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lunedì 30 ottobre 2017

La foto strappata (don Gnocchi)

Il pacchetto è infilato nella buca striminzita delle lettere e io distrattamente lo estraggo. Mi rendo conto troppo tardi che si lacera. Ma il dolore è solo alle porte: divampa quando mi rendo conto della foto strappata, perché è l'immagine di don Carlo Gnocchi con una bimba che sorride, come, grazie a lui.

Al momento, confesso le lacrime. Don Carlo mi è caro, quasi quanto lo era a mio padre, che lo seguì, lo amò, ne diffuse l'esempio. Lui, che non si rassegnò di fronte al fatto che i bambini non potessero camminare.

Poi, guardo  meglio la foto. Sì, è strappata, ma io posso accostare i frammenti; quella ferita, ha persino un senso, nella storia dell'umanità ferita.

Che noi, in ogni momento, possiamo alleviarle il dolore.

Don Gnocchi.

sabato 18 giugno 2016

Il richiamo per sempre

Ho una giornata intensa e fortunata, alle spalle. Una in cui ritrovarsi, in diversi modi, e uno ancora più intenso degli altri.

E' la mostra dedicata a monsignor Giovanni Galimberti, un abbraccio all'arrivo della patronale. Mi faccio correggere dallo stesso titolo ideato nella Biblioteca capitolare e dalla voce di Franco Bertolli, che accoglie con l'entusiasmo consueto di chi ama la ricerca e l'umanità.

A Busto Arsizio con il prevosto Giovanni Galimberti 1942-1966

Sì, perché da una parte incontro questa figura straordinaria, grazie alle foto, ai documenti, a quelle grafie troppo accurate ed eleganti per essere nostre, a quegli articoli conservati con cura, ai manifesti e altri preziosi tasselli. A cui devo aggiungere un'ulteriore voce: quella della nipote Serafina, che osserva e racconta, aggiunge emozione come al ricordo delle vittime della sciagura aerea ad Olgiate, con la basilica che si spalanca al dolore. Serafina, la conosco da una vita: anzi, è una delle prime persone che ho visto nella mia esistenza, dopo la mia famiglia, condividendo con lei e i suoi cari i primi passi incerti della mia infanzia.

Ma incontro anche la mia città. Quella segnata dalla guerra, quella che si sta offrendo ogni giorno per liberare dall'oppressione e dall'odio, quella che rinasce con uno slancio raro, quella che sa fermarsi per una preghiera o per aiutare gli altri.

Due momenti scopro, e mi commuovono particolarmente, tornando alla persone. Monsignor Galimberti che piange alla morte di don Carlo Gnocchi, a lui caro. E che dialoga con il socialistissimo pà Carloeu, preoccupato del Bene con fede laica.

Quando sto per uscire, ripromettendomi di tornare con una lettura più accurata del libretto, mi fermo a un richiamo. Quello scritto a fine 1949 perché i cittadini, ciascuno nelle proprie possibilità, aiutassero a riparare la basilica ferita dal tempo.

Rileggo le prime righe:
"Ogni generazione ha i suoi compiti ed il primo consiste nel conservare intatto il patrimonio creato dallo sforzo e dal sacrificio delle generazioni precedenti".

Uscita, preferisco non guardarmi attorno per non incorrere in una sfuriata della coscienza. Ma in qualche modo, so cosa devo fare.

E so cosa spero: che in questo luogo meraviglioso, dove ho scoperto tanto delle mie radici e del mondo in questi anni, entrino tante persone a conoscere Giovanni Galimberti e la città.



giovedì 24 dicembre 2015

L'attesa con don Gnocchi

Quanto trafelata io arrivi, non importa. La messa degli alpini sta già riscaldando un'aria che in questi giorni vive di un calore innaturale: ha bisogno di carezze di realtà.

Un rito antico, sembra nuovo. Canti lontani che hanno accompagnato sofferenze e speranze, ora guardano proprio me.

E in questi istanti, nel parco pallido di emozione, sento la fede testarda di tanti alpini. Contemplano i gesti coraggiosi di don Carlo Gnocchi. Perché quanto coraggio ci vuole a combattere, per chi usa.E quanto coraggio ci vuole celebrare per anime come queste, pure e dilaniate.

L'attesa con don Gnocchi,cambia tutto.

io sono grata agli alpini, e al mio santo, perché il Natale aspetto davvero. Con loro.

mercoledì 9 dicembre 2015

Notte e Beniamino ne sa di più

Ho tanto cercato Beniamino, che l'ho perso. Questo piccolo che in realtà decide molto della storia "Chi ha bisogno di Willy"' oggi è comparso con forza davanti a me. Era in un parco, non lontano dal lago rosato, e si stava gustando una meritata merenda.

Sì, l'evento organizzato dalla sensibilità di Claudia Taibez a Cernobbio mi ha portato in una favola, così reale: bambini e adulti, che ascoltavano, ridevano, stavano attenti, si addentravano nel bosco con l'aiuto di una fata. Willy osservava in disparte e l'ho visto commosso una volta sola: quando una signora spiegava alla sua bimba chi era don Carlo Gnocchi.

Ma Beniamino no. Stava tra gli altri bambini e mi sembrava di vederlo annuire. Che è questo, lo strano, con i bambini: loro ne sanno sempre di più.

Notte e Beniamino ne sa di più.
http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/chi-ha-bisogno-di-willy-ebook.html