Oggi ti sarà dedicata la piscina della tua, nostra città. Quella che tu hai fortemente voluto, perché sapevi cos'era lo sport, con, come il sacrificio.
Oggi diranno un sacco di parole: molti sono specializzati in quello, non fa nemmeno sudare. Spero che dicano anche: grazie.
Io lo ripeto e oggi aggiungo solo: buon compleanno, Marco, lassù.
Ragazzo, ex ragazzo. Uomo che ha lottato quando si doveva, quando poteva e no. Che ha detto cose scomode e che non ha abbassato lo sguardo. E ha guardato anche nella telecamera e negli occhi di ogni dipendente Inail quando ha annunciato l'ultima lotta, la malattia.
Quello che dicono alcuni, ha senso fino a un certo punto per me. Spero che qualcuno dica a se stesso, se non agli altri: ho sbagliato. Per se stesso e per cercare di migliorare questa città.
Per il resto non importa, perché ti pensiamo, ti vogliamo bene, ti siamo grati in tanti. È questa la vera vittoria. Eppure a ogni vittoria rinunceremmo in cambio della possibilità di abbracciarti.
Buon compleanno, Marco Sartori. E che il tempo sia galantuomo, continua a ricordarmelo, ma aiutami a scoprirlo, perché a volte sono testarda e mi sembra solo che il tempo ci abbia tolto te.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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martedì 31 maggio 2016
giovedì 23 gennaio 2014
Marco e il tempo galantuomo
Il tempo è galantuomo. Quella frase, la rivedo sulle labbra di Marco Sartori, prima che assumesse suono. L'ultima volta, in un locale caro ai noi bustocchi, per il rito del caffè. Lui pronto a fare, ripartire, nonostante la malattia.
La risento, invece, al termine della serata di presentazione de "L'importanza di essere secondi" - il libro che ho dedicato anche alla sua memoria - , perché trasformò in domanda l'affermazione di Marco, un amico architetto.
Il tempo è davvero galantuomo? Marco sa che spesso esito e la mia via d'uscita è che non credo nel tempo. In questi giorni ho tra le mani però uno scritto prezioso, che mi conferma la sua visione. Mi ribadisce che il bene seminato da persone come lui non se ne va. Resta, come una luce costante, che non si fa spegnere dal male.
Lo scritto è un bellissimo saggio di Flavio Quaranta, dell'Inail, sulle origini dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Un'analisi storica, uno zoom su testimonianze vercellesi. Flavio è una persona che conosco solo dalla morte di Marco, perché mi ha scritto una mail stupenda dopo aver letto gli articoli sulla scomparsa del suo presidente nazionale.
Per me, non è il presidente dell'Inail. E' l'amico, il fratello, il ragazzo di Busto, la sua meritata carriera (e so che non gli piacerebbe vederla chiamata così) solo sullo sfondo.
Marco guardava le persone, negli occhi e nel cuore. Flavio non si dimenticherà mai la lettera che ricevette da lui, dopo l'invio di alcuni studi storici. Non due righe di circostanza - che pur avrebbero fatto notizia, in un mondo in cui rispondere è atto non così scontato - ma un messaggio spontaneo e accurato nello stesso tempo. Un appello, in un certo senso. "E' importante - gli scrisse Marco - per tutto l'istituto che la memoria delle nostre origini non vada mai persa e sia patrimonio condiviso di coloro che, con passione e costanza, lavorano a favore di un sistema sociale intimamente legato alla storia imprenditoriale del nostro Paese".
E' solo la parte centrale della mail mandata da Marco.
No, Flavio non scorderà mai questo ex ragazzo, che sapeva ridere e agire seriamente. Nemmeno noi, perché il tempo è galantuomo.
http://www.nomosedizioni.it/catalogo.php?b=12NMS412
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