Ci sono giorni un po' più complicati, che ti scaraventano addosso raggi di sole e scrosci di tempesta, senza che tu possa capire da cosa ripararti.
Giorni in cui senti le emozioni di tanti addosso a te, perché ce le hai dentro da prima ancora.
Io oggi vedo mio nonno, quando gli dicono che la sua azienda chiuderà. Lui ha i bambini piccoli, sua moglie fragile anche se non ancora apertamente malata: lei lavora tuttora, con fierezza. Lui prende le sue cose, dalla sua valle e decide che deve fare come gli altri: andare in città, dove tutti trovano lavoro.
Quando sei un contadino, prima che un operaio, è dura spingerti via dalla campagna, dalla sua consolazione anche solo temporanea. Ti infili in un palazzo che pur è una reggia rispetto al tuo cortile; ti fai docilmente portare in tintoria, a bere latte per contrastare tutto ciò che respiri. Ce la fai, perché hai i bambini piccoli. Perché sopra di te, hai persone che di te si prendono cura.
Ce la fai, ma raccomandi a tua moglie, prima che si ammali, si ammali troppo per poter lavorare se non seduta davanti a una macchina da cucire: donna, non restiamo nella stessa ditta, è troppo pericoloso. Se perdiamo il lavoro, che cosa facciamo. Se perdiamo il lavoro, non sarà più Natale.
Chissà come ce la fai, nonno, a stare chiuso dentro tra quattro mura, a bere latte, a poter respirare solo di tanto in tanto l'orto che ti sei faticosamente ricavato per ricordare un poco la tua valle, anche nella grande città. Conti i giorni, e anche i centesimi, per poter tornare a casa: fabbricarti una piccola dimora e fare il contadino, prima che l'operaio.
Cercando un lavoro, o forse il Natale: oltre alle buste paga, la tua luce viene dai gesti di riconoscenza del Tognella, il tuo titolare.
E in tutto questo cercare, mi raccontano proprio oggi, solo oggi di quando mio padre portava i clienti dell'azienda in cui lavorava, a pranzo in una trattoria. Ogni tanto vedeva il cavalier Tognella, sì, che era lì a mangiare.
A mangiare una minestra.
Cercando un lavoro (o forse il Natale).
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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lunedì 17 dicembre 2018
giovedì 19 aprile 2018
Che fine ha fatto la speranza
Perdendomi nei paradisi del design, ritrovo casa. Sì, per caso - si direbbe - mi trovo davanti alla chiesa amata da mio nonno, San Bernardino alle Ossa.
In questi momenti rimpiango ciò che non ho mai fatto, nella mia beata incoscienza di eternità. Posare la testa sulle ginocchia del nonno e chiedere: ma perché ami proprio quella chiesa?
Ci entro e prego, ma poi devo passare all'ossario. Perché non esiste pace finché non sei lì, a capire dove tutto finisce. Cerchi di contarli, quei teschi, e non riesci, tanto da pensare ereticamente che quello sia l'infinito.
Invece, lo sguardo si spinge in alto, alla Luce.
venerdì 23 marzo 2018
Io fieramente sentimentale
Quando non sanno come ferirti, balbettano banalità varie, del tipo: ma che ti prende? Oppure ti danno apertamente della sentimentale.
Un marchio di fabbrica da femmina, altro termine che usano ormai solo loro. Perché io sono una persona, di sesso femminile fieramente.
Quando mi danno della sentimentale, persino quando me lo rifilo io persino, penso a te, nonno Giannino.
Un uomo, immenso ai miei occhi. Così grande… non hai preso in braccio in me, nelle mie foto, ma il mio ugualmente immenso papà sì. E so che quando c'era qualcosa che ti sfiorava, ti segnava. Un'opera lirica, la sofferenza di tuo figlio, una perdita amara.
Ti rivedo in ogni istante, che non abbiamo condiviso. Quando ti sei trovato la casa depredata. Quando hai accompagnato tuo figlio sulla tomba dei tuoi fratelli.
E quando hai trovato la soluzione a un dolore superato: scampato pericolo, beviamo un bicchiere.
Io sono una sentimentale, come te. E non mi faccio calpestare da alcuna osservazione banale.
Io seguo le tue orme, testarda e leale. Come quando passo davanti alla lapide dei tuoi fratelli. Si chiamano Paolo ed Enrico, bello e delicato il primo, il secondo solo apparentemente più forte. Quando li lascio, dopo una preghiera, li sento che mi inseguono come miei guardiani.
Quasi quanto te.
Io fieramente sentimentale, nonno Giannino.
Io una Lualdi.
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mercoledì 22 novembre 2017
Giardini da ritrovare
Quando passo davanti al palazzo dove vivevano i nonni, lo sguardo corre al giardino che osservavo dal balcone. Giardino pieno di ragazzini e giochi. Giardino che non c'è più.
Poi sfoglio le foto e trovo quest'immagine della nonna, tutta fiera mentre coltiva sul suo terrazzino. Lungo e stretto, così piccolo rispetto all'immenso giardino, eppure curato con orgoglio.
E penso che ci sono i giardini perduti, ma più ancora quelli da ritrovare. Da coltivare contro vento, a volte persino contro l'umanità eppure per il suo bene. 

martedì 7 novembre 2017
Mio nonno e il giornale (la domenica)
Cadono frammenti del passato che non hai vissuto, eppure fanno parte di te.
Apprendo così che mio nonno, operaio del cotonificio, comprava il giornale la domenica. Solo la domenica. Non c'era molto tempo durante la settimana, nemmeno troppi soldi. Ma la domenica non si poteva rinunciare.
Anche se non c'ero, lo vedo che si avvia ad acquistare il quotidiano, con tutta la solennità scolpita nella sua postura fiera.
Mio nonno e il giornale, la domenica. E oggi una festa sciolta in tanti giorni, tutti uguali, in cui tutto uguale è vissuto, smarrendo il suo valore.
Apprendo così che mio nonno, operaio del cotonificio, comprava il giornale la domenica. Solo la domenica. Non c'era molto tempo durante la settimana, nemmeno troppi soldi. Ma la domenica non si poteva rinunciare.
Anche se non c'ero, lo vedo che si avvia ad acquistare il quotidiano, con tutta la solennità scolpita nella sua postura fiera.
Mio nonno e il giornale, la domenica. E oggi una festa sciolta in tanti giorni, tutti uguali, in cui tutto uguale è vissuto, smarrendo il suo valore.
sabato 26 agosto 2017
Notte e l'ultimo valzer
Il valzer, non sapevo di averlo ballato. Invece, ho scoperto di averlo fatto con te.Allora, non avevano nome quelle danze sfrenate nella cucina della Valle.
Dicevo: nonno, balliamo.
E tu mi prendevi le manine, Mario, e ballavamo attorno al tavolo di marmo, finché crollavamo perché ti girava la testa. Io - già troppo adulta - pensavo lo facessi per amor mio ed era anche vero. Eppure solo più tardi ho scoperto che da ragazzo amavi danzare. Le balere ti chiamavano e sprizzavi gioia ai movimenti segnalati dalla musica. Finché hai avuto un problema di salute, ma soprattutto finché la tua regina - bellissima e gravata da un destino bastardo - ha rivelato la sua malattia, molto più pesante.
Hai rinunciato, senza un lamento. Ogni tanto, però, prendevi la tua nipotina e la facevi ballare, intensamente, finché ti girava la testa.
Nonno, girava anche a me. Di gioia. L'ultimo valzer, l'ho ballato con te.
- Nonno, mi concedi questo ballo?
Notte e l'ultimo valzer.
Dicevo: nonno, balliamo.
E tu mi prendevi le manine, Mario, e ballavamo attorno al tavolo di marmo, finché crollavamo perché ti girava la testa. Io - già troppo adulta - pensavo lo facessi per amor mio ed era anche vero. Eppure solo più tardi ho scoperto che da ragazzo amavi danzare. Le balere ti chiamavano e sprizzavi gioia ai movimenti segnalati dalla musica. Finché hai avuto un problema di salute, ma soprattutto finché la tua regina - bellissima e gravata da un destino bastardo - ha rivelato la sua malattia, molto più pesante.
Hai rinunciato, senza un lamento. Ogni tanto, però, prendevi la tua nipotina e la facevi ballare, intensamente, finché ti girava la testa.
Nonno, girava anche a me. Di gioia. L'ultimo valzer, l'ho ballato con te.
- Nonno, mi concedi questo ballo?
Notte e l'ultimo valzer.
martedì 9 maggio 2017
Notte e tutto torna (don Giovanni)
Questa sera Mozart mi trasporta in un'altra vita. Vent'anni indietro, per la precisione. Ho respirato la morte e sono viva, nonostante le cicatrici: penso che la vita, la sbranerò lo stesso, ma adesso fa ancora male.
Sono una rocker maldestra che coltiva qualche certezza: tipo, musica classica stammi lontana; la lirica, non la considero.
Poi arrivo a Salisburgo. Sto ancora soffrendo, ma sorrido. Mi percuote, come uno schiaffo buono, la musica e mi metto a comprare cassette e cd di opere. Mozart e Puccini, soprattutto. Improvvisamente, ho un desiderio: ascoltare, vivere il "Don Giovanni". In Austria non riesco, ma porto la buona novella a mio padre, che si stupisce.
Come il nonno Giannino. Riprendo in mano i suoi libretti, di Rossini, Boito, qualche Verdi. Lui scrive con la matita e grafia elegante il proprio nome a vergare l'unico patrimonio che conti su questa terra. La musica, di tutti.
Devo ascoltare e vivere il Don Giovanni, ma per una serie di coincidenze non riesco. Solo stasera, con gente bella e innamorata della lirica senza tirarsela. Alla Scala, dove il nonno sgattaiolava appena poteva, quando finiva il lavoro. E' strano, ho sempre puntato sguardo e orecchie su Don Giovanni, Leporello, aspettavo per ore l'epilogo da brivido. Invece stasera mi devia l'attenzione Ottavio, uomo innamorato:
Dalla sua pace
la mia dipende;
quel che a lei piace
vita mi rende,
quel che le incresce
morte mi dà….
la mia dipende;
quel che a lei piace
vita mi rende,
quel che le incresce
morte mi dà….
Sento che tutto torna, anche la pace. Vent'anni dopo, nonno, sono qui. Ma da te e alla vita ero tornata da molto tempo.
Notte e tutto torna (don Giovanni)
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giovedì 4 maggio 2017
Notte e il nonno ti avvisa
La vita è un sobbalzo continuo e quando pensi di aver svoltato, ti trovi un sorpresa dietro la curva.
La mail di un nonno che ti avvisa su ciò che è più prudente per te da fare. Di nonni, non ne hai più da un pezzo su questa terra e figurati se devono scriverti via mail. Eppure non l'hai conosciuto così, questo nonno, ma grazie a una storia di Amicizia reale - non virtuale - che ti ha cambiata.
Così quando il nonno ti avverte a proposito di qualcosa che già ti aveva vista paradossalmente prudente, non ti senti più saggia, ma grata.
Perché è delizioso pensare che un nonno ti possa mettere in guardia, ancora.
Notte e il nonno ti avvisa.
La mail di un nonno che ti avvisa su ciò che è più prudente per te da fare. Di nonni, non ne hai più da un pezzo su questa terra e figurati se devono scriverti via mail. Eppure non l'hai conosciuto così, questo nonno, ma grazie a una storia di Amicizia reale - non virtuale - che ti ha cambiata.
Così quando il nonno ti avverte a proposito di qualcosa che già ti aveva vista paradossalmente prudente, non ti senti più saggia, ma grata.
Perché è delizioso pensare che un nonno ti possa mettere in guardia, ancora.
Notte e il nonno ti avvisa.
mercoledì 15 febbraio 2017
San Giovanni, quante volte il cielo
Quante volte sei sceso dalle tue scale e prima di correre su alle campane, ti sei fermato di fronte all'alba. Di fronte agli indizi di un nuovo giorno dietro alla basilica.
Nonno. E quante volte hai sognato, quanto hai temuto. Hai mai sperato che una nipote ottusa come me guardasse la basilica di San Giovanni e poi il cielo, dicendo.
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venerdì 3 febbraio 2017
C'è sempre un fiume
C'è sempre un fiume che sospinge le nostre vite. In un libro, mi ha portato così lontano, o forse estremamente vicino. In un altro mi sta facendo sentire le emozioni di una creatura calpestata dentro di me.
C'è un fiume che mi separa dal mio paradiso di collina.
E c'è un fiume in cui si tuffava il nonno Mario, prima che lo martoriassero. Ci sono passata accanto, Olona silenzioso. La gente che correva o passeggiava, io con la cucciola provavo ad imitarla, ma nessuno può riportarmi quel profumo di primavera che cozzava contro i vapori di morte. Una battaglia infinita, a cui mi sottraevo.
Perché era sempre il fiume dove il nonno si tuffava con gli amici e mi sembra di sentire le risate di quella ingenuità libera.
sabato 29 ottobre 2016
Notte e (anche se non sei) l'ultimo barbiere
Lo so che non sei l'ultimo barbiere, signor Nino. Che altri egregiamente svolgono questo mestiere. Che neanche ti sei allontanato troppo.
C'eravamo sfiorati alcuni anni fa, a pochi passi dal luogo dove era nato mio nonno, sotto il canto ostinato delle campane. Avevamo parlato della sua arte, della tua arte. C'era un filo che vi legava e io lo sfioravo.
Adesso un amico mi annuncia che te ne sei andato, anche tu. Il nonno che prendeva per il naso il re, magari lo fa bonariamente anche con gli angeli. E io penso che tu, l'ultimo barbiere, forse lo aiuterai con un sorriso.
notte e (anche se non sei) l'ultimo barbiere.
http://www.nomosedizioni.it/catalogo.php?b=09NMS266
C'eravamo sfiorati alcuni anni fa, a pochi passi dal luogo dove era nato mio nonno, sotto il canto ostinato delle campane. Avevamo parlato della sua arte, della tua arte. C'era un filo che vi legava e io lo sfioravo.
Adesso un amico mi annuncia che te ne sei andato, anche tu. Il nonno che prendeva per il naso il re, magari lo fa bonariamente anche con gli angeli. E io penso che tu, l'ultimo barbiere, forse lo aiuterai con un sorriso.
notte e (anche se non sei) l'ultimo barbiere.
http://www.nomosedizioni.it/catalogo.php?b=09NMS266
venerdì 10 giugno 2016
I cortili ne sanno di più
Lungo la via immobile del nonno si apre a un tratto un portone. Dentro, non avevo mai sbirciato, anzi pensavo che quella casa fosse disabitata.
Al contrario, stanno eseguendo modesti lavori all'ingresso e il mio sguardo fa ciò che io non oso: entra, seppur in punta di piedi. Ma si arresta presto, imbrigliato nella meraviglia. Perché quel cortile è magnifico, si direbbe regale. Non perché ricco: si sa che la nobiltà non ha la lucentezza dell'oro. Mura ammorbidite da vetrate affamate di sole, da balconi timidi e colori non meno riservati, il verde che si arrampica con discrezione, quasi più per trovare rifugio dal fracasso del mondo che da qualche parte infuria.
Mi devo allontanare, per non cadere in questa trappola del tempo. Poi, arrivata al portone dove nacque mio nonno, ecco che si apre come già altre volte è accaduto. Ma adesso mi accorgo che ci sono i muratori nel cortile: forse lì finirà tutto sottosopra, forse rinascerà.
Mi devo allontanare, per non dire: fermatevi. O riportatemi indietro, fin dove non ero neanche stata. Dalla bisnonna e dai suoi bambini, tra cui il Giannino che tutti doveva poi consolare. Anche me.
I cortili ne sanno di più. I cortili ti riportano indietro, per mostrarti dove proseguire.
Al contrario, stanno eseguendo modesti lavori all'ingresso e il mio sguardo fa ciò che io non oso: entra, seppur in punta di piedi. Ma si arresta presto, imbrigliato nella meraviglia. Perché quel cortile è magnifico, si direbbe regale. Non perché ricco: si sa che la nobiltà non ha la lucentezza dell'oro. Mura ammorbidite da vetrate affamate di sole, da balconi timidi e colori non meno riservati, il verde che si arrampica con discrezione, quasi più per trovare rifugio dal fracasso del mondo che da qualche parte infuria.
Mi devo allontanare, per non cadere in questa trappola del tempo. Poi, arrivata al portone dove nacque mio nonno, ecco che si apre come già altre volte è accaduto. Ma adesso mi accorgo che ci sono i muratori nel cortile: forse lì finirà tutto sottosopra, forse rinascerà.
Mi devo allontanare, per non dire: fermatevi. O riportatemi indietro, fin dove non ero neanche stata. Dalla bisnonna e dai suoi bambini, tra cui il Giannino che tutti doveva poi consolare. Anche me.
I cortili ne sanno di più. I cortili ti riportano indietro, per mostrarti dove proseguire.
martedì 10 maggio 2016
Forse era con l'Alfredo (i giorni di Moro)
Se n'è andato l'Alfredo, che per aiutare il nonno faceva la spola dalla valle alla città.
Mario, via la bicicletta, ma che pullman, non scomodare tua figlia: ti porto io.
Nei paesi funziona così e io ho visto spesso arrivare il nonno con l'Alfredo, silenzioso milanista, una macchina piccola che per me allora era enorme.
Adesso mi dicono che l'Alfredo se n'è andato, tanti anni dopo la partenza ultima del nonno, e in quei momenti in televisione si parla di Moro. E io ricordo dov'ero quando seppi di Moro: in auto, con il nonno che scuoteva la testa, con gli occhi addolorati.
Non so se fossimo con l'Alfredo, forse eravamo con l'Alfredo. Chissà perché sento che eravamo davvero con l'Alfredo e il dolore aveva, se non un senso, una consolazione, perché viaggiavo con il nonno e il suo amico su una macchina piccola, ma per me enorme, dove non poteva accadermi nulla.
Mario, via la bicicletta, ma che pullman, non scomodare tua figlia: ti porto io.
Nei paesi funziona così e io ho visto spesso arrivare il nonno con l'Alfredo, silenzioso milanista, una macchina piccola che per me allora era enorme.
Adesso mi dicono che l'Alfredo se n'è andato, tanti anni dopo la partenza ultima del nonno, e in quei momenti in televisione si parla di Moro. E io ricordo dov'ero quando seppi di Moro: in auto, con il nonno che scuoteva la testa, con gli occhi addolorati.
Non so se fossimo con l'Alfredo, forse eravamo con l'Alfredo. Chissà perché sento che eravamo davvero con l'Alfredo e il dolore aveva, se non un senso, una consolazione, perché viaggiavo con il nonno e il suo amico su una macchina piccola, ma per me enorme, dove non poteva accadermi nulla.
giovedì 21 aprile 2016
Eppure il nonno (saper cominciare)
Non c'è nessuno al mondo che mi possa mancare più di mio padre. Eppure stanotte penso ai nonni. A nonno Mario in particolare, perché è rimasto in fondo ai cassetti per pudore.
Il nonno che mi insegnò a non alzare la voce, nemmeno se non senti. A giocare a carte (con nonno Giannino, pure), ma senza ratelare.
Lezione principale: se compri una brioche una nipote, devi comprarla uguale per l'altra. Che sei hai ventimila lire, le dividi equamente per le due discendenti.
Il nonno, per saper cominciare bene.
nessuno mi manca come mio padre. Eppure il nonno, oggi...
Il nonno che mi insegnò a non alzare la voce, nemmeno se non senti. A giocare a carte (con nonno Giannino, pure), ma senza ratelare.
Lezione principale: se compri una brioche una nipote, devi comprarla uguale per l'altra. Che sei hai ventimila lire, le dividi equamente per le due discendenti.
Il nonno, per saper cominciare bene.
nessuno mi manca come mio padre. Eppure il nonno, oggi...
martedì 12 gennaio 2016
Nonno balliamo fino a scoppiare a ridere
Nonno. Sei il più alto. Il più maestoso, lì sulla destra. La nonna va fiera di te. Balli da Dio. Balli che vinci tu, persino con la tua piccola, attorno al tavolo.
Balli fino a scoppiare a ridere, e lei con te.
Nonno. Hai il nome umile di Mario. E sei nato il giorno di San Modesto.
Forse è per questo - dai, offri un alibi alla tua ratelata preferita - che non sopporto chi fa sempre il personaggio.
Ogni volta che passo da Cernobbio, è più bello perché penso a voi, al vostro unico giorno di vacanza, alla mia fortuna immeritata.
Ma io preferisco chiamarla dono.Come quello che rinnovi a me, ogni volta per il tuo compleanno.
Balliamo fino a scoppiare a ridere.
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lunedì 16 novembre 2015
Le lacrime di un nonno
Tra gli auguri a un nonno, spuntano le sue lacrime. Pensa ai suoi anni, ai suoi acciacchi, al tempo che scava il tempo?
- Penso a Parigi, a tutta questa morte, alla guerra. Dove andranno i miei nipoti?
Le lacrime di un uomo che dalla distruzione ha saputo costruire e ora si guarda attorno, sono le più terribili. Le lacrime di un uomo che non osa guardare avanti, per amore.
Le lacrime di un nonno.
martedì 26 maggio 2015
Via Milano, passo dopo passo
Via Milano rivive, passo dopo passo. Non puoi distogliere lo sguardo, perché ogni suo scorcio è vita.
Vorresti tirare dritto, magari sei triste o semplicemente stanco: eppure un'occhiata ti chiama.
Via Milano. Basega. Vie, contrade, anche il nonno forse si affretta per tornare a casa, finché la sua basilica lo chiama.
Io vorrei scoprire angoli perduti, eppure rimasti vicino a noi, forse persino dentro di noi, nonno.
In tra da nögn
Vorresti tirare dritto, magari sei triste o semplicemente stanco: eppure un'occhiata ti chiama.
Via Milano. Basega. Vie, contrade, anche il nonno forse si affretta per tornare a casa, finché la sua basilica lo chiama.
Io vorrei scoprire angoli perduti, eppure rimasti vicino a noi, forse persino dentro di noi, nonno.
In tra da nögn
Tra di noi, bustocchi, e aperti al mondo intero. Grazie a questa associazione che stasera (mercoledì 27) alla Rava e alla Fava passeggerà nel cuore della mia città facendo suo il viaggio di Giovanni Bandera. E quello di mio nonno, e di ogni nonno, di ogni persona di buona volontà che qui ha camminato trovando sempre il tempo di occuparsi degli altri.
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