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sabato 15 dicembre 2018

Una storia di gatti rossi

C'è stato un tempo in cui pensavo che i soli gatti che mi avrebbero salvato, erano rossi. Forse perché ero un po' rossa anch'io, le lentiggini fieramente a ricordarmelo.

Ero cresciuta tra mici tigrati e altri esaltati da un'accattivante unione di bianco e nero (no calcio, grazie). Finché da zia Angelica scoprii che i gatti potevano essere rossi. Io li chiamavo gatti pomodoro, mentre entravo nel suo regno di un freddo sano, non consumato da avidi caloriferi.

Scaldati quel che basta, senza ammalarti. I suoi occhi erano chiari e sinceri, come quelli della mia nonna che non mi ero mai goduta per la malattia. E lei rideva di un riso che allora mi veniva da definire furbo, ma oggi so essere saggio.

Perché la zia Angelica era una donna dolcisissima, capace di confezionarti meraviglie dal nulla con l'uncinetto, meglio ancora frasi sapienti con il suo intelletto.

Un giorno entrò suo nipote annunciandosi con il suo nome, Dante, e lei chiese: chi, Dante Alighieri?

Gli altri sorridevano, ma io conoscevo la verità. Zia Angelica era colta, la vera erede di sua madre. Lei leggeva tanto, tantissimo, e io rubavo qualche riga, mentre accendeva la stufa. Assorbivo ogni parola e mi inchinavo alla sua corte.

E che corte. Gatti rossi, impigriti dal sole e dalla sua tenerezza.

Così ancora oggi scrivo storie di gatti rossi. E sorrido pensando ai suoi begli occhi, immensi come la sua voglia di leggere e scoprire un'altra storia ancora. Magari come una di quelle che da piccola le leggeva sua madre.

La mia saggia bisnonna Serafina. Quanti segreti aveva lei, quasi quanto i gatti rossi.

sabato 3 marzo 2018

La dannazione della memoria (si chiamava nuvola)

Un caro amico, l'unico che si sia sforzato di farmi da padre quando papà fu chiamato così lontano da non poterlo più abbracciare, si è sempre stupito della mia memoria.

Forse più sui nomi che sui volti, non lo so. Non credo. E vale per tutte le creature, questo sì.

So che oggi, per varie ragioni, mi tornano in mente due sorelline feline. Bianche e nere con occhi verdi affamati di vita. Una si chiamava Nuvola, stava male e dissi alla contadina: provo ad occuparmene io.

Ma Nuvola tossiva troppo, io piansi  e lei volò via. Rimase la sorellina, con le zampine per terra. Crescendo decise che poteva graffiarmi anche quando le portavo deliziosi formaggini.

Nuvola, ogni tanto mi sento immersa in una canzone dei Pink Floyd. Sì, come Comfortably numb, c'è qualcuno da salvare, invano. Un animaletto o uno grande come me.

La dannazione della memoria è forse anche questa. Ma chissà perché ha anche un retrogusto di salvezza.

domenica 16 febbraio 2014

I bimbi che leggono con i gatti e le differenze

Ci sono due coincidenze dolcissime, oggi. Leggo un articolo de La Stampa sui bimbi che leggono - meglio - con i gatti in America e così si aiutano reciprocamente.

L'altro fatto: oggi compiono gli anni due amici che hanno un legame speciale con i cani.

Spesso sento polemiche su bambini e cani, tra predilezioni ed esagerazioni, che a me suonano inutili. Perché nessuno cambierà idea, ma prima di tutto perché mi pare arduo fissarsi su differenze che di principio possono essere scontate, dall'altra dipendono dalla vita e dal cuore, più tangibili dei principi.

I bambini sono il motore del mondo, il suo futuro. Ne conosco parecchi di insopportabili, grazie soprattutto ai genitori, e ne incontro numerosi che sono miracoli di speranza e maturità, grazie soprattutto ai genitori.

I cani, i mici e tutti gli animali sono creature ai quali è stato affidato altro compito dal Signore, io credo.

Compiti diversi a ciascuno sulla terra, e non mi piace dare la caccia a chi conta di più, perché il creato intero conta, come ricordano il cantico e la vita di San Francesco.

Se proprio vogliamo scavare nelle differenze, ne piglio una. I bambini possono cambiare il mondo che noi roviniamo (pur essendo arduo se vengono su come noi), gli animali no. Mi sento arrabbiata e responsabile quando devo ripulire il parco per i cani da pezzi di vetro, mozziconi e oggetti pericolosi che non gettano loro. Come quando vedo un passerotto che sta male  perché mangia un chewing gum sul marciapiede.

Gesù aiutò la donna che ricordò come i cagnolini mangiassero le briciole dal tavolo dei loro padroni.

Non mi sento in colpa ad amare gli animali, come amo tanti bambini, vorrei vedere più amore per gli anziani.

E in generale, credo che l'Amore sia un dono miracoloso: più ne offri, più ne troverai per tutti.