L’alba si è rintanata sotto le coperte, anche se non piove più. Ma questo non destabilizza i merli che stamattina sembrano ballare il tip tap. E si fanno più curiosi, quasi arditi, non fuggendo fino all’ultimo al nostro passaggio. Forse si sentono invincibili, sopra quel velo umido. Come accadeva che ci sentissimo noi.
La primavera è rimasta abbracciata all’alba e poi mica farà la pigrona e non torna più. I merli confidano con il loro movimento frenetico che non dobbiamo già lasciarci andare a umane forme di vana nostalgia.
La primavera è tornata indietro, di qualche passo, ma per prendere la rincorsa. E così abbiamo l’occasione di fare noi.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
Visualizzazione post con etichetta primavera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta primavera. Mostra tutti i post
domenica 19 aprile 2020
sabato 21 marzo 2020
Voglia di contare le margherite
Stamattina una spolverata di pioggia ci ha spinte fuori nella nostra minuscola area di movimento. Ma le prime luci l’avevano già portata via.
È rimasta una sferzata di aria fredda che all’inizio mi ha fatto piacere. Alla cagnolina, un po’ meno. Nei giorni già afosi ho implorato uno sguardo all’indietro, verso l’inverno, perché con la mascherina non ho uno splendido rapporto.
Adesso la mia tiepida felicità è evaporata subito. Sono davanti a casa con il cane per due minuti, ma basta meno per prendersi il mal di gola, mi dico. E mal di gola significa poi raffreddore, tosse, magari febbre. Tutto raggruppato in una parola: paura.
Così chiudo bene la giacca e metto pure il cappuccio per un motivo semplice: non voglio avere (più) paura.
Il suono dell’aria spegne altri rumori, da un’auto scende un signore e sale su un’altra vettura, penso che forse andranno a lavorare e che sarà per gli altri, in una fresca domenica mattina. Per combattere male e paura.
Etichette:
coronavirus,
primavera
venerdì 17 maggio 2019
Chissà dove inizia la primavera
Chissà dove si era ficcata, la primavera, o dove mi ero nascosta io. Incombe la pioggia, assicurano, ma sento il sole che indugia sulla pelle. Il vino si affaccia sullo spettacolo che è Soave, ma prima fruga tra le rose.
Io studio, ascolto, ma per farlo devo scivolare sull’erba. Davanti a me, ho un mondo che mi aspetta, come se io stessa fossi quella rosa.
Chissà dove inizia la primavera, forse proprio da me.
lunedì 18 marzo 2019
Dentro la notte
Dentro la notte. All'inizio, varchi quel confine in punta di piedi, persino sospinto. Poi, ci cammini, dentro la notte, cogliendo che forse è ben altro che ti deve incutere timore.
E quando hai piedi e anima immersi in quel buio, roba che non verresti fuori nemmeno sotto tortura perché lo sai che la tortura più forte è sotto la luce apparente degli sguardi, allora un dito sfiora il confine.
Può accadere in un inverno sfacciato o in una giornata di primavera percossa dal vento.
Dentro la notte, ci sei già stato. Adesso devi volare. Fuori. Per un battito di ali, per una manciata di ore, per sempre.
Etichette:
notte,
primavera,
rinascita,
sofferenza
venerdì 18 maggio 2018
Quello che è naturale
I più non si fermano a guardare una foglia, neanche quando brilla così: come un miracolo di luce su rami ancora spenti.
Quello che è naturale, sfugge agli occhi. Come se volesse dire scontato.
Ma io lo so, che la mia amica ortensia non sta nella pelle di esplodere al sole. I suoi fiori sapranno come accarezzarmi a tempo debito. Intanto ci pensano queste foglie, a cominciare a gridare la sua allegria.
domenica 22 aprile 2018
Dall'alto della bellezza
Quando ho finito di correre e giocare, mi trovo sotto una carezza speciale.
Un fiore così morbido da farmi scordare tutte le durezze.
Dall'alto della bellezza, tu scendi immergendoti nei nostri limiti. Come un angelo che non vuole stare distante, e neanche giudicare.
mercoledì 18 aprile 2018
Notte scoperti dalla primavera
Devo percorrere un tratto ancora lungo, troppo lungo per le mie forze. Ma mi è sempre più facile dell'attesa. Rileggo quella che ora mi sembra una metafora e riprendo il viaggio.
E' solo sul finale, che scorgo un volto amico; anzi, in breve sono due. Mi riportano a una festa magica, due anni fa, e agli incontri di satira e amicizia, non meno saporiti.
Avrei proprio fretta, ma non posso che fermarmi ad ascoltare. Stanca, cerco di mettere a fuoco, finché capisco che qualcosa di speciale sta avvenendo tutt'intorno.
Mi ha scoperto la primavera. E io non posso ritrarmi, costi che qualche costi.
Notte scoperti dalla primavera.
E' solo sul finale, che scorgo un volto amico; anzi, in breve sono due. Mi riportano a una festa magica, due anni fa, e agli incontri di satira e amicizia, non meno saporiti.
Avrei proprio fretta, ma non posso che fermarmi ad ascoltare. Stanca, cerco di mettere a fuoco, finché capisco che qualcosa di speciale sta avvenendo tutt'intorno.
Mi ha scoperto la primavera. E io non posso ritrarmi, costi che qualche costi.
Notte scoperti dalla primavera.
lunedì 9 aprile 2018
Strane creature
Mi attardo sulla collina, per cogliere una tarda primavera. Quando spuntavano le tue gemme, io mi sentivo già al sicuro.
Era primavera.
Di più. Io pensavo che tu fossi un ciliegio, dalla notte dei tempi nel giardino, e mi rammaricavo che tanta bellezza non producesse frutto.
Adesso, non so più chi sei. A essere precisa, neanche io. Mi accosto alle gemme che si trasformano in fiori e vedo strane creature abbracciate.
Strane creature, quasi quanto noi.
mercoledì 4 aprile 2018
La siepe dove è sempre primavera
In un posto non troppo romantico, ho scoperto le prime tracce di primavera. Ho fatto persino una scoperta più strabiliante: che la primavera non se ne va mai.
Quante volte sono passata vicino a questa siepe, piazzata per caso davanti a un edificio postmoderno, e sentivo cantare un gruppo di uccellini rock e cocciuti. A qualsiasi ora, qualsiasi condizione meteo. Anche quando ero quasi sicura che fosse inverno.
Adesso la sfioro e sento il cinguettio, ma così è vincere facile.
Io sono certa che in quella siepe è sempre primavera. O forse è in un angolo del mio cuore.
Quante volte sono passata vicino a questa siepe, piazzata per caso davanti a un edificio postmoderno, e sentivo cantare un gruppo di uccellini rock e cocciuti. A qualsiasi ora, qualsiasi condizione meteo. Anche quando ero quasi sicura che fosse inverno.
Adesso la sfioro e sento il cinguettio, ma così è vincere facile.
Io sono certa che in quella siepe è sempre primavera. O forse è in un angolo del mio cuore.
martedì 20 marzo 2018
Notte e dura è la primavera
Un amico rocker mi ha quasi rimproverata. In realtà non ce l'aveva con me, ma con il vortice di impegni che gli aveva sottratto una notizia fondamentale: domani mattina è primavera.
Ce la tolgono, la primavera, con tutte queste menate. Oppure siamo noi, le nostre distrazioni, le gabbie che sappiamo costruire.
Anche a me, lo ammetto, era quasi sfuggita. Poi, scende un'acqua dura e severa. Non che le creda tanto, da poterla definire veramente neve. Forse, nella confusione è già grandine. E' come una sferzata, che urla: sto veramente per andarmene e per lasciare spazio all'aria di vita sfacciata, che è la primavera.
Perché è vita sempre, che sia gridata o no. Anzi, a voler ben guardare, dura è la primavera. Eppure irresistibile, persino quando ci sfugge.
Notte e dura è la primavera.
Ce la tolgono, la primavera, con tutte queste menate. Oppure siamo noi, le nostre distrazioni, le gabbie che sappiamo costruire.
Anche a me, lo ammetto, era quasi sfuggita. Poi, scende un'acqua dura e severa. Non che le creda tanto, da poterla definire veramente neve. Forse, nella confusione è già grandine. E' come una sferzata, che urla: sto veramente per andarmene e per lasciare spazio all'aria di vita sfacciata, che è la primavera.
Perché è vita sempre, che sia gridata o no. Anzi, a voler ben guardare, dura è la primavera. Eppure irresistibile, persino quando ci sfugge.
Notte e dura è la primavera.
giovedì 15 marzo 2018
Non si possono fotografare i fiori
Neanche mi sono tolta il giubbotto, per sfiducia, ed ecco che sull'erba malconcia del controviale spuntano esseri che avevo perso di vista da tempo.
Sono gli occhi della Madonna. Oh, lo so che questi fiori hanno un nome scientifico, ma scherziamo? Più scientifico di così.
Vorrei proprio fotografarli, ma ho le mani impegnate. Forse anche il cuore. Perché poi lo so, la conosco la vera ragione: ci sono bellezze così fragili e dirompenti che non si possono fotografare. Come i primi fiori di primavera, così delicati da conquistarti subito.
Tu la stai ancora aspettando, la primavera. Loro, l'hanno già inchiodata alle sue responsabilità.
Sono gli occhi della Madonna. Oh, lo so che questi fiori hanno un nome scientifico, ma scherziamo? Più scientifico di così.
Vorrei proprio fotografarli, ma ho le mani impegnate. Forse anche il cuore. Perché poi lo so, la conosco la vera ragione: ci sono bellezze così fragili e dirompenti che non si possono fotografare. Come i primi fiori di primavera, così delicati da conquistarti subito.
Tu la stai ancora aspettando, la primavera. Loro, l'hanno già inchiodata alle sue responsabilità.
lunedì 8 gennaio 2018
Notte e la rosa del Parini
L'amico saggio che sempre mi stupisce, mi offre una rosa. Una rosa del Parini, per strapparmi agli acciacchi dell'inverno.
Dal telefono freddo mi scalda la sua voce: torna a fiorir la rosa che pur dianzi languia.
Mi sento in colpa per non ricordarla come lui. Vuoi vedere che così mi sfuggì la primavera?
E già un profumo mi sorride tra la pioggia.
Notte e la rosa del Parini.
domenica 30 aprile 2017
Metamorfosi (fedele a se stesso)
Si può cambiare così rapidamente, restando sempre se stessi. La metamorfosi del rododendro, affamato di vita grazie alla primavera eppure da chissà quante stagioni di emozioni prima. Un fiore che sembra goffo e interessante a modo suo già mentre offre un esordio di colori, poi come un cigno lascia alle spalle i primi tentativi.
Metamorfosi di cui pochi si accorgono, ma molto più difficile forse è cogliere quanto tu sia rimasto uguale, fedele a te stesso e persino a chi ti ha voluto, cambiando.




domenica 16 aprile 2017
Il germoglio che aspetto
E' il momento più bello dell'anno, quando tu - pino Bruno - senza dare nell'occhio come altre piante mostri aghi verdissimi ai tuoi estremi. Come ciuffi ribelli, che ancora non si sono fatti domare nella tua vita.
Io mi avvicino e con la macchina fotografica cerco di catturarne il dolce contrasto, ma riesco solo trasformandoli in una cascata di luce. Quale forse essi sono.
Il germoglio che aspetto, è quello che non induce i più a fermarsi, ma che sembra aspettare solo me.
domenica 9 aprile 2017
Notte e la ragnatela non è troppo fine
Ti sei industriata da ogni punto di vista per fotografare la prima ragnatela di primavera tra i rami sbocciati. Quel capolavoro ancora esitante del ragno che esce da un inverno più incerto di lui.
Eppure non sei riuscita a imprimere quell'immagine da nessuna parte. E non fai in tempo a rammaricartene, perché già ti sta spuntando un sorriso.
Non è che la ragnatela sia (solo) troppo fine. E' che è troppo preziosa e non si può lasciar imprigionare, nella sua fragilità.
Notte e la ragnatela non è troppo fine
Eppure non sei riuscita a imprimere quell'immagine da nessuna parte. E non fai in tempo a rammaricartene, perché già ti sta spuntando un sorriso.
Non è che la ragnatela sia (solo) troppo fine. E' che è troppo preziosa e non si può lasciar imprigionare, nella sua fragilità.
Notte e la ragnatela non è troppo fine
domenica 26 marzo 2017
venerdì 24 marzo 2017
Notte e dentro un cielo grigio
La luce del cielo grigio, è un patrimonio raro. Come chi si rivela senza chiasso e fa scendere con dolcezza scorci della sua anima. Si riversano fino sul lago, su Torno che non riesce a essere imbronciata, sui rami solo apparentemente spogli di un albero che dà il benvenuto.
Il cielo grigio sul lago è quello schermo che ti promette sempre l'arrivo di un raggio di sole, sfuggito al magone di una giornata primaverile. Lo fiuti, lo intuisci, eppure non lo abbracci mai.
E alla fine non ti importa, perché la luce è sempre stata dentro quel cielo grigio, a modo suo. Come dentro di te.
lunedì 20 marzo 2017
Pionieri di bellezza
Pionieri della bellezza sulla ruvida pianta che da piccola credevo un ciliegio. Il tronco ancora spoglio e rigido, stampato contro il cielo azzurro senza eccessi, ospita i primi germogli. Un rosa spento, che non vuole dare nell'occhio, ma solo tendersi verso la vita.
Notte e ciò che arriva presto, ciò che resta
Ci vogliono le ore del pomeriggio per iniziare a respirare qualcosa di strano. Perché strana è la primavera, quando ancora non ha ritagliato il proprio spazio, eppure ha già cosparso l'aria del suo profumo.
Ci vogliono le ore del pomeriggio per iniziare a cogliere un movimento strano. Una pioggia rarefatta e color pastello, che si posa sull'asfalto senza sciogliersi: i primi petali che già si staccano, anche ancora non è decretata la primavera.
Ciò che arriva presto, se ne va via così velocemente. Eppure qualcosa resta, anche invisibile agli occhi o sospeso nell'aria.
Notte e ciò che arriva presto, ciò che resta (come la primavera)
Ci vogliono le ore del pomeriggio per iniziare a cogliere un movimento strano. Una pioggia rarefatta e color pastello, che si posa sull'asfalto senza sciogliersi: i primi petali che già si staccano, anche ancora non è decretata la primavera.
Ciò che arriva presto, se ne va via così velocemente. Eppure qualcosa resta, anche invisibile agli occhi o sospeso nell'aria.
Notte e ciò che arriva presto, ciò che resta (come la primavera)
venerdì 17 marzo 2017
Proteggere
I tuoi rami ancora nudi, ma non tremanti, abbracciati al lago. Proteggere con quello che si ha, o meglio con ciò che si è.
Proteggere dai tanti inverni che si incontrano nella vita. Amare con il calore di ogni primavera, anche e soprattutto con quella tardiva, perché più fiori porterà.
Etichette:
natura,
primavera,
protezione,
rami
Iscriviti a:
Post (Atom)








