Post in evidenza

SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

Visualizzazione post con etichetta Cauda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cauda. Mostra tutti i post

mercoledì 4 aprile 2018

Pregare anche così

Da piccola pregavo anche così. La parola Barbera mormorata dopo papà e pappa. La perpetua che mi porgeva in Piemonte i biscottini da intingere. E don Cauda che spiegava alla mamma come i "fioretti" quaresimali non dovessero per forza riguardare il vino, che fa bene. Meglio rinunciare a qualcosa che procuri il male.

Mi piacciono i vini che assomigliano a una preghiera,  ne portano i tratti, la gravità, il profumo grato. Poi versano poche parole, appena accennate.

(Ora) pro nobis. 

Pregare anche così, con un Ruché che ti ricorda un uomo con la tonaca arrotolata alle ginocchia, per proseguire il lavoro del Signore. Un uomo che si spense dopo la processione di un Venerdì Santo, nell'anno più buio della mia vita, quando papà lo seguì. E forse insieme bevono anche questo, mentre pregano con noi.

http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/08/viaggio-nellarte-del-ruche.html

sabato 27 agosto 2016

Monferrato song

Non si può viaggiare nel Monferrato senza perdersi, non si può senza ritrovarsi. Ci sono luoghi che cantano come il loro vino e gli occhi della loro gente.

Nel nostro pellegrinaggio verso Castagnole, don Cauda e il Ruché, dobbiamo fermarci alle cantine Sant'Agata. Incontrare ancora Claudio, la sua umanità e la sua cultura (imprescindibili l'una dall'altra), è un piacere che va oltre l'incanto delle bottiglie. Come un piacere è incontrare sua moglie e sua figlia, una ragazzina ferma e adorabile che sa riconoscere gli aromi con spontaneità invidiabile.

È vita solcare queste valli e ribadire ai propri occhi che un vigneto, un campo, un bosco mostrano sfumature completamente diverse l'uno dall'altro.

Da Scurzolengo ci rechiamo (da giornalista frustrata ho una terribile voglia di scandire "ci rechiamo" invece del placido "andiamo") a Castagnole. Dove ci chiedono cortesemente che acqua preferiamo, ma sul tavolo scende implacabile il Ruché.

Sento altri aneddoti su don Giacomo Cauda, lo saluto nel luogo in cui ci ha lasciati dopo una processione del Venerdì Santo. Il sole scotta, come la voglia di respirare questa bellezza.

Salgo idealmente sullo scuolabus con la saggia bambina e ne conosco le tappe, i compagni. Mi fermo con gli altri ad accarezzare i grappoli e il pianeta: perché quando arrivo a un piazzale naturale, scandito dal noce, su queste dolci curve, penso che solo qui puoi sentirti il re del mondo.

E nell'aria i profumi si uniscono, in attesa della vendemmia. Un giorno, presto, i colori si impossesseranno di nuovo della scena.

Ma adesso in questa canzone struggente e implacabile che è il Monferrato, i fortunati siamo noi.




sabato 22 agosto 2015

Viaggio nell'arte del Ruché

La mia spiaggia preferita si presenta come un ventaglio di colori: il verde intenso, che si accende al primo raggio di sole, e quelle sfumature dei grappoli che ridono.


L'ardita uva del Ruché, qui ancora aspra, là già mansueta e bramosa della vendemmia: avevo promesso questa visita, dal nuovo incontro con don Giacomo Cauda, attraverso il libro che versa il ricordo e l'orgoglio nei bicchieri di oggi.




Mi inchino, Maestà. Ma non sei un re solitario, lo narra la discreta compagnia del Grignolino: più timido si ripara dietro foglie generose. Non importa se oggi sia meno ricercato: lui resta lì, fedele, nelle vallate e sa quanto può offrire. Così pare sussurrare, mentre accarezziamo le foglie e il terreno di questo scrigno verde.


In qualche modo, sono a casa. Arrivata a Scurzolengo, mi incanta questo villaggio, dove anche il grande Paolo Conte ama trarre ispirazione. Alle Cantine Sant'Agata mi accolgono tradizioni e racconti che potrei ascoltare per ore, grazie anche al cantastorie Claudio: avevo già avuto prova della sua capacità di condurre nel cuore del vino e delle sue note, tra la gente, tra i vigneti, tra castelli veri e nascosti.

Gli sono grata per l'ospitalità e le descrizioni che si intrecciano: non riesco ancora a vedere il Monte Rosa, in questa mattina inizialmente uggiosa; devo solo intuire Superga.

Ma quando ci spostiamo a Castagnole Monferrato, anche la luce si smuove. I primi terreni coltivati con amore e fede da don Giacomo Cauda, non riesce a riconoscerli la bambina. Arrivando alla piazza, il cuore batte però forte: quella chiesa, che lui fece riparare dai danni del tempo e del terremoto. Si è innescato un movimento antico, e allo stesso tempo specchio di vita.


Dal simpatico tabaccaio un cartello che mi intima di trovare un'ora al giorno almeno, per coltivare la felicità. Come questa uva miracolosa, cantata dalla Bibbia: che contraddizione, che peccato c'è? La voce di don Giacomo risuona con l'amore per questa terra, ponte del cielo.

E  miracoli vedo anche tornando, come la pianta di limoni florida, ancora nel mastello della nonna a Sant'Agata.

Gattini che gironzolano, curiosi, tra queste valli buone e riservate. E anziani che con dolce testardaggine compiono il loro dovere, sia prendersi cura di una vigna, di un orto o anche solo percorrere con i limiti e la lentezza dell'età queste strade morbide.

tutto è benedizione.

Siamo tornati alla spiaggia del Ruché, alle onde che riversano ogni ben di Dio tra le vallate. Non mi stupisco che Claudio sia anche un artista, e futurista: perché è nelle radici che sfreccia l'arte del futuro.



sabato 21 giugno 2014

Notte di vigna, notte di vita

Le terre di don Giacomo, patrimonio dell'umanità. Questo pensiero mi ha accompagnata per l'intera giornata, mettendo la testa nella porta delle incombenze e sorridendomi con un profumo o un'ombra di colore.

Il primo vino,nella casa fresca, e io con il bicchiere da adulta, o così credevo. Don Cauda e il sorriso con cui ci accoglieva, lo stesso con cui abbracciava la natura e i suoi doni, per restituirli poi alla creature.

Quanto ho imparato, da quei momenti e da quelli trasmessi poi da mio padre. L'importanza di una bottiglia, non per fare i fighi, ma per vivere e celebrare la vita. Il nutrimento del corpo e dell'anima prima di tutto.

Natura. Cultura. Lavoro. Su quelle terre ho camminato, respirato, gioito, anche preso delusioni, perché sono terre specchio di vita e incontri pure chi si approfitta, chi non ti prende sul serio o ti sembra chissà che si metta in testa.

Rispetto. Ciò che mi ha insegnato don Giacomo, con la sua storia umile e coraggiosa. Mio padre, innamorato del Piemonte, e io l'ho seguito, perché ho fame di vita. Non stritolati in un magma grigio, ma spalancati a caccia di cielo, che poi ti stordisce tanto è infinito.

Notte di vigna, notte di vita.