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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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giovedì 8 novembre 2018

Il sorriso tra i volantini e foglie secche

Lungo la strada immusonita di nebbia e smog, lo sguardo viene distratto da due distributori di volantini. Freno dentro di me, perché non so proprio come definire con esattezza questa professione.

Vedo in giro ragazzi e meno ragazzi, spesso con carrellini carichi di volantini destinati per lo più a una splendida indifferenza. Ma loro li difendono come se stessi, perché è la loro vita.

Un volto serio, serissimo, a tratti doloroso.

Oggi no, nella strada immusonita. Vedo su un brandello di prato in salita, due uomini seduti tra erba e foglie secche. I volantini, sono disciplinati sul carrellino. Ma loro giacciono sull'erba, commentando e sorridendo.

Mi rimane dentro quel sorriso, nel mezzo dell'astinenza dal sole.

Il sorriso tra volantini e foglie secche, e sogni che ancora non osano sorridere.

mercoledì 15 agosto 2018

La panchina di Ferragosto

In una festa sacra, mi illudo che il cimitero sia aperto e io possa curare la piantina che mi  è stata affidata. Così rientro, ma trovo il cancello chiuso. Solo che altro mi viene detto.

Raccontato dagli occhi, fuori da un camposanto chiuso e deserto: c'è una panchina, all'esterno, e un povero cristo si siede, radunando le sue cose in una borsa di plastica. Dentro, ci sarà forse il suo pasto di Ferragosto.

Questa visione è un inevitabile contrasto con quello che arriverà su molte delle nostre tavole. 

Ho un solo antidoto.

All'ospedale, una donna speciale che ho avuto la fortuna di conoscere in questi tribolati mesi, viene rifocillata in modo speciale dai suoi amici in questo giorno di festa. E hanno pensato anche alla mia amica, che da alcune settimane divide prove di risalita e speranze con lei.

Le trovo così, immerse in un pasto straordinario, complici e felici.

La panchina di Ferragosto: ciascuno può trovarsi solo o condividere.

martedì 27 febbraio 2018

La fatica e la sorpresa (anche della libertà)

Uguaglianza, disuguaglianze: la bellezza, quando viene dissolta in negativo, si moltiplica sottraendosi alla gioia della sua unità. Basta fare la filosofa: alla Liuc con piglio quasi pragmatico ascolto alla tavola rotonda con l'arcivescovo di Milano  le analisi, le riflessioni, incasso persino con il sorriso l'informazione che la mia fascia d'età è quella più infelice. Anzi, ci ridiamo tutti su (a partire dal presidente Michele Graglia), per cui mica possiamo essere così tristi in fondo, mi dico. C'è già un senso di libertà che affiora, fin dalle prime battute con il rettore Federico Visconti, così forte con la professoressa Eliana Minelli, che riporta al microcosmo, all'individuo, alle disuguaglianze che generano valore e a quello che vengono usate in modo iniquo.

Ma ci sono due parole che mi conquistano con particolare potenza, pronunciate da monsignor Mario Delpini. Sono così diverse, magari persino opposte, eppure  le vedo accostate con armonia, quasi ad aiutarsi.

La crescita economica ha ridotto la povertà, ma le disuguaglianze si sono accentuate? Quella stessa crescita continuerà, migliorandoci o no - a seconda della corrente di pensiero - oppure siamo destinati, come sospirano i giovani, a diventare meno abbienti, meno "fortunati". Mi piace sentire la garbata opposizione dell'arcivescovo di Milano, a entrambe le ipotesi. Non c'è un destino. Non c'è un meccanismo che macina le nostre intenzioni: la responsabilità è di tutti.

Ecco la prima parola che resta con me: fatica. Mica possiamo dire altro ai giovani: bando agli accudimenti protettivi, sì quelli  che devono proteggere dal vivere - sottolinea monsignor Delpini - sì alla promesse. La promessa che ricorda come valga la pena vivere, come non si sia falliti, mai. La promessa di una fatica, che rende così reali. 

Ma poi, ancora più bella: la sorpresa. Mentre ci lagniamo con luoghi comuni, mentre ci flagelliamo, accolgo la percezione dell'arcivescovo. "La mia sorpresa costante, è quanto bene si fa, dappertutto. Il mondo non va avanti per algoritmi, ma per la libertà che impegnano o si sottraggono all'impegno". 
Quella folla sterminata, che compie il bene: mi pare di vederla. Mi rendo conto che anch'io mi stupisco di questa generosità, forse perché avvizzita alla convinzione del male dilagante, ma pronta a rinascere ancora. Con la sorpresa. E la libertà.

domenica 22 ottobre 2017

L'aiuto ai tempi delle lire

Il pensiero di un padre e dei suoi angeli, volati via, non può uscire dalla mente. Si rifugia in vicoli tortuosi e attraversa la notte, tempi anche insospettabili.

Così nel sogno incontro una persona disperata che chiede aiuto: sono lungo la via dove abitavo da ragazza, con altre persone. Ci guardiamo, sconsolati, e meditiamo su come fare.

Poi mi viene quella che mi sembra una grande idea: se ciascuno raccoglie mille lire, lungo la strada, quella famiglia può mangiare e persino pagare qualche debito. Siamo così numerosi.

Non so come finisca quel sogno, ho davanti solo la tragica realtà. Ma mi colpisce anche un particolare ininfluente, in teoria, perché mi rendo conto di quanto sia andata distante.

Lire. Neanche mi ricordo più che forma precisa avessero. Non mi sembravano tempi eccezionali, quelli. Eppure forse la mia mente voleva raccontarmi qualcosa, che forse allora non potevano accadere simili drammi, che c'era una via d'uscita a tutto o così ci rassicuravano.

che c'era ancora l'umanità, ora pervenuta a tratti, e nella nebbia.

Tutte illusioni, probabilmente. L'aiuto ai tempi delle lire, che immagine sciocca, mi dico. E non riesco a sorridere.

sabato 7 gennaio 2017

Il gelo, senza aggettivi

Il gelo non ha bisogno di aggettivi, quando entra nella vita dei più fragili. Non si presenta nemmeno, quando annienta chi non ha un tetto, umani e non: tutte creature che hanno qualcosa in comune. Non c'è infatti qualcuno su questa terra, che si stia prendendo cura di loro.

Il gelo non è mortale, perché sarebbe impotente senza di noi. Protagonisti assoluti nel relegare i poveri e gli afflitti negli spazi bui della nostra coscienza.

Il gelo, senza aggettivi, un sostantivo che dà il cambio ad altri, lungo il sentiero della povertà e dell'indifferenza, scrutato dalle stagioni, dai nostri occhi mai.

mercoledì 21 gennaio 2015

Notte e tutti più ricchi

La mia riconoscenza a Rosella, che mi ha fatto scoprire una notizia, sfuggita alla mia fretta. Un uomo povero, poverissimo in India - tanto che non può comprare le scarpe ai figli - eppure aiuta i cani randagi, come può.

Tutti siamo creature. Tutti bisognosi di un cenno. Tutti poveri, tutti più ricchi degli altri. E quando abbraccio una persona, una bestiola, una foglia incerta, sento che possiamo essere così.

Notte e tutti poveri, tutti più ricchi.