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venerdì 13 novembre 2020

Willy otto volte gentile (perché niente è immobile)

 Grazie ai potenti mezzi del computer mi sono messa a cercare quante volte si posa sulle pagine di "Chi ha bisogno di Willy" e ne ho contate otto.


Mi piace questo numero, che fatto scivolare delicatamente diventa simbolo dell'infinito. Nella Giornata della Gentilezza, il libro si posa tra le ortensie con naturalezza e mi fa pensare a tutte le volte in cui le creature sono gentili con noi, che ce ne accorgiamo o no.

Willy otto volte gentile, in un mondo un po' spaesato, vuole raccontare anche questo. Che persino quando siamo in un isolamento, voluto oppure obbligato, possiamo non spegnere i nostri sogni e frugare con lo sguardo attorno a noi. Fermi, ma felici come il Gatto sotto l'ombrello di Carpugnino oppure come i muratori che con la gentilezza hanno salvato una farfalla. 

Perché niente, nessuno è immobile, se lo vogliamo. Se siamo premurosi l'uno con l'altro.

lunedì 15 giugno 2020

Docilmente come la gentilezza


Stop senza go per ora: seconda tappa per cercare di rimettersi in piedi e non ripiombare dentro un lockdown su misura. Il mattino è insopportabile, finché mi fermo a bere un caffè. Tutti sono gentili al balenare delle stampelle, dall'apertura della porta al "Si fermi lì che ci penso io". Rientro in ospedale più docile, docile a quello che stanno decidendo per me. 

Quando esco, devo aspettare un'altra persona cortese (quanti angeli, sulla mia strada) che venga a prendermi e scelgo una dose di dolcezza in più. Una vespa viene a curiosare e chi sono io per mandarla via. Docile anche con lei, e ci mancherebbe: minuscola eppure così temuta da me quand'ero bambina. Va bene, anche quando mi trovo al chiuso con lei.

Docilmente, come la gentilezza, un sbuffo di zucchero che vola via lasciandoti una nuvola di fiducia, perché a qualcosa tutto questo e molto altro servirà.

sabato 2 maggio 2020

Contròllati

Basterebbe spostare un accento per tornare liberi. Contròllati. Non danneggiare gli altri con una tua scelta, questa è la vera libertà.

Tieni la mascherina, come un sorriso negli occhi. Sono entrambi dei salvavita, in uno scenario dove incombono il nuovo virus e una disumanità di vecchia data.

Controllàti. Non è questione di farsi seguire, come in un film poliziesco. Controllàti, no.

Ma prendere in mano la nostra vita, per proteggere gli altri, ha un sapore dolcissimo. Forse, solo, ha un sapore rispetto all'anonimo gusto che abbiamo divorato troppo spesso.

giovedì 16 aprile 2020

Arriva il mio amico

Arrivava carico di frutta e verdura, ma la sua gentilezza non faceva pesare quella consegna. Tutto sembrava tanto succulento quanto leggero.

 Lui, Michele, il servizio a domicilio lo faceva quando ancora non ci aveva pensato quasi nessuno. E all'occasione si presentava in bicicletta, quasi a rimarcare quanto fosse agile per lui farlo. Anche se non lo era affatto. Anche se quando hai un piccolo negozio, tutto è sulle spalle tue e della famiglia.

Quando parlava della sua frutta o te la mostrava, gli occhi gli brillavano. Quasi quanto narrava della sua Sicilia. E se tornava dalla sua isola, nella borsa faceva scivolare qualcos'altro: fantastici dolcetti, morbidi e preziosi.

Mia mamma non l'ha mai chiamato "il fruttivendolo". Per nome oppure con un sorriso fiero quando l'aspettava, diceva così: arriva il mio amico. Noi sapevamo allora che il Michele stava arrivando.

Un uomo che lavorava con gioia, una gioia da condividere, e che un giorno ha dovuto smettere per la sua e la nostra tristezza. E adesso che è volato via, noi lo sentiamo ancora così: come un amico che non faceva pesare mai i suoi sacrifici, ma amava prendersi cura della natura e degli altri.

venerdì 15 febbraio 2019

Accogliere la gentilezza

Prima che io studi come aprire i sacchetti, il ragazzo me li ha già riempiti con la mia spesa. Sto ancora pagando, quando la signora accanto a lui mi chiede: dov'è la sua macchina?

Io le rispondo: qua fuori. Lei afferra le borse, decisa, e si dirige verso la porta, ma io cerco di fermarla: non è il caso e poi guardi che fuori fa freddo.

Ride: non fa freddo.

Io sto per correrle dietro, come già mi è accaduto di fare, con lei o con i ragazzi dentro. Cinesi. Lo scrivo perché la cronaca lo chiede, borbotto dentro di me, ma vorrei cancellarlo.

Anche perché non sto nemmeno parlando di loro, in questo blog, bensì di me. Di come io sia in difficoltà ad accogliere la gentilezza, difatti travesto questa mia testardaggine di mille scuse.

Non è il caso, certo.

E poi per impacchettare, pure mettermi i fiocchetti sul sacchetto, va via altro tempo. Anzi, anche nel ritirare i sacchetti in auto, perché correrei più veloce, li sbatterei su e sarei già in viaggio.

I pensieri vengono placati dalla tosse e il ragazzo, mentre ancora sulla soglia, commenta: eh sì, con questa stagione tutte le persone sono malate. 

Io mi giro di scatto, sentendo quell'innocua parola: persone. E lo sguardo si posa su una parte del negozio che nel loro perenne movimento hanno cambiato ancora. 

- Non state fermi mai.

Lui commenta con un sorriso, prima: è per fare vedere che questo è un posto grande.

Chissà perché posto grande mi fa venire in mente spina bianca. Anzi, spina bianca bianca come la chiamava il mio bimbo. E così mi sembra questo ragazzo, un bimbo. Un bimbo gentile.

Io gli sorrido e corro dietro alla signora, chissà se sua madre. Devo andare ad accogliere la gentilezza, se ne sono capace. E accogliere la gentilezza richiede tempo e capacità di fermarsi, come lo stesso essere gentili.

lunedì 10 dicembre 2018

Notte e da tanto non ti chiedo come stai

Un vecchio amico verga quattro righe, dico così perché mi sembrano innaturali percosse sulla tastiera: da tanto non ti chiedo come stai.

Sorrido e lo rincuorerò, perché sapesse quanti ritengono concluso il loro tempo con un frettoloso like. Mi interrogo su di me, forse faccio la medesima cosa.

Una persona oggi mi ha whatsappato: Mari, come va?

Come stai? Come va? Vuoi parlare? Sono domande così scontate, da non sentirle quasi più. Non davvero.

Allora bisogna tenere insieme questo circolo virtuoso e prima di rispondere scriverò a un amico: da tanto, non ti chiedo come stai.

Notte e da tanto non ti chiedo come stai.

domenica 9 settembre 2018

No more Mr. Nice Guy - canzone per la notte

C'è un tempo in cui ti insegnano a essere simpatico o gentile, tradendo la natura dei due termini. Qualcuno la definisce educazione.

C'è un tempo in cui ragioni di testa tua: perché devo piegare la testa senza chiedermi perché?

C'è un tempo in cui essere saggi, ovvero privarci. E dire: no, non voglio essere Mr. Nice Guy o Miss good girl, a prescindere. 

Voglio puntare gli occhi in ogni sguardo e decidere io cosa essere.

Anche se tutti e tutto mi sbraneranno, io intera riderò

No more Mr. Nice Guy

Alice Cooper - canzone per la notte 

domenica 12 agosto 2018

Gentile come un cardo (as kind as a thistle)

Pochi mi sembrano gentili come i cardi: ospiti timidi ad alta quota, offrono il rapido evolvere dei colori e delle forme. Non feriscono nessuno, se non per proteggere: chissà se poi veramente se stessi.

Sarò vittima dell'eco della leggenda scozzese: i cardi unici custodi di un popolo che si è abbandonato al riposo e soccomberebbe, se loro non riuscissero a dare l'allarme all'invasione dei nemici scalzi.

Un'esplosione fitta di urla, che si placano quando le creature protette sono sveglie e al sicuro.

Nessuno mi provoca impunemente, recita la scritta sul cartello di Edimburgo, abbracciata al cardo.

Eppure sui monti io lo vedo così.

As kind as a thistle. Una pianticella che chiede di non essere toccata, se non dagli sguardi che assistono alla loro metamorfosi con rispetto. 

mercoledì 11 ottobre 2017

Se non metto lo zucchero (mi commuovi)

Attraverso un luogo prestigioso e prendo un caffè di fretta. Senza zucchero, prego, a me piace così.


Ritorno dopo tre ore, anonima come la folla che mi circonda, e prendo un altro caffè.

Il cameriere mi chiede: lei senza zucchero, vero?

E quando mi commuovo, eterna bambina, che si ricordi di questo dettaglio nella folla, mi racconta la sua storia. Di giovane che appena ha una certezza sul lavoro la cambia, al contrario della vita. Io sento che devo ascoltarlo, ma anche un po' fuggire altrimenti mi vedo dentro i suoi occhi saggi.

Una persona che si ricorda, non solo per mestiere, ciò che desiderano gli altri, è una grande lezione per me.

Se non metto lo zucchero, mi commuovi, ragazzo. Buona vita, sempre cambiando, fedele a te stesso.

mercoledì 27 settembre 2017

Notte e c'è un cuore gentile

In mezzo al presagio di nebbia che offre l'umanità, in ogni stagione, avanza una voce gentile. Spesso, la più insospettabile: dà voce ai timori che neanche tu osavi sussurrare, e non per renderli palpabili davanti a te.

Un cuore gentile è quello che ti porge una consolazione, che tu la voglia o no. Varrà per oggi o tra cent'anni, forse ti può guarire anche dal passato.

E forse non si farà più notare, ma basta in una sera che ancora finge di non tingersi di nebbia.

Notte e c'è un cuore gentile.

martedì 22 agosto 2017

Un gesto gentile

Un amico che ho solo sfiorato, racconta di un gesto gentile, compiuto tra la folla indifferente.

E mi assale un gesto gentile, compiuto contro me stessa perché avevo una tale fretta e c'era una tale folla che qualcun altro poteva fermarsi.

Invece Qualcuno volle che mi fermassi io e aiutassi e confortassi qualcuno tra la folla indifferente. Non avevo meriti, se non il Suo sguardo. Ma per quel gesto gentile, che non era merito mio, mi sono convinta di aver ricevuto un'altra grazia: quella di essere presente, mentre la persona a me più cara spiccava il volo verso l'eternità..

Un gesto gentile, senza che neanche noi siamo eroi. Solo umani, nel mio caso colpiti da una Grazia.

Un gesto gentile, ci salverà.

mercoledì 12 luglio 2017

Notte e il canto lieve (quanto costa la gentilezza)

Nella tempesta di un giorno, si insinua il canto lieve di una creatura che non so identificare. Un cinguettio fisso e irresistibile, che mi ispira la possibilità di stare in pace.

Eppure, il pensiero corre a una persona gentile, così gentile come raramente ricordo. Una di quelle che arriva a ogni tuo problema, sempre indossando il sorriso che ti fa sentire meno allarmata del tuo guaio. Una persona gentile, che si è fatta del male.

E mi chiedo, quanto costi la gentilezza. A che prezzo qualcuno possa dispensare tranquillità e sicurezza gli altri.

Quanto costa la gentilezza? Nessuno sa dirmelo. Forse solo quell'uccellino che ostinatamente offre un canto lieve al termine di una tempestosa giornata.

Notte e il canto lieve (quanto costa la gentilezza).

martedì 31 gennaio 2017

Dialoghi reali - Come i bambini

La cucciola, la sbircia mentre scende dall'auto, ma poi già ce ne stiamo andando. Invece sento la voce della bimba.

- Scusi, posso accarezzare la cagnolina?

E sono carezze, spontanee e profonde, preludio di un abbraccio che non si può dare a una creatura quasi libera. Quindi, la piccola si allontana, sotto lo sguardo che si tinge di un sorriso fiero, quello di suo padre.

- Grazie, signora.

- Grazie a te, figurati.

Non ti ho detto la cosa più importante, bambina.

Da grande, voglio essere come te.

domenica 11 settembre 2016

Notte e cos'è la gentilezza

Voci e muscoli esibiti sugli spalti, il nervosismo della settimana che scivola qui, a volte con un sorriso a volte - lo ammetto - in modo patetico.

Ma è lo stadio. E' il luogo che raccoglie e divide. E quando esco e incontro tre magnifiche generazioni affiancate, già è piacevole rendersi conto di come tutti rallentiamo il passo con delicatezza, quasi per caso, per non affaticare il nonno sotto la calura.

Poi il mio amico che ha strillato fino a pochi minuti prima, si gira lievemente, oltre ancora suo padre. C'è un uomo che cammina più lentamente ancora e ogni tanto sfiora il muro dello stadio, come per appoggiarsi. 

- Forse è in difficoltà.

Pochi istanti dopo, il mio amico è lì, a fianco dello sconosciuto: ha bisogno di aiuto?

No, è la rapida risposta del signore, arrossato in volto. Ma subito dopo aggiunge, con voce più morbida: per favore mi aiuta ad attraversare?

Pochi metri più in là, c'è infatti la sua auto. E il mio amico lo accompagna in silenzio, tornando poi velocemente accanto al padre.

Io se dovesse scegliere un'immagine di gentilezza, prenderei questa: oggi e a lungo. 

Notte e cos'è la gentilezza.

domenica 13 marzo 2016

Non parliamo di gentilezza

Raccolgo lo sfogo di un'amica, soffocata da chi fa teoria sulla gentilezza e poi calpesta le buone intenzioni altrui.

Mi spiace e non posso ripararla, nemmeno con un abbraccio.

Perché siamo così. Parliamo di gentilezza, forse per non doverla compiere.

non parliamo di gentilezza, se non la vogliamo praticare. Il silenzio almeno coprirà il nostro rossore.

lunedì 5 ottobre 2015

Notte e chissà quale gentilezza

Sto sbrigando tutto lo sbrigabile, quando mi sovviene del messaggio dell'amico di mio padre, e quindi padre mio: non correre sempre, goditi i momenti.

Allora mi fermo, prendo un caffè. E uscendo incontro persone con cui non sempre riesco a non ritrarmi, ma mi sforzo di sorridere e pensare avanti.

Pochi istanti più avanti, uno di loro mi dice: devo andare al funerale di M. Il funerale, sobbalzo. Pensavo fosse il pomeriggio, e per me inaccessibile. Poco prima ero passata con la cucciola, ma c'era l'addio a un altro angelo. Un volto che mi ha accompagnato per tanti anni, nella chiesa vicina e lontana. Un volto buono, inaspettato.

Ma era un altro angelo.

E corro, l'omelia è bellissima, perché cerca di farmi fare pace con la sofferenza degli altri, specchio della mia piccola sofferenza.

Quando esco, chissà quale gentilezza mi ha permesso di avere questo dono: quella verso di me o verso un altro. L'unica certezza è un grazie.

Notte e chissà quale gentilezza.


mercoledì 23 settembre 2015

Inaccettabile cortesia

Frustrata da ore trascorse ai passaggi pedonali di varie città e con automobilisti di varie provenienze, esco dal negozio dove le zebre non sono mai passate e mi fermo. Quando ogni traccia di auto sarà scomparsa, io attraverserò.

Invece, zac, si ferma una macchina. Io guardo e non favello, né mi muovo, finché il conducente mi fa cenno. Come, non tocca a me e lei mi offre questa opportunità? Travolta da tanta cortesia, attraverso e l'auto si astiene dal travolgermi a sua volta, come promesso.

Penso che o è una giornata fortunata, o apparivo in forma o al contrario sono passata alla versione anziana di botto: sui social ci scherzo su.

Più tardi, in macchina, arrivo a un incrocio pericoloso, dove nonostante io debba svoltare facilmente a destra, sono tenuta a stare attenta a quelli che escono dallo stop e vanno a sinistra. Ora, la prima auto non si muove e il conducente mi fa cenno di passare io.

Sì, è una giornata fortunata. Ma esito prima di partire, mettendolo alla prova.

E mi chiedo: quando la cortesia è diventata imprevista, quasi inaccettabile?

domenica 2 agosto 2015

Notte e se fossi gentile

Ora studio la gentilezza. Incarico affidato da un maestro d'eccezione, che voleva convertirmi ai colori senza dirmelo. Da Gemelli, sapeva di non potermi opprimere con questo ordine: meglio farlo sgorgare con naturalezza.

Ma tra i doni, mi diede questo libro e oggi ho cominciato a studiarlo all'ombra dei castagni. Mi sono commossa e indignata (con me stessa).

La forza della gentilezza, si intitola. Un grande Ferrucci.

E il facile essere di turno, sentenzierà con scarsa cortesia e quindi verosimiglianza: che studi tu la gentilezza a fare?

Perché non sono gentile. Se fossi gentile, non avrei bisogno di studiarla.

A proposito, vai al diavolo. Ops, no. Vai dove ti pare,e con gioia.

Mentre studio la forza della gentilezza.

Notte e se fossi gentile.

martedì 20 gennaio 2015

Quando sei gentile

Quando una gentilezza irrigidisce, quasi spaventa, una persona, capisci che abbiamo toccato il fondo. Tanto più se quella persona sei tu.

sabato 17 gennaio 2015

Un saluto e un virus

Qualche giorno fa una persona - che non conosco - mi ha scritto una mail.  Adoro i feedback, anche quando la comunicazione non si sa bene dove voglia andare a parare, cioè non c'entri poi decisamente con il primo messaggio: ma forse abbiamo voglia tutti di scrivere qualcosa, di sfogarci, di dire anche solo "esisto". E ci sta.

Solo rileggendo, mi sono resa conto dell'incipit. O meglio, del non incipit.

Non un buongiorno. Non un "cara". Soltanto un'irruzione beata nella mia posta, quasi non fossi una persona, ma un ruolo o una cosa.

Ma come si può - mi sono chiesta, addolorata - che mi scrivi e neanche mi rivolti un minimo saluto, anche solo di rito?

Poi ho pensato alle persone che mi scrivono o mi mandano un messaggio, conoscendomi, senza far scivolare nemmeno un casuale "buongiorno" o "come va".

E mi sono convinta che ci sia un virus, capace di erodere ciò che ci hanno trasmesso e insegnato, almeno provato, che stia divorando la nostra umanità.