C'è voluto un po', mi è occorso arrivare fino a questa serata con Veltroni per condurci al film "Indizi di felicità".
C'è voluto un po' perché io capissi cos'era ciò che scorreva nella storia che mi raccontava Angelo un giorno di tante settimane fa. Un fiume in piena, irresistibile, quasi in contrasto con la tranquillità del lago a pochi metri da me. Avevano salvato e rimesso in piedi la loro vecchia azienda, ora tenevano le redini della rinascita nelle loro mani.
La felicità. Quella per cui non hai qualcosa, ma hai, meglio sei tutto. E non lo sei da solo. Che sei stanco, ma non svuotato, che non stai in piedi ma stai già volando.
Così stasera mentre mi allontano, accarezzando con un sorriso anche quel giorno caldissimo di 22 anni fa, quando Veltroni e io ci trovammo compagni d'esame di giornalismo a Roma, penso a quanto fossi felice a mia volta quel luglio. Perché ero arrivata a un traguardo, da dove ripartire.
Se si è felici, bisogna correre a raccontarlo a qualcuno. O forse correre ancora, e basta.
Notte e se si è felici.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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martedì 13 giugno 2017
Notte e se si è felici
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giovedì 4 febbraio 2016
La macchina da scrivere
L'esame di giornalismo, questo non l'avevo mai sognato. Al massimo una volta la maturità.
Ma questo sogno è spettacolare perché vengo inchiodata a un test preliminare, durissimo. Bisogna superare l'abilitazione all'uso della macchina da scrivere. E' talmente fuori dal tempo, l'operazione, che non ci sono neanche fogli, e mi tocca infilare dentro un pezzetto di carta recuperato chissà dove, persino un po' spiegazzato.
Il commissario guarda con benevolenza: forse la missione impossibile iniziava da qui. Poi, il suo sguardo non mi sembra più amico e cerco di farmi forza. Finché penso: cribbio se fallisco l'abilitazione alla macchina da scrivere, io figlia di campionessa dattilografa, mia madre non mi parlerà più. Mi aggrappo a quei tasti consumati per tanti anni, ma ora dimenticati.
Siamo solo la macchina da scrivere e io. Abbiamo chiuso fuori il mondo. O forse è il contrario?
Ma questo sogno è spettacolare perché vengo inchiodata a un test preliminare, durissimo. Bisogna superare l'abilitazione all'uso della macchina da scrivere. E' talmente fuori dal tempo, l'operazione, che non ci sono neanche fogli, e mi tocca infilare dentro un pezzetto di carta recuperato chissà dove, persino un po' spiegazzato.
Il commissario guarda con benevolenza: forse la missione impossibile iniziava da qui. Poi, il suo sguardo non mi sembra più amico e cerco di farmi forza. Finché penso: cribbio se fallisco l'abilitazione alla macchina da scrivere, io figlia di campionessa dattilografa, mia madre non mi parlerà più. Mi aggrappo a quei tasti consumati per tanti anni, ma ora dimenticati.
Siamo solo la macchina da scrivere e io. Abbiamo chiuso fuori il mondo. O forse è il contrario?
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