il tempoNon fermarti fino a domaniTieni il tempo

E che importa se non abbiamo più fiato, se ci reggiamo malamente sulle gambe e le mani tremano, se parliamo senza farci capire o non siamo capaci di ascoltare, se ci diciamo tutto tranne ciò che dovremmo.

Più di tutto: che oltraggio, proprio a me che al tempo non credo. Ma mi tolgo le cuffie e le infilo proprio a te, cantando:

Tieni il tempo.

Basta che tu sorrida. Che l'ultimo cretino che voleva alzare la voce con me, si è zittito forse perché ha visto che tanto tenevo le cuffie. Che quella persona che pensava di calpestarci, ci ha aiutato a risorgere. Che tutte le follie dell'universo ci girano soltanto attorno, ma non riescono a entrare nella nostra anima.

E poi guarda, nonostante tu sia perfetta e indubbiamente bellissima, non sembriamo separate alla nascita?Ah no, nessuno ci ha separate alla nascita.

Tieni il tempo, mamma. 



 

domenica 23 febbraio 2025

Il crimine (di non sorridere) non vincerà

 

Io, metallara dentro, non so come abbia fatto ad approdare qui: più di trent'anni fa, ero sull'altra riva del fiume. Ma in una notte di follia e dopo aver divorato la serie sugli 883, ho fortissimamente voluto essere qui, al teatro Manzoni di Milano, alla corte di Mauro Repetto. E accanto alla mia alleata di tutti i tempi e oltre il tempo, la mia amica Sara

Negli anni di università, apparentemente impegnate a coltivare sogni differenti, ma c'era un Sogno che andava oltre noi stesse e ci univa per sempre.

Stasera mi sono ritagliato un tempo e uno spazio che non avevo: ho pensato fosse l'unica opportunità dopo mesi, e forse l'ultima perché ogni giorno la mia - sempre apparente - libertà si riduce.

Poi, Mauro Repetto non mi trascina solo con la musica che ascoltavo magari più distrattamente da ragazza, ma suonavo con la mia tastiera (e poi mi vai a citare la voce di Bon Jovi, accipicchia). Mi fa pensare a un sogno e la sua prima domanda mi getta nel panico, forse nello sconforto.

Che sogno hai?

Isolando la mia persona dai desideri per il mondo: essere in Scozia, scrivere solo libri, coltivare un orto, anzi coccolare un vigneto, avere la mia mamma per sempre con me in grado di accudirla.

Se intendiamo un sogno da realizzare con le mie mani, be'... mi blocco. Neanche nuotare, posso dire - e l'avrei detto - dopo che la mia spalla è stata fracassata. 

Allora, sono finita?

Mauro, sono finita?

No, arrivi tu dopo un'ondata di canzoni, balli e sorrisi a rassicurarmi. Perché nessuno può uccidere l'uomo ragno, perché supereroi possiamo essere ogni giorno, perché quando non realizzi un sogno hai sempre una possibilità: quella di sorridere ogni giorno, dentro e oltre le tue difficoltà.

Grazie Mauro Repetto, mentre fuggo verso i miei doveri come Cenerentola.

Il crimine (di non sorridere) non vincerà.


mercoledì 6 luglio 2016

Come mai - canzone per la notte

Che poi nessuno mi costringe a uscire come te, nemmeno quando siamo chiusi in casa.

Basterebbe questo per chiedermi come mai sei arrivato tu. Forse nessuno mi ha riconosciuta: immagino nemmeno me stessa.


chi sarai
per farmi stare qui
qui seduto in una stanza
pregando per un sì.

E la cosa più stupefacente è che dopo tanti anni, neanche devo pregare per un sì. Se non me stessa.

Come mai, 883, canzone per la notte.