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domenica 23 dicembre 2018

Il tempo degli aggettivi (addio duellanti)

Nutrivo una mancanza totale di comprensione per i duellanti: non vedevo nulla di onorevole o romantico nel mettere la vita (propria e dell'altro) a repentaglio per principi di fragile costituzione. Nemmeno la canzone degli Iron Maiden - che mi ha fatto stringere la pace con tanta storia - è servita.

Oggi se non sto cambiando idea, almeno vacillo. E sta accadendo un'altra metamorfosi: ho voglia di aggettivi. Questa molto più impressionante, visto che per amor di cronaca mi sono sempre impegnata a farne a meno o a eliminarli se li individuavo nel io testo.

Adesso, ne ho bisogno. 

Che c'entra con i duellanti? Oggi vedo sempre più spesso dei tizi che vengono definiti terroristi e basta. Che cosa fanno? Prendono due ragazze inermi, le violentano, le sgozzano, le decapitano. Che coraggio, che uomini. E quante atrocità con i bambini, a volte anche soffocate, magari usandoli come scudi umani o mandandoli verso la morte. E con altre persone che non possono difendersi.

Mica prendono un altro, armato, e lo sfidano. Come avrebbero fatto i duellanti.

No, e perché?

Perché sono vigliacchi. Maschi vuoti e neanche maschi. Vili. Codardi. E tutti gli aggettivi del mondo.

Mi sono già balenati davanti, nelle pagine terribili di Auschwitz. Allora si chiamavano nazisti, ma erano esseri senza dignità e senza umanità, vigliacchi uguali.

E negli anni, li ho visti ricomparire, come se nulla fosse. Quando ero ragazzina, (non avendo per fortuna da bambina potuto cogliere la vigliaccheria all'ennesima potenza dell'eccidio delle Olimpiadi di Monaco), ho infilato nella memoria e nel cuore un episodio simbolico.

 Sull'Achille Lauro, l'assassinio codardo di un uomo in carrozzina, Leon Klinghoffer, buttato in mare.

Quello che mi manca in questi drammatici racconti, arrivando fino in Marocco alle due turiste massacrate, sono gli aggettivi.

Usiamoli.

Non siete nemmeno terroristici. Non basta fanatici. Non siete uomini.

Siete dei vigliacchi. Questo è il tempo degli aggettivi e voi di sostantivo non avete niente.

domenica 15 novembre 2015

Voltaire è morto (e hanno vinto loro)

Noi qui a scannarci, perché l'altro ha espresso il proprio pensiero. Contrario, insopportabile, devastante, ma  è suo.

E i morti di Parigi cadono ancora, se penso che questa tragedia è accaduta nella terra di Voltaire. Voltaire che dichiarava: pronto a dare la mia vita per il tuo pensiero, anche se non lo condivido.

Noi qui a scannarci, giudicare, bannare, mentre dovremmo solo piangere insieme. E vivere, insieme.

Voltaire è morto, e hanno vinto loro. Sì, i terroristi o chiamateli come vi pare.

venerdì 27 febbraio 2015

L'arte come la vita

Distruggi l'arte, che non sei capace di creare. Come la vita.

lunedì 12 gennaio 2015

Notte con l'ultimo bimbo

A Peshawar i bambini tornano a scuola e le loro foto mi raccontano di adulti. Seri, consapevoli, le braccia conserte, lo sguardo con la gravità di fanciulla celebrato da Chesterton.

Sarei quasi felice e fiera, senonché leggo del dilemma di due genitori: mandare o no a scuola l'ultimo figlio, dopo aver perso l'altro.

Io credo che non ce la farei, e mi sento un fallimento. Di più, mi sento colpevole.

A Peshawar i bambini tornano a scuola, a costo di essere gli ultimi.

Notte, con l'ultimo bimbo.