Post in evidenza

SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

Visualizzazione post con etichetta saggezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta saggezza. Mostra tutti i post

sabato 1 novembre 2025

Natale, piano piano (e quel quaderno che parla di coscienza)

 

Ne sono consapevole (cribbio, una consapevolezza ogni tanto): è troppo presto. Ma chi sa quando Natale arriverà davvero: forse, solo quando il cuore è lieto, ovvero ben disposto alla speranza.

Non so quando potrò sperare, quando la vita mi schiaccerà. Allora corro nel paese del Natale a poco distanza da casa: ne sono stordita e liberata, mi lascio domare dalla coscienza della carta di credito al primo, limitato giorno.

È meglio che io mi lasci contagiare adesso dalla gioia, perché fra un giorno, una settimana, un mese chi lo sa.

Quando sto scegliendo un quaderno da colorare per la mia mamma, una signora mi taglia la strada. Penso sia una nonna, mi ritraggo di fronte alla furia dei desideri dei bambini, ma lei mi confida tenendo abbassato il capo: «È per mia madre, ha 90 anni, l'Alzheimer. Vive in Rsa, convinta di abitare con suo marito».

Le porta un quaderno da colorare, come ho fatto io, nella differenza delle situazioni. Non oso aggiungere mezza parola, è lei a precisare: «Mi spiace, mia mamma era così intelligente».

Anche la mia. Lo è ancora, lo sarà sempre. In una tempesta quotidiana di emozioni, lo dimostra oggi. Vorrei abbracciare la signora, ma resto a rispettosa distanza. È lei ad aggiungere, di sorpresa: «Sarà così anche per la sua».

Sì, la mia mamma era intelligente. È intelligente. Molto più precisa di me, afferma lei e io mi ritraggo di fronte a questa certezza. 

Non so quando potrò sperare, quando la vita mi schiaccerà. Corro nel paese del Natale e prendo quel quaderno che parla di coscienza. 

Natale piano piano, perché non si può sempre correre, ma solo vivere se si è saggi abbastanza e persino se non lo si è.



sabato 15 dicembre 2018

Una storia di gatti rossi

C'è stato un tempo in cui pensavo che i soli gatti che mi avrebbero salvato, erano rossi. Forse perché ero un po' rossa anch'io, le lentiggini fieramente a ricordarmelo.

Ero cresciuta tra mici tigrati e altri esaltati da un'accattivante unione di bianco e nero (no calcio, grazie). Finché da zia Angelica scoprii che i gatti potevano essere rossi. Io li chiamavo gatti pomodoro, mentre entravo nel suo regno di un freddo sano, non consumato da avidi caloriferi.

Scaldati quel che basta, senza ammalarti. I suoi occhi erano chiari e sinceri, come quelli della mia nonna che non mi ero mai goduta per la malattia. E lei rideva di un riso che allora mi veniva da definire furbo, ma oggi so essere saggio.

Perché la zia Angelica era una donna dolcisissima, capace di confezionarti meraviglie dal nulla con l'uncinetto, meglio ancora frasi sapienti con il suo intelletto.

Un giorno entrò suo nipote annunciandosi con il suo nome, Dante, e lei chiese: chi, Dante Alighieri?

Gli altri sorridevano, ma io conoscevo la verità. Zia Angelica era colta, la vera erede di sua madre. Lei leggeva tanto, tantissimo, e io rubavo qualche riga, mentre accendeva la stufa. Assorbivo ogni parola e mi inchinavo alla sua corte.

E che corte. Gatti rossi, impigriti dal sole e dalla sua tenerezza.

Così ancora oggi scrivo storie di gatti rossi. E sorrido pensando ai suoi begli occhi, immensi come la sua voglia di leggere e scoprire un'altra storia ancora. Magari come una di quelle che da piccola le leggeva sua madre.

La mia saggia bisnonna Serafina. Quanti segreti aveva lei, quasi quanto i gatti rossi.

domenica 9 settembre 2018

No more Mr. Nice Guy - canzone per la notte

C'è un tempo in cui ti insegnano a essere simpatico o gentile, tradendo la natura dei due termini. Qualcuno la definisce educazione.

C'è un tempo in cui ragioni di testa tua: perché devo piegare la testa senza chiedermi perché?

C'è un tempo in cui essere saggi, ovvero privarci. E dire: no, non voglio essere Mr. Nice Guy o Miss good girl, a prescindere. 

Voglio puntare gli occhi in ogni sguardo e decidere io cosa essere.

Anche se tutti e tutto mi sbraneranno, io intera riderò

No more Mr. Nice Guy

Alice Cooper - canzone per la notte 

giovedì 22 marzo 2018

Notte e il mio piccolo (è più grande di me)

Contemplo il cuore che mi ha inviato, muta risposta al mio messaggio. Così penso: il mio piccolo, è più grande di me.

Non è più piccolo, lo so, ormai è un giovanotto. Ma quando accadde a me, ciò che sta vivendo lui, perdere una piccola e fondamentale amica, io mi ricordo come reagii. Spaccai tutto, riversai la mia rabbia  e il mio vuoto, non toccai più cibo. Pensai che non fosse possibile, che non dovesse avvenire e non parlai a nessuno, per giorni.

Lui soffre, lo so, ma riflette. Pensa a quanto è stata importante nella famiglia. A quanto si è sentita amata. E mentre accarezzo la foto della sua amica volata via, penso proprio questo: il mio piccolo, è più grande di me. E vorrei almeno essere grande abbastanza, per riuscire a dirglielo.

Notte e il mio piccolo.

mercoledì 6 dicembre 2017

Registrare il Michele

Buttiamo le colpe addosso alle prime avvisaglie di atmosfera natalizia. Alle case della mia immensa famiglia che si aprono, si pregustano.

Fino agli ultimi anni, quando rimaneva un'isola di saggia felicità: andare a trovare Anna e Michele. Erano i cugini di papà, quelli che l'hanno sempre amato in ogni sorte, non lasciandogli mancare mai una visita. Figurarsi a Natale…

Allora torno a Natale, ma anche ai giorni d'estate, con l'orto che reclama attenzione da Michele. Ma lui resta con noi. Lo sguardo dolcemente esigente di Anna, fino all'ultimo istante. E suo marito che parla.

Io in quei momenti lo so bene, che dovrei registrarlo. Per la sua saggezza, le storie che mi svelano tanto della mia città e dell'umanità. Per la precisione, il linguaggio perfetto, la voce strepitosa.

Oggi penso: bisognava registrare il Michele, permettere a tutti di sentirlo, per sempre.

Poi mi arrendo: l'ho sentito io, e pochi o molti altri, il Michele. E siamo stati così fortunati, che io sento il bisogno di parlarne.

Registrare il Michele, non si poteva. Cercare di imparare, briciole dalla sua immensa storia, sì.

martedì 21 marzo 2017

I bambini alla tua altezza (anzi sopra)

Nella foto di gruppo, mi rendo conto che devo ringraziare i tacchi per non sprofondare. Perché tanti bambini  - specialmente le ragazzine, mi viene da notare - sono alti quanto me che ho pure una differenza artificiale.

Se ci penso su, mica mi stupisco. Io mi ero dimenticata chi fosse Zoom e chi me l'ha chiesto, mi ha pure beccata nonostante cercassi di farfugliare risposte poco convincenti.

- Ma tu lo sai chi è Zoom?

E ti tirano fuori un sacco di super poteri durante il laboratorio di fumetti, ma uno di loro la sussurra e poi non la ripete, come se sapesse che le parole veramente magiche non vanno pronunciate più di una volta.

Amici. Ci ripensi, mentre due bimbe si stanno aiutando con la matita incerta nel completare i disegni.

I bambini alla tua altezza. Anzi sopra.

giovedì 20 ottobre 2016

La signora Nanda e l'arte della maglia (tu sei capace)

Alla signora Nanda ho confessato che sta diventando la mia filosofa di riferimento. Dopo l'arte di attraversare, me ne ha offerta un'altra.

Perché lei sferruzza che è un piacere: maglia, uncinetto, punto di qua e di là. E io vorrei andare a lezione, ma sono frettolosa e impaziente.

Di più, le ho confessato che ho l'ansia di prestazione, in una famiglia che dell'uncinetto e della maglia era regina. A nove anni, in montagna sono andata a ripetizioni dalla moglie del macellaio. La mia sciarpa azzurra era stupenda, voragine centrale a parte.

- Balen, lascia perdere.

Non me l'ha detto con la voce, ma con gli occhi, che è peggio. Mi sono anche applicata: a ogni intervento chirurgico che subivo, prendevo in mano io i ferri della situazione e cercavo di gestire la convalescenza. Non potendomi muovere, avevo il tempo di coltivare la pazienza. Ma ogni volta mi sentivo o mi facevano sentire un fallimento: che è poi la stessa cosa.

- Signora Nanda, non sono capace.

Lei mi fulmina con lo sguardo: non dire  mai che non sei capace, tu puoi farcela benissimo.

Ancora una volta, mi parla di maglia e uncinetto e non solo.


http://neicassettidimalu.blogspot.it/2016/10/la-signora-nanda-e-l-dell.html

venerdì 7 ottobre 2016

Notte e quello che un'antica lingua dice

Non so quanti anni siano trascorsi dall'ultima volta in cui ho fatto un'intervista in dialetto. Un dialetto che non è il mio, ma lo accarezza, stretto da una comune saggezza.

E quello che dice un'antica lingua come questa, non fugge dagli occhi, al contrario lo fa brillare più forte. Quello che non si può tradurre in italiano, perché il cuore è refrattario ai vocabolari ufficiali. Quello che quando devi metterlo su un foglio vacilli, perché è troppo libero anche per lasciarsi intrappolare nell'inchiostro.

Così, quando devi versare quel liquido prezioso sotto forma di italiano, in gran parte, ti senti più  povero.E solo il ricordo dello sguardo, che suonava silenzioso,  ti aiuta a non perdere quella saggezza.

Notte e quello che un'antica lingua dice (non si perde)

sabato 13 agosto 2016

Tra le righe (qualcosa di nuovo)

Una vita a cercare di scrivere dentro le righe: non ne sono mai stata capace, così come i miei colori sfondavano i margini.

Poi apro il tuo quaderno, Elio, e so che devo scriverci qualcosa di nuovo. Di leggibile, di pazzo, di autentico, di svolta.

E mentre mi fingo ancora indecisa, leggo la frase che mi ricorda la marmellata appena assaggiata. Quel tocco piccante voleva dirmi qualcosa.

Sì, una buona ricetta: essere la nota piccante nell'eccesso di zuccheri.

venerdì 8 luglio 2016

Notte e cosa insegna una cucciola

Sei ancora una cucciola, bramosa di giochi e attenzioni. Eppure ci sono istanti in cui il tuo sguardo si fissa in una strana saggezza. Antica come il mondo, anche se dovremmo solo imparare.

Scomodo maldestramente Jung, ma tu stai nuotando laddove io non oso.

Cosa insegna una cucciola. Una saggezza antica come il mondo, da cui è sciocco fuggire, come da se stessi.

Notte e cosa insegna una cucciola.

sabato 8 novembre 2014

Diventare non vecchia come il maestro

In questi giorni di vano parlare, in questi giorni in cui insomma si cammina sul filo eterno della storia, mi chiedo: ma ho davvero capito cos'ha di speciale il mio maestro? In che cosa voglio essere come lui?

Sì, è colto. E sa usare l'italiano o il dialetto con uguale padronanza: mi sia perdonata la parola "usare", perché lui in realtà li fa vivere. E sa donare gioia. Sa suonare e cantare magicamente. Ti spiega la storia dell'arte. E' un padre e nonno perfetto. Ha un tempra che ti fa prendere una strizza, ma poi ti insegna la via: resistere resistere resistere.

Eppure, se dovessi scegliere, sento che non è questo che vorrei.

Lui non parla mai male di nessuno. Parla di storie da sempre, di tutti, con precisione. Buoni e meno buoni, casinisti e puri di cuore. Tu non cogli reale differenza.

Lui, non l'ho mai sentito parlare male di nessuno. Sarà questa la ricetta dell'eterna giovinezza?

Voglio diventare (non) vecchia come il maestro.