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mercoledì 15 agosto 2018

La panchina di Ferragosto

In una festa sacra, mi illudo che il cimitero sia aperto e io possa curare la piantina che mi  è stata affidata. Così rientro, ma trovo il cancello chiuso. Solo che altro mi viene detto.

Raccontato dagli occhi, fuori da un camposanto chiuso e deserto: c'è una panchina, all'esterno, e un povero cristo si siede, radunando le sue cose in una borsa di plastica. Dentro, ci sarà forse il suo pasto di Ferragosto.

Questa visione è un inevitabile contrasto con quello che arriverà su molte delle nostre tavole. 

Ho un solo antidoto.

All'ospedale, una donna speciale che ho avuto la fortuna di conoscere in questi tribolati mesi, viene rifocillata in modo speciale dai suoi amici in questo giorno di festa. E hanno pensato anche alla mia amica, che da alcune settimane divide prove di risalita e speranze con lei.

Le trovo così, immerse in un pasto straordinario, complici e felici.

La panchina di Ferragosto: ciascuno può trovarsi solo o condividere.

lunedì 29 gennaio 2018

Notte e basta poco (anzi tutto)

Quante volte, sono rimasta a piedi. E non sempre (come oggi) è stato un eufemismo.

Spesso mi rigenero pensando come io sia ripartita. Ma la gioia più grande è constatare l'aiuto degli altri.

Basta poco. Tu resti a piedi in un momento in cui ovviamente puoi permettertelo ancora meno e la testa ti scoppia. Ma qualcuno ti sussurra: "Stai tranquilla, ci penso io".

Stai affondando sotto una pioggia che non avevi previsto e ogni goccia appare un macigno. Ma qualcuno ti sgrida: "Ehi, ci sono io".

Constati l'amara slealtà, ma una voce gentile si appoggia sui tuoi pensieri: "Dobbiamo andare avanti, ho una nuova idea".

basta poco, anzi è tutto, quando riparti. Specialmente se non merito tuo.

Notte e basta poco (anzi tutto).

giovedì 23 novembre 2017

Notte e il linguaggio della speranza

Brindo con nonno Pierino, quando la folla si scioglie lentamente. L'emozione di questo artista dei dolci, che ha cancellato tante amarezze nostre, si riversa in quei momenti condivisi alla pasticceria Oscar per la presentazione del libro "Pénsaghi non" con i B300. 

Eppure c'è qualcosa che mi commuove di più. Ho seguito Pierino De Tomasi, o almeno ci ho provato, in Russia, ho pianto e tremato, l'ho riabbracciato a casa, l'ho visto prodigarsi con sua moglie per costruirsi una vita, tremare ai fallimenti iniziali, sorridere ai primi segni di successo.

Ho sospirato: che bello quando gli altri dicevano "Pénsaghi non". E, accidenti, in questo periodo ho incontrato persone che in quest'epoca bollata come egoistica si sono sentite dire proprio così.

Quando penso di aver attraversato tutto, ecco che nonno Pierino con i suoi 96 anni rivolge occhi fiammanti al pubblico. Andate a votare!  

Perché se cambiare si può, pensare di potere si deve. E Antonio Colombo quando si avvicina, mi svela la vera formula magica.

Pénsaghi non, è il linguaggio della speranza. Non pensarci, qualcuno ci sta pensando per te.

Grazie nonno Pierino, è stato un onore provare a scrivere la tua storia.

Notte e il linguaggio della speranza. 
foto by Giampietro Castignone

venerdì 4 novembre 2016

Notte e Pà Carloeu (racconta un'altra storia)

Sobbalzo: ma oggi è anche l'onomastico dul pà Carloeu.

Mi rabbuio come tutte le volte in cui ci penso: ci sarebbe da fare un'enciclopedia, anzi un musical tra masse convinte dei loro diritti e redini ferme e gentili, per celebrare Carlo Azzimonti.

Ma viviamo in un'epoca di scarsa celebrazione per chi preferisce i fatti alle parole.

Pà Carloeu, colui che mi racconta storie così lontane e vere, da essere proprio qui con, dentro di me.

Quando vado a trovarti al cimitero, mi sembra sempre che affiori un tuo sorriso. 
Che storia mi racconti oggi?

Racconta un'altra storia, pà Carloeu.

Notte e Pà Carloeu (racconta un'altra storia)


martedì 25 ottobre 2016

La neve che sale (vivi, Chiara)

Penso che non ci siano più parole, quando sento quelle meravigliose e potenti di papà Marco e mamma Stefania.

E quelle ultime, scandite proprio con la forza della loro bimba.

Chiara, vivi, vivi, vivi. Tre volte, il che mi riporta alla fede e a Colui che ha voluto che noi vivessimo.

Invece, fuori mi devo sorprendere ad ascoltarne tante, ciascuna preziosa. Sono quelle dei bambini. Stanno affidando i loro palloncini bianchi, con foglietti che restano candidi nonostante ci abbiano scritto sopra: perché quei pensieri sono puri come i loro occhi, che frugano nel cielo.

Il cielo, è pallido d'amore come loro e sento una bambina dire: guarda i palloncini, sono neve che sale. La natura che capovolge tutto, si fa accettare con il loro sguardo. Che continua a seguire avidamente quelle creature leggere, non fragili.

Chiara, non era fragile. Chiara forse gioca con i palloncini o forse non ha tempo di giocare, perché forte com'è ha già troppo da fare. Deve costruire una casa per altri piccoli e poi deve prendersi cura della famiglia, e chissà cos'altro ancora.

Deve vivere. Chiara, lassù, vive.

http://www.unacasaperchiara.it

domenica 3 maggio 2015

Restate comodi (con i vostri pregiudizi)

Comodi, comodi. Non sprecate energie, che non siete abituati.

Se qualcuno - individuo o popolo - corre in aiuto di altri, insultatelo pure. Sempre meglio che alzare il culo dalla vostra sedia, comodamente imbottita dei vostri pregiudizi, e fare qualcosa.

Restare comodi, in ostaggio dei pensieri da altri confezionati. Altri stanno lavorando per voi.

venerdì 5 dicembre 2014

Notte e se si può dare una Speranza

Oggi ho incontrato un papà simpatico e coraggioso: mica devono essere musoni, i coraggiosi. Non lo fanno pesare a tutti, insomma, quello sforzo di guardare sempre avanti, verso il Bene.

Un'ombra, tuttavia, si vede oggi negli occhi di quest'uomo. E' Natale e le luci esteriori non possono mascherare la sofferenza di troppi. La crisi che colpisce le aziende, ha riflessi sulle vite di molte persone e sulle loro famiglie, nessuno escluso.

La cooperativa Speranza esegue molti lavori, grazie ai suoi ragazzi e ai volontari: l'ultima mostra era una meraviglia di colori e precisione che gioca con la fantasia. Ma ci sono sempre meno aziende e meno opere vengono commissionate.

Lo so che vale per tante realtà, e di molte ciascuno si prende carico.

Ma oggi chiudo la giornata pensando agli occhi di quel padre e al nome semplice e bellissimo di questa cooperativa: se si può dare una Speranza, sotto forma di un lavoro, di un acquisto, di un segnale di vicinanza, la notte non spaventa mai.

Notte e se si può dare una Speranza.


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cooperativa Speranza, via Palestro 16, Busto Arsizio