Post in evidenza

SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

Visualizzazione post con etichetta Expo2015. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Expo2015. Mostra tutti i post

venerdì 1 maggio 2020

Il mondo (di) cinque anni fa

Cinque anni fa il mondo. O il mondo di cinque anni fa. Risento l'eccitazione di varcare la soglia di Expo2015, poter ascoltare voci e nazioni diverse, addentare una cultura nuova. Ho parlato con tutti, persino con una mela.


Quel primo giorno era una promessa e nei mesi seguenti si è in parte mantenuta. In parte, perché di fronte all'immensità del pianeta e alla mia piccolezza ho colto briciole qua e là. Mi sono rimasti dentro Paesi che prima non guardavo con troppo interesse, dalla lontana Colombia alla più vicina Polonia. Ho avvertito l'impegno che incalzava, ma ancora non riuscivamo a prendere sul serio, per la Terra. Ho sentito, complice il libro che stavo scrivendo, che dovevo incamminarmi sul sentiero del rispetto per le creature diventando vegetariana: piano piano, sarebbe successo. Mi ricordo una fiammata lì, anzi due.

La scena di un animale non solo ucciso, ma esposto dileggiandolo. Non me la toglierò più dalla mente e lì ho cominciato a ribellarmi.

E poi, nella mente mi inseguivano le parole di un uomo straordinario come Elio Fiorucci: l'ode alle creature che mi fece durante un'intervista poche settimane prima, quella che conservo ancora gelosamente nelle mie carte virtuali. Gli appunti, più dell'intervista.

Eppure oggi ciò che grida, forse che stride, è quella folla da tutto il mondo, che il mondo voleva scoprire.

Adesso siamo rintanati nelle nostre case, per salvarci, e sbirciamo gli altri come stanno alla finestra della tv.

Il mondo cinque anni fa, quando eravamo sicuri di poterlo cambiare. E adesso, dobbiamo cambiare noi. Forse finalmente.


domenica 1 maggio 2016

Expo senza gridare

Non sono ancora le nove, aspetto e fremo di entrare. Ma è fuori che inizia il confronto con il mondo. Un australiano, una svizzera e un abitante di Rho: potrebbe sembrare una barzelletta,invece è Expo.

In fin della fiera, da fiera potevo trattarla. Penso a quelli che - spesso dalla comoda e noiosa sedia - mi hanno etichettata come fanatica, o come Expo ottimista in termini ironici.

Eppure ho vissuto un unico ottimismo: la possibilità di incontrare il mondo, di stupirmi, di trovare ciò che mai avevo cercato.

Non so quante volte io sia stata a Expo. Per lavoro più che altro, poche volte spensierata, una volta per esperimento social.

So solo che ogni volta ho imparato qualcosa. E non conosco niente di più bello.

Expo, senza gridare, solo sforzandosi di imparare, per migliorare se stessi, se non il mondo.

http://www.amazon.it/Expo-nessuno-uscir%C3%A0-uguale-qui-ebook/dp/B01B0460DA

Notte e ogni angolo del mondo (è affar mio)

Gli affari non sono mai stati il mio forte. Ma dopo Expo ho qualche certezza. Con tutti i volti, le storie, i sorrisi, anche le lacrime, adesso è ancora più difficile.

Più difficile chiudere gli occhi e fregarsene di ciò che accade lontano: il che è generalmente lo sport più diffuso.

Ci pensavo stasera vedendo le foto del primo giorno: il padiglione dell'Ecuador, quello del Giappone. Due Paesi sconvolti da una tragedia simile, in questo periodo. Ma altri casi potrei citare.

Io non so se i conti siano tornati, se Expo sia stato un grande affare o un flop.


So che adesso nel mio cuore ogni angolo del mondo è affar mio.

Notte e ogni angolo del mondo.

mercoledì 20 aprile 2016

Il cibo e il pianeta della porta accanto

Nutrire il pianeta: l'abbiamo ascoltato, visto, abbiamo firmato una carta di cui ora sento parlare così poco a sei mesi dalla fine di Expo.

Poi lo vedo. Vedo mani che offrono il cibo, perché è di tutti e nessuno ne deve rimanere privo. Occhi che accompagnano questo gesto, perché mangiare da soli è poco umano. Uno sforzo quotidiano, che sgorga da settimane con naturalezza: ciascuno può offrire il proprio contributo, di tempo, di sostegno, di attenzione.

È nella mia parrocchia, Sant'Edoardo, e mi fa pensare al concetto di prossimo. Nutrire il pianeta, è nutrire il prossimo. Nutrire anche il quartiere, la tua via, il tuo condominio dove magari qualcuno non ha quasi nulla e cerca di non farlo capire: ma il cuore ha occhi che sanno scavare per aiutare, con rispetto.

Nutri il tuo vicino, da qualsiasi luogo del mondo venga, perché vicini siamo tutti.


martedì 19 aprile 2016

Cosa sapevo, cosa so dell'Ecuador

Dell'Ecuador non sapevo nulla, poi ho appreso qualcosa, briciole da Expo e un mare di emozioni da una mamma innamorata.

Dell'Ecuador so che soffre, come il Giappone. Chissà perché entrambi mi sono parsi Paesi cortesi, e tormentati oggi dalla nostra indifferenza.

Dell'Ecuador so che ha tremato. Di noi che non ci scuotiamo mai.

http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/09/marocco-ed-ecuador-e-son-viva.html

giovedì 14 aprile 2016

Tutti abbiamo un posto che ci ama

Mi imbarazza la mia domanda: qual è il tuo Paese d'origine? Io so che questo ragazzo dal volto limpido e dalle mani d'oro è italiano. La difficoltà di scrivere il suo nome mi spinge però verso le sue origini.

Perché, penso, tutti proveniamo da un posto bellissimo: un posto che amiamo e che ci ama, anche se a volte dobbiamo andarcene.

Moldavia, mi risponde. E io, che non la conosco affatto, mi sento dire: un Paese bellissimo. Lui annuisce e io non sono ipocrita. Gli confesso: l'ho conosciuta attraverso Expo. Il ragazzo sorride: ma noi siamo un Paese così bello, quel padiglione mi ha deluso perché non dice tutto ciò che siamo.

Anch'io sorrido e faccio un'altra confessione: quante volte vedevo il cartello con le girelle moldave, mai però le ho assaggiate. Temo - concludo - di essermi persa qualcosa di speciale.

Sì, mi assicura lui.

Tutti abbiamo un posto che ci ama. E nessuno può capire quanto sia bello.

martedì 5 aprile 2016

Come se fosse ancora Expo

Sto passeggiando nella folla e mi trovo paralizzata dalla sorpresa: ma che meraviglia, il giardino di Israele. E ancora non ho scoperto gli elementi essenziali della Colombia. Sono convinta - che sciocca - di conoscere a menadito l'Europa. L'Asia è lontana, ma si vuole lasciare scoprire, tutta.

Basta una serata a condividere vecchie conoscenze dell'Esposizione universale e nuovi segreti.

Chi se ne frega di chi prende in giro: ho imparato più in sei mesi che in anni di pareti scolpite attorno a me.

Come se fosse ancora Expo. E' ancora Expo. Solo ora capisco quanto io sia cambiata, quanto stia cambiando.

http://www.amazon.it/Expo-nessuno-uscirà-uguale-qui-ebook/dp/B01B0460DA

martedì 26 gennaio 2016

Non chiediamo più a Expo, ma a noi

Eravamo all'ombra di una quercia, vera e profonda, che respirava il lago a Ispra quasi un anno fa. Ci siamo emozionati come e più dell'Albero della Vita.

Mi ricordo l'intensità di quel dibattito, come di quello successivo quando Expo già si avvicinava a metà percorso. È anche per questo che è sorta l'idea: perché non raccogliere questa intensità e farla rimanere. I padiglioni se ne andranno, chi avendo colto l'occasione di un messaggio bellissimo, chi no. Chi griderà al successo, chi allo scandalo.

Ma noi, rimarremo uguali? In questo caso, sarebbe una sconfitta. Per noi, per il futuro. Un discorso che abbiamo provato a impostare con persone alle quali sono grata. Perché sanno guardare, analizzare, responsabilizzare, con uno sguardo speciale.

Ecco il libro: Expo, uscirà uguale da qui. Con Expovillage

Raffaele Nurra è stato un cardine per me, fin dall'inizio: grazie alla sua esperienza e alla sua arte, mi ha guidato subito a percorrere Expo nei suoi tracciati e nella sua anima.

Monsignor Franco Agnesi ci ha trasmesso la forza del nostro cambiamento. Non il cambiamento da chiedere sempre agli altri, ma a noi stessi. Alle tante opportunità che abbiamo di migliorare il nostro mondo.

Roberta Bertolini e Andrea Della Bella non sono Expottimisti nel senso un po' superficiale che spesso sento dare. Hanno scoperto, vissuto, messo a fuoco il loro punto di vista e non solo, come scoprirete anche voi. Ho imparato tanto grazie a questi due colleghi straordinari.

Paolo Genoni è un medico e una persona che abbraccia, non esclude. Le sue riflessioni sono preziose.

E il maestro.... Be', Ginetto Grilli ha scoperto Expo dove nessuno sospettava, da bravo poeta.

Volevamo sorridere, anche criticare, prendere in giro, ma soprattutto cambiare. Hanno cercato di raccontarlo le nostre parole, a maggior ragione le vignette di Tiziano Riverso. Abbiamo cercato di amare e spronare il nostro territorio. La provincia di Varese, che unisce città e luoghi così diversi: sai quanto costa a una bustocca sbilanciarsi così, lasciatemi scherzare un po'.

Ama la tua terra, per amare il mondo.

Credo che l'aspetto più Expo di questo libro sia rappresentato da coloro ai quali è destinato. Suor Marcella e la sua gente, ad Haiti. Non uscire uguali da Expo significa anche continuare a ricordarsi dei più poveri.

Grazie a tutti i compagni di viaggio, oggi e domani.





http://www.amazon.com/dp/B01B0460DA

giovedì 31 dicembre 2015

Expo e la fortuna delle persone



Sfogliando le immagini dello smantellamento, ho il coraggio di tirare fuori ancora le foto di sei mesi di vita.

Una chance, una fortuna accumulata con i chilometri, la fatica, la stanchezza, incontrare Expo. E questo anno non la porta via, anzi...

Ripenso alle tante fiere nel mondo affrontate da mio padre: voleva vendere i telai, ma la conquista più profonda era l'incontro con la gente.  Quando ero piccola, quante persone di ogni nazione sono entrate a casa nostra. E il mondo era di casa per me.

Io ho fatto molto meno fatica. In comune resta quella gioia di aver ascoltato, respirato, guardato un'umanita così varia.

Non potrò mai spiegarlo, né mi importa di fronte a chi ha visto solo una fiera, stupenda oppure orribile.

Io ho avuto la fortuna di vedere tante persone. E, per fortuna, non sarò uguale a prima.

Ciao Expo, ciao 2015.

PS: a proposito, celebriamo anche gustando le rondelle di mele svizzere, un'unica e preziosa bustina.





lunedì 23 novembre 2015

Expo, non si fa così

Il senso di un bimbo per Expo. Lo incroci fuori che sta prendendo a calci l'aria e il mondo, quindi alza lo sguardo e sbotta: sì, ma non si fa così.

Così come, bambino? Torna in me all'improvviso questa immagine.

E lui placa la sua furia di gesti e la dirotta sulle parole: Una cosa così bella prendere e farla finire subito.

Ma è durata sei mesi, piccolo.

Guai a parlargli così, riprende fuoco: infatti, è finita subito; potevano farla durare di più. E poi cancellare tutto così.

Bravo bimbo che sai dire anche ciò che noi - per contratto di adulti - non possiamo neanche pensare.

martedì 3 novembre 2015

Quello che resta

Il menù tedesco pochi minuti prima della chiusura del ristorante assomiglia alle torri svizzere. Sta finendo tutto.

Righe tracciate con severità, eppure con un'ombra artistica ci conducono alla verità: resta poco, pochissimo. E si galoppa verso la chiusura, tra una birra e un applauso ai cuochi che sfilano come in passerella.

Ma state chiudendo davvero? Possiamo prendere i menù?

E loro: chiudiamo, prendete.

Fissiamo il menù come promemoria di ciò che resta, perché ci è venuta una deliziosa voglia di cucinare. Per (stare con) gli altri.

sabato 31 ottobre 2015

Notte e sono tornate le stelle

La luna ci accompagna fedele, dalla terra al treno, fino al viale bello mio, intinto nell'autunno. E' rimasta accanto, discreta partner, all'Albero della Vita. Ha dato un'occhiata ai padiglioni che si spegnevano via via. Ha accarezzato l'aria fresca e illuminato ogni tappa.

Corro a casa, corro dal calore degli abbracci. E lei c'è ancora. Ma solo tardivamente, mi accorgo che non è sola: accanto, sono spuntate le stelle. Non saprei dire se siano angeli o streghette. Conta che siano tornate.

Notte e sono tornate le stelle.

venerdì 30 ottobre 2015

Expo e gli incontri

Lascia Expo a chi ha manie di grandezza o complotti.

No, cribbio, non gliela lascio affatto.

Ieri ho pianto di felicità per una ragazza che ha trovato lavoro. Ho pianto di tristezza, ancora poco abbonata alla vita, per ciò che se ne deve andare.

Avanti, chi se ne frega di ciò che se ne deve andare. Legno, cemento, deliziosi arredi.

Ma restano le persone. Le persone che mi hanno aiutata, delusa, sostenuta, fatto gioire e arrabbiare.

Le persone sono l'eredità di Expo, per cercare di aiutare il pianeta tutto, con le sue fragili creature.

Le manie di grandezze, i complotti, le attese del nulla: amen.

A Expo sono grata, per gli incontri.

Expo sta cominciando

Un amico e compagno di incursione social mi ammonisce: guarda che non devi piangere. Tranquillo, sarò uomo, gli prometto.

Oggi Expo finisce. Ma per me è già finita da qualche giorno. Dall'unica volta ottobrina in cui mi sono presentata spensierata e i pensieri mi hanno subito trafitta, insieme alla folla. Nessun rammarico: avevo già avuto l'occasione di respirarla. Era pure finito il caffè made in Colombia da acquistare: tutti segni, è chiaro.

No che non piango. E non perché sia vittima di una malia, ma perché - come ho già avuto modo di dire - ho potuto conoscere tante storie e persone, più forti dei programmi ufficiali, delle strutture e anche delle sovrastrutture, per così dire. Una realtà viva, che mi accompagnerà sempre. Assieme ai Paesi che non potrò mai visitare eppure mi hanno abbracciata.

Prima di quest'ultima tappa, ho visitato Milano per un altro motivo, dopo qualche settimana di lontananza. Ho sorriso, sbarcando, perché poche ore prima una persona che stimo mi aveva detto: e ora senza Expo, quante occasioni in meno avrò, che farò? Ma sì, visiterò di più Milano.

Milano strizza l'occhio, ammantata di una luce nuova che non può essere solo l'autunno.

Ma sì, Expo sta cominciando. Bisogna dirle addio, per rinascere.

#mammagiurochenonpiango

lunedì 26 ottobre 2015

Notte e forse la nebbia

Sommersa da immagini della nebbia a Expo, umide di stupore, voglio meravigliarmi anch'io.

Così la nebbia è l'epilogo di un evento, di una sfida, di un sogno. E di quanti nostri desideri.

Oppure ammicca soltanto, ed è l'inizio.

La differenza, non la traccia la nebbia: la facciamo noi.

Notte e forse la nebbia.

giovedì 22 ottobre 2015

Quanto dura un abbraccio

Medito sulla strana mattina che mi ha strappato lacrime di gioia.

Ho un'amica che vive lontano in un luogo meraviglioso e sofferente: da tempo non riuscivo a vederla.

Ho un amico che si è trasferito: meno distante, ma sempre troppo. In questi mesi ci eravamo ripromessi di vederci a Expo, anche perché lui è intelligente e oltre alla felicità di un abbraccio avrei imparato molto.

Tutto in una mattina. Riesco ad abbracciare lei, a girare i video che le servono per i suoi laboratori, a farle foto, a stringerci anche in un selfie. Un'ora che misura di immensità.

Sono contenta, peccato solo che forse oggi dovevo vedere anche il mio amico e non ci sono riuscita, devo scappare.

Alla stazione sbuffando e correndo, una voce - anzi due, in simbiosi - grida: Marilena.

Mi giro ed è lui, con sua moglie.

Ci siamo abbracciati qui, a pochi metri dal mondo, e mi è parso di abbracciare il mondo.

Quanto dura un abbraccio...

Grazie.

martedì 13 ottobre 2015

Laboratorio del silenzio

Nel padiglione ceco mi imbatto nel laboratorio del silenzio e sono tentata di non uscirne. La natura, la vita vibrano con i suoni che osano infrangere l'aria. Anche la luce parla sottovoce.

Mi chiedo come sarebbe migliore l'esistenza, se in ogni luogo ci fosse un laboratorio del silenzio. Un rifugio, dove la vita possa riprendere fiato.

mercoledì 16 settembre 2015

Notte e ho girato il mondo con i ragazzi

Le forze un po' consumate dal giro del mondo, sarà per questo che mi fermo volentieri con i ragazzi. Sono di una scuola della Valle Olona e presto andranno a Expo.

Sbagliato, alcuni di loro ci sono già stati e ci torneranno con i compagni. Altri non sanno che aspettarsi. Altri ancora non si attendono nulla, se non un giorno con i loro amici, a scappare via dalla scuola.

E non è già una bella attesa? Perché stare con gli altri, che siano vicini o lontani, è un dono che non si può nemmeno pregustare in modo adeguato.

Parlo di Expo a questi ragazzi. Li ascolto. Anche chi si vuole dichiarare distratto, ha qualcosa che io posso afferrare come una guida per la prossima tappa.

Ho un'unica raccomandazione, da barbosa adulta: ragazzi, non fate come me che bigiavo le lezioni di geografia, perché preferivo studiare due volte la storia. Il tempo mi ha fregato mentre era lo spazio la parte più avvincente.

Lo so oggi che torno bambina, tra voi e grazie a Expo.

Notte e ho girato il mondo con i ragazzi.

giovedì 10 settembre 2015

Perché la Polonia

Non voglio entrare in Polonia, so già tutto e voglio fare la snob a ragion veduta. È pure troppo vicina, che esploratrice sarei?

Mi obbligano a entrare e io cado vittima di questo padiglione. Perché che sapevo della Polonia? Poco o nulla, meglio se confuso. A Expo adoro la Polonia, mi piace la sua scala che porta su in fretta al cielo, il giardino che respira, persino il trenino di cioccolato e il film che rivela troppe battaglie, troppo ferite. Mi piace pure che non fosse pronta, il primo maggio, perché la bellezza ha i suoi tempi.

Adoro la Polonia perché sapevo tutto, e mi ha schiacciato gridandomi: non sai niente. Specchio di vita, bagno di umiltà. E lezione di bellezza, snobbata perché troppo vicina per essere vista.

giovedì 3 settembre 2015

Marocco ed Ecuador, e son viva

Mi è capitato di scoprire in tempi abbastanza ravvicinati i padiglioni di Marocco ed Ecuador a Expo. Li unisco, in questo cassetto, perché mi hanno innescato una sensazione simile.

Stupenda, per cui non riesco nemmeno a esternare degnamente la mia gratitudine: quella di essere avvolta dalla vita. Oh sì, la tecnologia si presenta puntuale, per trasmettere due Paesi così diversi. Ma lo fa investendo i sensi, a partire dal bistrattato olfatto. Plasmato, quest'ultimo, per sentire troppo o nulla, peggio, tutto uguale, qui si riprende il proprio spazio.

L'Ecuador, l'ho rapidamente visitato, dopo aver ascoltato il racconto di quella signora che una bimba di quel Paese aveva adottato. E forse per questo ne ho tratto dolci conferme a uno stupore crescente. Non ne sapevo niente, ma avevo un alibi.

Per il Marocco, non ne possiedo alcuno. E' un mio vicino. Conosco moltissime persone che provengono da questo Paese.

Visitando il padiglione, ho capito solo una cosa: non ne so niente. Non l'ho mai guardato, odorato, ascoltato, attraversato, neanche con il cuore.

Del mio vicino, non solo non sapevo un tubo, ma nemmeno mi interessava apprendere qualcosa.

Adesso, i miei sensi lo stanno ancora raccontando all'anima.

Non so se Expo servirà qualcosa ai grandi problemi del mondo.

Mi consolo con il fatto che sta qua e là denudando la coscienza di una piccola donna.