Post in evidenza

SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

Visualizzazione post con etichetta uomini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta uomini. Mostra tutti i post

lunedì 28 ottobre 2019

Sii uomo (a chi)

Sii uomo. Mi ricordo ancora quella frase rivolta in tono tutt'altro che imperioso da mio padre, la prima volta che mi trovai in ospedale. Io rintracciai dentro di me la voglia di ridere: «Se fossi uomo, non sarei in questo reparto». 

E noi abbiamo riso come ragazzini, né uomo né donna. Due persone, fragili e testarde. Padre e figlia, senza barriere innalzate da luoghi comuni.

Sii uomo. Quante volte l'ho sentito dire a una donna, anzi neanche tanto scandire a voce alta, ma sussurrare.

Perché ai miei occhi sii uomo è una frase ontologicamente infondata. Sii uomo, ovvero abbi coraggio.

Sii uomo, a chi. Quanti uomini hanno la forza di dire ciò che pensano. Di pagare per ciò che fanno. Di mostrare le loro ferite senza vergognarsene. 

Quanti commettono una scorrettezza e ficcano la testa sotto la sabbia. Pensano di essere degli dei del calcio perché scrivono banalità da una vita e se vedono una donna che fa il loro mestiere, vanno oltre.

Perché sono spaventati. 

Io conosco molti uomini spaventati, ma sarò sicuramente sfortunata. Perché io sono donna. E non ho voglia di fare processi a un genere o all'altro. Non ne ho neanche il tempo, perché sono un po' impegnata di questi tempi, ma rimedierò.

Voglio solo scrollarmi via i luoghi comuni e ridere, ridere in faccia a chi tenterà seriamente di dirmi: sii uomo.

Sii uomo. A chi.

sabato 5 ottobre 2019

Instant Aida (per sempre)

E' solo quando arrivo a Busseto, che lascio scivolare il tempo. Ho combattuto contro i ritardi pretestuosi, anche quelli del traffico. Io ho una missione da compiere e tutti si mettono di traverso, mi dico: è proprio quella giusta.
Instant Aida: viverla, assorbirla, rilasciarla. Rispettare un impegno non scritto e poi forse raccontarla. O meglio, raccontare un frammento di giornata dedicato solo a me, al piacere di vivere e di scoprirsi.

Rallentando

Tutto è cominciato due mesi fa e molto prima. Un viaggio nel Piacentino, che invitava a fermarsi. Noi varchiamo anche il fragile confine e incontriamo il paese natio di Giuseppe Verdi. Quando torno a casa, non riesco a togliermi dalla testa il festival di Parma e decido così che sarei andata a Busseto, al cospetto dell'Aida. L'avevo promesso a mio padre tanti anni fa, o meglio lui me l'aveva chiesto e io non avevo risposto. Da poco avevo scoperto l'opera. Ma tra noi era così: le parole non dette contavano persino di più.

Aida, la magnificenza, il grande per eccellenza. E io so che il teatro di Busseto è un gioiello minuscolo. Ma non importa, so che quella sarà la mia Aida. Che poi è questo il senso: voglio andarci da sola, partire dopo il lavoro, tornare la mattina presto per prendermi cura di tutte le esigenze di famiglia.
Una manciata di ore, tuttavia, sarà solo mia. E quando sono in coda, già alle prime tracce di Milano, l'ansia mi afferra alla gola e mi fa quasi desistere. Ci arrivo lo stesso, a Busseto, mezz'ora prima dell'opera sono al bed and breakfast. Il Trovatore, mi accoglie Michele e mi invita a respirare.

- Ma come, sarà già aperta la biglietteria, sono in ritardo.

- No, non è in ritardo, adesso aprirà ed è a pochi minuti da qui.

Io lo sento già, che il tempo ha cambiato ritmo, che questa Instant Aida sarà per sempre. 

Il cielo a poco a poco

Il teatro mi sta aspettando, come il tramonto, a pochi  metri dal parcheggio. Quando afferro il biglietto, prendo il fiato per salire al loggione, ma un signore mi ferma: guardi, salga in ascensore con me, io scenderò al primo piano, lei al terzo. 

Obbedisco e mi incasino com'è nella mia indole, o meglio in quella che conosco meglio, per trovare il posto giusto. Per un attimo mi affaccio e penso che se tenderò una mano toccherò il soffitto e il cielo. Le persone chiacchierano e anch'io mi trovo coinvolta in questo vortice buono, mentre i musicisti accordano e il sipario non accenna il minimo movimento.

Mi porgono anche un complimento: «Lei arriva così, dorme poche ore e domani all'alba riparte? Lei è una donna attiva, complimenti». Forse dovrei dire che le donne sono spesso così, ma raramente per se stesse: per questo raramente vengono sgamate. Ma sono tutti pensieri che possono attendere.

Verdi sta per dire la sua, lui che in questo teatro mai avrebbe messo piede: Toscanini sì, però, una lapide lo ricorda.

 La trama e le parole raccontano la forza delle donne, anche le loro cadute, e la devozione incredibile del condottiero. Ma nessuno sa parlare quanto la musica. Nel primo atto già le lacrime mi tentano, per la sua coerenza dolorosa. In quello finale, il distinto signore accanto a me mi rassicurerà: guardi che tengo qui i fazzoletti per lei.


Come a casa


Qui provo qualcosa che in altri teatri non avevo ancora percepito. Qui occhi e orecchie sono concentratissimi, ma si coglie anche una leggerezza che è familiarità. Sì, mi sembra di ritrovarmi a quei tavoli di un tempo, dove si conversa guardando un programma speciale alla tv. La Marcia trionfale accentua questa sensazione: il punto in cui tutti ci ritroviamo con impeccabile sintonia.

Solo che qui muore Aida, e il suo amato, e quella tomba in cui si trovano rinchiusi vivi, inchioda lo sguardo.

Rifiuto il pacchetto di fazzoletti: io voglio piangere libera.

Perché sono come a casa, anzi a casa. Piango per le vittime e colei che si è trovata carnefice, ora disperata. Piango delicatamente, chiedendomi perché io abbia atteso tanto per esaudire quello che mi pare un voto. Me lo suggerì mio padre, sento che veniva ancora prima, da mio nonno e dalla sua fedeltà alla Scala e qualsiasi teatro poi che gli offrisse le amate opere.

E la risposta viene da queste terre e dai loro gesti misurati: perché questo era il momento giusto.

Una pizza veloce dopo l'opera, mi consente di scoprire tante storie speciali affidatemi dal signore distinto. Quando andiamo al parcheggio, ci avvediamo che le nostre auto sono praticamente parcheggiate a fianco.

Capisco che papà si è presentato a modo suo, all'appuntamento

Tornando al mio ritmo

Ho detto a Michele che sarei ripartita alle sei, quindi non potrò salutare. Il fatto che l'abbia ritrovato al bar del teatro mi conferma quella sensazione piacevole di poco prima: qui è come se fossimo a casa e ciascuno deve svolgere più incombenze perché tutti siano felici.

Il rammarico, che mi perderò l'alba. Infatti, l'oscurità fruga ancora in queste terre. Quando lambisco la Lombardia, la campagna sull'altro lato dell'autostrada ha un brivido sotto la veste di nebbia. Vi nascondo sotto la Marcia trionfale e mi affido al canto di Radamès.

Celeste Aida, forma divina… il tuo bel cielo vorrei ridarti.

E il cielo si è rischiarato, io riconosco i contorni di casa senza sentire il bisogno di accelerare. Come quando ero la discola  musicale della famiglia, cambiano però i ritmi. Bon Jovi si insinua e mi ricorda perché è raccomandabile compiere questi gesti, sussurrati e potenti per noi.

It's my life, it's now or never.

Ma è solo quando arrivo sotto casa mia, che mi offre un po' di leggerezza Steven Tyler. Semplicemente:
…life happens for a reason
I don't, I don't, I don't, it goes, I never went before
But this time, this time I'm gonna try anything that just feel better
Fare qualcosa che ti faccia stare meglio, anche minuscola, come il palco del teatro di un luogo magico. Allora tutto ti appare grande, e senz'altro lo è: come la vita. Tanti cercano di chiudere i tuoi sogni in una tomba, di farli morire vivi: ma semplicemente perché non ne hanno. 
Invece eccoci qui, a compiere piccole cose per stare bene. E Instant Aida consegna questa visione, che non sta rinchiusa neanche nel teatro più grande del mondo.
A noi si schiude il cielo.
***

Aida, 4 ottobre 2019, regia di Franco Zeffirelli. Direttore Michelangelo Mazza. Pochi nomi, per ringraziare tutti.
Burcin Savigne,Denys Pivnitsky, Maria Ermolaeva.

sabato 24 novembre 2018

Notte e un uomo che si emoziona (ci salverà)

Da donna, ho incontrato tanti pirla in vita mia; uomini perbene di più, ma non si facevano notare, giustamente.

Oggi stavo facendo un'intervista o almeno ci provavo. Ma lui è scoppiato in lacrime, perché si è emozionato a un ricordo.

Imbarazzato, si è scusato e mi ha chiesto di richiamarlo nei prossimi giorni.

Lo farò volentieri. Tra tanti pirla, me ne ricordo uno che mi ha fatto male nell'anima prima che sulla pelle, davanti a tanti vigliacchi. Nessuno si è emozionato, neanche quando si affettava a chiamarmi dopo per capire come stavo, o meglio per spettegolare.
 
Nonostante le cicatrici dentro di me, penso che mi è andata bene di fronte ad altre donne che hanno sofferto ben altro, altre donne che non ci sono più.

E sorrido di felicità pensando al fatto che ci sono uomini che si sanno emozionare. 
Perché sono - anche - loro che ci salveranno. Anche se lo so, dovremo salvarci da sole.

Notte e un uomo che si emoziona, ci salverà. 

lunedì 17 settembre 2018

Notte e non si prende in giro

Ho sempre avuto una soglia di sensibilità bassa alla derisione verso le creature. Su ogni numero di zampe. Con l'età si è fatta ancora più fragile e nonostante il dolore mi va bene così.

Penso che non si prende in giro: un avversario, già piegato e persino vittorioso. Un animale a cui già si è strappato il bene sacro della vita. Una creatura che è stata ferita.

E forse più genericamente, anzi precisamente, una creatura e basta.

Notte e non si prende in giro.

giovedì 10 maggio 2018

L'aiuto di un uomo

Cambio gomme, momento di autodeterminazione alla massima potenza: a caricarle ci penso da sola. In effetti piazzo in auto i miei pneumatici e le loro fatiche, fuggo verso l'officina, torno felice e carica, finché vedo bloccato il cancello.

Devo portare le gomme in garage, ma attraverso la scala. Che brutto momento. Pessimo, diciamolo. Roba che il giorno prima quando avevo lottato con il barattolo, era una scemata.

Posso industriarmi quanto voglio, ma devo ammettere dentro di me: accidenti, passasse un uomo e mi aiutasse in questo momento. 

La mia riflessione prosegue, finché una voce irrompe: posso dare una mano? 

Eh sì che può, anzi la ringrazio, ma…

Facendo squadra, riusciamo a portare le fantastiche gomme a destinazione. Persino i miei pneumatici sembrano felici e splendenti, pronti al loro letargo estivo. 

Alla mia riconoscenza l'aiutante oppone un gentile: mi è successo ieri.

Che bello poter contare sull'aiuto di una donna, quando sei in emergenza.

venerdì 20 aprile 2018

Se (non) ci fosse sensibilità femminile

Poche espressioni mi irritano come questa: sensibilità femminile. Non è  (solo) perché ci sono donne che hanno sensibilità pari al ghiaccio dell'Antartide, e prima del mutamento climatico.

No, è che quando te la propinano, tu senti le sfumature che stanno dietro.

1 ti vogliono sminuire. Perché ritengono la sensibilità quattro piagnistei e pensano che tu - in qualità di donna - sia quella cosa lì, desiderosa di annegare il ragionamento nelle lacrime. E pensare che se valesse l'inglese, sensible è un'essenza deliziosa. Pragmatico, ragionevole, tutto il contrario di quello che ci serve la cultura italica.

2 ti vogliono fregare. Dai, c'è questa grana… nessuno lo vuole fare, non vorrai tirarti indietro. Ci sono le castagne da togliere dal fuoco. Sei tu la candidata ideale, di fronte al silenzio-dissenso generale: hai sensibilità femminile e non vuoi intervenire?

La risposta è proprio no.

Io non ho sensibilità femminile. Ho sensibilità e basta. Quanto e come, non lo so, non è neanche affare mio.

Ho masticato rock e calcio, forse anche per gridarvelo. Ma adesso lo dico e basta.

Se (non) ci fosse sensibilità femminile, si starebbe meglio. Anche perché chi vi si appella, non avrebbe alibi e magari combinerebbe qualcosa di buono.

lunedì 26 febbraio 2018

Quando si ricordano che sei donna

Mi sento forte abbastanza, da rimettermi in discussione ogni giorno. Ma quando salgo sul treno e devo infilare lo zaino nello spazio in alto, non sono molto brava.

Accanto a me ci sono due uomini, uno pure alto mi sembra; l'altro comunque non gracile. Non si pongono minimamente il problema di darmi una mano, anzi mi devo spostare perché hanno già riempito tutta la parte sopra di noi. Riprovo a caricare, con un filo di timore, perché sotto il mio bagaglio ci sono mamma e bambina: metti che mi scappa via e faccio loro male.

Quando completo l'operazione e mi siedo, l'indifferenza dei due continua. Non è la prima volta che mi accade: di questi tempi, con un treno che tira l'altro nella mia vita, ciò rappresenta  più la regola dell'eccezione.Ma è la prima volta che mi sento puntare addosso lo sguardo di due signore anziane. Da una parte colgo la riprovazione per i due, dall'altra un pizzico di pietà per me.

Come a dirmi: e ai nostri tempi queste cose non accadevano.

Con gli occhi sempre sto per replicare: sì, ma ai vostri tempi quant'eravate discriminate?

Poi ripenso ai miei e "taccio". 

Perché quando si ricordano che sei donna oggi, non è quasi mai per aiutarti a sollevare una valigia. 

venerdì 19 gennaio 2018

Cicatrici (s)conosciute

Un giorno avevo cicatrici sconosciute ai più. E tra i pochi che le conoscevano, ho trovato anche chi le calpestava.

Un giorno, si è presentata una creatura sconosciuta e mi ha guardata a debita distanza, per poco. Come per rassicurarmi. Presto, si è avvicinata e ha saputo dove andare: si è posata su quelle cicatrici, come se le conoscesse benissimo. Ha fatto le fusa e si è addormentata, come per dirmi: anche nel male, ci si può fidare.

Il panorama davanti ai miei occhi in lacrime, era più bello che mai e io ho capito che creature sconosciute sanno vedere dentro di te, più di tante altre che si credono umane.

Cicatrici (s)conosciute, sciolte da un amore inatteso e immeritato.

venerdì 24 novembre 2017

Quegli animali senza emozioni

Avvicino titubante la notizia del Parlamento inglese (imprecisa, ma voglio salvare la Scozia, da bambina), mica di inciampare nelle fake news di turno. Ma indipendentemente dal fatto che si sia votata una dotta asserzione simile, so che tanti condividono quanto viene scritto.

Gli animali non provano emozioni. Non mi scandalizzo di fronte a chi afferma questo: deve intendersene, nel non provare niente, per attribuirlo ad altri esseri.

Quegli animali, senza emozioni, tranne quelle vistose e violente in abbondanza, di nome uomini.

mercoledì 22 novembre 2017

Notte e ogni uomo è mio fratello (ma qualcuno)

So benissimo che ogni uomo è mio fratello, rispondo piccata alla mia coscienza.Ma quanti non ho riconosciuto sulla mia strada, anche oggi.

Chi mi ha ostacolata, chi mi ha ignorata, chi mi ha usata: e ne ha fatto le spese, chi nulla di male ha compiuto.

Poi un uomo che conosco fin da piccina, mi scrive: deleghi troppo, passa a me. Ci penso io. Io ci sarò sempre.

E mi vengono in mente un sacco di volte in cui mi sembrava più piccino di me, quand'ero bambina. Anche quando combinava dolci guai. Sua madre, dolcemente tempestosa, lo rincorreva e io sorridevo fra i miei giochi e la mia serietà.

Questa sera penso con affetto che è tra i pochi che devo frenare.Tra i pochi che dice: ci penso io.

Ogni uomo è mio fratello, ma qualcuno si prende cura di me.

Notte e ogni uomo è mio fratello, ma qualcuno…

mercoledì 8 novembre 2017

Notte e a volte ci sono uomini

Mi trovo nella bizzarra situazione di invidiare me stessa, quando ero ragazza. E pensavo di essere una persona, guarda un po'.

Crescendo, ho incontrato parecchi tizi che pensavano di essere uomini e mi guardavano dall'alto in basso: che vorrà questa ragazza, questa donnicciola. Sarà la sensibilità (aiuto, quanti hanno sentenziato su di me che avrei scritto bene su una determinata storia, perché ho "sensibilità femminile") accentuata dagli anni, ma cavolo, ne incrocio ogni anno di più. Anche casi umani, di scarsa umanità, che pensando di essere più maschi cercano di farti sgambetti maldestri.

Ci sono non uomini che provano ad alzare la voce, a volte le mani. Quando capiscono di essere nullità, si ritirano in apparenza e cercano di farti fuori in altri modi (per fortuna, mi viene tristemente da dire). Con sotterfugi, con sorrisini blandi.

Quanti robot che si aggirano su questo pianeta, senza destare in me emozioni.

Quanti non uomini, su questa terra. Ma basta poco.

Perché compaiono uomini che meritano un sorriso, un grazie, persino un applauso. Perché non hanno bisogno di cercare di cancellarti, per dimostrare di esistere e già stiamo costruendo insieme.

Notte e a volte ci sono uomini.

mercoledì 4 ottobre 2017

Curiosi mentre tutto scorre

Curiosi mentre tutto scorre, fiori che giocano come bambini senza muoversi davvero. Solo un lieve cenno del capo, un grido soffocato di meraviglia, protetti dai massi austeri.

Il ruscello corre via senza mai sottrarsi. Ma loro restano lì, immersi in una filastrocca.

Curiosi mentre tutto scorre. Così umani, nella loro bellezza.

sabato 25 febbraio 2017

Notte e fossimo animali

Prima che qualcuno colga le lacrime, loro le stanno asciugando. Da sempre preferisco essere positiva e cogliere il punto di forza degli animali, invece di scorgere le nostre carenze.

Fossimo animali, ameremmo di più. Indifferenti ai calcoli fatiscenti di vite appese a un filo, ci aggrapperemmo all'amore senza nemmeno accorgercene.

Notte e fossimo animali.

lunedì 23 gennaio 2017

Notte e ancora i mari, ancora i monti

Feroci, implacabili, scossi dall'inverno e capaci di rivoltarsi contro di noi. Così ce li dipingiamo, i mari e i monti. 

Come se potessero scegliere il corso da seguire, come se potessero fare del male consapevolmente: come noi. Ancora i mari, ancora i monti mi sembrano un rifugio accogliente, più della mente degli uomini.

Notte e ancora i mari, ancora i monti.

mercoledì 21 dicembre 2016

Ognuno la propria luce

La luna alza la voce tra i comignoli e si finge gigante.

Alza la luce, la luna, e pure una stella, rimasta imbrigliata nella rete del mattino. E ci si infila timida la scia di un aereo.

Ciascuno la propria luce, anche noi puntini in movimento sulla terra.

lunedì 5 dicembre 2016

Il primo grazie

I primi a camminare sotto l'ombra delle luci. A far risuonare passi e residui di sogni. A trovare il posto allo stupore sotto  il peso dei progetti del giorno.

Ma primo più nobile e commovente di tutti un merlo. Che afferra il primo dono dal cielo o da una mano, un boccone di pane, e lo porta nell'angolo della piazza per sfamarsi.

È il suo grazie il più solenne di ogni rito.

giovedì 24 novembre 2016

Se volete rispettare le donne

Non prendo più sul serio i proclami ufficiali di chi urla il rispetto alle donne. Più o meno da quando ha fatto il prepotente con me anche chi blatera di rispetto alle donne.

Se volete rispettare le donne, siate uomini. Parlo degli uomini che fanno proclami, ripeto, e calpestano le donne ogni giorno.

Io credo che ci possano essere una serie di tecniche utili per non incentivare il male alle donne. E ne cito alcune alla rinfusa, perché sono abbastanza incavolata.

Tipo non dire quando una donna vi sta sul piloro: quella è una puttana. (E questo vale anche per le donne...)


Tipo non dire quando una donna fa troppo: quella è un'isterica. A maggior ragione quando quel troppo, gliel'avete chiesto voi.

Le donne sono persone: vi faccio questa rivelazione. Che sbagliano e vivono, che lottano e affondano, che ridono e piangono. Che fanno del male, esattamente come gli uomini a volte. E se devo trovare una differenza, eccola e maledettamente di parte.

Che ridono più forte quando devono piangere. E stanno ridendo proprio di voi, che pensate di averle umiliate, mentre 
annaspate per avere un minuto di vetrina.

domenica 16 ottobre 2016

Quello che conta per un Uomo

Poi incontri uomini che non sono tanto in forma o così dicono. E tirano in ballo i mali di stagione, al che bisogna ironizzare sulla scarsa reattività maschile agli acciacchi.

Ma quando se ne vanno, tu lo capisci.

Non è perché non stanno bene, ma perché sono preoccupati per la moglie che si sta sottoponendo a delicate terapie.

Quello che conta per un Uomo è essere al fianco di colei che ama. Anche a costo di starnutire più forte, per non farsi capire.

lunedì 15 agosto 2016

(Notte e) Preghiera di una creatura per la sera

Ti arrampichi  sull'altare di legno che è la vita e sembri rivolgerti più al lago che alla luna.

Hai compiuto tre anni e mi ostino a chiamarti cucciola, persino quando sei così seria e concentrata. Io penso in una preghiera, che sai dire - non recitare - meglio di me.

Una preghiera della sera, con il sapore di Rimbaud e degli angeli che sbarbava il nonno, o forse più alla Chesterton, con quella "inconsapevole gravità di fanciulla". Con la semplicità di una creatura che troppo spesso l'umano ritiene inferiore e che a volte mi sembra che veda tanto di più.

Anche oltre l'orizzonte tu scruti e scorgi qualcosa che io neanche so immaginare.

Eppure il tuo cuore umile e innamorato manda nei tuoi occhi il messaggio più prezioso: grazie.

Grazie, Signore, che ci hai creati, che ci hai portato qui su paesaggi immensi, che ci hai dato  amore e ci hai insegnato ad amare, anche quando non ci credono. Grazie di ogni creatura, abbracciata da San Francesco.

Grazie anche delle volte in cui ho paura, perché guardo accanto a me e trovo coraggio, nei volti e nelle forme che mi offri tu.

Grazie perché amo, nelle ombre e nelle luci della sera, e quella luna lì mi sembra di poterla toccare. Altrimenti stanotte sognerò di giocarci, ma piano, senza farle male.

martedì 9 agosto 2016

Una donna si deve giustificare

Una donna si deve giustificare, per natura e statuto.

Se è magra o formosa, se ha pochi capelli o troppi, se già sono argentati, o troppo ossigenati. Se è troppo intelligente o affonda nella propria stupidità. Se ha troppi figli o non riesce o non vuole averne mezzo. Se piange (come una stupida) o ride (come una stupida).

Se fa carriera (sarà andata a letto con qualcuno) o se non la fa per niente (sarà stata troppo orgogliosa).

Un uomo non si deve mai giustificare. Neanche se si comporta da pirla.