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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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lunedì 2 novembre 2020

Nel cortile della vita

Il mondo degli adulti è diviso, e noiosamente delatore: anch'io oggi stizzita facevo lo slalom tra chi non portava la mascherina e intanto mi imbronciavo con l'umanità per pochi ingiusti.

Vivere è diventato così complicato - ho proseguito il mio dialogo interiore - e non è che la porto gioiosamente questa mascherina, tanto più quando sono in giro a piedi con il cane e si appannano gli occhiali. Devo quindi alzarli e decidere come vedo di più, o di meno, se con le lenti annebbiate o senza. 

In quei momenti prenderei a calci le castagne matte - quelle che infilavamo in tasca perché così curavano contro il raffreddore, anzi lo prevenivano, ci veniva assicurato - come un bimbo indiavolato perché non può divertirsi come vuole.

Poi, sento proprio un rumore di giochi infantili. Esito davanti al cortile della scuola e lo spettacolo che mi accoglie, è una carezza.

Ci sono gli alunni che corrono e giocano, i loro volti coperti dalla mascherina, ma gli occhi no e anche le loro voci riescono a fluire gioiose. Non si pongono interrogativi, i bambini, perché troppo impegnati a essere felici in ogni condizione. In un'altra parola, a vivere.

Nel cortile della vita cammino e ora non sbuffo più. Guarda, così mi si appannano pure meno gli occhiali.

martedì 31 marzo 2020

Lasciare accesa la luce

Come quando mio padre sopportava che io lasciassi accese le luci per notti intere, dopo aver visto un programma spaventoso alla tv.

Come quando ti coprivo gli occhi al balenare di quelle teste di mostri, nel primo film di Harry Potter, o parlavo sopra le bombe di un'altra pellicola per non farti capire cosa accadeva realmente.

Mentre gli anni si precipitano verso una meta apparentemente casuale, continuiamo ad avere paura, non per noi stessi, ma per i minuscoli esseri accanto: anche quando diventano sempre più grandi o quando lo erano, grandi, e ora diventano piccoli.

Oggi l'ho sentito più forte ancora, con una mamma preoccupata per la propria sorte, di fronte a quella della sua creatura cresciuta in fretta, e mai abbastanza.
È per la mia bimba.
Siamo sempre bambini, forse sempre genitori. Perché c'è qualcuno da proteggere e qualcuno che sopporta che non vogliamo spegnere la lampada per qualche notte. Solo che adesso sappiamo quanto sia inutile lasciare accesa la luce.

Che c'è un buio, che non si può cacciare via.


giovedì 12 marzo 2020

La prima volta cadi sempre

In coda fuori dalla farmacia, i bambini hanno imparato bene la lezione dalla mamma.  Anche loro, infatti, osservano una distanza rigorosa dagli adulti che aspettano in una fila morbida e insolitamente ordinata.

Si sono piazzati vicino al muro, con delle biciclette. Confabulano, i due fratellini, poi il più grande spiega alcuni aspetti chiave di come cavarsela, in bici.

Il piccolo annuisce, un'ombra passa sul suo volto e allora il fratello maggiore gli fa una confidenza: «La prima volta, cadi sempre». Lo dice con leggerezza, quasi alzando le spalle.

Forse ha convinto il piccino a osare, a non farsi spaventare da quel primo incontro.

Di sicuro noi adulti adesso ci crediamo: la prima volta cadi sempre. Poi risali.

venerdì 11 ottobre 2019

Se io ho da mangiare

Sulle rive del lago, una nonna mostra timidamente la sua arte. Magnifiche borse, confezionate con foglie. Le chiedo dove le venda e lei accenna alle bancarelle qui e là. Finché confessa riluttante, che non vuole ricavarci qualcosa.

Lei così dà da mangiare a bimbi lontani, grazie a un prete. La sua pensione, è bassina. Ma c'è anche quella del marito. E poi non è neanche quello il ragionamento.

«Io ho da mangiare, penso a quei piccoli che non ne hanno».

Se io ho da mangiare, sento il grido di fame là fuori. A patto di saper piegare la schiena, di addentrarsi in un campo a recuperare le foglie prima di lasciar brillare la propria arte silenziosa.

Se io ho da mangiare, devono mangiare tutti.

martedì 25 giugno 2019

Scusa se ho fatto rumore

Ho sentito molti, sinceri addii in queste ore a un piccolo angelo.

Ma nessuno mi ha dilaniato come questo. Forse quasi quanto il ricordo del suo sorriso.

Una compagna che sussurra sull’altare: scusa se ho fatto rumore.

Come a dire: tu non potevi gridare, piccolo angelo, e io guarda che fracasso ho fatto.

Il sole scava dentro le ferite, mentre io mi allontano da tutti questi bimbi in lacrime.

Ma io non so cosa dire di fronte a un bambino, che già quaggiù era un angelo.

Se non: scusa se (non) ho fatto rumore.

domenica 5 maggio 2019

Cacciando via il drago con una farfalla

Sulle pareti cerco la soluzione dei bambini per cacciare via il drago. Anche solo un aiuto a San Giorgio. Qualcosa me lo sussurra già da tempo: dev'essere una formula che richiede tanto coraggio da farlo apparire con leggerezza. Giusto per dare la carica a noi adulti.

A Nebbiuno, paese delle azalee e di altri fiori la cui bellezza scavalca il tempo, presentiamo "L'aria di Chiara - una farfalla in volo".


Portare la storia di questa principessa coraggiosa davanti agli occhi sinceri in biblioteca, ci scava dentro. E ci libera.

Nella foto che infine ci scattano Lorenzo e Pamela, il sorriso di papà Marco splende. Non importa quante lacrime abbiamo versato o ancora versiamo: la vita passa di lì e ne esce più forte.

Può fare di tutto, la vita, anche sconfiggere un drago con una farfalla.


mercoledì 19 dicembre 2018

Un bambino sa cosa fare

Ci sono momenti in cui ti trovi catapultata davanti a una platea troppo grande. Qualcuno li chiama bambini, ma tu già sai  - e ancora di più ti rendi conto - di quanto abbiano insegnarti.

Ti chiedono di Mafalda, nella scuola di via Crispi a Merone. Questa piantina gettata nel Lambro per cattiveria o disattenzione (che poi forse sono la medesima cosa). Ti fanno delle domande, eppure sono le loro risposte che ti lasciano a bocca aperta.

Loro lo sanno già. Che tocca a noi. Rimproverano il papà o il vicino che getta la sigaretta o la cartaccia, ma sanno che i primi che devono rispettare questo nostro ferito mondo, siamo noi. Che a volte sbagliamo, magari per seguire gli altri e sentirci più forti.

Io ascolto questi bambini, che mi colmano di risposte travestite senza malizia da domande, e so che sto imparando da loro. Che grazie a loro, potrei persino crescere.

Perché un bambino sa cosa deve fare, sempre. 

Ringrazio chi mi ha aiutato a capire che una pianta è più potente di un grattacielo. Perché ti fa venire voglia di proteggerla e ti dà ombra, nella vita.

giovedì 18 ottobre 2018

Notte e quella bambina lì (mi ha insegnato tutto)

Stasera ho incontrato quella bambina. Aveva i capelli catturati da un amore paziente, quello del padre che si districava tra lacci e mollette. Camminava lungo il Ticino, incurante delle punture di zanzare, e ci credeva, che il mondo fosse sensato come un fiume che scorre.

Ad un tratto so cosa pensa, so cosa sogna. E' un po' orso, eppure chissà perché sta tra la gente. E' qui, in un verde magnifico, e lo sogna di più ancora, fino in Scozia. E scrive, scrive come una formichina armata di penna: mette in scena film e libri interi.

Quella bambina lì, mi ha insegnato tutto. Quella bambina lì è ancora qui con me.

Notte e quella bambina lì.

mercoledì 14 marzo 2018

Ce li inventeremo noi

Sul treno, i bambini fanno fatica a domare la voglia di correre avanti. Gridano, ridono, spingono già avanti i loro sogni.

- Andremo con la macchina volante! Con il teletrasporto! Con…

- Eh, ma  non esistono.

E' sempre una bambina, quella che deve sbattere in faccia la verità agli altri bimbi: "Ma ce li inventeremo noi!".

Anch'io mi vedo già, sulla macchina volante.

giovedì 25 gennaio 2018

Notte e se riesci a far sorridere

Mentre fuori piomba  addosso alla giornata una tragedia, tu hai la fortuna di poter stare lontano da schermi e da  immagini di morte. Il dolore non si può ignorare, però. La morte in realtà la ritrovi, tra le paure che ti raccontano i bambini. Le appiccichi sulla Giöbia promettendo di bruciarle con l'inverno e ogni angoscia, un'idea portata avanti da noi dell'associazione B300.

Sarà per i loro sguardi, i loro canti, le timidezze dei ragazzini e la loro audacia allo stesso tempo, che puoi cercare di vedere una giornata a colori almeno per qualche istante.

Ma non solo. Perché a un certo punto una scolaresca ti rivela cos'ha fatto in queste ore.

- Abbiamo fatto sorridere cinquanta persone!

- Come avete fatto?

La bambina spiega che hanno cantato le canzoni della tradizioni e tanta gente ha sorriso loro lungo la strada. 

- Anzi, si sono affacciati gli studenti del liceo.

- Ma gli studenti sono tanti, allora i sorrisi erano molto di più.

Me lo conferma il suo sorriso che si allarga.

Se riesci a far sorridere, è già lontana la paura.

Notte e se riesci a far sorridere.
 

mercoledì 6 dicembre 2017

Il mio primo regalo di Natale

Vi presento il mio primo regalo di Natale. Non è mai uscito in società, quindi perdonerete le sue buffe espressioni.

Avevo sei mesi e ancora poca consapevolezza del mondo, per fortuna. Che regaliamo a questa bimba, si chiesero i miei?

Arrivò Fifì ed era così pigro che si mise a dormire con me. Lo fece per lunghi anni. Non era morbido e se lo toccavo, urlava. Poi scoprii che era Lilli, innamorata del Vagabondo.

Ma per me era Fifì, non so se perché faceva quel fischio allegro anche nel lamentarsi.

Oggi si nasconde tra i pupazzi più morbidi, fiero persino dei colpi di pennarello.

Il mio primo regalo di Natale, un'emozione che non posso ricordare: allora è rimasta con me.

lunedì 30 ottobre 2017

La foto strappata (don Gnocchi)

Il pacchetto è infilato nella buca striminzita delle lettere e io distrattamente lo estraggo. Mi rendo conto troppo tardi che si lacera. Ma il dolore è solo alle porte: divampa quando mi rendo conto della foto strappata, perché è l'immagine di don Carlo Gnocchi con una bimba che sorride, come, grazie a lui.

Al momento, confesso le lacrime. Don Carlo mi è caro, quasi quanto lo era a mio padre, che lo seguì, lo amò, ne diffuse l'esempio. Lui, che non si rassegnò di fronte al fatto che i bambini non potessero camminare.

Poi, guardo  meglio la foto. Sì, è strappata, ma io posso accostare i frammenti; quella ferita, ha persino un senso, nella storia dell'umanità ferita.

Che noi, in ogni momento, possiamo alleviarle il dolore.

Don Gnocchi.

venerdì 20 ottobre 2017

Notte e cadiamo tutti

Una giornata dilaniata dal dolore che si nutre anche di ingiustizia: sono sempre i più piccoli a cadere, nostre vittime, sempre.

E poi stasera, non credo più alle creazioni imbarazzanti del mio cervello.

Cadiamo tutti. Grandi e piccini, colpevoli e innocenti. Tutti dentro in una sofferenza senza nome o con troppi nomi frettolosamente attribuiti.

Cadiamo tutti, e il fondo non sembra mai abbastanza vicino.

Notte e cadiamo tutti.

martedì 19 settembre 2017

Notte e non coloro negli spazi

Eh già, ho fatto una sciocchezza che mi sembrava grave, poi ho sentito che l'ha commessa pure un bambino. E quindi è grave davvero, ma mi ridà il sorriso.

Del resto, non ho ancora imparato a colorare negli spazi. Non mi vengono dritte nemmeno le linee. Ho una pessima calligrafia e ci metto dentro tutte le tempeste che incontro.

Eh già, sono minuscola e fragile. Quasi quasi adorabile. Non coloro negli spazi, libera e impertinente bambina.

Notte e non coloro negli spazi.

mercoledì 26 luglio 2017

Notte e le parole più belle, le prime

Un passeggino viaggia lentamente sotto il sole e nella conversazione tra la mamma e un'amica, si insinua il vocalizzo della piccola trasportata.

- Ee oo.

Pochi attimi dopo, si ripetono, si inseguono, prendono il volo e tornano come facendo capriole nell'aria.

- Eeeeee oooooo.

Le due amiche le ascoltano e sorridono, anch'io presto attenzione e quando si moltiplicano, di nuovo, penso a quanto siano belle quelle parole. Perché quella è tutta una conversazione per la piccola, si percepisce.

Le sue prime parole, tesoro che solo lei sente in tutta la profondità eppure offre al piccolo mondo attorno a lei, che le capisca o no. Le prime parole, quelle che dici perché sono tutte tue, senza freni, senza paura.

Notte e le parole più belle, le prime.

giovedì 13 luglio 2017

Il piccolo sorriso e un mondo grande

Sulla pelle porto il disagio che incontro per strada, quello di mondi che non si sanno incontrare. Salgo sul treno che non è un'isola felice.

Un signore indiano mi chiede se Milano centrale sia la prossima, io lo rassicuro: deve aspettare ancora. Lui mi risponde con un sorriso rapido e io vago altrove con lo sguardo.

Una donna velata (da donna, non lo dico compiaciuta) con una figlioletta di sette, otto anni, si siede a fianco; in braccio ha una bimba di poche settimane, ne vedo solo la nuca.

Poi, nel mio girovagare a caccia di scorci meno solitari, scorgo il suo volto e gli occhi che mi fissano curiosi. Le rivolgo un sorriso un po' buffo e lei si scioglie in una risatella silenziosa, prima di nascondere il viso sulla spalla della mamma. Pochi secondi dopo, però, mi guarda ancora e alla mia smorfia ride, ride di nuovo felice.

Sarebbe già bello così. Ma poi mi accorgo che il visitatore dall'India sta ridendo senza rumore, e una fanciulla italiana in attesa di scendere non è meno allegra.

Il piccolo sorriso e un mondo grande: il mio minuscolo cuore trova ristoro.

giovedì 22 giugno 2017

Notte e non si gioca più

Ho lampi di ricordi, soffocati dal tempo, di quando la valle era per me riso, gioco, tuffare il naso nell'erba umida e poi allontanarmi da cittadina incivile.

Oggi quei lampi mi rincorrono, come per scrutarmi. Un ragazzo, con il mio sangue, che oggi è un uomo e piange la perdita più terribile. Molto tempo prima, un'amica di mia cugina, che sorrideva sempre, finché un male l'ha portata via proprio in quegli anni per noi dorati: fisso la sua foto al cimitero, e lei indossa il grembiule di scuola.

Quando ci dissero che se n'era andata, io mi ricordo esattamente dove io fossi: a letto con una febbriciattola che aveva fretta di posarsi altrove.

Fu come se per la prima volta mi avessero detto: guarda, non si gioca più.

E stasera, tramortita da quanto è accaduto, sento quella voce ripetere con freddezza grigia la stessa frase.

Non si gioca più, la speranza immobile tra quei fili d'erba che nascondono e smorzano le nostre risate.

Notte e non si gioca più.

martedì 13 giugno 2017

Le cose spiegate da una mamma

Con la manina stretta in quella della mamma, procede sicura la bambina. Rallenta solo davanti a un negozio dal nome troppo difficile per lei.

- Che cos'è questo negozio?

- E' dove fanno questo e questo.

La bimba annuisce e anch'io, senza che me ne renda conto. Quasi quasi le seguo e imparo qualcosa.

Perché le cose spiegate da una mamma, le capisco anch'io, ragazza ottusa.

domenica 4 giugno 2017

Notte e una bimba salva il mondo

In chiesa chiedo perdono ma non troppo, l'attenzione attirata dai più piccoli. In fondo, penso Tu sia contento, guarda il mio ardire, anche di una messa vissuta così.

Un bambino che si scontra anche con la mamma, perché vorrebbe stare vicino alla piccina amata. E deve desistere, finché è lei - girl power come al solito - a chiedere il permesso e a correre da lui.  Una monella dolcissima, che illumina il sorriso al compagno timido  e alla sua famiglia.

Una bimba di pochi mesi intanto, dai capelli colore del sole al tramonto, si fa trasportare dalla sua giovane mamma in giro per la chiesa, lottando contro l'afa. Un ragazzino si addormenta dolcemente sulla spalla di sua madre, durante l'omelia.

Ma poi c'è lei. Ci appare una neonata di poche settimane, forse giorni. Le dita dei piedini sono lunghissime: diventerà una ragazza alta e irresistibile. Intanto però dorme profondamente. E quando il suo visino ci appare, ha un'espressione di tale beatitudine che tutto l'orrore e tutta la sofferenza rinnovati in questi giorni si affievoliscono.

Una bimba, che salva il mondo con il suo sonno di pace: così mi appare.

Notte e una bimba salva il mondo.

venerdì 14 aprile 2017

Notte e quello che temono i bambini

Quando sto recitando da grande, mi arriva la confessione di un timore da parte di una bambina. E io dovrei rispondere la verità: che quelle paure, sono anche mie.

Ma sono troppo grande per dire il vero e fingo persino di rassicurarla. 

Notte e quello che temono i bambini (fa paura anche a me).