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lunedì 18 marzo 2019

Dentro la notte

Dentro la notte. All'inizio, varchi quel confine in punta di piedi, persino sospinto. Poi, ci cammini, dentro la notte, cogliendo che forse è ben altro che ti deve incutere timore.

E quando hai piedi e anima immersi in quel buio, roba che non verresti fuori nemmeno sotto tortura perché lo sai che la tortura più forte è sotto la luce apparente degli sguardi, allora un dito sfiora il confine.

Può accadere in un inverno sfacciato o in una giornata di primavera percossa dal vento.

Dentro la notte, ci sei già stato. Adesso devi volare. Fuori. Per un battito di ali, per una manciata di ore, per sempre.

sabato 18 giugno 2016

Il richiamo per sempre

Ho una giornata intensa e fortunata, alle spalle. Una in cui ritrovarsi, in diversi modi, e uno ancora più intenso degli altri.

E' la mostra dedicata a monsignor Giovanni Galimberti, un abbraccio all'arrivo della patronale. Mi faccio correggere dallo stesso titolo ideato nella Biblioteca capitolare e dalla voce di Franco Bertolli, che accoglie con l'entusiasmo consueto di chi ama la ricerca e l'umanità.

A Busto Arsizio con il prevosto Giovanni Galimberti 1942-1966

Sì, perché da una parte incontro questa figura straordinaria, grazie alle foto, ai documenti, a quelle grafie troppo accurate ed eleganti per essere nostre, a quegli articoli conservati con cura, ai manifesti e altri preziosi tasselli. A cui devo aggiungere un'ulteriore voce: quella della nipote Serafina, che osserva e racconta, aggiunge emozione come al ricordo delle vittime della sciagura aerea ad Olgiate, con la basilica che si spalanca al dolore. Serafina, la conosco da una vita: anzi, è una delle prime persone che ho visto nella mia esistenza, dopo la mia famiglia, condividendo con lei e i suoi cari i primi passi incerti della mia infanzia.

Ma incontro anche la mia città. Quella segnata dalla guerra, quella che si sta offrendo ogni giorno per liberare dall'oppressione e dall'odio, quella che rinasce con uno slancio raro, quella che sa fermarsi per una preghiera o per aiutare gli altri.

Due momenti scopro, e mi commuovono particolarmente, tornando alla persone. Monsignor Galimberti che piange alla morte di don Carlo Gnocchi, a lui caro. E che dialoga con il socialistissimo pà Carloeu, preoccupato del Bene con fede laica.

Quando sto per uscire, ripromettendomi di tornare con una lettura più accurata del libretto, mi fermo a un richiamo. Quello scritto a fine 1949 perché i cittadini, ciascuno nelle proprie possibilità, aiutassero a riparare la basilica ferita dal tempo.

Rileggo le prime righe:
"Ogni generazione ha i suoi compiti ed il primo consiste nel conservare intatto il patrimonio creato dallo sforzo e dal sacrificio delle generazioni precedenti".

Uscita, preferisco non guardarmi attorno per non incorrere in una sfuriata della coscienza. Ma in qualche modo, so cosa devo fare.

E so cosa spero: che in questo luogo meraviglioso, dove ho scoperto tanto delle mie radici e del mondo in questi anni, entrino tante persone a conoscere Giovanni Galimberti e la città.