Una delle pagine più dure e commoventi - alchimia che sa sprigionare Apsley Cherry-Garrard - è quella a ridosso del finale della spedizione invernale a caccia di uova di pinguino e di nozioni per la scienza.
Lui affrontò questa sfida durissima all'interno del Peggior viaggio del mondo (la spedizione in cui morirono Scott e quattro suoi uomini) e sopravvisse come l'antico marinaio che ci deve cantare la vita, gli sbagli, il coraggio.
Sta rientrando, faticosamente, con Bowers e Wilson (i due amici che ripartiranno con Scott e non torneranno) e si chiede il segreto della sopravvivenza, del non aver ceduto neanche in condizioni estreme.
Essere rimasti uomini. Sì, la salvezza viene da formule magiche: Non ci dimenticammo mai di dire quei per favore e quei grazie che tanto significano in simili circostanze, e tutti quei piccoli gesti che ancora ti legano alla civiltà rispettabile e che eravamo riusciti a portare avanti.
L'immagine che mi tocca e mi sprona, in Antartide: tre uomini stremati che rientrano alla baracca e conservano le buone maniere, barcollando.
Dall'Antartide in su, grazie.
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