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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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lunedì 5 dicembre 2016

Il primo grazie

I primi a camminare sotto l'ombra delle luci. A far risuonare passi e residui di sogni. A trovare il posto allo stupore sotto  il peso dei progetti del giorno.

Ma primo più nobile e commovente di tutti un merlo. Che afferra il primo dono dal cielo o da una mano, un boccone di pane, e lo porta nell'angolo della piazza per sfamarsi.

È il suo grazie il più solenne di ogni rito.

giovedì 31 marzo 2016

Grazie da una vita

Nella cameretta d'ospedale lei arriva e il volto di lui splende. La moglie, 84 anni, mette a posto le cose, poi si avvicina al letto.

Lui - mi spiegano - di anni ne ha 88. Sono insieme da una vita.

E con fedeltà e orgoglio la compagna di sempre lo aiuta a sollevarsi e a sedersi sulla carrozzina. Una volta sistemato, lui dice: grazie.

Soppeso quella parola, che mi sembra bellissima. Perché aiutarsi in una coppia è un'armonia, che diventa un meccanismo a volte.

E dire grazie di un gesto per molti scontato, è il "ti amo" più autentico.

Grazie, da una vita.

lunedì 5 ottobre 2015

Notte e chissà quale gentilezza

Sto sbrigando tutto lo sbrigabile, quando mi sovviene del messaggio dell'amico di mio padre, e quindi padre mio: non correre sempre, goditi i momenti.

Allora mi fermo, prendo un caffè. E uscendo incontro persone con cui non sempre riesco a non ritrarmi, ma mi sforzo di sorridere e pensare avanti.

Pochi istanti più avanti, uno di loro mi dice: devo andare al funerale di M. Il funerale, sobbalzo. Pensavo fosse il pomeriggio, e per me inaccessibile. Poco prima ero passata con la cucciola, ma c'era l'addio a un altro angelo. Un volto che mi ha accompagnato per tanti anni, nella chiesa vicina e lontana. Un volto buono, inaspettato.

Ma era un altro angelo.

E corro, l'omelia è bellissima, perché cerca di farmi fare pace con la sofferenza degli altri, specchio della mia piccola sofferenza.

Quando esco, chissà quale gentilezza mi ha permesso di avere questo dono: quella verso di me o verso un altro. L'unica certezza è un grazie.

Notte e chissà quale gentilezza.


domenica 30 marzo 2014

Le buone maniere dall'Antartide in su

Una delle pagine più dure e commoventi - alchimia che sa sprigionare Apsley Cherry-Garrard - è quella a ridosso del finale della spedizione invernale a caccia di uova di pinguino e di nozioni per la scienza.

Lui affrontò questa sfida durissima all'interno del Peggior viaggio del mondo (la spedizione in cui morirono Scott e quattro suoi uomini) e sopravvisse come l'antico marinaio che ci deve cantare la vita, gli sbagli, il coraggio.

Sta rientrando, faticosamente, con Bowers e Wilson (i due amici che ripartiranno con Scott e non torneranno) e si chiede il segreto della sopravvivenza, del non aver ceduto neanche in condizioni estreme.

Essere rimasti uomini. Sì, la salvezza viene da formule magiche: Non ci dimenticammo mai di dire quei per favore e quei grazie che tanto significano in simili circostanze, e tutti quei piccoli gesti che ancora ti legano alla civiltà rispettabile e che eravamo riusciti a portare avanti.

L'immagine che mi tocca e mi sprona, in Antartide: tre uomini stremati che rientrano alla baracca e conservano le buone maniere, barcollando.

Dall'Antartide in su, grazie.