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martedì 21 aprile 2020

Chi legge dentro la maschera

Per una persona con la voce già tenacemente bassa, la maschera può rappresentare un'insidia.

Può alzare la voce?

Scusi, me lo dicono da una vita, ma io uso il volume che posso e a volte - lo ammetto per nulla reticente - che voglio.

Allora si scusano gli interlocutori, specialmente nei negozi, e un farmacista ha sospirato: poi non si vede nemmeno il movimento delle labbra.

È vero, un po' come nei messaggi scritti non si colgono le sfumature, le emozioni. Tutto è intrappolato in parole che stentano pure a uscire, soffocate da questa barriera.

Ma poi, quando ci troviamo a un bivio, uno di quelli dove la cagnolina punta inesorabilmente verso la direzione proibita, io le dico: no. E siccome di solito questo non basta, perché lei ci deve provare ancora, da contratto, faccio quella smorfia che la fa capitolare, generalmente.

Solo un impercettibile movimento delle labbra e immediatamente mi rimprovero: che scema, ho la maschera, lei non può vedere.

Invece, la cagnolina alza il musino e quasi annuisce, poi fa dietrofront.

C'è un'umanità che si copre il volto dell'anima, costretto da altri o se stesso. E c'è chi ti legge dentro la maschera, con rara umanità.

martedì 24 marzo 2020

Senso di conservazione

In fila alla farmacia, un uomo intercetta un amico: «Hai dato la caccia alle mascherine?».

Con una mestizia sospetta, l’altro nega, ma il primo rincara la dose: «Io a casa ne ho fatto una bella scorta».

Poi starnutisce e io guardo con l’occhio per confermare un sospetto: la mascherina, non la indossa. Ne ha una scorta a casa, tuttavia.

Mi chiedo in quante cose ormai prevalga il senso di conservazione, a quello di autoconservazione. Un cumulo senza essere.

lunedì 16 marzo 2020

Gli angeli, come una corrente

Fuori dalla farmacia, incerti e a distanza aspettiamo la stessa notizia: che siano arrivate le mascherine.  Volti segnati da un’attesa più lunga, in fila, si passano la parola: non sono ancora arrivate. Ostinati, si entra comunque: una farmacista nel locale contiguo sta rispondendo a un rivolo di dubbi al  telefono.

Le mascherine vengono consegnate, seguendo le istruzioni di Murphy, quindi appena ti sei allontanato, e subito spariscono.

Pazienza, ti terrai quel che resta della tua, o un foulard: l’altra devi serbarla per la persona più cara al mondo, in caso di uscita d’emergenza.

 Ma poi senti un’amica che da due anni combatte  un male subdolo, pur non di nome coronavirus, e deve cavarsela da sola. Lei esce il meno possibile, senza una protezione, perché non l’ha mai trovata.

Allora ti viene in mente un battito di ali, anzi proprio lo senti, e ti rivolgi a qualcuno che può trovare una soluzione. Immediatamente lui risponde vai a coglierla al volo, finché ti senti dire: ma che cos’hai in volto, quella non va bene. Ed esce con una mascherina anche per te.

C’e un sole che commuove, fuori, mentre vai dalla tua amica e poi torni a casa. Finché senti un saggio (non si dice anziano), uno di quelli che sanno illuminare la vita e quando esce di casa, non ha una minima protezione: «Non si trovano, le mascherine».

E allora ci vuole ancora un angelo, bisogna individuare un’altra soluzione, anzi altre ancora per i volti feriti che incontrerai.

Gli angeli, come una corrente, attraversano la città.