Oggi mentre raccoglievo come di consuetudine il bisognino della mia cagnolina, ho avvertito una certa tenerezza per me stessa.
Intendiamoci, è cosa doverosa e non mi pesa. Mi dà molto più fastidio, quando - magari con il buio - mentre eseguo l'operazione, inciampo in qualcosa dal profumo inequivocabile e mi rendo conto troppo tardi che qualcuno non è stato così solerte.
Ma la quasi tenerezza sorge da uno sguardo più accurato attorno al punto dove la piccola si è appartata. Erba, poca e malconcia. Mozziconi, abbondanti. Pezzi di plastica. Oggetti non meglio identificati. Non si tratta di un'aiuola nascosta, bensì di quelle che si affacciano sul viale.
Ora, è giusto, ripeto, che io debba raccogliere ciò che produce la cagnolina. Ma penso tristemente anche che sia la cosa più naturale e meno inquinante che "risiede" là dentro. E le chiedo scusa per averla costretta a vivere in un posto dove ciò che fa più male, viene abbandonato con una tale noncuranza.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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domenica 9 aprile 2017
domenica 8 giugno 2014
Il Paese più bello del mondo e la vergogna
Reduce dalla passeggiata, la sua prima nell'afa, provo vergogna pura.
Ti porto in quel parco invitante fuori città, sembra ombroso? Una delusione. Facciamo due passi nel viale con gli alberi che ci riparano dal sole? Pure troppo, con i polloni minacciosi. Ma quella è natura.
Vogliamo parlare dei rifiuti? Vetri, plastica, sigarette, oggetti che hanno perso l'identità. Poi tu osi fare i tuoi bisogni e li raccolgo, come da contratto civico e civile. Andiamo a cercare un cestino. Ci rinuncio.
Torniamo in macchina, io, te e il sacchetto prezioso. Lo butterò nel contenitore del parco per i cani. Che è pieno. L'erba ormai è altissima, almeno quella degli umani l'hanno sistemata. Un gruppo di ragazzi scavalca la recinzione: bevono e si lavano nella fontanella. Li contemplo mentre tornano nella loro zona felice, ma con l'acqua a ben 100 metri.
Non ti posso lasciar qui in mezzo alle spighe e spero che finalmente il Comune tagli anche qui...
Intanto, cucciola, non so come chiederti scusa dello spettacolo che vedi ogni giorno.
Il Paese più bello del mondo, quello che se la tira, che vuole nutrire il pianeta con Expo e bla bla bla.
Ma intanto si colora di rifiuti giorno dopo giorno.
Ti porto in quel parco invitante fuori città, sembra ombroso? Una delusione. Facciamo due passi nel viale con gli alberi che ci riparano dal sole? Pure troppo, con i polloni minacciosi. Ma quella è natura.
Vogliamo parlare dei rifiuti? Vetri, plastica, sigarette, oggetti che hanno perso l'identità. Poi tu osi fare i tuoi bisogni e li raccolgo, come da contratto civico e civile. Andiamo a cercare un cestino. Ci rinuncio.
Torniamo in macchina, io, te e il sacchetto prezioso. Lo butterò nel contenitore del parco per i cani. Che è pieno. L'erba ormai è altissima, almeno quella degli umani l'hanno sistemata. Un gruppo di ragazzi scavalca la recinzione: bevono e si lavano nella fontanella. Li contemplo mentre tornano nella loro zona felice, ma con l'acqua a ben 100 metri.
Non ti posso lasciar qui in mezzo alle spighe e spero che finalmente il Comune tagli anche qui...
Intanto, cucciola, non so come chiederti scusa dello spettacolo che vedi ogni giorno.
Il Paese più bello del mondo, quello che se la tira, che vuole nutrire il pianeta con Expo e bla bla bla.
Ma intanto si colora di rifiuti giorno dopo giorno.
mercoledì 9 aprile 2014
La pizza e il sesto giorno
Ho aspettato che la natura facesse il suo corso più dell'uomo, ma ieri ho festeggiato il sesto giorno della pizza abbandonata.
Spesso mi lamento che nelle aiuole del viale c'è tutta l'umana fabbricazione, destinata a sfiorare l'eternità per incongruità di materiali. Invece, c'è quel pezzo di pizza, lanciato o lasciato cadere tra l'erba settimana scorsa. Ogni giorno passo e lo vedo resistere alle intemperie, persino gli animali lo lasciano stare: altro che biodegradabile.
Forse lo fa per solidarietà con gli altri rifiuti. O forse è un grido di malavoglia urbana: la vita è una pizza, persino al sesto giorno.
Spesso mi lamento che nelle aiuole del viale c'è tutta l'umana fabbricazione, destinata a sfiorare l'eternità per incongruità di materiali. Invece, c'è quel pezzo di pizza, lanciato o lasciato cadere tra l'erba settimana scorsa. Ogni giorno passo e lo vedo resistere alle intemperie, persino gli animali lo lasciano stare: altro che biodegradabile.
Forse lo fa per solidarietà con gli altri rifiuti. O forse è un grido di malavoglia urbana: la vita è una pizza, persino al sesto giorno.
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