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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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sabato 3 marzo 2018

La dannazione della memoria (si chiamava nuvola)

Un caro amico, l'unico che si sia sforzato di farmi da padre quando papà fu chiamato così lontano da non poterlo più abbracciare, si è sempre stupito della mia memoria.

Forse più sui nomi che sui volti, non lo so. Non credo. E vale per tutte le creature, questo sì.

So che oggi, per varie ragioni, mi tornano in mente due sorelline feline. Bianche e nere con occhi verdi affamati di vita. Una si chiamava Nuvola, stava male e dissi alla contadina: provo ad occuparmene io.

Ma Nuvola tossiva troppo, io piansi  e lei volò via. Rimase la sorellina, con le zampine per terra. Crescendo decise che poteva graffiarmi anche quando le portavo deliziosi formaggini.

Nuvola, ogni tanto mi sento immersa in una canzone dei Pink Floyd. Sì, come Comfortably numb, c'è qualcuno da salvare, invano. Un animaletto o uno grande come me.

La dannazione della memoria è forse anche questa. Ma chissà perché ha anche un retrogusto di salvezza.

venerdì 10 novembre 2017

RIcordo abbastanza da

Un amico mi scrive, dolcemente: ricordi tutto.

No, non ricordo tutto. Non ricordo troppo. Ricordo solo abbastanza.

Abbastanza da essere grata, da abbozzare un incerto sorriso. Da voler ricominciare.

Forse, lo sto facendo.

giovedì 23 febbraio 2017

Notte e foto di troppo

Vorrei capire come si siano insinuate diecimila fotografie nel mio telefono. Dimenticabili, per lo più, e forse per questo scattate.

Foto di troppo, in un apparecchio e nella mente, invadenti come un pensiero non nostro. Specchio di parole di troppo, che scivolano nei discorsi e a volte li anticipano pure.

E gesti di troppo, che mi appartengono, iniettati da qualche imitazione deviata.

Solo nella notte trovare il poco, che ci rende veri.

Notte e foto di troppo.

venerdì 11 novembre 2016

Vorrei avere ancora quegli stivali

Una foto di trentacinque anni indietro fa esclamare a Nikki Sixx, mentre osserva i suoi giovincelli Motley Crue: accidenti, come vorrei avere ancora quegli stivali.

De gustibus, ma ad un tratto mi scorrono davanti foto da abiti e accessori improbabili, quindi irresistibili. Il cappello con i titoli di giornali resta il top. Ma ci sono anche il cappotto rosso, il maglione con la lana di pecora selvaggia, quella in cui trovavo continuamente frammenti di fieno, e la minigonna di pelle nera: su quest'ultima sorvoliamo, che c'è ancora.

Vorrei avere ancora quegli stivali. E lo spirito sbarazzino di portarli.

lunedì 2 novembre 2015

Il saluto di un bambino

Ancora, non posso pregare davanti a te, perché arriva una tribù di bambini, chiassosa come il cielo falsamente autunnale.

Un mormorio vagamente insopportabile, che all'improvviso si trasforma. Come una nenia, sincronizzata alla perfezione, esce da quelle bocche, scandita dalla voce della madre.

Eterno riposo… E loro, obbedienti, ripetono, accompagnano, seguono, anticipano.

Ora sembra una melodia, intonata con tempi lontani, e loro agnellini. Mi torna in mente il disegno visto poco prima, sulla tomba di un Amico: buon Halloween, zio.

Il congedo di un bambino, dura un attimo, una vita ed è forse l'unica voce che lassù si può ascoltare senza remore. Un saluto che resta e canta.

mercoledì 22 luglio 2015

I fiordalisi, la musica e un angelo

In questi giorni di luglio, Angioletto Castiglioni parte da Praga, verso la sua città. Ha un bastone e una forza interiore che lo allontana dai luoghi del martirio di tanti innocenti, ma la memoria e il cuore non possono certo voltare pagina.

Piuttosto, appena potrà, porterà la loro voce in tante altre pagine di vita, di incontri, di coraggio.

Pagine. Come quelle che il 23 luglio Rosella Formenti offrirà alla sua città nella sala Monaco della biblioteca di Busto. Fiordalisi, poesie e pensieri: mi ha commosso subito che Rosella sia partita da questi fiori bellissimi e quasi dimenticati e l'abbia fatto attraverso lo strumento dei versi.

Conosco Rosella, giornalista appassionata, oserei definirla indomita, da più di vent'anni: la vedo impegnata nelle battaglie per gli ultimi con la penna e con gesti silenziosi. La vedo accanto ad Angioletto, con devozione, fino all'ultimo e oltre.  Lei non ama parlare di sé e per questo pudore mi fermo qui.

Voglio però parlare di quelle poesie, di quei versi, che conducono in un'altra dimensione pur restando abbracciati al nostro mondo. Che raccontano attraverso la musica, i fiori, il dolore e la speranza ciò che siamo capaci di essere, se lo vogliamo. 

Pagine unite dall'amore per il tempio civico che, grazie ad Angioletto, ha reso Busto speciale: un luogo del ricordo delle vittime nel nome della pace. In questo 2015 di anniversario doloroso, queste parole e i sentimenti che le plasmano vanno ai caduti della prima guerra mondiale, del secondo conflitto che sconvolto il pianeta e dei campi di odio e sterminio.

Giovedì sera ci sarà Loredana Vaccani, altra donna che ama la cultura e la semina senza far rumore, ad accompagnarci in questi versi. 

E Angioletto, che sorride, tra i fiordalisi e note che non possiamo ancora cogliere in tutto il loro splendore.

Giovedì 23 luglio, ore 21, biblioteca. 

martedì 27 gennaio 2015

La Memoria, l'umanità sempre perduta

La Memoria che resta, con il dolore. Vorrei che potesse essere alleviato, da qualche progresso dell'umanità, brillante o limitato.

Ma ogni anno, se possibile, va sempre peggio. La Shoah e persone che tentano di rimescolare le carte, di straziare ancora di più le vittime. Sortilegi che apparentemente non si possono spezzare.

Ogni anno chiedo scusa a quelle vittime, che hanno un volto, un cuore,una famiglia. Non domando perdono per allora, perché non ne ho la possibilità e il diritto.

Chiedo pietà per oggi. Per la Shoah negata, per quella strumentalmente usata,per ogni lacrima ignorata.

Ci sono momenti in cui vorrei gettare la spugna, perché negarlo? È tutto troppo orribile per essere sopportato. Poi, mi sfiora un pensiero della mia amica Angi, e del dialogo ideale, e così vero, con Etty Hillesum, che riuscimmo a leggere una studentessa e io, vincendo l'emozione.

E un dolce monito di Angioletto Castiglioni, più forte degli errori di Flossenburg: la cultura, la cultura umanistica può salvarci.

La Memoria, l'umanità ancora perduta. E sempre da ritrovare.



domenica 16 novembre 2014

Più nomi che volti

Chissà perché, quando la memoria mi funzionava ancora impeccabile, l'ho sempre immagazzinata più per i nomi che per i volti.

Per un risparmio, una selezione innaturale, per superficialità. O forse perché cerco ciò che ci definisce per sempre, e non ciò che cambia.

domenica 17 agosto 2014

Descrizioni impossibili

Posso dare la colpa alla miopia, entrata anche nell'anima, oppure vedere da un'altra prospettiva.

Gli amici mi indicavano dove era stata tolta un'enorme pianta, di cui non conservavo traccia memorica alcuna. Io che chiamo pure gli alberi per nome.

Sono poco portata alle descrizioni fisiche, proprio perché non vedo o non memorizzo troppi dettagli. I panorami più intensi, li posso raccontare partendo dalle emozioni. Se mi chiedete di descrivere un abito, anche di persone vicine, poi vado nel panico.

Descrizioni impossibili, se non chiudendo gli occhi, di un mondo visto solo da me.