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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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lunedì 3 giugno 2019

Le mie radici, che non sono il mio merito

Lo vedo per le strade della mia città da un fiume di anni. Mi dicono più di venti, potrei tradurre una vita. La sua pelle fieramente d’ebano, la mia candida con non meno fiere lentiggini.

Ci chiamiamo fratello e sorella, ma forse solo stasera l’ho ascoltato. Lontano dalla sua terra, incursioni ogni tre, quattro anni. La tua casa che ti sembra forestiera via via, forse quanto quella in cui vivi.

Questa sera assume un senso ciò che non lo aveva, da qualche tempo. Io che ho viaggiato tanto, per restare placida sotto casa.

Da qualche tempo, sì, avverto il disagio quando sento inneggiare alle mie radici. Quando sento - in crescendo rossiniano - bustocca doc, lombarda doc, italiana doc. Forse persino europea.

Il disagio mi rivela la vera ragione: mica è merito mio, essere rimasta nella mia terra. Nessuno per ora mi ha cacciata, non sono stata migliore né peggiore di per sé di chi ci è arrivato dieci, venti, trent’anni  fa.

Le mie radici, un orgoglio. Non un merito. E a mio fratello, che vaga per strade che non sono mie, dico Grazie stasera.

sabato 12 agosto 2017

Il nonno e Kunta Kinte

Sto eseguendo il segno della croce come ordina il nonno al cimitero, e io - ignara nipote - obbedisco. 

Non lo vedo, li sento. Nel cuore di agosto il nonno spiega al nipotino scalpitante: questo è mio padre, questa mia nonna, questo mio nonno, questa mia zia.

La solennità è tale che penso a Kunta Kinte. All'importanza  di preservare la memoria di chi viene prima.

Come se la nostra terra che tutto divora, tenesse a debita distanza la tentazione di dimenticare.

Un nonno, un nipotino al cimitero e la certezza che questo giorno, il piccolo non lo scorderà mai.

martedì 17 gennaio 2017

Dove tutto inizia

Il piccolo santuario si apre una volta all'anno o giù di lì, non per pigrizia. Combatte contro i segni del tempo e intanto ci toglie la tentazione dell'abitudine.

Ma io lo respiro, nella sua umidità di luogo che troppo poco si schiude.

Qui è iniziato tutto: qui i miei bisnonni hanno giurato il loro eterno amore. Lei felice di poter costruire quella casa, che non c'era mai stata da bambina. Lui, chissà se osava guardarla in volto. Del resto, lì dentro c'è un'oscurità amica, di quelle che ti permettono di pensare ciò che vuoi.

Dove tutto inizia, anche la mia vita, e non solo.

Sant'Antonio, apriti piano e ripetimelo ancora mentre prego per mio padre: che nulla, finisce mai, se vogliamo tutto e non ci perdiamo dietro ogni cosa.

venerdì 10 giugno 2016

I cortili ne sanno di più

Lungo la via immobile del nonno si apre a un tratto un portone. Dentro, non avevo mai sbirciato, anzi pensavo che quella casa fosse disabitata.

Al contrario, stanno eseguendo modesti lavori all'ingresso e il mio sguardo fa ciò che io non oso: entra, seppur in punta di piedi. Ma si arresta presto, imbrigliato nella meraviglia. Perché quel cortile è magnifico, si direbbe regale. Non perché ricco: si sa che la nobiltà non ha la lucentezza dell'oro. Mura ammorbidite da vetrate affamate di sole, da balconi timidi e colori non meno riservati, il verde che si arrampica con discrezione, quasi più per trovare rifugio dal fracasso del mondo che da qualche parte infuria.

Mi devo allontanare, per non cadere in questa trappola del tempo. Poi, arrivata al portone dove nacque mio nonno, ecco che si apre come già altre volte è accaduto. Ma adesso mi accorgo che ci sono i  muratori nel cortile: forse lì finirà tutto sottosopra, forse rinascerà.

Mi devo allontanare, per non dire: fermatevi. O riportatemi indietro, fin dove non ero neanche stata. Dalla bisnonna e dai suoi bambini, tra cui il Giannino che tutti doveva poi consolare. Anche me.

I cortili ne sanno di più. I cortili ti riportano indietro, per mostrarti dove proseguire.

giovedì 14 aprile 2016

Tutti abbiamo un posto che ci ama

Mi imbarazza la mia domanda: qual è il tuo Paese d'origine? Io so che questo ragazzo dal volto limpido e dalle mani d'oro è italiano. La difficoltà di scrivere il suo nome mi spinge però verso le sue origini.

Perché, penso, tutti proveniamo da un posto bellissimo: un posto che amiamo e che ci ama, anche se a volte dobbiamo andarcene.

Moldavia, mi risponde. E io, che non la conosco affatto, mi sento dire: un Paese bellissimo. Lui annuisce e io non sono ipocrita. Gli confesso: l'ho conosciuta attraverso Expo. Il ragazzo sorride: ma noi siamo un Paese così bello, quel padiglione mi ha deluso perché non dice tutto ciò che siamo.

Anch'io sorrido e faccio un'altra confessione: quante volte vedevo il cartello con le girelle moldave, mai però le ho assaggiate. Temo - concludo - di essermi persa qualcosa di speciale.

Sì, mi assicura lui.

Tutti abbiamo un posto che ci ama. E nessuno può capire quanto sia bello.

domenica 4 gennaio 2015

Che cos'è il mio rione

Che cos'è il mio rione. Il luogo dove non sono nata. Il luogo dove non risiedo. Il luogo da cui comunque mi sono allontanata presto, stretta tra il centro e Milano.

Mi hanno strappata in tempi e modi insospettabili e ho perso tanto forse.

Il luogo senza piazza. La chiesa senza campanile. La chiesa con il campanile ritrovato, dopo tante battaglie. Il luogo del sindaco buono, che pregava davanti alla Madonna delle Rose e dalla politica non ha mai guadagnato nulla.

La chiesa dove ti ho detto addio.

Il luogo che sto riscoprendo, grazie a una cucciola curiosa. E tante persone, per la via, chiedono aiuto con gli occhi e voci vacillanti.

Il luogo che è anche un po' mio ufficio. La pasticceria dove bisogna passare a fare gli auguri e bere l'ultimo aperitivo dell'anno con l'amica di una vita e del mio rione: conosciuta all'asilo, dove non volevo stare.

Il mio rione, che ha un nome unico in Italia, e mescola nostalgie a orgoglio.

Il mio rione è quello che ti spinge a scrutare una persona e domandarle: ma tu sei del mio rione? E sta già scorrendo un film, da rivedere insieme.