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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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domenica 5 aprile 2020

Come se avessi voluto diventare John McEnroe

Ogni sera è una lotta per non immergermi in una tv, che da indifferente è diventata causa di ansia e confusione per me. Con diligenza mi do alla loro ricerca di film da mordicchiare, anche tardivamente, a parte il lunedì di Montalbano, che è una partita a sé.

Ma stasera mi hanno convocato Borg e McEnroe (quanta fatica nel non invertire l'ordine) e non ho potuto rifiutare. La lotta c'è stata, comunque: un po', perché non volevo rivedere gli istanti finali di quella partita, poi perché vacillo ogni volta che compare Gerulaitis: forse il mio vero preferito di tennisti rockstar, per la sua umanità disarmante.

Ogni incontro, persino un bis ti denuda con epifanie e io ho ripensato a come adorassi McEnroe. Quello in cui mi rispecchiavo, ribelle per definizione. Poi ho guardato dentro Borg, messo a nudo senza crudeltà in questa pellicola, specialmente nelle parole attribuite a Vitas.

Non è un ghiacciaio, ma un vulcano. Quello che tiene dentro, rovente e inespugnabile finché esplode. 

Ho sempre agito come se avessi voluto diventare McEnroe, fuoco e fiamme, anzi magari già mi illudevo di esserlo, così era più comodo occultare la mia identità: quella di un vulcano, che si è tenuto molto dentro, troppo a lungo.

Adesso ammiro John perché è stato un campione non solo nello sport. E guardo con tenerezza Borg. E ancora di più me stessa.

lunedì 7 novembre 2016

Andy Murray at last

Questo più che un post è una lettera aperta a uno scozzese. Vincitore e scozzese. Risento ridendo quanto disse il mio amico Derek prima di Wimbledon: se Andy Murray vincerà, sarà chiamato britannico; in caso contrario, scozzese.

Ora che sei numero uno, raccolgo i commenti con un sorriso. Molti ricordano che eri l'eterno secondo, qualcuno corregge che eri un predestinato.

Più di tutto, stringo questo articolo dello Scotsman: Andy at last.

Finalmente, questa espressione poi racchiude  le due sfumature, quel last che ti fa sudare i traguardi.

Andy, finalmente. Andy, per il tempo che il destino e il suo lavoro vorrà.

Ma resta quel cardine  che ho stampato nel cuore, dopo il viaggio del capitano Scott. Nessuno ha diritto di etichettarci in una classifica, forse neanche noi stessi se non per dire, con qualsiasi risultato:

"I’ll keep working hard to get better.”

Read more at: http://www.scotsman.com/sport/tennis/andy-murray/andy-murray-is-the-world-s-no-1-player-at-last-1-4279747

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sabato 28 maggio 2016

A volte basterebbe che tornasse McEnroe

Mica chiediamo tanto, in questo universo confuso e confusionario. Basterebbe che tornasse McEnroe. Quattro sfuriate, non sarà mica serio lei: e chi lo è fino in fondo, quando si mette a giudicare?

Non è male con la chitarra, ma è la racchetta che vorrei sentir suonare, ancora. E vorrei tornare a gridare con lui, senza che mi si senta troppo con la mia misera voce.

Non sarà la stessa cosa, poi il consulente non scende in campo,d'accordo: sarà Raonic a fare il proprio gioco.

Ma ci vuole qualcosa che ti faccia tornare indietro e correre avanti: meglio entrambe le cose.

A volte basterebbe che tornasse McEnroe. E guarda che torna davvero.

Guess if Mr. McEnroe came back.

domenica 13 settembre 2015

Dagli abbracci all'odio fitto

Non so se Renzi abbia fatto bene o male ad andare ad assistere alla finale tutta italiana di tennis, in America.

Provo un'indifferenza, contrapposta solo a uno stupore: quello di vedere la critica sfociare in toni simili all'odio. Ma sì, alla fine per troppi avrebbe comunque sbagliato.

Tutti a commuoversi agli abbracci delle atlete, e quanti poi a rivolgere odio fitto. A un premier, a un politico, a chiunque passi sulla nostra strada e si presti a essere investito dai pensieri cattivi.

Perché questa forse è la forza dell'odio: quando afferra qualcuno, poi si estende facilmente agli altri. E torna carico verso chi lo prova, che lo voglia capire o no.

domenica 18 maggio 2014

Notte da principesse e racchette

Questa notte vorrei dire: non piangere, principessa. Hai dovuto abbassare la racchetta, ma hai dato un altro esempio della guerriera che sei.

Accade ancora che la vittoria non sia tua, ma ciò che trasmetti è più intenso di una coppa.

Sara Errani, risalirai, come hai già fatto. E come tante principesse sanno fare.

Notte, da principessa, stringendo una racchetta.


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domenica 6 aprile 2014

Notte con la racchetta a metà

Finalmente una notizia di tennis schizza in alto nei media e mi rallegro, come quella sigaretta echeggiata da Tozzi però, che non brucia come vorrei.

Onore a Fognini e agli azzurri tutti, mi dico, ma so che la notte rimarrà con la racchetta sospesa. Perché la Gran Bretagna è uscita di scena anche per Andy Murray, il mio beniamino, e soprattutto quando c'è uno scontro tra l'Italia e la Scozia, per me son sempre dolori. 

Notte con la racchetta spaccata a metà, ma anche con l'entusiasmo di ritrovare lo sport carico di entusiasmo e ripagato per una volta, non solo il calcio che pur amo.


Ps poi eseguirò il calcolo sui media italiani e anglosassoni per verificare se Murray -da perdente- sia stato definito britannico o scozzese. I miei amici in Scozia puntano sulla seconda opzione, of course.


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sabato 7 settembre 2013

Campioni imperfetti

Stanotte voglio sognare uno dei miei sport perduti. Resiste a malapena tra uno scozzese testardo e una principessa italiana.

Ma stanotte organizzo la partita di tennis che voglio io, sotto la tenda dei sogni. Campione imperfetto e incontrastato McEnroe: lo sento urlare fin nei cassetti più arroccati. Solo Fleming sa ammansirlo, e questa non è opera di uomo qualunque. Vilas si avvicina e sento la carica della fine del mondo.

Campioni imperfetti, coloro che ti fanno sognare. E nel cassetto della malinconia, vicino a quello della speranza, vedo Gerulaitis. Vorrei che si fermasse, qui con noi, e un altro incontro si apre su tappeti che cambiano colore, nella stessa tiepida luce.

#buonanotte